Divers@bilità





Rubrica curata dalla
Dottoressa Roberta Cursi

Pedagogista ed Educatrice Professionale

roberta.cursi@tiscali.it

Divers@bilità

"Il mio amico è il mio amico e non lo cambierei, i ricordi più belli ce li ho insieme a lui. In questo mondo veloce, il mio amico si muove a fatica, proprio lui che mi aiuta a capire e ad amare la vita". E' con questa bellissima frase di una celeberrima canzone di Gianni Morandi, "Il mio amico", dedicata all'amicizia con un ragazzo diversamente abile, che vorrei cominciare questo viaggio nel mondo della disabilità o meglio “diversabilità”.

 

I ragazzi de "Oltre l'orizzonte" a scuola di Teatro

 

Martedì 24 gennaio 2012 presso la sede di "Oltre l'orizzonte" si è tenuto il primo incontro "Angeli Custodi" progetto teatrale a cura della Dott.ssa Sara Bevilacqua, che vedrà protagonisti i ragazzi diversamenteabili del Centro Socio Educativo Riabilitativo "Oltre l'Orizzonte", gli allievi -attori dell'associazione Meridiani perduti e i soci del Rotary Club Appia Antica.

Per la realizzazione del progetto si ringraziano in particolar modo il Comune di Brindisi attraverso l’ufficio ISPEDIS – Istituto per la Prevenzione della Emarginazione e del Disagio Sociale nella città di Brindisi. "Ogni persona possiede in sé innate capacità di sviluppo e adattamento all’ambiente.

Purtroppo però, in persone con diverse abilità, le potenzialità relazionali e personali non sempre trovano adeguate opportunità di sviluppo, a causa di conflitti interni o per la presenza di ostacoli ambientali, familiari e sociali. Tali situazioni problematiche, oltre a poter inibire il naturale processo di evoluzione, possono indurre a mettere in atto e interiorizzare delle soluzioni comportamentali ristrette che possono poi risultare scomode e disattive. Il progetto ANGELI CUSTODI si pone l'obiettivo di offrire la possibilità di partecipare ad esperienze di gruppo, dove esprimere il pensiero e le emozioni, potendo interagire, confrontarsi con gli altri, riconoscersi e condividere i propri vissuti, mediante l’uso dello strumento artistico. Attraverso l’esercizio dell’arte teatrale infatti, la danza, il movimento e l’uso della voce, diventano attività creativa, educando, o rieducando, soggetti che hanno bisogno di realizzare una propria caratterialità, correggere sofferenze stressanti, raccogliere esperienze cognitive, superare conflitti interpersonali, individuare disagi familiari, ambientali, postraumatici e anche perfezionare il comportamento nella prospettiva di una adeguata integrazione sociale."




Uno stile di vita verso il benessere

 

Il senso comune attribuisce al concetto di “stile di vita” un significato vago e generico non sapendo che proprio sulla base delle nostre credenze e prospettive circa tale concetto ci si orienta verso la salute e il benessere o al contrario verso lo stress e i malesseri di varia natura.

“Lo stile di vita”, concetto coniato dallo psicologo e medico austriaco Alfred Adler
, si riferisce alla personalità individuale ed è variabile da persona a persona. Questo ci porta a riflettere sul perché alcune persone attuano comportamenti a rischio ed abitudini dannose che mettono in repentaglio la propria salute e il proprio benessere fisico, psichico ed emotivo. Tra i più comuni comportamenti a rischio si annoverano una cattiva alimentazione, obesità, eccessivo uso di alcol, fumo, sedentarietà, ecc.

Per questo possiamo affermare che gli stili di vita da noi adottati, ossia le nostre azioni e le nostre abitudini, sono collegati alle credenze che noi abbiamo circa la salute. Lo stato di salute di una persona, inoltre non è solo un comportamento ma soprattutto la percezione dello stato di salute.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la “salute” come “uno stato di benessere fisico, mentale e sociale e non solamente assenza di malattia o infermità”. Possiamo riassumere tale definizione tenendo conto di tre componenti: Assenza di sintomi o di segni di malattia; Sentimento di benessere; Capacità ad agire ossia risolvere problemi in maniera soddisfacente e flessibile attraverso strategie di coping. La salute è influenzata da alcune variabili quali le abitudini e lo stile di vita. Quest’ultimo deve intendersi come un modo di vivere quotidiano e non si riferisce solo ad un certo periodo. Uno stile di vita sano non deve essere messo in atto solo quando si ha una malattia o quando se ne è fortemente a rischio, ma deve essere considerato come prevenzione e custodia della salute in tutte le sue sfere, e come base della qualità della vita e della sua longevità.

Cosa si intende per “comportamenti” di salute?

Gochman considera tra i comportamenti sia le azioni consistenti nel fare (ad esempio seguire una dieta) o nell’astenersi dal fare (ad esempio fumare), e inoltre gli eventi mentali e le sensazioni. Questi attributi personali sono influenzati a loro volta dalle caratteristiche della persona quali l’età, il sesso, i fattori ereditari e da fattori esterni, sociali e ambientali come l’influenza della comunità, del gruppo dei pari, dei familiari, delle reti sociali, del sostegno sociale, oltre che le condizioni di vita, di lavoro, le condizioni socioeconomiche e culturali. Il dominio della salute per Gochman riguarda pertanto gli attributi personali (credenze, aspettative, valori, percezioni) gli elementi cognitivi (caratteristiche della personalità, tratti affettivi ed emozionali) e gli schemi di comportamenti manifesti, ovvero azioni di abitudini che si collegano con il mantenimento, il recupero e il miglioramento della salute” (Gochman 1988).

La salute quindi è qualcosa di più dell’assenza di malattia e riguarda la sensazione di benessere in toto. Di fronte ad una società sempre attiva, industrializzata e frenetica come la nostra il problema da affrontare consiste nel modificare gli stili di vita e le abitudini scorrette radicate ormai nella popolazione. E’ importante educare a delle abitudini sane sin da quando si è giovani. La famiglia, che rappresenta la prima agenzia formativa deve educare sin dall’infanzia ad una salutogenesi che riguarda l’educazione alimentare e i comportamenti sani e positivi.
Le malattie croniche non trasmissibili sono in gran parte prevedibili e i principali fattori di rischio possono essere modificabili.

Per una promozione della salute è importante condurre uno stile di vita che tenga conto di: Esercizio fisico per aiutare il sistema circolatorio e cardiovascolare; Attività ricreative (ballo, calcio, basket...); Mantenere il peso forma; Alimentazione corretta basata prevalentemente da legumi, verdura e frutta; Non esagerare con cibi con elevato tasso del colesterolo; Condire gli elementi con poco sale; Limitare l’abuso di bevande alcoliche; Evitare tabacco e droghe; Regolare il ritmo sonno/veglia (riposo notturno di 7/8 ore).

Le persone che eseguono comportamenti di prevenzione avranno un funzionamento più duraturo anche nella vecchiaia.

Bibliografia: B.ZANI, E. CICOGNANI; Psicologia della salute, il Mulino, Bologna 2000.
Siti consultati: http:// archivio.pubblica.istruzione.it/essere_ben - htpp.// it.wikipedia.org/wiki/stile_di_vita

1 Cfr. B.ZANI, E. CICOGNANI; Psicologia della salute, il Mulino,Bologna 2000, p.23
2 Cfr. B.ZANI, E. CICOGNANI; Psicologia della salute, il Mulino,Bologna 2000, p.27





E non sono solo disabili…

 

“In una scuola materna del comune di Genova, come in moltissime altre scuole della città, lavora da alcuni anni, in qualità di ausiliaria, una giovane donna dal dolce viso orientale.

Si chiama Paola ed è, come tutte le persone, unica ed irripetibile, ciò nondimeno appartiene ad una categoria: è handicappata mentale. Fa parte anche di una sottocategoria: è una persona con sindrome di Down; Ha? Ha avuto? Avrà per sempre? questa malattia (?), menomazione (?), stigma (?) peculiarità (?), caratteristica (?). Per i colleghi della scuola, per i bambini, per i genitori, Paola è Paola e basta[ 1].

Questo episodio ha avuto sempre una risonanza in me, già quando ebbi modo di leggerlo durante la mia formazione universitaria e, oggi vorrei condividerlo con voi per rispondere ad una domanda che spesso le persone che mi circondano mi pongono: “Non ti senti a disagio parlare con un ragazzo disabile? Come fai a scherzare con naturalezza con chi ha un ritardo mentale? Come fai a comunicare con loro? ”.
La mia risposta è una sola: quando sono in straordinaria compagnia di questi ragazzi o bambini, non guardo alla loro carrozzina, alla loro malattia o problema genetico, io guardo alla “persona” che c’è in loro.
Ogni adolescente ha dei sogni, degli interessi, degli hobby, al pari di ogni altro bambino o ragazzo. Ma soprattutto ha un proprio vissuto èd ha tanto da raccontare. C’è chi lo fa solo con uno sguardo, chi con un sorriso, chi con dei bizzarri modi di fare, e il più fortunato lo fa attraverso il linguaggio verbale. Ma ognuno a suo modo comunica, siamo noi dall’altra parte che dobbiamo ascoltare cosa hanno da dire.

Ricordo una mattina quando chiesi ad una ragazza paraplegica: “sei contenta di essere diventata zia? hai visto quanto è bello il tuo nipotino?” E lei con gli occhi spalancati ed un sorriso enorme mi fece capire di si. E’ bastata la sua espressione (facciale) per farmi condividere la sua gioia.

Una sera di qualche anno fa, quando ero volontaria in un centro, organizzai con le mie colleghe una serata in pizzeria accompagnate dai nostri amici “Down”.
Fu per me una serata indimenticabile, un sabato diverso dagli altri all’insegna solo del divertimento, lontano dai pettegolezzi, dall’invidia e dai giudizi che a volte escono nel gruppo dei normodotati.
In pizzeria la gente ci guardava attonita: chi magari con un certo pietismo, chi con disagio, chi in modo ammirevole. Ma se avessi potuto rispondere ai loro sguardi avrei detto che io mi trovavo in loro compagnia non per compiere un’opera di bene, ma perché nutrivo io stessa il piacere di trascorrere del tempo con amici sinceri, amici che chiamavo ognuno col proprio nome e non certo col nome della loro malattia.
Il concetto dell’integrazione del disabile e tanto meno del disabile adulto può prendere forma concretamente solo nel momento in cui si superano certi stereotipi e si guarda a “lui” in termini di progetto di vita, come persona che vuole crescere, sperimentarsi, vivere le proprie emozioni, innamorarsi, andare a scuola, coltivare interessi, uscire con gli amici, fare parte di un club….
I diversamente abili non sono un mondo a parte ma fanno parte del nostro mondo.

[1] E. MONTOBBIO, C. LEPRI, Chi sarei se potessi essere, Edizioni Del Cerro, Tirrenia (Pisa), p. 25.

 





Superman non è morto!

 

10 Ottobre 2004: si spegneva a New York Cristopher Reeve, attore e regista statunitense che raggiunse la sua fama internazionale interpretando il personaggio di “Superman”; il supereroe che ha unito assieme vecchie e nuove generazioni, seguito dai nostri nonni e amato dai bambini di oggi.

Nell’anniversario della sua morte avvenuta soli pochi giorni fa, vorrei rivolgere un pensiero ad un uomo di una così grande forza d’animo che non si arrestò neppure dopo la sua infermità. Come noto, Cristopher Reeve, nel corso di una gara ippica cadde da cavallo riportando una paralisi permanente dal collo in giù meglio conosciuta come tetraplegia, perdendo anche la capacità di respirare autonomamente. Dopo l’incidente la sua vita cambiò; il nostro supereroe fu costretto a vivere su una sedia a rotelle, collegato ad un respiratore artificiale.
Da quel momento in poi impressionò il modo in cui qualitativamente conduceva la sua vita.

Non solo non uscì dalla scena televisiva – senza perdere mai di vista i suoi sogni e la sua professionalità – ma diventò un’attivista nella campagna a difesa dei diritti dei disabili.

Sostenne la ricerca sulle cellule staminali, battendosi contro la politica americana del tempo e assieme alla moglie fondò il centro “Christopher Reeve Paralysis Foundation (CRPF)”, ponendosi come modello significativo per tutti coloro che vivevano nel suo stesso modo, insegnando ad essere indipendenti malgrado gli ostacoli fisici della malattia. Una riflessione mi nasce dall’esperienza di questo uomo: Cristopher Reeve era una persona normale, che forse per alcuni si è trovato nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, ma che di certo ha accolto la sua nuova condizione di diversamente abile senza farsi sopraffare dalla disabilità. Anche dopo la sua morte non ha cessato di vivere nei ricordi di chi è diversamente abile, ponendosi come una speranza ed un incoraggiamento di vivere la vita in ogni modo, non importa come, ma ciò che importa è “vivere”.

Per tutti quelli che come me o come te lettore, sono normodotati non dimentichiamo di apprezzare ogni istante della nostra vita, senza guardare con gli occhi dell’abitudine. La salute è un dono, ma in ogni caso “tutti siamo a rischio di diversità, poiché è vero che si può essere tali dalla nascita, per un errore genetico, per un trauma da parto, per una malattia…ma si può diventare tali per disattenzione, per una malattia, per un incidente che può cambiare tutto il corso della vita in un attimo, per fatalità, per l’ignoranza di individui ai quali si era affidata la nostra vita e che affidabili non erano(1).”

(1) M.GELATI ,Pedagogia Speciale, Corso Editore Ferrara, p.31.

 

 


Lo stress e i benefici del coping

Alcuni consigli pratici per combattere lo stress

Nella società attuale è pressoché diffusa la convinzione che lo stress sia assolutamente dannoso per il nostro organismo.

Pur se vera, tale affermazione non lo è sino in fondo poiché, contrariamente all’opinione generale diffusasi, alcune situazioni stressanti possono rivelarsi benefiche e necessarie alla vita di tutti i giorni, in quanto permettono di migliorare le nostre prestazioni e di raggiungere determinati obbiettivi.
Non tutto lo stress è stressante, o meglio, non tutto ciò che sollecita bruscamente l’organismo è da considerarsi dannoso. La presenza di stimoli, talvolta è necessaria al mantenimento della buona salute dell’organismo.
Solo nel momento in cui questi limiti individuali si oltrepassano, gli stimoli risultano nocivi producendo disagio e malessere.
Occorre allora saper individuare gli eventi stressanti dannosi che, a lungo andare, possono provocare disturbi organici, ed imparare a mettere in atto delle strategie, meglio conosciute come strategie di coping, per far fronte alle difficoltà.


In questo modo si rende possibile promuovere il nostro benessere e migliorare il livello della qualità della vita.
Quando una situazione viene percepita come stressante le persone cercano di fare qualcosa per dominarla e controllare le proprie reazioni emotive. Il coping è definito da Lazarus, un noto ricercatore, come “gli sforzi messi in atto dalla persona, sul piano cognitivo e comportamentale, per gestire le richieste interne ed esterne”.
Di fronte ad una situazione stressante possiamo valutare la situazione attraverso due domande: in primo luogo “Qual è la posta in gioco?” e in secondo luogo “Che risorse ho a disposizione?” .
La misura in cui la situazione viene vissuta come stressante varia da individuo a individuo e dipende anche dal processo di risorse di coping, che sono proprietà della persona (ad esempio risorse di tipo fisico, come salute ed energia, di tipo psicologico, come la percezione di controllo, un concetto di sé positivo, la propensione all’ottimismo e le competenze, come le abilità di problem solving e le abilità sociali) o dell’ambiente (risorse materiali e sostegno sociale).

Lo stress giovanile

Negli ultimi anni è cresciuta in modo notevole fra gli adolescenti l’incidenza dei problemi legati allo stress. In molte comunità sono in aumento la disoccupazione giovanile, la competizione negli impieghi terziari a causa di ridotte opportunità di lavorare, i cambiamenti e lo scompiglio nella vita familiare, come la morte di un genitore, divorzio, detenzione, gravidanza, litigi con i fratelli e così via.
Quando le preoccupazioni sono evidenti possono portare a disperazione, problemi comportamentali e/o inattività.
E’ infinito il numero di azioni di coping che le persone usano per gestire le proprie preoccupazioni: la gamma va dal raccogliere informazioni, esaminare le cose da fare e correre il rischio, all’ignorare il problema.

Gli adolescenti ricorrono a svariate forme di coping per fronteggiare le difficoltà, per citarne alcune consideriamo:
il supporto sociale: tendenza condividere il problema con altri. “Parlo del mio problema ad altre persone sperando che mi aiutino a risolverlo”;
l’attenzione alla risoluzione del problema: prendere differenti punti di vista o opzioni. “Cerco di risolvere il problema dando il meglio delle mie capacità”;
l’investire negli amici più stretti: coinvolgimento di una particolare relazione intima;
l’azione sociale: mettere gli altri al corrente di determinate problematiche e assicurarsi il sostegno;
la ricerca di supporto spirituale;
la ricerca di un aiuto professionale;
la ricerca di distrazioni rilassanti: (leggere un libro, suonare uno strumento, guardare la tv…);
pensiero illusorio (soprattutto per le ragazze);
• (oppure) chiusura in se stessi: ritiro dell’individuo dagli altri e il desiderio che questi non vengano a conoscenza di ciò che lo preoccupa(1) .

Il sostegno o supporto sociale, più degli altri, produce un “effetto tampone” o “cuscinetto protettivo” nei confronti dello stress il quale ne modera le conseguenze.
Infatti, il sostegno sociale riduce la quantità e qualità negativa degli stimoli stressanti; allevia l’impatto emotivo e psicologico di tali stimoli e favorisce risposte attive e adattive(2) .
È importante ricordare, come esempio massimo del sostegno sociale, i gruppi di auto aiuto che si presentano come un valido strumento in grado di incrementare la capacità delle persone di fronteggiare le situazioni di cambiamento e, prevenire l’insorgere di stress e problemi emozionali.
All’interno di questi gruppi, grazie al sostegno sociale e quindi alla condivisione con altre persone di eventi che portano l’individuo ad assumere una condizione stressante, è possibile migliorare la capacità di affrontare determinate difficoltà, aumentando l’efficacia personale. I gruppi di auto aiuto, pertanto, permettono ai membri di rafforzarsi e vivere lo stress come momento positivo e di crescita.

I rimedi contro lo stress

- Semplificare lo stile di vita non è un’impresa facile al giorno d’oggi, tuttavia è importante sforzarsi di eliminare dalla giornata quelle “piccole” cose che ci rendono nervosi e ci tolgono il buon umore, secondo una scala di priorità.
- Ritagliare un po’ di tempo libero per se stessi, malgrado i vari impegni che ci tengono occupati. E’ importante coltivare degli hobby/interessi e dedicarsi a ciò che ci piace.
- Separare il tempo di lavoro da quello libero cercando il più possibile di non portarsi il lavoro a casa, salvo particolari urgenze.
- Si ritiene necessario regolare il ritmo sonno/veglia fornendo al nostro corpo le giuste ore di riposo.
- Seguire una corretta e sana alimentazione.
- Prendersi cura di se stessi e della propria salute attraverso un’attività fisica (anche solo una passeggiata di mezz’ora al giorno) evitando di condurre una vita sedentaria.
- Imparare a rilassarsi mediante tecniche di rilassamento e respirazione controllata. Per maggiori informazioni è possibile rivolgersi ad un esperto del settore.

1- Cfr. ERICA FRYDENBERG, Far fronte alle difficoltà,Giunti, Firenze 2000, pp 38-39.
2 -Cfr. D. FRANCESCATO, Fondamenti di psicologia di comunità, Carocci, Roma 2002, pp 105-106.

 


Educare i giovani con amore. Alcuni esempi di buona prassi


“La santità non consiste nel fare cose straordinarie, ma nel fare straordinariamente bene le cose ordinarie”.1

Questo il messaggio principale che il Beato Luigi Monza - fondatore del centro “La Nostra Famiglia” che si occupa di ricerca, riabilitazione e formazione - ha lasciato alle vecchie generazioni e valido per i tempi odierni e futuri.
Questo il segreto della santità a cui tutti siamo chiamati.
Il 1° Novembre la chiesa celebra la solennità di tutti i santi mostrandoci i modelli a cui ispirarci e ricordandoci che la nostra missione consiste nel santificarci. Difficile da dirsi ma non impossibile nel momento in cui il “bene viene fatto bene” negli ambienti in cui viviamo.
In qualità di educatrice e pedagogista mi sento chiamata in prima persona a questo invito, perché l’educatore opera in un contesto di devianza, emarginalità e disabilità.
Personalmente muovo dall’idea che un educatore cristiano, nello svolgimento del suo lavoro abbia delle motivazioni in più rispetto ad un educatore senza principi di fede. Solo attraverso la fede il cristiano trova il coraggio di fare sbocciare quanto ricevuto in dono per l’altro.
In occasione dei santi e della commemorazione dei defunti uno sguardo cade in particolare su Madre Teresa di Calcutta, esempio vivente di carità per i più deboli. Ella è stata un modo di essere prima che un modo di fare.
L’educatore cristiano è attento alla realtà educativa operando in modo sempre attivo, ponendosi al servizio dell’altro per non rischiare di finire in un attivismo operativo che ha come scopo ultimo l’efficienza, la fretta, la produttività, perdendo di vista la vera promozione dell’uomo.
La missione dell’educatore, di ogni tipo di educatore (genitori, catechisti, sacerdoti, insegnanti) trova le sue fondamenta su alcune virtù: l’umiltà che rende facile la considerazione e la stima per tutti; la mitezza che sostituisce l’autorità con l’autorevolezza; la carità che apre alla massima responsabilità verso tutti.
Il beato Luigi Monza afferma: “Che ognuno senta viva la responsabilità davanti a Dio e davanti agli uomini di questi bambini e il compito che si assume lo porti a termine e con amore e sacrificio ” e ancora “I nostri figlioli occupano parte preponderante della giornata e tutto diventa secondario al cospetto della loro assistenza ed educazione”.3 Pensieri e riflessioni che sono per noi suggerimenti ascetici che impegnano ad una risposta e ad una pratica.
Non di meno la pedagogia di San Giovanni Bosco si fonda sull’amorevolezza, alla luce della quale trovano un’esatta interpretazione anche i momenti più difficili e ambigui: la disciplina, la correzione e i castighi.4 Don Bosco ripeteva con insistenza: “Dove è possibile non si faccia mai uso dei castighi” . E ricorrere ad essi solo ove fosse necessario; ma sempre l’amorevolezza ne dovrà ispirare il tono, le modalità e lo stile. “Eccettuati rarissimi casi, le correzioni, i castighi non si diano mai in pubblico, ma in segreto, con la massima dolcezza” 5. Egli aboliva qualsiasi castigo violento e ad essi preferiva quelli naturali e di indole psicologica: uno sguardo non amorevole avrebbe prodotto maggiore effetto di uno schiaffo.
Anche Don Lorenzo Milani, noto per il suo scritto “Lettera ad una professoressa”, si è soffermato sul modo di essere dell’educatore e non (solo) sulle sue modalità.
Don Milani sperimentò che solo l’amore incondizionato verso gli alunni avrebbe potuto stimolare l’apprendimento, alimentarlo e fortificarlo.
“La sua è la pedagogia dell’amore, dell’autentico amore evangelico, di quell’amore che solo può compiere e far compiere certi miracoli”6. La scuola di Stato di quell’epoca, così come era organizzata, non poteva sanare le difficoltà del mondo dei poveri. Era stata fatta dai ricchi e pensata, perciò, solo per le classi egemoni. Nonostante la scuola fosse obbligatoria per tutti, solo pochi ragazzi delle classi svantaggiate riuscivano a completare il corso di studi.
Egli fondò la scuola popolare che si rivolgeva soprattutto ai diseredati, ai poveri e ai deboli.
Il fine della sua opera educativa era quello di eliminare nei ragazzi i condizionamenti ambientali e contribuire alla crescita interiore, alla formazione di una coscienza etica e di una mentalità critica.
Educare per Don Milani, significava spingere verso la realizzazione dell’uomo in tutta la sua autenticità, perché consapevole “della dignità del ragazzo che ha in sé tutto l’uomo che sarà domani”7.
Il professore Moretti, ricercatore scientifico presso l’Istituto Eugenio Medea ci porta ad una ulteriore riflessione: “Fare il bene con i mezzi migliori che la scienza ci offre, farlo in modo consapevole. Il gesto tecnico che cerco di eseguire alla perfezione, deve anche essere un gesto di umana e cristiana carità. Se manca questa consapevolezza l’uomo potrebbe essere sostituito da una macchina. Ma qualunque malato vi sa dire che non è la stessa cosa”. All’interno del contesto educativo si viene a creare una relazione tra diversi in cui si scambiano pezzi di vita e non certo informazioni. Per questo il miglior metodo educativo consiste nel fatto che l’educatore stesso sia educato e cominci a provare su se stesso, per stabilirne l’idoneità, le congetture che gli vengono fornite dalla scuola, deve possedere la teoria e il metodo, ma quello che più conta è soprattutto il suo esempio.
Un bravo educatore deve operare con il ragazzo diversamente abile per sapersi “chinare” su di lui, cogliere i segni della sua vita e con lui educarsi.

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1 - LA NOSTRA FAMIGLIA, Don Luigi ci parla, cit. 1973, p. 18.
2 - www.donluigimonza.it
3 - Ivi
4 - P. BRAIDO, Don Bosco, ed. La Suola, Brescia 1965, p. 105.
5 - AMICI DI DON DELLA TORRE, Sistema preventivo di Don Bosco, Centro Salesiano San Domenico Savio editore, Arese (MI) 2001, p. 13.
6 - G.GUZZO, Don Lorenzo Milani: un itinerario pedagogico, Rubbettino Editore, Soveria 1988, p. 17.
7 - G.GUZZO, op. cit., p. 90.


 


FIABADAY: Pronti a partire?

I sacrosanti diritti dei disabili calpestati tutti i giorni.


Questa mattina, come al mio solito, appena sveglia ho guardato dal mio balcone il “mondo” che mi circonda: il vicino che porta a spasso il cane, i bambini che si recano alla messa domenicale, e chi invece gioca nel cortile invitati da questa Domenica di sole.
Mentre io e voi siamo immersi nelle nostre faccende, oggi 3 Ottobre 2010 si celebra un evento importante: l’VIII Giornata Nazionale per l’Abbattimento delle Barriere Architettoniche.
Dietro questo evento si nasconde un “percorso di ostacoli” affrontato dalla persona diversamente abile. Da quella persona che al pari nostro vuole vivere la sua vita senza difficoltà di movimento, dal momento in cui è possibile abbattere le barriere architettoniche.
La legge quadro italiana stabilisce i termini e le modalità in cui deve essere garantita l’accessibilità agli ambienti in particolare ai luoghi pubblici (cf. DM236/89).

Qualche giorno fa su un sito internet popolare, sono stata attratta da un video intitolato “la legge siamo noi”.
E’ stato straziante per me assistere allo sconforto di una persona con disabilità motoria che, dopo essersi messa alla guida della sua macchina con dispositivi speciali (e vi assicuro che non è stato facile), raggiunge finalmente il luogo previsto: l’ufficio postale.
Non appena arrivato si accorge che lo scivolo per i disabili non è accessibile a causa di un auto parcheggiata davanti all’ingresso.
Lo sconforto di questa persona si tramuta in un pianto e poi in disperazione che lo induce a strappare il bollettino.
Siamo nel 2010 e non è possibile pensare che oltre all’abbattimento delle barriere architettoniche bisogna fare ancora molto per l’abbattimento di quelle culturali.
Ognuno di noi ha diritto ad una migliore qualità della vita ed è responsabilità di ciascuno garantire al disabile non solo di vivere al meglio la sua vita ma anche di sostenerlo in quelle che sono le sue
azioni quotidiane: lavoro, versamenti, enti pubblici, tempo libero ecc.

Oggi in occasione del FIABADAY – Fondo Italiano per l’Abbattimento delle Barriere Architettoniche- è possibile ricominciare. Pronti a partire?
Il FIABADAY è giunto all’ottava edizione, giornata nazionale istituita il 28 Febbraio 2003 (in occasione dell’anno europeo del disabili) con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, al fine di sensibilizzare le istituzioni pubbliche e private e di avviare iniziative concrete a sostegno dell’inclusione sociale delle persone con disabilità.
Il FIABADAY si propone come una Campagna Sociale per una cultura “senza barriere”.
A Roma, il consiglio dei Ministri ha aperto le porte di Palazzo Chigi a tutti i cittadini, bambini, anziani disabili e i loro accompagnatori per visite guidate all’interno del Palazzo.
Di fronte alle porte del Governo è stato allestito il “Palco FIABADAY” ove si svolgeranno sino alle ore 18.00 spettacoli a favore dell’abbattimento di ogni barriera, numerose iniziative sociali e culturali, e dibattiti circa esempi di “buona pratica”.
Ecco i principali temi dei dibattiti: Istruzione, Pari opportunità, Sicurezza, Terzo Settore, e “Total Quality” laddove si intende Qualità dell’ambiente e del territorio, Mobilità, trasporti, Mass Media, Cultura e Ricerca.
Non va dimenticata la collaborazione, come ogni anno, del Corpo delle Capitanerie di Porto, attraverso il quale è possibile effettuare visite italiane in oltre quindici porti italiani.
La Puglia aderisce a questa iniziativa con la Capitaneria di Porto di Bari dove i diversamente abili potranno usufruire di un giro in barca grazie al contributo del messaggero FIABA Domenico Scarpetta.
Il Presidente di FIABA Giuseppe Trieste ha dichiarato: “Dobbiamo fare un salto culturale senza precedenti abbattendo la barriera discriminatoria che distingue disabili e normodotati. Non esistono categorie ma esistono le persone con le loro peculiarità e genialità ma anche con le loro difficoltà. Questo rinnovamento culturale deve partire dalla scuola che accoglie ogni studente anche straniero. Le barriere - ha concluso il Presidente di FIABA - hanno cambiato status: da caratteristica della disabilità sono diventate barriere per tutti, che ogni cittadino incontra e FIABA sta centrando l’obiettivo di arrivare a questa nuova concezione. Per questo è necessario realizzare il nuovo, senza barriere e ad accessibilità totale, e chi progetta lasci la vecchia impostazione e pensi a costruzioni proiettate al futuro”.



Brindisi Bozzano - Accesso al Parco, Banca, Supermercato e Condominio

Foto Brindisi News - Segnalazioni.....

 




Dislessia e disturbi specifici di apprendimento: Senato approva legge per riconoscimento, tutela e percorsi didattico-diagnostici

Il commento dell’Associazione Italiana Dislessia

 


Dopo un lungo percorso legislativo è stata approvata oggi dal Senato la legge che riconosce e definisce alcuni disturbi specifici di apprendimento (DSA) in ambito scolastico quali dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia. Una norma, quella approvata oggi in sede deliberante dalla 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport) che riconosce l’esistenza di questi disturbi stimolando la scuola a individuarli precocemente e definendo i luoghi del percorso diagnostico. “C’è soddisfazione perché l’approvazione di oggi giunge dopo un lungo iter normativo che attesta l’esistenza ed estende la tutela legale per i circa 350.000 ragazzi, pari al 5% della popolazione in età scolare, che sono affetti da questi disturbi”, ha affermato il presidente dell’AID (Associazione italiana dislessia), Rosabianca Leo. La legge, per cui sarà previsto un finanziamento di 2 milioni di euro complessivi per gli anni 2010-2011, sancisce il diritto a usufruire dei provvedimenti compensativi e dispensativi lungo tutto il percorso scolastico compresa l’Università e assicura la preparazione degli insegnanti e dei dirigenti scolastici. Per le famiglie sarà inoltre garantita la possibilità di usufruire di orari di lavoro flessibili. Inoltre, qualora non sia disponibile effettuare diagnosi presso le strutture del Ssn, la legge dà la possibilità di effettuarle presso strutture accreditate.

Commento del presidente AID, Rosabianca Leo

“Sono soddisfatta, anche come genitore, perché questa legge riconosce finalmente dopo tante battaglie l’esistenza della dislessia e di altri disturbi specifici di apprendimento stimolando la scuola a individuarli precocemente e definendo i luoghi del percorso diagnostico e didattico. Stiamo già lavorando con il ministero dell’Istruzione, di cui abbiamo apprezzato la volontà di affrontare il problema, in merito alle linee guida sulla legge. Certo è che siamo solo all’inizio di un percorso che dovrà essere avviato con le scuole, soprattutto sul tema della formazione dei dirigenti scolastici e le strutture del Servizio sanitario nazionale. Il testo è certamente un salto di qualità rispetto al passato ma va migliorato sia sotto l’aspetto della valutazione sulla sua effettiva applicazione sia per esempio con l’inserimento di sanzioni per chi non rispetta la normativa. Siamo consapevoli, come Associazione, che le cose non si cambiano in poco tempo ma l’approvazione di oggi ci conferisce più forza per migliorare il testo e per tutelare meglio i diritti delle persone con disturbi di dislessia. Infine, un ringraziamento va a tutti i senatori e i deputati che in questi anni si sono impegnati per far approvare la legge. Desidero poi anche ringraziare la Fondazione Telecom Italia, partner della nostra Associazione, per la collaborazione che ci ha assicurato nel portare avanti importanti iniziative di formazione, informazione e supporto agli studenti anche in assenza di questa norma. Progetti sui quali Fondazione Telecom Italia investe 1,5 milioni di euro e che da domani potranno ulteriormente svilupparsi in tutto il Paese a sostegno dell’attività didattica istituzionale”.


La legge nel dettaglio

Dopo la definizione dei termini dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia evidenziati nel primo articolo del ddl, nel secondo punto del testo vengono evidenziate le finalità che si prefigge la norma tra cui la promozione del successo scolastico, anche attraverso misure didattiche di supporto, la garanzia di una formazione adeguata che promuova lo sviluppo delle potenzialità anche attraverso la preparazione degli insegnanti e la sensibilizzazione dei genitori nei confronti delle problematiche legate ai DSA. Durante il percorso formativo (art. 4) anche i docenti dovranno possedere un’adeguata preparazione didattica, metodologica e valutativa in merito alle problematiche relative ai DSA. Altro aspetto è quello che riguarda la diagnosi (art. 3) che dovrà essere effettuata nell’ambito dei trattamenti specialistici già assicurati dal Ssn a legislazione vigente e sarà comunicata dalla famiglia alla scuola di appartenenza dello studente. Le regioni nel cui territorio non sia possibile effettuare la diagnosi nell’ambito dei trattamenti specialistici erogati dal Ssn possono prevedere, nei limiti delle risorse, che la medesima diagnosi sia effettuata da specialisti o strutture accreditate. Rilevante, poi, l’articolo 5 che mette nero su bianco le misure educative e le didattiche di supporto come l’uso di una didattica individualizzata e personalizzata o l’introduzione di strumenti compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche, nonché misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere. È previsto pure per l’insegnamento delle lingue straniere, l’uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale. Agli studenti con DSA, inoltre, sono garantite, durante il percorso di istruzione e di formazione scolastica e universitaria, adeguate forme di verifica e di valutazione, anche per quanto concerne gli esami di Stato e di ammissione all’università nonché gli esami universitari. Misure anche per i familiari (art. 6) che potranno usufruire di orari di lavoro flessibili. Nell’articolo 7, invece, viene indicato come a quattro mesi dall’entrata in vigore della legge, attraverso un decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, si provvede ad emanare linee guida per la predisposizione di protocolli regionali, da stipulare entro i successivi sei mesi. All’articolo 8 viene evidenziato come sono fatte salve le competenze delle Regioni a statuto speciale e province autonome che dovranno entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge provvedere a dare attuazione alle disposizioni della legge stessa.

 

 

Giornata Mondiale contro l’Atassia


Da diversi anni cresce la ricerca scientifica contro le malattie genetiche e, la piazza rappresenta il punto d’incontro ove sensibilizzare la popolazione sulle varie “problematiche” del nostro secolo.
Ed è proprio nelle maggiori piazze italiane che il 25 Settembre si è svolta la X Giornata Mondiale contro l’atassia per favorirne la diffusione, la conoscenza e la prevenzione.
L’atassia è una malattia neurogenetica che colpisce il Sistema Nervoso Centrale alterando la coordinazione dei muscoli volontari ma che lascia indenne la mente. Una malattia , dunque, che si ripercuote nei piccoli gesti quotidiani come la difficoltà di bere un semplice bicchiere di acqua.
Nel 1982 nasce l’associazione A.I.S.A – Associazione Italiana sindromi Atassiche – la quale opera nel campo del Volontariato Sociale e Sanitario per incoraggiare e promuovere la ricerca scientifica genetico molecolare, biochimica ed immunologica sulle Atassie, offrendo sostegno concreto ai pazienti atassici e alle loro famiglie.
In occasione della X Giornata Mondiale contro l’atassia, l’A.I.S.A. ha realizzato, come da diversi anni, una fiaccolata di candele bianche, simbolo dell’impegno di scienziati e volontari nella ricerca, e di candele blu come proposito di vittoria sulla malattia; in oltre è stato consegnato un fiore di confetti come dolce ringraziamento a tutti i sostenitori della lotta alle sindromi atassiche.
Per incrementare la conoscenza di tale disturbo, diversi volontari all’interno degli stand hanno distribuito volantini informativi circa la malattia e il suo evolversi. Purtroppo, caratteristica delle sindromi atassiche ad origine genetica è la progressività che determina l’aggravarsi della malattia.
Quest’anno, L’A.I.S.A. della regione Campania in collaborazione con la ZENO fiori nel mondo, come variante al simbolico fiore di confetti ha donato ai sostenitori una piantina con lo slogan “Tieni cura a questa pianta e ricorda che anche un atassico ha bisogno del tuo Aiuto!”
Per continuare le attività in corso e per raggiungere nuovi risultati è possibile effettuare una donazione a favore dell’ASSOCIAZIONE ITALIANA PER LA LOTTA ALLE SINDROMI ATASSICHE A.I.S.A. ONLUS. Per ulteriori informazioni consultare il sito www.atassia.it .
Aiutiamo una persona atassica nella sua lotta quotidiana contro la malattia. Prima di essere un atassico è un “uomo” con le sue paure, incertezze, sentimenti e con una gran voglia di vivere. Giuseppe Povia canta in una sua nota canzone “Non basta un sorriso, ci vuole di più, qui serve un impegno deciso e lo puoi fare anche tu”.
La donazione è un impegno deciso e concreto e… LO PUOI FARE ANCHE TU!!!
Un piccolo gesto è il fondamento per una grande svolta.




 

Digit@ndo...@pprendendo...imp@ro


Lo strumento informatico è da tempo riconosciuto come una necessità imprescindibile per consentire l’apprendimento agli alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento. Tuttavia un utilizzo rigido dello strumento informatico ed una mancata attivazione di strategie rischiano di non dare alcun risultato, di rallentare e deludere ulteriormente le speranze di apprendere con minor fatica da parte degli alunni.
Per questo l’efficacia degli strumenti informatici si esplica al meglio solo se i ragazzi sono guidati ad utilizzare un approccio attivo e consapevole, tramite l’adozione di strategie e stili di apprendimento utili a supportare le abilità di comprensione, di memoria e reperimento lessicale, di rielaborazione orale e scritta dei contenuti.
Le moderne tecnologie informatiche mettono a disposizione dei ragazzi con DSA potenti strumenti per compensare le difficoltà di lettura e scrittura; l'alfabetizzazione informatica delle famiglie (è spesso anche della scuola) non appare però sufficiente per permettere ai ragazzi di scoprire gli strumenti più adatti alle proprie difficoltà e potenzialità, ne di imparare ad utilizzarle.
Da questo bisogno nasce un nuovo progetto dal titolo “Digit@ndo...@apprendendo...Imp@ro” realizzato dall’A.I.D.(Associazione Italiana Dislessia) e finanziato dalla “Fondazione Telecomitalia”. Il progetto consiste nella realizzazione di cinque campus informatici rivolti ai ragazzi con diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento con l’obiettivo di avviarli all'uso degli strumenti informatici utili per lo studio e per l'apprendimento, attraverso un' esperienza residenziale di gruppo e la proposta di temi ed argomenti stimolanti e motivanti che permettano di sperimentare un apprendimento attivo, creativo ed efficace.
La partecipazione al campus sarà aperta a ragazzi/e con diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento della regione Puglia che hanno frequentato, nel corrente anno scolastico, la classe V^ della scuola Primaria e 1^ e 2^ della scuola Secondaria di Primo Grado.
Il Campus sarà residenziale e si svolgerà dall' 11 al 16 giugno 2010. Il percorso educativo e didattico previsto si svolgerà all’interno del laboratorio informatico e in spazi all’aperto della struttura stessa, immersi nella campagna inondata di odori e colori che suscitano sensazioni di benessere, spensieratezza e gioia di vivere.
L’attività didattica si suddividerà in sei giornate, durante le quali saranno distribuite 6/7 ore di lezioni-laboratorio, e momenti di confronto personale; il gruppo è accompagnato da esperti di didattica ed informatica e da animatori con conoscenza specifica sui DSA. L’ultima giornata di ogni campus prevederà una restituzione collettiva rivolta ai genitori.
La giornata si articolerà secondo diverse tipologie di lezioni-laboratorio pratiche, strutturati in un percorso unitario di apprendimento per scoperta, vicino agli interessi dei ragazzi.
I materiali saranno proposti e fruiti in forma multimediale. Verranno così valorizzati diversi stili cognitivi e la collaborazione in piccolo gruppo, affinché i bambini, in percorsi di apprendimento significativi, riescano a capire ed esprimere se stessi e i propri interessi.




 

Nuovo testo su: "Dislessia e università"

Il volume affronta diversi aspetti del problema

"La presenza di studenti dislessici nelle università è in rapido aumento e richiede provvedimenti specifici per assicurare loro pari opportunità di apprendimento e successo formativo. La dislessia è un disturbo “invasibile” che può condizionare pesantemente lo studio, ma non esclude la possibilità di laurearsi e avere una vita professioanale soddisfacente, purchè si predispongano aiuti e strumenti che facilitino le attività accademiche.
Dislessia e università, riunisce, per la prima volta, i contributi dei gruppi di ricerca che si occupano della diagnosi e dell'intervento a favore dei dislessici adulti. In Italia, nonostante la situazione sia problematica fin dalla diagnosi per la mancanza di strumenti specifici, si registra un vivace interesse dei Servizi per gli studenti disabili di alcune università.
Il volume affronta diversi aspetti del problema: dalla valutazione diagnostica all'individuazione di strumenti e strategie per favorire il lavoro accademico, fino alle opportunità e alle risorse delle nuove tecnologie.
Il confronto con la situazione inglese fornisce inoltre stimoli interessanti per la gestione della dislessia, non solo a livello universitario ma anche per l'inserimento nel mondo del lavoro.

 

L’articolo da me realizzato, si intitola Dislessia in età adulta: il questionario di Vinegrad in una ricerca esplorativa con studenti universitari. ( S .Pinnelli, R. Cursi) ed è presente nel libro Dislessia e università a cura di E. Genovese et al. casa editrice Erickson, maggio 2010.
Il presente contributo è il risultato di un'indagine esplorativa ancora in corso, attivata presso la Cattedra di Didattica speciale dell'Università del Salento, finalizzata a valutare l'attendibilità di uno strumento di screenng: l' ADCL - Adult Dyslexia Checklist- formulato da M. Vinegrad. La ricerca, inoltre intende rilevare la potenziale presenza del disturbo della dislessia in un campione di studenti dell'università del salento.




 

Non è solo un intervista!
Due chiacchiere fra amici…prima di entrare in scena


“E’ uno spettacolo dove non si partecipa solo con gli occhi e con la voce, ma anche con il corpo”.

Questa la frase introduttiva che ha aperto lo spettacolo dal titolo “Oltre” realizzato dall’ Associazione onlus “Il Gabbiano” di Ostuni.
Protagonisti non erano solo i ragazzi, ma anche i volontari, alcuni genitori ed il pubblico che da sotto al palcoscenico ballava, cantava e applaudiva con entusiasmo all’intera equipe. Uno spettacolo diverso dal solito ove non erano gli attori principali a ricevere fiori, ma il pubblico da parte degli stessi ragazzi che con gioia e allegria distribuivano rose bianche ad ogni “singola” persona.
Mi piace sottolineare il concetto di singolarità, perché non si è parte della gente, di una folla omologata senza identità e carattere. Ogni persona ha una sua identità, unicità e “diversità” che va riconosciuta e valorizzata. Ed è proprio attraverso il riconoscimento verso ogni persona che i ragazzi ci hanno accolto.
Lo spettacolo si è tenuto la sera del 25 Maggio al Teatro della chiesa di San Vito Martire della città di Brindisi grazie alla disponibilità del parroco Don Giuseppe Apruzzi. Non si è trattata di una esibizione fine a se stessa, ma di una serata di solidarietà in favore della “Casa Betania”, centro di accoglienza per i senza tetto. La Presidente F. Tanzarella ha ricordato la finalità solidale dello spettacolo con l’affermazione: “ Noi siamo un’associazione che ha bisogno, ma c’è chi ha ancora più bisogno di noi”. Parole di chi non ha occhi solo per se stesso, ma di chi vive la “cultura” della solidarietà, dell’umanità e dell’amore verso il prossimo.
Da un’Associazione che si fonda su principi morali e cristiani è nato lo spettacolo “Oltre” per comunicare che è possibile dire “basta” al male, che è possibile andare “oltre” le apparenze e i pregiudizi. “Potrei creare un altro mondo io stesso dove nessuno lo distrugge con atti, né lo delude con parole ingannevoli. Ma il mondo che creo io non è buono, eppure non sono io a renderlo malvagio”.
Davanti al male, all’ostilità, si può dire non ce la faccio più… Si può dire Oltre. Il male è banale, è facile, non richiede sforzi, è una scorciatoia.
Non esistono persone buone ma persone consapevoli. Consapevoli di essere responsabili di fare del bene se lo si vuole.
Oltre il male esiste il bene. Oltre il pregiudizio esiste la comprensione.
Oltre la tristezza la gioia. Coltivare la gioia non vuol dire non vedere le brutture e i guasti del mondo. La gioia si trasmette con uno sguardo, con una parola, con una carezza. La gioia si “contagia”.
Ed io mi sono lasciata contagiare dall’allegria e la spontaneità di questi ragazzi, forse anche per una deformazione professionale o meglio “vocazionale”, motivo per cui appena arrivata mi sono subito precipitata dietro le quinte per fare due chiacchiere con loro e conoscere nuovi amici.

Ciao, come ti chiami?
Mi chiamo Mara.
Ciao Mara, ti va di raccontarmi come ti senti prima dello spettacolo?
Questa sera sono davvero contenta perché verranno a vedermi degli amici importanti per me.
Ci sono i tuoi familiari?
No, aspetto che arrivino gli altri volontari del nostro gruppo, sono davvero speciali.
Grazie Mara.

(Mentre parlo con Mara, un ragazzo si avvicina a noi).

Ho notato che sei attento ad ascoltare la tua amica. Vuoi fare due chiacchiere anche tu con me? Io sono Roberta, tu invece?
Io sono Paolo.
Ciao Paolo, mi racconti cosa provi in questo momento?
Stiamo quasi per entrare in scena, mi sento agitato ed emozionato. Spero che i brindisini ci diano affetto, perché noi ci sentiamo carichi.
Che parte farai?
Non ti dico nulla, vedi lo spettacolo e capirai.
Non vedo l’ora di vedervi…In quanto tempo vi siete preparati?
Questo spettacolo è una replica. Lo abbiamo già presentato ad Ostuni, comunque abbiamo provato per circa 2 mesi. Ma questi ultimi giorni sono stati più pesanti, dal Martedì al Venerdì pieno di prove.
Grazie Paolo

Ciao, Come ti chiami?
Matteo.
Matteo, davvero un bel nome. Senti Matteo, mi vuoi dare la tua esperienza e mi dici le emozioni che stai vivendo in questi attimi che precedono lo spettacolo?
Mi sento tranquillo e sicuro perché ho provato tante volte la parte.
Sei davvero un attore ormai! Questa sera c’è qualcuno in particolare che viene a vederti?
Si, sono felice perché mi verranno a vedere mio fratello e mia cognata”.
Bellissimo! Che rapporto hai instaurato con i volontari?
I volontari sono diventati per me degli amici, fanno parte del gruppo.
Che bello quello che dici Matteo! Sicuramente anche per loro è così. Anche io sono volontaria in un altro gruppo e posso dirti che si è instaurato un rapporto di amicizia ormai.
Matteo, ti va di parlarmi della vostra associazione? Che cosa fate?
Nella nostra Associazione facciamo delle belle attività, ad esempio Autonomia, Attività ludico-teatrale e Musicoterapica. La musicoterapia mi piace tantissimo, ascoltiamo dei brani e poi comunichiamo le emozioni che proviamo.
E’ proprio vero che ti piace la musica, un tuo amico mi ha detto che sei un ballerino.
Io sono il maestro dei balli di gruppo.
(Matteo sorride ed esprime tanto entusiasmo).
Grazie Matteo.

L’esperienza dei volontari

Mi chiamo Lilia, sono volontaria dell’Associazione “Il Gabbiano” da circa un anno ma questo tempo mi è stato sufficiente per sentirmi parte del gruppo: anche io sono una di loro. L’esperienza del teatro è bellissima, qualcosa di indescrivibile, i ragazzi sul palco, ma anche nei momenti di prova, ci trasmettono le loro emozioni. In scena ogni ragazzo è affiancato da un volontario e noi abbiamo la possibilità di capire cosa stanno provando, ma anche loro percepiscono le nostre emozioni. Questo si rivela come un momento di confronto per tutti, e soprattutto di scambio reciproco.
Grazie Lilia.

Mi chiamo Carmelita, anche io svolgo l’attività di volontariato da un anno. Per la preparazione dello spettacolo non ci siamo limitati ad essere solo degli spettatori ma anche noi partecipiamo attivamente affiancando i ragazzi in coppia.
Da cosa è nata la “vocazione” di volontaria?
Dalla voglia di sentirmi utile e offrire un supporto ai ragazzi…e dare loro la possibilità di avere un contatto esterno, perché non vivano “chiusi” nel loro mondo.

Grazie Carmelita.

(Ormai il tempo è poco ma nonostante tutto cerco di “rubare” qualche battuta ad un genitore dei ragazzi).

Io sono la mamma di Valentina, mi chiamo Annarita Francioso ed oltre ad essere una mamma sono anche la promotrice dell’Associazione onlus “il Gabbiano” assieme a Franca Tanzerella, insegnante di sostegno di mia figlia. Con lei è nata la voglia di fare qualcosa di più per questi ragazzi.
Anche il parroco della parrocchia maturava da tempo l’idea di avviare attività occupazionali e di integrazione per i diversamente abili e cercava persone mosse dal suo stesso desiderio. Si è creata sin da subito sinergia e collaborazione tra di noi potendo usufruire così dei locali interni alla chiesa.

Come è nata l’idea di avviare i ragazzi all’ attività teatrale?
L’attività teatrale è nata dalla voglia di mettersi in gioco e di divertirsi, ciò è stato possibile grazie alla collaborazione di Mariagrazia (insegnante di religione) e dei volontari. Il gruppo si sta allargando sempre di più, è meglio di una famiglia…per me i volontari sono degli angeli.
Grazie di cuore Annarita per averci fatto conoscere la tua esperienza.

Il messaggio “oltre” è giunto alle orecchie ma soprattutto al cuore di ciascuno di noi, ma ha trovato maggiore compimento in un canzone di R. Vecchioni, cantata dai volontari e dai ragazzi che ci hanno donato la speranza di credere che è ancora possibile in questo mondo una “cultura della diversità”.

Sogna ragazzo sogna (R. Vecchioni)

E ti diranno parole rosse come il sangue, nere come la notte; ma non è vero, ragazzo, che la ragione sta sempre col più forte;io conosco poeti che spostano i fiumi con il pensiero,e naviganti infiniti che sanno parlare con il cielo.
Chiudi gli occhi, ragazzo, e credi solo a quel che vedi dentro; stringi i pugni, ragazzo, non lasciargliela vinta neanche un momento; copri l'amore, ragazzo, ma non nasconderlo sotto il mantello; a volte passa qualcuno, a volte c'è qualcuno che deve vederlo.
Sogna, ragazzo sogna quando sale il vento nelle vie del cuore, quando un uomo vive per le sue parole o non vive più; sogna, ragazzo sogna, non cambiare un verso della tua canzone,
non fermarti tu...
Lasciali dire che al mondo quelli come te perderanno sempre; perché hai già vinto, lo giuro, e non ti possono fare più niente; passa ogni tanto la mano su un viso di donna, passaci le dita;
nessun regno è più grande di questa piccola cosa che è la vita.
E la vita è così forte che attraversa i muri senza farsi vedere, la vita è così vera che sembra impossibile doverla lasciare; la vita è così grande che quando sarai sul punto di morire,
pianterai un ulivo, convinto ancora di vederlo fiorire.
Sogna, ragazzo sogna, quando lei si volta, quando lei non torna, quando il solo passo che fermava il cuore non lo senti più; sogna, ragazzo, sogna, passeranno i giorni, passerà l'amore, passeranno le notti, finirà il dolore, sarai sempre tu ...
Sogna, ragazzo sogna, piccolo ragazzo nella mia memoria,tante volte tanti dentro questa storia: non vi conto più; sogna, ragazzo, sogna, ti ho lasciato un foglio sulla scrivania, manca solo un verso a quella poesia, puoi finirla tu
.
(Dr.ssa Roberta Cursi)

 




 

“Dignità e diritti della persona con handicap mentale” … in memoria di Giovanni Paolo II

 

Ogni anno, come mia consueta abitudine, mi piace rivolgere un pensiero speciale all’amatissimo Papa Giovanni Paolo II nel giorno del suo compleanno. Per me, che l’ho seguito personalmente durante le giornate mondiali della gioventù, ha rappresentato una guida sicura.
Le sue parole parlavano direttamente al cuore dell’uomo e ha cercato di difendere i diritti dei più deboli, dei meno abbienti e di coloro che non potevano fare sentire la loro voce.
L’8 Gennaio del 2004, a conclusione dell’anno europeo delle persone disabili, Giovanni Paolo II ha tenuto un simposio internazionale intitolato “Dignità e diritti della persona con handicap mentale” nel quale ha ribadito che l’handicappato mentale deve godere in tutta la misura possibile degli stessi diritti degli altri esseri umani: dignità morale, piena integrazione in una società attiva, diritto di vivere la sfera affettiva e la dimensione sessuale, ove per dimensione sessuale si intende donarsi all’altro attraverso un ascolto attento, uno sguardo, una parola di conforto, un abbraccio, una stretta di mano, un’amicizia disinteressata .

 

“Il punto di partenza per ogni riflessione sull’handicap - ha affermato il Santo Padre - è radicato nelle persuasioni fondamentali dell’antropologia cristiana: la persona handicappata, anche quando risulta ferita nella mente o nelle sue capacità sensoriali e intellettive, è un soggetto pienamente umano, con i diritti sacri e inalienabili propri di ogni creatura umana. L’essere umano, infatti, indipendentemente dalle condizioni in cui si svolge la sua vita e dalle capacità che può esprimere, possiede una dignità unica ed un valore singolare a partire dell’inizio della sua esistenza sino al momento della morte naturale.
La persona dell’handicappato, con tutte le limitazioni e le sofferenze da cui è segnata, ci obbliga ad interrogarci, con rispetto e saggezza, sul mistero dell’uomo. Quanto più ci si muove, infatti, nelle zone oscure e ignote della realtà umana, tanto più si comprende che proprio nelle situazioni più difficili e inquietanti emerge la dignità e la grandezza dell’essere umano.
L’umanità ferita del disabile ci sfida a riconoscere, accogliere e promuovere in ciascuno di questi nostri fratelli e sorelle il valore incomparabile dell’essere umano creato da Dio per essere figlio nel Figlio.
La qualità di vita all’interno di una comunità si misura in buona parte dall’impegno nell’assistenza ai più deboli e ai più bisognosi e nel rispetto della loro dignità di uomini e di donne. Il mondo dei diritti non può essere appannaggio solo dei sani. Anche la persona portatrice di handicap dovrà essere facilitata a partecipare, per quanto le è possibile, alla vita della società ed essere aiutata ad attuare tutte le sue potenzialità di ordine fisico, psichico e spirituale. Soltanto se vengono riconosciuti i diritti dei più deboli una società può dire di essere fondata sul diritto e sulla giustizia: l’handicappato non è persona in modo diverso dagli altri, per cui riconoscendo e promovendo la sua dignità e i suoi diritti, noi riconosciamo e promoviamo la dignità e i diritti nostri e di ciascuno di noi.
Una società che desse spazio solo per i membri pienamente funzionali, del tutto autonomi e indipendenti non sarebbe una società degna dell’uomo. La discriminazione in base all’efficienza non è meno deprecabile di quella compiuta in base alla razza o al sesso o alla religione. Una forma sottile di discriminazione è presente anche nelle politiche e nei progetti educativi che cercano di occultare e negare le deficienze della persona handicappata, proponendo stili di vita e obiettivi non corrispondenti alla sua realtà e, alla fine, frustranti e ingiusti.
La giustizia richiede, infatti, di mettersi in ascolto attento e amoroso della vita dell’altro e di rispondere ai bisogni singolari e diversi di ciascuno tenendo conto delle loro capacità e dei loro limiti.
La diversità dovuta all’handicap può essere integrata nella rispettiva, irripetibile individualità e a ciò devono contribuire i familiari, gli insegnanti, gli amici, la società intera. Per la persona handicappata, come per ogni altra persona umana, non è dunque importante fare quello che fanno gli altri, ma fare ciò che è veramente bene per lei, attuare sempre più le proprie ricchezze, rispondere con fedeltà alla propria vocazione umana e soprannaturale.
Al riconoscimento dei diritti deve pertanto seguire un impegno sincero di tutti per creare condizioni concrete di vita, strutture di sostegno, tutele giuridiche capaci di rispondere ai bisogni e alle dinamiche di crescita della persona handicappata e di coloro che condividono la sua situazione, a partire dai suoi familiari.
Al di sopra di qualsiasi altra considerazione o interesse particolare o di gruppo, bisogna cercare di promuovere il bene integrale di queste persone, né si può negare loro il necessario sostegno e la necessaria protezione, anche se ciò comporta un maggior carico economico e sociale.
Forse più che altri malati, i soggetti mentalmente ritardati hanno bisogno di attenzione, di affetto, di comprensione, di amore: non li si può lasciare soli, quasi disarmati e inermi, nel difficile compito di affrontare la vita.
A questo proposito, particolare attenzione merita la cura delle dimensioni affettive e sessuali della persona handicappata. Si tratta di un aspetto spesso rimosso o affrontato in modo superficiale e riduttivo o addirittura ideologico. La dimensione sessuale è, invece, una delle dimensioni costitutive della persona la quale, in quanto creata ad immagine di Dio Amore, è originariamente chiamata ad attuarsi nell’incontro e nella comunione.
Il presupposto per l’educazione affettivo-sessuale della persona handicappata sta nella persuasione che essa abbia un bisogno di affetto per lo meno pari a quello di chiunque altro. Anch’essa ha bisogno di amare e di essere amata, ha bisogno di tenerezza, di vicinanza, di intimità.
La realtà, purtroppo, è che la persona con handicap si trova a vivere queste legittime e naturali esigenze in una situazione di svantaggio, che diventa sempre più evidente col passaggio dall’età infantile a quella adulta.
Il soggetto handicappato, pur leso nella sua mente e nelle sue dimensioni interpersonali, ricerca relazioni autentiche nelle quali poter essere apprezzato e riconosciuto come persona.
Le esperienze compiute in alcune comunità cristiane hanno dimostrato che una vita comunitaria intensa e stimolante, un sostegno educativo continuo e discreto, la promozione di contatti amichevoli con persone adeguatamente preparate, l’abitudine a incanalare le pulsioni e a sviluppare un sano senso del pudore come rispetto della propria intimità personale, riescono spesso a riequilibrare affettivamente il soggetto con handicap mentale e a condurlo a vivere relazioni interpersonali ricche, feconde e appaganti. Dimostrare alla persona handicappata che la si ama significa rivelarle che ai nostri occhi ha valore.
L’ascolto attento, la comprensione dei bisogni, la condivisione delle sofferenze, la pazienza nell’accompagnamento sono altrettante vie per introdurre la persona handicappata in una relazione umana di comunione, per farle percepire il suo valore, per farle prendere coscienza della sua capacità di ricevere e donare amore.
Senza dubbio le persone disabili, svelando la radicale fragilità della condizione umana, sono una espressione del dramma del dolore e, in questo nostro mondo, assetato di edonismo e ammaliato dalla bellezza effimera e fallace, le loro difficoltà sono spesso percepite come uno scandalo e una provocazione e i loro problemi come un fardello da rimuovere o da risolvere sbrigativamente. Esse, invece, sono icone viventi del Figlio crocifisso.
Rivelano la bellezza misteriosa di Colui che per noi si è svuotato e si è fatto obbediente sino alla morte. Ci mostrano che la consistenza ultima dell’essere umano, al di là di ogni apparenza, è posta in Gesù Cristo. Perciò, a buon diritto, è stato detto che le persone handicappate sono testimoni privilegiate di umanità.
Possono insegnare a tutti che cosa è l’amore che salva e possono diventare annunciatrici di un mondo nuovo, non più dominato dalla forza, dalla violenza e dall’aggressività, ma dall’amore, dalla solidarietà, dall’accoglienza, un mondo nuovo trasfigurato dalla luce di Cristo, il Figlio di Dio per noi uomini incarnato, crocifisso e risorto
(Giovanni Paolo II).
(Dr.ssa Roberta Cursi)




 

Uno sguardo su… la Dislessia Evolutiva


“Dislessia nei giovani adulti: compensi e strategie per il successo”. Questo il titolo del III seminario annuale sulle tematiche della dislessia evolutiva nell’adulto, organizzato dall’associazione Italiana Dislessia (AID) e tenutosi il 29-30 Aprile presso il teatro Valli di Reggio Emilia.
Le porte del convegno erano aperte a tutti coloro che, per motivi di ricerca, interesse e studio volessero avvicinarsi alla problematica relativa la dislessia nei giovani e adulti, ma soprattutto a chi la dislessia la vive personalmente nel proprio percorso di vita: dislessici adulti, genitori di figli dislessici, e a chi con questa malattia invisibile ci lavora quotidianamente: insegnanti, educatori, tutor, e specialisti del settore quali logopedisti, psicologici, neurologi e neuropsichiatri.
Prima di analizzare i concetti chiave emersi dal convegno, vorrei introdurre, a voi lettori che vi avvicinate a questa tematica per la prima volta, che cosa è la dislessia.
La dislessia è una disabilità specifica dell’apprendimento di natura neurobiologica, caratterizzata dalla difficoltà a effettuare una lettura accurata e/o fluente e da scarsa abilità nella scrittura e nella decodifica.
Si tratta di una piccola anomalia che si colloca nelle sedi deputate alla processazione del linguaggio, in particolare alla trasformazione dei segni scritti e le parole. La dislessia è definita come una disabilità specifica dell’apprendimento e non come una disabilità dell’apprendimento generale in quanto tale disturbo non interessa tutti gli ambiti del funzionamento cognitivo, ma è circoscritto solo ad alcuni processi ed abilità. Il concetto di “specificità” quindi vuol segnalare che il difettoso funzionamento del sistema cognitivo pregiudica severamente la capacità di lettura, lasciando tuttavia indenne l’intelligenza del soggetto.
Ma come si manifesta la dislessia?
La dislessia si riconosce per la presenza di caratteristiche che impediscono o ostacolano il processo di decodifica come:
• L’inversione di lettere nell’ambito di una sillaba (dal/lad, di/id, in/ni, al/la, cra/car, cavolo/calovo);
• L’incapacità di distinguere lettere simili per la forma (m/n, b/d, b/p) o per il suono (d/t, b/p, f/v, t/d, l/r);
• L’omissione di lettere o sillabe (domani-doni, fonte-fote, tavolo-volo, tavolo-talo);
• La sostituzione d’intere parole nel corso di una prova (auto al posto di aereo).

Gli insegnanti delle scuole primarie e i genitori possono svolgere un ruolo fondamentale nell'individuazione di questo disturbo per evitare una dolorosa esperienza di frustrazione, incomprensione e insuccesso scolastico nel bambino dislessico, intervenendo in modo adeguato attraverso un programma di intervento-sostegno personalizzato.

Per riconoscere e rispondere ai bisogni dei giovani e adulti con dislessia, e contribuire ad una vasta opera di sensibilizzazione della problematica, anche quest’anno l’AID in collaborazione con il comitato scientifico dell’ Università di Modena e Reggio Emilia e del Laboratorio di Neuropsicologia dell’Arcispedale “Santa Maria Nuova” di Reggio Emilia, ha organizzato il terzo seminario sulla dislessia evolutiva nell’adulto.

“L’appuntamento annuale organizzato dal nostro Ateneo – ha dichiarato il prof. Giacomo Stella, ( università Modena e Reggio Emilia, fondatore AID) è un riferimento per le altre università italiane e per tutti i centri che si adoperano per rispondere ai bisogni degli studenti che, nonostante le loro persistenti difficoltà, manifestano ancora la voglia di studiare e di formarsi. L’Università di Modena e Reggio Emilia è percepita come il punto di riferimento per confrontarsi sui passi avanti fatti in questi anni e per conoscere anche le strategie e le novità adottate negli altri paesi. Negli atenei italiani i diritti di questi studenti sono ancora negati e quindi la strada da fare è ancora lunga”.

Nel panorama internazionale, l’attenzione su questa tematica si fa sempre più crescente a motivo di un incremento della dislessia nelle scuole medie-superiori e conseguentemente all’università. Di fronte all’incidenza di questo fenomeno, appare urgente mobilitarsi verso lo studio della dislessia dell’adulto, con l’intento di riuscire a colmare diverse lacune relative alla mancanza degli strumenti di valutazione nelle università (riconoscimento della dislessia - da chi e come -) all’esigenza di creare un programma di intervento-sostegno individuale (valutazione delle necessità di supporto, attuazione misure di supporto, esami di ammissione), e creare iniziative circa l’adozione di strumenti compensativi e dispensativi al fine di offrire risposte positive al diritto allo studio.
Come affermato dal Dott.re Stella, i diritti dei dislessici sono ancora negati, non esiste allo stato attuale una legge sulla dislessia che tuteli i soggetti dislessici malgrado siano tante le problematiche e preoccupazioni che si trovano ad affrontare relative alla maturazione della scelta universitaria, professionale e altre difficoltà pratiche che si presentano di volta in volta nel ciclo di vita, in Italia sono presenti solo delle delibere di atenei che invitano le scuole ad adottare l’uso di strumenti compensativi e dispensativi.
Un obiettivo prioritario da raggiungere nel futuro prossimo riguarda l’approvazione del disegno di legge sulla dislessia, sì da avere una tutela giuridica che garantisca il diritto alla diagnosi, alle attività di identificazione precoce, alla riabilitazione, ai provvedimenti didattici di compenso e di facilitazione, e a provvedimenti di aiuto nella vita sociale e lavorativa. (Dr. Roberta Cursi)


Bibliografia
R. MILITERNI, Neuropsichiatria infantile, Idelson-Gnocchi, Napoli 1999.
G. STELLA ( a cura di) La dislessia, FrancoAngeli , Milano 1996.
E. GENOVESE ET AL. (a cura di)Dislessia e università, Erickson, Trento 2010.

 




Radio che passione!

Ottima musica e una buona dose di simpatia: questi sono gli “ingredienti” che un buon DJ deve avere per condurre una trasmissione radiofonica.
Oltre ai DJ già noti per fama, ascoltati nelle frequenze internazionali e nazionali, ne sono presenti altri, sicuramente meno famosi, ma con altrettante qualità.
Mi riferisco ai ragazzi-dj del Centro Socio Educativo Riabilitativo “ Oltre l’Orizzonte” di Brindisi, i quali, ogni Mercoledì per circa un’ora, sono impegnati nella registrazione del programma radiofonico intitolato “50 special”, che viene trasmesso sulla frequenza di radio Frate Sole ogni Domenica alle 15.30
Il programma è strutturato in varie puntate, prodotto e condotto da soggetti diversamente abili con l'aiuto del comunicatore sociale Daniele Martini.
La trasmissione radiofonica è importante per i ragazzi del centro perché favorisce l’Integrazione Sociale e la Comunicazione.
Come previsto dagli obiettivi del PAN ( Piano di Azione Nazionale contro l’esclusione sociale) è necessario «Ottimizzare il potenziale della conoscenza delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, e vigilare affinché nessuno ne sia tenuto a margine, prestando particolare attenzione ai bisogni delle persone disabili».
Le difficoltà che incontrano quotidianamente i diversamente abili non riguardano solo le barriere architettoniche ma anche quelle comunicative. Il mezzo radio è principalmente nato come veicolo di informazioni utili alla collettività e questo scopo viene mantenuto anche nel caso di “50 special” che si propone, di offrire un valido strumento di partecipazione sociale, per il superamento delle barriere comunicative per le persone con disabilità.
Dopo aver descritto brevemente gli obiettivi e il contenuto del programma, torniamo indietro nel tempo di soli pochi giorni e ci fermiamo a Mercoledì 10 Marzo: giorno di registrazione.
La puntata è stata dedicata alla “Festa della Donna” e, dall’ opinione dei ragazzi-dj, è emerso che la donna più importante della loro vita è la MAMMA, in quanto si prende cura dei propri figli, del marito, del prossimo e della casa. Per molti di loro, infatti, la mamma dedica una particolare attenzione assicurandosi che i figli abbiano tutto ciò di cui necessitano per far fronte alle difficoltà e ai loro bisogni speciali.
Sicuramente è anche per una maggiore sensibilità che la donna sa regalare preziosi consigli e riesce a mostrarsi empatica e assertiva nei confronti dell’altro. Gli stessi ragazzi hanno affermato di avere una “donna per amico” (come cantava il celebre Lucio Battisti) con la quale confidarsi e chiedere un supporto morale.
Ora non resta altro che mostrarvi una “registrazione tipo” dei ragazzi e farvi ascoltare nel file audio ciò che personalmente hanno espresso.
(Dr. Roberta Cursi)



Ciao sono F., vorrei parlarvi di un nuova attività che è incominciata quest’anno: una trasmissione radiofonica condotta da noi ragazzi con l’aiuto del nostro Dj Paki (Daniele). Prima di registrare la puntata, impostiamo insieme la scaletta con il tema e le canzoni da inserire. Una volta collegato il microfono al computer, partiamo subito con la registrazione. L’emozione, ogni volta che parliamo al microfono, è davvero grande e cerchiamo di vincere la nostra timidezza quando Daniele ci pone le domande sui vari argomenti della nostra vita. Dopo la registrazione, facciamo insieme il mixaggio ed il salvataggio della puntata. La trasmissione va in onda ogni Domenica sulle frequenze di radio Frate Sole (94.200 MHZ) e ringraziamo Fra’ Salvatore Giardina per averci dato la possibilità di realizzare questa bella iniziativa, cercando di trasmettere, a chi ci ascolterà, la nostra gioia.

Io sono M. e ogni mercoledì con il nostro amico Daniele registriamo una puntata della nostra trasmissione radiofonica che va in onda tutte le domeniche alle 15:30 su Radio Frate Sole. In ogni puntata trattiamo un argomento diverso e scegliamo due canzoni attinenti. Quindi Daniele ci pone delle domande riguardo l’argomento trattato e noi rispondiamo liberamente. Al termine salutiamo tutti insieme dicendo “… ALLEGRIAAAAAA!!!”






“La vita è un Carnevale”
nel Centro Socio-Educativo Riabilitativo Oltre l’Orizzonte



Maschere, coriandoli, stelle filanti, chiacchiere, musica, balli e…soprattutto tanta voglia di divertirsi: questo il Carnevale che ha visto partecipi i ragazzi della Cooperativa Sociale “Oltre L’Orizzonte” di Brindisi.
Una straordinaria varietà di maschere ha riempito il centro la mattina dell’11 Febbraio. Non mancava davvero nessuno: il soldato, la fatina, il pompiere, la bambina, il giocatore interista, il giullare, la zingara…tante le maschere che nascondevano i volti di questi straordinari ragazzi, pronti a vivere uno degli eventi più importanti di questo 2010, che ha coinvolto anche me in qualità di volontaria.
Il Carnevale, da sempre, crea occasioni di autentica festa, non solo per i più piccoli ma anche per tutti quei grandi dall’animo giocoso.
Per questo, in coopertiva quel giovedì si è rilevato come il Giovedì grasso per tutti: le famiglie, i volontari e gli stessi operatori si sono messi in gioco con la loro simpatia e, soprattutto, con maschere e travestimenti più bizzarri. Vincente, per i ragazzi, è risultata la maschera di un operatore travestito da Mami di “Via col vento”, che si aggirava nel salone imbottito di cuscini.
Ma… chi si è occupato dei preparativi della festa?
Dietro tutto questo, infatti, si nasconde il notevole lavoro da parte di tutti i ragazzi del centro i quali si sono dedicati interamente ai preparativi per il Carnevale nelle diverse attività e laboratori.
Nel laboratorio di “Arti creative”, i ragazzi si sono cimentati nella costruzione di maschere e festoni per l’addobbo del salone e delle altre stanze del centro: maschere di vario colore e di vario genere, decorate con brillantini, carta pesta, lana, nastri e altro materiale.
Non di meno, nel laboratorio di “Didattica Funzionale” si è dato sfogo all’ingegno, alla creatività e alla fantasia ripercorrendo la storia e le origini del Carnevale attraverso i disegni delle maschere popolari (Arlecchino, Colombina, Pulcinella, Pantalone, Balanzone e tanti altri) e la lettura di alcune poesie a tema.
Anche nel “Laboratorio Multimediale” ci si è preparati a questa festa: un gruppo di ragazzi ha trascritto al computer alcune filastrocche tradizionali riguardanti l’allegria del Carnevale e dei simpatici modi di fare di alcuni personaggi. Ma, ancora più entusiasmante, è stata la registrazione, da parte di un secondo gruppo, di una delle tante puntate della trasmissione radiofonica “50 special” dedicata alla preparazione dell’evento, che è andata in onda Domenica 14 febbraio sulla frequenza di radio Frate Sole.
Tutto questo ha dato vita ad un susseguirsi di emozioni che hanno messo da parte, per un attimo, le difficoltà di ciascuno di noi per lasciare il posto all’allegria ed alla gioia di vivere. (Dr. Roberta Cursi)

 


Editoriale del direttore Giorgio Esposito

Sono fermamente convinto, per mia forma mentis, che nell'attuale mondo in cui pullulano la corruzione e il disgregamento sociale, realtà operative come il Centro "Oltre l'Orizzonte", facciano la differenza tra chi sceglie di vivere e chi sceglie di vivere inutilmente. Cito, in proposito, la conclusione dello speciale che "Brindisi news" ha dedicato alla struttura in una recente visita.

La nostra redazione, molto vicina alle tematiche qui affrontate, per sensibilità e per scelte legate alla linea editoriale, ringrazia tutti quelli che operano amorevolmente in questa "specialissima" sede de "Oltre l'Orizzonte" di Brindisi. Essi ci hanno accolti con vivo entusiasmo permettendoci di aprire, attraverso le nostre seguitissime pagine, spiragli sempre maggiori su questo universo. Universo, a cui ha fatto riferimento
anche Papa Giovanni Paolo II e di cui amiamo rammentare le parole "Il mondo dei diritti non può essere appannaggio dei sani. Il disabile come e più degli altri ha bisogno di amare ed essere amato, di tenerezza, di vicinanza e di intimità"

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Disabilità o Diversabilita?

"Il mio amico è il mio amico e non lo cambierei, i ricordi più belli ce li ho insieme a lui. In questo mondo veloce, il mio amico si muove a fatica, proprio lui che mi aiuta a capire e ad amare la vita". E' con questa bellissima frase di una celeberrima canzone di Gianni Morandi, "Il mio amico", dedicata all'amicizia con un ragazzo diversamente abile, che vorrei cominciare questo viaggio nel mondo della disabilità o meglio “diversabilità”.
Ma qual è la sostanziale differenza fra queste due accezioni?
L'espressione "disabilità" sottolinea il deficit, ciò che manca rispetto ad un'abilità, rispetto alla normalità.
Secondo il senso comune il disabile è colui che non sa parlare, che non vede, che ragiona lentamente, che ha gli occhi a mandorla, colui che non sa camminare se non per mezzo della sua amica carrozzina, ecc.
Ma sarebbe interessante se per un momento ci discostassimo dalla visione di normalità in senso lato e ci soffermassimo sull' "idea di normalità".
"Chi è normale? Nessuno."
Non meravigliamoci di questa affermazione espressa da Giuseppe Pontiggia nel libro "Nati due volte".
Ognuno di noi, infatti, è unico, irripetibile, ha un'intelligenza diversa da un altro che può sfociare in arte, passioni, interessi e abilità. Possiamo considerare a riguardo le intelligenze multiple individuate da H. Gardner, un noto psicologo americano che ha distinto 9 forme di intelligenza: linguistica, logico-matematica, spaziale, musicale, corporea, naturalistica, intrapersonale, interpersonale e esistenziale, ma nessuno di noi possiede le stesse intelligenze, ognuno ha delle caratteristiche che sono proprie: in questa dimensione l’altro appare “diverso” da me.
Per questo il 2003 è stato definito l'Anno Europeo dei Disabili, con l'obiettivo di stimolare la riflessione su questa realtà che vediamo ogni giorno con i nostri occhi quando siamo al supermercato, a scuola, al parco o durante una passeggiata.
Dal 2003 ad oggi l'accezione disabile ha lasciato il posto al termine "diversamente abile" inteso come pluralità di differenze, pluralità di categorie di normalità.
Espressione che pone l’enfasi, dunque, sulla differenza qualitativa nell’uso delle abilità.
I nostri amici infatti, attraverso modalità diverse raggiungono gli stessi obiettivi che ci accomunano.
Così come noi, anche loro si mettono in gioco e sviluppano sogni, interessi, passioni, abilità che a volte facciamo fatica a condividere ma, che possiamo riconoscere e apprezzare se sviluppiamo in noi l’ascolto attento ai loro bisogni speciali e se osserviamo con attenzione ciò che ci mostrano di saper fare.
Concludo con un binomio: Diversabilità = Amare la vita.
E’ possibile imparare ad amare la vita, attraverso gli occhi di questi straordinari "Angeli della Terra".






L'amore infinito



La Dottoressa Roberta Cursi risponde agli eventuali quesiti attraverso l'e-mail: redazione@brindisinews.com
Le consulenze su questa pagina sono concesse a titolo gratuito
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