|
|
Rubrica
curata dalla
Dottoressa Roberta Cursi
Pedagogista ed Educatrice Professionale
roberta.cursi@tiscali.it
|
Divers@bilità
"Il
mio amico è il mio amico e non lo cambierei, i ricordi
più belli ce li ho insieme a lui. In questo mondo
veloce, il mio amico si muove a fatica, proprio lui che
mi aiuta a capire e ad amare la vita".
E' con questa bellissima frase di una celeberrima canzone
di Gianni Morandi, "Il mio amico", dedicata all'amicizia
con un ragazzo diversamente abile, che vorrei cominciare
questo viaggio nel mondo della disabilità o meglio
“diversabilità”.
|
I
ragazzi de "Oltre l'orizzonte" a scuola
di Teatro
 |
Martedì
24 gennaio 2012 presso la sede di "Oltre
l'orizzonte" si è tenuto il primo
incontro "Angeli Custodi" progetto
teatrale a cura della Dott.ssa Sara Bevilacqua,
che vedrà protagonisti i ragazzi diversamenteabili
del Centro Socio Educativo Riabilitativo "Oltre
l'Orizzonte", gli allievi -attori dell'associazione
Meridiani perduti e i soci del Rotary Club
Appia Antica.
Per la realizzazione del progetto
si ringraziano in particolar modo il Comune
di Brindisi attraverso l’ufficio ISPEDIS
– Istituto per la Prevenzione della
Emarginazione e del Disagio Sociale nella
città di Brindisi. "Ogni persona
possiede in sé innate capacità
di sviluppo e adattamento all’ambiente.
|
Purtroppo però, in persone con diverse abilità,
le potenzialità relazionali e personali non
sempre trovano adeguate opportunità di sviluppo,
a causa di conflitti interni o per la presenza di
ostacoli ambientali, familiari e sociali. Tali situazioni
problematiche, oltre a poter inibire il naturale
processo di evoluzione, possono indurre a mettere
in atto e interiorizzare delle soluzioni comportamentali
ristrette che possono poi risultare scomode e disattive.
Il progetto ANGELI CUSTODI si pone l'obiettivo di
offrire la possibilità di partecipare ad
esperienze di gruppo, dove esprimere il pensiero
e le emozioni, potendo interagire, confrontarsi
con gli altri, riconoscersi e condividere i propri
vissuti, mediante l’uso dello strumento artistico.
Attraverso l’esercizio dell’arte teatrale
infatti, la danza, il movimento e l’uso della
voce, diventano attività creativa, educando,
o rieducando, soggetti che hanno bisogno di realizzare
una propria caratterialità, correggere sofferenze
stressanti, raccogliere esperienze cognitive, superare
conflitti interpersonali, individuare disagi familiari,
ambientali, postraumatici e anche perfezionare il
comportamento nella prospettiva di una adeguata
integrazione sociale."
|
|
Uno
stile di vita verso il benessere
 |
Il
senso comune attribuisce al concetto di “stile
di vita” un significato vago e generico
non sapendo che proprio sulla base delle nostre
credenze e prospettive circa tale concetto
ci si orienta verso la salute e il benessere
o al contrario verso lo stress e i malesseri
di varia natura.
“Lo stile di vita”, concetto coniato
dallo psicologo e medico austriaco Alfred
Adler, si riferisce alla personalità
individuale ed è variabile da persona
a persona. Questo ci porta a riflettere sul
perché alcune persone attuano comportamenti
a rischio ed abitudini dannose che mettono
in repentaglio la propria salute e il proprio
benessere fisico, psichico ed emotivo. Tra
i più comuni comportamenti a rischio
si annoverano una cattiva alimentazione, obesità,
eccessivo uso di alcol, fumo, sedentarietà,
ecc.
|
Per questo possiamo affermare che gli stili di vita
da noi adottati, ossia le nostre azioni e le nostre
abitudini, sono collegati alle credenze che noi
abbiamo circa la salute. Lo stato di salute di una
persona, inoltre non è solo un comportamento
ma soprattutto la percezione dello stato di salute.
L’Organizzazione
Mondiale della Sanità (OMS)
definisce la “salute” come “uno
stato di benessere fisico, mentale e sociale e non
solamente assenza di malattia o infermità”.
Possiamo riassumere tale definizione tenendo conto
di tre componenti: Assenza di sintomi o
di segni di malattia; Sentimento di benessere;
Capacità ad agire ossia risolvere
problemi in maniera soddisfacente e flessibile attraverso
strategie di coping. La salute è
influenzata da alcune variabili quali le abitudini
e lo stile di vita. Quest’ultimo deve intendersi
come un modo di vivere quotidiano e non si riferisce
solo ad un certo periodo. Uno stile di vita sano
non deve essere messo in atto solo quando si ha
una malattia o quando se ne è fortemente
a rischio, ma deve essere considerato come prevenzione
e custodia della salute in tutte le sue sfere, e
come base della qualità della vita e della
sua longevità.
Cosa
si intende per “comportamenti” di salute?
Gochman
considera tra i comportamenti sia le azioni consistenti
nel fare (ad esempio seguire una dieta) o nell’astenersi
dal fare (ad esempio fumare), e inoltre gli eventi
mentali e le sensazioni. Questi attributi personali
sono influenzati a loro volta dalle caratteristiche
della persona quali l’età, il sesso,
i fattori ereditari e da fattori esterni, sociali
e ambientali come l’influenza della comunità,
del gruppo dei pari, dei familiari, delle reti sociali,
del sostegno sociale, oltre che le condizioni di
vita, di lavoro, le condizioni socioeconomiche e
culturali. Il dominio della salute per Gochman riguarda
pertanto gli attributi personali (credenze, aspettative,
valori, percezioni) gli elementi cognitivi (caratteristiche
della personalità, tratti affettivi ed emozionali)
e gli schemi di comportamenti manifesti, ovvero
azioni di abitudini che si collegano con il mantenimento,
il recupero e il miglioramento della salute”
(Gochman 1988).
La
salute quindi è qualcosa di più
dell’assenza di malattia e riguarda
la sensazione di benessere in toto. Di fronte
ad una società sempre attiva, industrializzata
e frenetica come la nostra il problema da
affrontare consiste nel modificare gli stili
di vita e le abitudini scorrette radicate
ormai nella popolazione. E’ importante
educare a delle abitudini sane sin da quando
si è giovani. La famiglia, che rappresenta
la prima agenzia formativa deve educare sin
dall’infanzia ad una salutogenesi che
riguarda l’educazione alimentare e i
comportamenti sani e positivi.
Le malattie croniche non trasmissibili sono
in gran parte prevedibili e i principali fattori
di rischio possono essere modificabili. |
|
Per una promozione della
salute è importante condurre uno stile di
vita che tenga conto di: Esercizio fisico per aiutare
il sistema circolatorio e cardiovascolare; Attività
ricreative (ballo, calcio, basket...); Mantenere
il peso forma; Alimentazione corretta basata prevalentemente
da legumi, verdura e frutta; Non esagerare con cibi
con elevato tasso del colesterolo; Condire gli elementi
con poco sale; Limitare l’abuso di bevande
alcoliche; Evitare tabacco e droghe; Regolare il
ritmo sonno/veglia (riposo notturno di 7/8 ore).
Le persone che
eseguono comportamenti di prevenzione avranno un
funzionamento più duraturo anche nella vecchiaia.
Bibliografia:
B.ZANI, E. CICOGNANI; Psicologia della salute, il
Mulino, Bologna 2000.
Siti consultati: http:// archivio.pubblica.istruzione.it/essere_ben
- htpp.// it.wikipedia.org/wiki/stile_di_vita
1 Cfr. B.ZANI, E. CICOGNANI; Psicologia della salute,
il Mulino,Bologna 2000, p.23
2 Cfr. B.ZANI, E. CICOGNANI; Psicologia della salute,
il Mulino,Bologna 2000, p.27
|
|
E
non sono solo disabili…
 |
“In
una scuola materna del comune di Genova, come
in moltissime altre scuole della città,
lavora da alcuni anni, in qualità di
ausiliaria, una giovane donna dal dolce viso
orientale.
Si chiama Paola ed è,
come tutte le persone, unica ed irripetibile,
ciò nondimeno appartiene ad una categoria:
è handicappata mentale. Fa parte anche
di una sottocategoria: è una persona
con sindrome di Down; Ha? Ha avuto? Avrà
per sempre? questa malattia (?), menomazione
(?), stigma (?) peculiarità (?), caratteristica
(?). Per i colleghi della scuola, per i bambini,
per i genitori, Paola è Paola
e basta”[ 1].
|
Questo episodio ha avuto sempre una risonanza in
me, già quando ebbi modo di leggerlo durante
la mia formazione universitaria e, oggi vorrei condividerlo
con voi per rispondere ad una domanda che spesso
le persone che mi circondano mi pongono: “Non
ti senti a disagio parlare con un ragazzo disabile?
Come fai a scherzare con naturalezza con chi ha
un ritardo mentale? Come fai a comunicare con loro?
”.
La mia risposta è una sola: quando sono in
straordinaria compagnia di questi ragazzi o bambini,
non guardo alla loro carrozzina, alla loro malattia
o problema genetico, io guardo alla “persona”
che c’è in loro.
Ogni adolescente ha dei sogni, degli interessi,
degli hobby, al pari di ogni altro bambino o ragazzo.
Ma soprattutto ha un proprio vissuto èd ha
tanto da raccontare. C’è chi lo fa
solo con uno sguardo, chi con un sorriso, chi con
dei bizzarri modi di fare, e il più fortunato
lo fa attraverso il linguaggio verbale. Ma ognuno
a suo modo comunica, siamo noi dall’altra
parte che dobbiamo ascoltare cosa hanno da dire.
Ricordo
una mattina quando chiesi ad una ragazza paraplegica:
“sei contenta di essere diventata zia?
hai visto quanto è bello il tuo nipotino?”
E lei con gli occhi spalancati ed un sorriso enorme
mi fece capire di si. E’ bastata la sua espressione
(facciale) per farmi condividere la sua gioia.
Una sera di qualche anno fa, quando ero volontaria
in un centro, organizzai con le mie colleghe una
serata in pizzeria accompagnate dai nostri amici
“Down”.
Fu per me una serata indimenticabile, un sabato
diverso dagli altri all’insegna solo del divertimento,
lontano dai pettegolezzi, dall’invidia e dai
giudizi che a volte escono nel gruppo dei normodotati.
In pizzeria la gente ci guardava attonita: chi magari
con un certo pietismo, chi con disagio, chi in modo
ammirevole. Ma se avessi potuto rispondere ai loro
sguardi avrei detto che io mi trovavo in loro compagnia
non per compiere un’opera di bene, ma perché
nutrivo io stessa il piacere di trascorrere del
tempo con amici sinceri, amici che chiamavo ognuno
col proprio nome e non certo col nome della loro
malattia.
Il concetto dell’integrazione del
disabile e tanto meno del disabile adulto
può prendere forma concretamente solo nel
momento in cui si superano certi stereotipi e si
guarda a “lui” in termini di progetto
di vita, come persona che vuole crescere, sperimentarsi,
vivere le proprie emozioni, innamorarsi, andare
a scuola, coltivare interessi, uscire con gli amici,
fare parte di un club….
I diversamente abili non sono un mondo a
parte ma fanno parte del nostro mondo.
[1] E. MONTOBBIO, C. LEPRI, Chi sarei se potessi
essere, Edizioni Del Cerro, Tirrenia (Pisa), p.
25.
|
|
Superman non è morto!
 |
10
Ottobre 2004: si spegneva a New York Cristopher
Reeve, attore e regista statunitense che raggiunse
la sua fama internazionale interpretando il
personaggio di “Superman”; il
supereroe che ha unito assieme vecchie e nuove
generazioni, seguito dai nostri nonni e amato
dai bambini di oggi.
Nell’anniversario della sua
morte avvenuta soli pochi giorni fa, vorrei
rivolgere un pensiero ad un uomo di una così
grande forza d’animo che non si arrestò
neppure dopo la sua infermità. Come
noto, Cristopher Reeve, nel corso di una gara
ippica cadde da cavallo riportando una paralisi
permanente dal collo in giù meglio
conosciuta come tetraplegia, perdendo anche
la capacità di respirare autonomamente.
Dopo l’incidente la sua vita cambiò;
il nostro supereroe fu costretto a vivere
su una sedia a rotelle, collegato ad un respiratore
artificiale.
Da quel momento in poi impressionò
il modo in cui qualitativamente conduceva
la sua vita.
|
Non solo non uscì dalla scena televisiva
– senza perdere mai di vista i suoi sogni
e la sua professionalità – ma diventò
un’attivista nella campagna a difesa dei diritti
dei disabili.
Sostenne la ricerca sulle cellule staminali, battendosi
contro la politica americana del tempo e assieme
alla moglie fondò il centro “Christopher
Reeve Paralysis Foundation (CRPF)”,
ponendosi come modello significativo per tutti coloro
che vivevano nel suo stesso modo, insegnando ad
essere indipendenti malgrado gli ostacoli fisici
della malattia. Una riflessione mi nasce dall’esperienza
di questo uomo: Cristopher Reeve era una
persona normale, che forse per alcuni si
è trovato nel posto sbagliato e nel momento
sbagliato, ma che di certo ha accolto la sua nuova
condizione di diversamente abile senza farsi sopraffare
dalla disabilità. Anche dopo la sua morte
non ha cessato di vivere nei ricordi di chi è
diversamente abile, ponendosi come una speranza
ed un incoraggiamento di vivere la vita in ogni
modo, non importa come, ma ciò che
importa è “vivere”.
Per tutti quelli che come me o come te lettore,
sono normodotati non dimentichiamo di apprezzare
ogni istante della nostra vita, senza guardare con
gli occhi dell’abitudine. La salute è
un dono, ma in ogni caso “tutti siamo
a rischio di diversità, poiché è
vero che si può essere tali dalla nascita,
per un errore genetico, per un trauma da parto,
per una malattia…ma si può diventare
tali per disattenzione, per una malattia, per un
incidente che può cambiare tutto il corso
della vita in un attimo, per fatalità, per
l’ignoranza di individui ai quali si era affidata
la nostra vita e che affidabili non erano(1).”
(1) M.GELATI ,Pedagogia Speciale, Corso Editore
Ferrara, p.31.
|
|
Lo stress e i benefici del coping
Alcuni
consigli pratici per combattere lo stress
 |
Nella
società attuale è pressoché
diffusa la convinzione che lo stress sia assolutamente
dannoso per il nostro organismo.
Pur se vera, tale affermazione non lo è
sino in fondo poiché, contrariamente
all’opinione generale diffusasi, alcune
situazioni stressanti possono rivelarsi benefiche
e necessarie alla vita di tutti i giorni,
in quanto permettono di migliorare le nostre
prestazioni e di raggiungere determinati obbiettivi.
Non tutto lo stress è stressante, o
meglio, non tutto ciò che sollecita
bruscamente l’organismo è da
considerarsi dannoso. La presenza di stimoli,
talvolta è necessaria al mantenimento
della buona salute dell’organismo.
Solo nel momento in cui questi limiti individuali
si oltrepassano, gli stimoli risultano nocivi
producendo disagio e malessere.
Occorre allora saper individuare gli eventi
stressanti dannosi che, a lungo andare, possono
provocare disturbi organici, ed imparare a
mettere in atto delle strategie, meglio conosciute
come strategie di coping, per far fronte alle
difficoltà. |
In questo modo si rende possibile promuovere il
nostro benessere e migliorare il livello della qualità
della vita.
Quando una situazione viene percepita come stressante
le persone cercano di fare qualcosa per dominarla
e controllare le proprie reazioni emotive. Il coping
è definito da Lazarus, un noto ricercatore,
come “gli sforzi messi in atto dalla persona,
sul piano cognitivo e comportamentale, per gestire
le richieste interne ed esterne”.
Di fronte ad una situazione stressante possiamo
valutare la situazione attraverso due domande: in
primo luogo “Qual è la posta in
gioco?” e in secondo luogo “Che
risorse ho a disposizione?” .
La misura in cui la situazione viene vissuta come
stressante varia da individuo a individuo e dipende
anche dal processo di risorse di coping, che sono
proprietà della persona (ad esempio risorse
di tipo fisico, come salute ed energia, di tipo
psicologico, come la percezione di controllo, un
concetto di sé positivo, la propensione all’ottimismo
e le competenze, come le abilità di problem
solving e le abilità sociali) o dell’ambiente
(risorse materiali e sostegno sociale).
Lo stress giovanile
Negli
ultimi anni è cresciuta in modo notevole
fra gli adolescenti l’incidenza dei problemi
legati allo stress. In molte comunità sono
in aumento la disoccupazione giovanile, la competizione
negli impieghi terziari a causa di ridotte opportunità
di lavorare, i cambiamenti e lo scompiglio nella
vita familiare, come la morte di un genitore, divorzio,
detenzione, gravidanza, litigi con i fratelli e
così via.
Quando le preoccupazioni sono evidenti possono portare
a disperazione, problemi comportamentali e/o inattività.
E’ infinito il numero di azioni di coping
che le persone usano per gestire le proprie preoccupazioni:
la gamma va dal raccogliere informazioni, esaminare
le cose da fare e correre il rischio, all’ignorare
il problema.
Gli adolescenti ricorrono a svariate forme di coping
per fronteggiare le difficoltà, per citarne
alcune consideriamo:
• il supporto sociale: tendenza
condividere il problema con altri. “Parlo
del mio problema ad altre persone sperando che mi
aiutino a risolverlo”;
• l’attenzione alla risoluzione
del problema: prendere differenti punti
di vista o opzioni. “Cerco di risolvere il
problema dando il meglio delle mie capacità”;
• l’investire negli amici più
stretti: coinvolgimento di una particolare
relazione intima;
• l’azione sociale:
mettere gli altri al corrente di determinate problematiche
e assicurarsi il sostegno;
• la ricerca di supporto spirituale;
• la ricerca di un aiuto professionale;
• la ricerca di distrazioni rilassanti:
(leggere un libro, suonare uno strumento, guardare
la tv…);
• pensiero illusorio (soprattutto
per le ragazze);
• (oppure) chiusura in se stessi:
ritiro dell’individuo dagli altri e il desiderio
che questi non vengano a conoscenza di ciò
che lo preoccupa(1) .
Il
sostegno o supporto sociale, più degli altri,
produce un “effetto tampone” o “cuscinetto
protettivo” nei confronti dello stress il
quale ne modera le conseguenze.
Infatti, il sostegno sociale riduce la quantità
e qualità negativa degli stimoli stressanti;
allevia l’impatto emotivo e psicologico di
tali stimoli e favorisce risposte attive e adattive(2)
.
È importante ricordare, come esempio massimo
del sostegno sociale, i gruppi di auto aiuto che
si presentano come un valido strumento in grado
di incrementare la capacità delle persone
di fronteggiare le situazioni di cambiamento e,
prevenire l’insorgere di stress e problemi
emozionali.
All’interno di questi gruppi, grazie al sostegno
sociale e quindi alla condivisione con altre persone
di eventi che portano l’individuo ad assumere
una condizione stressante, è possibile migliorare
la capacità di affrontare determinate difficoltà,
aumentando l’efficacia personale. I gruppi
di auto aiuto, pertanto, permettono ai membri di
rafforzarsi e vivere lo stress come momento positivo
e di crescita.
I rimedi contro lo stress
-
Semplificare lo stile di vita non
è un’impresa facile al giorno d’oggi,
tuttavia è importante sforzarsi di eliminare
dalla giornata quelle “piccole” cose
che ci rendono nervosi e ci tolgono il buon umore,
secondo una scala di priorità.
- Ritagliare un po’ di tempo libero
per se stessi, malgrado i vari impegni che ci tengono
occupati. E’ importante coltivare degli hobby/interessi
e dedicarsi a ciò che ci piace.
- Separare il tempo di lavoro da quello
libero cercando il più possibile
di non portarsi il lavoro a casa, salvo particolari
urgenze.
- Si ritiene necessario regolare il ritmo
sonno/veglia fornendo al nostro corpo le
giuste ore di riposo.
- Seguire una corretta e sana alimentazione.
- Prendersi cura di se stessi e della propria
salute attraverso un’attività
fisica (anche solo una passeggiata di mezz’ora
al giorno) evitando di condurre una vita sedentaria.
- Imparare a rilassarsi mediante
tecniche di rilassamento e respirazione controllata.
Per maggiori informazioni è possibile rivolgersi
ad un esperto del settore.
1- Cfr. ERICA FRYDENBERG, Far fronte
alle difficoltà,Giunti, Firenze 2000, pp
38-39.
2 -Cfr. D. FRANCESCATO, Fondamenti di psicologia
di comunità, Carocci, Roma 2002, pp 105-106.
|
|
Educare i giovani con amore. Alcuni esempi di buona
prassi
“La santità non consiste nel fare
cose straordinarie, ma nel fare straordinariamente
bene le cose ordinarie”.1
Questo il messaggio principale che il Beato Luigi
Monza - fondatore del centro “La Nostra Famiglia”
che si occupa di ricerca, riabilitazione e formazione
- ha lasciato alle vecchie generazioni e valido
per i tempi odierni e futuri.
Questo il segreto della santità a cui tutti
siamo chiamati.
Il 1° Novembre la chiesa celebra la solennità
di tutti i santi mostrandoci i modelli a cui ispirarci
e ricordandoci che la nostra missione consiste nel
santificarci. Difficile da dirsi ma non impossibile
nel momento in cui il “bene viene fatto bene”
negli ambienti in cui viviamo.
In qualità di educatrice e pedagogista mi
sento chiamata in prima persona a questo invito,
perché l’educatore opera in un contesto
di devianza, emarginalità e disabilità.
Personalmente muovo dall’idea che un educatore
cristiano, nello svolgimento del suo lavoro abbia
delle motivazioni in più rispetto ad un educatore
senza principi di fede. Solo attraverso la fede
il cristiano trova il coraggio di fare sbocciare
quanto ricevuto in dono per l’altro.
In occasione dei santi e della commemorazione dei
defunti uno sguardo cade in particolare su Madre
Teresa di Calcutta, esempio vivente di carità
per i più deboli. Ella è stata un
modo di essere prima che un modo di fare.
L’educatore cristiano è attento alla
realtà educativa operando in modo sempre
attivo, ponendosi al servizio dell’altro per
non rischiare di finire in un attivismo operativo
che ha come scopo ultimo l’efficienza, la
fretta, la produttività, perdendo di vista
la vera promozione dell’uomo.
La missione dell’educatore, di ogni tipo di
educatore (genitori, catechisti, sacerdoti, insegnanti)
trova le sue fondamenta su alcune virtù:
l’umiltà che rende facile la considerazione
e la stima per tutti; la mitezza che sostituisce
l’autorità con l’autorevolezza;
la carità che apre alla massima responsabilità
verso tutti.
Il beato Luigi Monza afferma: “Che ognuno
senta viva la responsabilità davanti a Dio
e davanti agli uomini di questi bambini e il compito
che si assume lo porti a termine e con amore e sacrificio
” e ancora “I nostri figlioli
occupano parte preponderante della giornata e tutto
diventa secondario al cospetto della loro assistenza
ed educazione”.3 Pensieri
e riflessioni che sono per noi suggerimenti ascetici
che impegnano ad una risposta e ad una pratica.
Non di meno la pedagogia di San Giovanni Bosco si
fonda sull’amorevolezza, alla luce della quale
trovano un’esatta interpretazione anche i
momenti più difficili e ambigui: la disciplina,
la correzione e i castighi.4 Don
Bosco ripeteva con insistenza: “Dove è
possibile non si faccia mai uso dei castighi”
. E ricorrere ad essi solo ove fosse necessario;
ma sempre l’amorevolezza ne dovrà ispirare
il tono, le modalità e lo stile. “Eccettuati
rarissimi casi, le correzioni, i castighi non si
diano mai in pubblico, ma in segreto, con la massima
dolcezza” 5. Egli aboliva
qualsiasi castigo violento e ad essi preferiva quelli
naturali e di indole psicologica: uno sguardo non
amorevole avrebbe prodotto maggiore effetto di uno
schiaffo.
Anche Don Lorenzo Milani, noto per il suo scritto
“Lettera ad una professoressa”, si è
soffermato sul modo di essere dell’educatore
e non (solo) sulle sue modalità.
Don Milani sperimentò che solo l’amore
incondizionato verso gli alunni avrebbe potuto stimolare
l’apprendimento, alimentarlo e fortificarlo.
“La sua è la pedagogia dell’amore,
dell’autentico amore evangelico, di quell’amore
che solo può compiere e far compiere certi
miracoli”6. La scuola di
Stato di quell’epoca, così come era
organizzata, non poteva sanare le difficoltà
del mondo dei poveri. Era stata fatta dai ricchi
e pensata, perciò, solo per le classi egemoni.
Nonostante la scuola fosse obbligatoria per tutti,
solo pochi ragazzi delle classi svantaggiate riuscivano
a completare il corso di studi.
Egli fondò la scuola popolare che si rivolgeva
soprattutto ai diseredati, ai poveri e ai deboli.
Il fine della sua opera educativa era quello di
eliminare nei ragazzi i condizionamenti ambientali
e contribuire alla crescita interiore, alla formazione
di una coscienza etica e di una mentalità
critica.
Educare per Don Milani, significava spingere verso
la realizzazione dell’uomo in tutta la sua
autenticità, perché consapevole “della
dignità del ragazzo che ha in sé tutto
l’uomo che sarà domani”7.
Il professore Moretti, ricercatore scientifico presso
l’Istituto Eugenio Medea ci porta ad una ulteriore
riflessione: “Fare il bene con i mezzi
migliori che la scienza ci offre, farlo in modo
consapevole. Il gesto tecnico che cerco di eseguire
alla perfezione, deve anche essere un gesto di umana
e cristiana carità. Se manca questa consapevolezza
l’uomo potrebbe essere sostituito da una macchina.
Ma qualunque malato vi sa dire che non è
la stessa cosa”. All’interno del
contesto educativo si viene a creare una relazione
tra diversi in cui si scambiano pezzi di vita e
non certo informazioni. Per questo il miglior metodo
educativo consiste nel fatto che l’educatore
stesso sia educato e cominci a provare su se stesso,
per stabilirne l’idoneità, le congetture
che gli vengono fornite dalla scuola, deve possedere
la teoria e il metodo, ma quello che più
conta è soprattutto il suo esempio.
Un bravo educatore deve operare con il ragazzo diversamente
abile per sapersi “chinare” su di lui,
cogliere i segni della sua vita e con lui educarsi.
^^^^^^^^^^^^^^^^^^
1 - LA NOSTRA FAMIGLIA, Don Luigi
ci parla, cit. 1973, p. 18.
2 - www.donluigimonza.it
3 - Ivi
4 - P. BRAIDO, Don Bosco, ed. La Suola, Brescia
1965, p. 105.
5 - AMICI DI DON DELLA TORRE, Sistema preventivo
di Don Bosco, Centro Salesiano San Domenico Savio
editore, Arese (MI) 2001, p. 13.
6 - G.GUZZO, Don Lorenzo Milani: un itinerario pedagogico,
Rubbettino Editore, Soveria 1988, p. 17.
7 - G.GUZZO, op. cit., p. 90.
|
|
FIABADAY: Pronti a partire?
I
sacrosanti diritti dei disabili calpestati tutti
i giorni.
Questa mattina, come al mio solito, appena sveglia
ho guardato dal mio balcone il “mondo”
che mi circonda: il vicino che porta a spasso il
cane, i bambini che si recano alla messa domenicale,
e chi invece gioca nel cortile invitati da questa
Domenica di sole.
Mentre io e voi siamo immersi nelle nostre faccende,
oggi 3 Ottobre 2010 si celebra un evento importante:
l’VIII Giornata Nazionale per l’Abbattimento
delle Barriere Architettoniche.
Dietro questo evento si nasconde un “percorso
di ostacoli” affrontato dalla persona diversamente
abile. Da quella persona che al pari nostro vuole
vivere la sua vita senza difficoltà di movimento,
dal momento in cui è possibile abbattere
le barriere architettoniche.
La legge quadro italiana stabilisce i termini e
le modalità in cui deve essere garantita
l’accessibilità agli ambienti in particolare
ai luoghi pubblici (cf. DM236/89).
Qualche
giorno fa su un sito internet popolare, sono stata
attratta da un video intitolato “la legge
siamo noi”.
E’ stato straziante per me assistere allo
sconforto di una persona con disabilità motoria
che, dopo essersi messa alla guida della sua macchina
con dispositivi speciali (e vi assicuro che non
è stato facile), raggiunge finalmente il
luogo previsto: l’ufficio postale.
Non appena arrivato si accorge che lo scivolo per
i disabili non è accessibile a causa di un
auto parcheggiata davanti all’ingresso.
Lo sconforto di questa persona si tramuta in un
pianto e poi in disperazione che lo induce a strappare
il bollettino.
Siamo nel 2010 e non è possibile pensare
che oltre all’abbattimento delle barriere
architettoniche bisogna fare ancora molto per l’abbattimento
di quelle culturali.
Ognuno di noi ha diritto ad una migliore qualità
della vita ed è responsabilità di
ciascuno garantire al disabile non solo di vivere
al meglio la sua vita ma anche di sostenerlo in
quelle che sono le sue
azioni quotidiane: lavoro, versamenti, enti pubblici,
tempo libero ecc.
Oggi
in occasione del FIABADAY – Fondo Italiano
per l’Abbattimento delle Barriere Architettoniche-
è possibile ricominciare. Pronti a partire?
Il FIABADAY è giunto all’ottava edizione,
giornata nazionale istituita il 28 Febbraio 2003
(in occasione dell’anno europeo del disabili)
con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri,
al fine di sensibilizzare le istituzioni pubbliche
e private e di avviare iniziative concrete a sostegno
dell’inclusione sociale delle persone con
disabilità.
Il FIABADAY si propone come una Campagna Sociale
per una cultura “senza barriere”.
A Roma, il consiglio dei Ministri ha aperto le porte
di Palazzo Chigi a tutti i cittadini, bambini, anziani
disabili e i loro accompagnatori per visite guidate
all’interno del Palazzo.
Di fronte alle porte del Governo è stato
allestito il “Palco FIABADAY” ove si
svolgeranno sino alle ore 18.00 spettacoli a favore
dell’abbattimento di ogni barriera, numerose
iniziative sociali e culturali, e dibattiti circa
esempi di “buona pratica”.
Ecco i principali temi dei dibattiti: Istruzione,
Pari opportunità, Sicurezza, Terzo Settore,
e “Total Quality” laddove si intende
Qualità dell’ambiente e del territorio,
Mobilità, trasporti, Mass Media, Cultura
e Ricerca.
Non va dimenticata la collaborazione, come ogni
anno, del Corpo delle Capitanerie di Porto, attraverso
il quale è possibile effettuare visite italiane
in oltre quindici porti italiani.
La Puglia aderisce a questa iniziativa con la Capitaneria
di Porto di Bari dove i diversamente abili potranno
usufruire di un giro in barca grazie al contributo
del messaggero FIABA Domenico Scarpetta.
Il Presidente di FIABA Giuseppe Trieste ha dichiarato:
“Dobbiamo fare un salto culturale senza
precedenti abbattendo la barriera discriminatoria
che distingue disabili e normodotati. Non esistono
categorie ma esistono le persone con le loro peculiarità
e genialità ma anche con le loro difficoltà.
Questo rinnovamento culturale deve partire dalla
scuola che accoglie ogni studente anche straniero.
Le barriere - ha concluso il Presidente di FIABA
- hanno cambiato status: da caratteristica della
disabilità sono diventate barriere per tutti,
che ogni cittadino incontra e FIABA sta centrando
l’obiettivo di arrivare a questa nuova concezione.
Per questo è necessario realizzare il nuovo,
senza barriere e ad accessibilità totale,
e chi progetta lasci la vecchia impostazione e pensi
a costruzioni proiettate al futuro”.
|
|
|
Brindisi Bozzano - Accesso al Parco, Banca, Supermercato
e Condominio
Foto Brindisi News - Segnalazioni..... |
|
Dislessia
e disturbi specifici di apprendimento: Senato approva
legge per riconoscimento, tutela e percorsi didattico-diagnostici
Il
commento dell’Associazione Italiana Dislessia
Dopo un lungo percorso legislativo è stata
approvata oggi dal Senato la legge che riconosce
e definisce alcuni disturbi specifici di apprendimento
(DSA) in ambito scolastico quali dislessia, disgrafia,
disortografia e discalculia. Una norma, quella approvata
oggi in sede deliberante dalla 7ª Commissione
permanente (Istruzione pubblica, beni culturali,
ricerca scientifica, spettacolo e sport) che riconosce
l’esistenza di questi disturbi stimolando
la scuola a individuarli precocemente e definendo
i luoghi del percorso diagnostico. “C’è
soddisfazione perché l’approvazione
di oggi giunge dopo un lungo iter normativo che
attesta l’esistenza ed estende la tutela legale
per i circa 350.000 ragazzi, pari al 5% della popolazione
in età scolare, che sono affetti da questi
disturbi”, ha affermato il presidente dell’AID
(Associazione italiana dislessia), Rosabianca Leo.
La legge, per cui sarà previsto un finanziamento
di 2 milioni di euro complessivi per gli anni 2010-2011,
sancisce il diritto a usufruire dei provvedimenti
compensativi e dispensativi lungo tutto il percorso
scolastico compresa l’Università e
assicura la preparazione degli insegnanti e dei
dirigenti scolastici. Per le famiglie sarà
inoltre garantita la possibilità di usufruire
di orari di lavoro flessibili. Inoltre, qualora
non sia disponibile effettuare diagnosi presso le
strutture del Ssn, la legge dà la possibilità
di effettuarle presso strutture accreditate.
Commento
del presidente AID, Rosabianca Leo
“Sono
soddisfatta, anche come genitore, perché
questa legge riconosce finalmente dopo tante battaglie
l’esistenza della dislessia e di altri disturbi
specifici di apprendimento stimolando la scuola
a individuarli precocemente e definendo i luoghi
del percorso diagnostico e didattico. Stiamo già
lavorando con il ministero dell’Istruzione,
di cui abbiamo apprezzato la volontà di affrontare
il problema, in merito alle linee guida sulla legge.
Certo è che siamo solo all’inizio di
un percorso che dovrà essere avviato con
le scuole, soprattutto sul tema della formazione
dei dirigenti scolastici e le strutture del Servizio
sanitario nazionale. Il testo è certamente
un salto di qualità rispetto al passato ma
va migliorato sia sotto l’aspetto della valutazione
sulla sua effettiva applicazione sia per esempio
con l’inserimento di sanzioni per chi non
rispetta la normativa. Siamo consapevoli, come Associazione,
che le cose non si cambiano in poco tempo ma l’approvazione
di oggi ci conferisce più forza per migliorare
il testo e per tutelare meglio i diritti delle persone
con disturbi di dislessia. Infine, un ringraziamento
va a tutti i senatori e i deputati che in questi
anni si sono impegnati per far approvare la legge.
Desidero poi anche ringraziare la Fondazione Telecom
Italia, partner della nostra Associazione, per la
collaborazione che ci ha assicurato nel portare
avanti importanti iniziative di formazione, informazione
e supporto agli studenti anche in assenza di questa
norma. Progetti sui quali Fondazione Telecom Italia
investe 1,5 milioni di euro e che da domani potranno
ulteriormente svilupparsi in tutto il Paese a sostegno
dell’attività didattica istituzionale”.
La legge nel dettaglio
Dopo
la definizione dei termini dislessia, disgrafia,
disortografia e discalculia evidenziati nel primo
articolo del ddl, nel secondo punto del testo vengono
evidenziate le finalità che si prefigge la
norma tra cui la promozione del successo scolastico,
anche attraverso misure didattiche di supporto,
la garanzia di una formazione adeguata che promuova
lo sviluppo delle potenzialità anche attraverso
la preparazione degli insegnanti e la sensibilizzazione
dei genitori nei confronti delle problematiche legate
ai DSA. Durante il percorso formativo (art. 4) anche
i docenti dovranno possedere un’adeguata preparazione
didattica, metodologica e valutativa in merito alle
problematiche relative ai DSA. Altro aspetto è
quello che riguarda la diagnosi (art. 3) che dovrà
essere effettuata nell’ambito dei trattamenti
specialistici già assicurati dal Ssn a legislazione
vigente e sarà comunicata dalla famiglia
alla scuola di appartenenza dello studente. Le regioni
nel cui territorio non sia possibile effettuare
la diagnosi nell’ambito dei trattamenti specialistici
erogati dal Ssn possono prevedere, nei limiti delle
risorse, che la medesima diagnosi sia effettuata
da specialisti o strutture accreditate. Rilevante,
poi, l’articolo 5 che mette nero su bianco
le misure educative e le didattiche di supporto
come l’uso di una didattica individualizzata
e personalizzata o l’introduzione di strumenti
compensativi, compresi i mezzi di apprendimento
alternativi e le tecnologie informatiche, nonché
misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali
ai fini della qualità dei concetti da apprendere.
È previsto pure per l’insegnamento
delle lingue straniere, l’uso di strumenti
compensativi che favoriscano la comunicazione verbale.
Agli studenti con DSA, inoltre, sono garantite,
durante il percorso di istruzione e di formazione
scolastica e universitaria, adeguate forme di verifica
e di valutazione, anche per quanto concerne gli
esami di Stato e di ammissione all’università
nonché gli esami universitari. Misure anche
per i familiari (art. 6) che potranno usufruire
di orari di lavoro flessibili. Nell’articolo
7, invece, viene indicato come a quattro mesi dall’entrata
in vigore della legge, attraverso un decreto del
Ministro dell’istruzione, dell’università
e della ricerca, di concerto con il Ministro della
salute, previa intesa in sede di Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province
autonome di Trento e di Bolzano, si provvede ad
emanare linee guida per la predisposizione di protocolli
regionali, da stipulare entro i successivi sei mesi.
All’articolo 8 viene evidenziato come sono
fatte salve le competenze delle Regioni a statuto
speciale e province autonome che dovranno entro
tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente
legge provvedere a dare attuazione alle disposizioni
della legge stessa.
|
|
Giornata
Mondiale contro l’Atassia
Da diversi anni cresce la ricerca scientifica contro
le malattie genetiche e, la piazza rappresenta il
punto d’incontro ove sensibilizzare la popolazione
sulle varie “problematiche” del nostro
secolo.
Ed è proprio nelle maggiori piazze italiane
che il 25 Settembre si è svolta la X Giornata
Mondiale contro l’atassia per favorirne la
diffusione, la conoscenza e la prevenzione.
L’atassia è una malattia neurogenetica
che colpisce il Sistema Nervoso Centrale alterando
la coordinazione dei muscoli volontari ma che lascia
indenne la mente. Una malattia , dunque, che si
ripercuote nei piccoli gesti quotidiani come la
difficoltà di bere un semplice bicchiere
di acqua.
Nel 1982 nasce l’associazione A.I.S.A –
Associazione Italiana sindromi Atassiche –
la quale opera nel campo del Volontariato Sociale
e Sanitario per incoraggiare e promuovere la ricerca
scientifica genetico molecolare, biochimica ed immunologica
sulle Atassie, offrendo sostegno concreto ai pazienti
atassici e alle loro famiglie.
In occasione della X Giornata Mondiale contro l’atassia,
l’A.I.S.A. ha realizzato, come da diversi
anni, una fiaccolata di candele bianche, simbolo
dell’impegno di scienziati e volontari nella
ricerca, e di candele blu come proposito di vittoria
sulla malattia; in oltre è stato consegnato
un fiore di confetti come dolce ringraziamento a
tutti i sostenitori della lotta alle sindromi atassiche.
Per incrementare la conoscenza di tale disturbo,
diversi volontari all’interno degli stand
hanno distribuito volantini informativi circa la
malattia e il suo evolversi. Purtroppo, caratteristica
delle sindromi atassiche ad origine genetica è
la progressività che determina l’aggravarsi
della malattia.
Quest’anno, L’A.I.S.A. della regione
Campania in collaborazione con la ZENO fiori nel
mondo, come variante al simbolico fiore di confetti
ha donato ai sostenitori una piantina con lo slogan
“Tieni cura a questa
pianta e ricorda che anche un atassico ha bisogno
del tuo Aiuto!”
Per continuare le attività in corso e per
raggiungere nuovi risultati è possibile effettuare
una donazione a favore dell’ASSOCIAZIONE
ITALIANA PER LA LOTTA ALLE SINDROMI ATASSICHE A.I.S.A.
ONLUS. Per ulteriori informazioni
consultare il sito www.atassia.it
.
Aiutiamo una persona atassica nella sua lotta quotidiana
contro la malattia. Prima di essere un atassico
è un “uomo” con le sue paure,
incertezze, sentimenti e con una gran voglia di
vivere. Giuseppe Povia canta in una sua nota canzone
“Non basta un sorriso, ci vuole di più,
qui serve un impegno deciso e lo puoi fare anche
tu”.
La donazione è un impegno deciso e concreto
e… LO PUOI FARE ANCHE
TU!!!
Un piccolo gesto è il fondamento per una
grande svolta.

|
|
Digit@ndo...@pprendendo...imp@ro
Lo strumento informatico è da tempo riconosciuto
come una necessità imprescindibile per consentire
l’apprendimento agli alunni con Disturbi Specifici
di Apprendimento. Tuttavia un utilizzo rigido dello
strumento informatico ed una mancata attivazione
di strategie rischiano di non dare alcun risultato,
di rallentare e deludere ulteriormente le speranze
di apprendere con minor fatica da parte degli alunni.
Per questo l’efficacia degli strumenti informatici
si esplica al meglio solo se i ragazzi sono guidati
ad utilizzare un approccio attivo e consapevole,
tramite l’adozione di strategie e stili di
apprendimento utili a supportare le abilità
di comprensione, di memoria e reperimento lessicale,
di rielaborazione orale e scritta dei contenuti.
Le moderne tecnologie informatiche mettono a disposizione
dei ragazzi con DSA potenti strumenti per compensare
le difficoltà di lettura e scrittura; l'alfabetizzazione
informatica delle famiglie (è spesso anche
della scuola) non appare però sufficiente
per permettere ai ragazzi di scoprire gli strumenti
più adatti alle proprie difficoltà
e potenzialità, ne di imparare ad utilizzarle.
Da questo bisogno nasce un nuovo progetto dal titolo
“Digit@ndo...@apprendendo...Imp@ro”
realizzato dall’A.I.D.(Associazione Italiana
Dislessia) e finanziato dalla “Fondazione
Telecomitalia”. Il progetto consiste nella
realizzazione di cinque campus informatici rivolti
ai ragazzi con diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento
con l’obiettivo di avviarli all'uso degli
strumenti informatici utili per lo studio e per
l'apprendimento, attraverso un' esperienza residenziale
di gruppo e la proposta di temi ed argomenti stimolanti
e motivanti che permettano di sperimentare un apprendimento
attivo, creativo ed efficace.
La partecipazione al campus sarà aperta a
ragazzi/e con diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento
della regione Puglia che hanno frequentato, nel
corrente anno scolastico, la classe V^ della scuola
Primaria e 1^ e 2^ della scuola Secondaria di Primo
Grado.
Il Campus sarà residenziale e si svolgerà
dall' 11 al 16 giugno 2010. Il percorso educativo
e didattico previsto si svolgerà all’interno
del laboratorio informatico e in spazi all’aperto
della struttura stessa, immersi nella campagna inondata
di odori e colori che suscitano sensazioni di benessere,
spensieratezza e gioia di vivere.
L’attività didattica si suddividerà
in sei giornate, durante le quali saranno distribuite
6/7 ore di lezioni-laboratorio, e momenti di confronto
personale; il gruppo è accompagnato da esperti
di didattica ed informatica e da animatori con conoscenza
specifica sui DSA. L’ultima giornata di ogni
campus prevederà una restituzione collettiva
rivolta ai genitori.
La giornata si articolerà secondo diverse
tipologie di lezioni-laboratorio pratiche, strutturati
in un percorso unitario di apprendimento per scoperta,
vicino agli interessi dei ragazzi.
I materiali saranno proposti e fruiti in forma multimediale.
Verranno così valorizzati diversi stili cognitivi
e la collaborazione in piccolo gruppo, affinché
i bambini, in percorsi di apprendimento significativi,
riescano a capire ed esprimere se stessi e i propri
interessi.

|
|
Nuovo
testo su: "Dislessia e università"
Il
volume affronta diversi aspetti del problema
"La
presenza di studenti dislessici nelle università
è in rapido aumento e richiede provvedimenti
specifici per assicurare loro pari opportunità
di apprendimento e successo formativo. La dislessia
è un disturbo “invasibile” che
può condizionare pesantemente lo studio,
ma non esclude la possibilità di laurearsi
e avere una vita professioanale soddisfacente, purchè
si predispongano aiuti e strumenti che facilitino
le attività accademiche.
Dislessia e università, riunisce,
per la prima volta, i contributi dei gruppi di ricerca
che si occupano della diagnosi e dell'intervento
a favore dei dislessici adulti. In Italia, nonostante
la situazione sia problematica fin dalla diagnosi
per la mancanza di strumenti specifici, si registra
un vivace interesse dei Servizi per gli studenti
disabili di alcune università.
Il volume affronta diversi aspetti del problema:
dalla valutazione diagnostica all'individuazione
di strumenti e strategie per favorire il lavoro
accademico, fino alle opportunità e alle
risorse delle nuove tecnologie.
Il confronto con la situazione inglese fornisce
inoltre stimoli interessanti per la gestione della
dislessia, non solo a livello universitario ma anche
per l'inserimento nel mondo del lavoro.
|
L’articolo
da me realizzato, si intitola Dislessia in
età adulta: il questionario di Vinegrad
in una ricerca esplorativa con studenti universitari.
( S .Pinnelli, R. Cursi)
ed è presente nel libro Dislessia e
università a cura di E. Genovese et
al. casa editrice Erickson, maggio 2010.
Il presente contributo è il risultato
di un'indagine esplorativa ancora in corso,
attivata presso la Cattedra di Didattica speciale
dell'Università del Salento, finalizzata
a valutare l'attendibilità di uno strumento
di screenng: l' ADCL - Adult Dyslexia Checklist-
formulato da M. Vinegrad. La ricerca, inoltre
intende rilevare la potenziale presenza del
disturbo della dislessia in un campione di
studenti dell'università del salento. |
|
|
Non
è solo un intervista!
Due chiacchiere fra amici…prima di entrare
in scena
“E’ uno spettacolo dove non si partecipa
solo con gli occhi e con la voce, ma anche con il
corpo”.
Questa la frase introduttiva che ha aperto lo spettacolo
dal titolo “Oltre” realizzato dall’
Associazione onlus “Il Gabbiano” di
Ostuni.
Protagonisti non erano solo i ragazzi, ma anche
i volontari, alcuni genitori ed il pubblico che
da sotto al palcoscenico ballava, cantava e applaudiva
con entusiasmo all’intera equipe. Uno spettacolo
diverso dal solito ove non erano gli attori principali
a ricevere fiori, ma il pubblico da parte degli
stessi ragazzi che con gioia e allegria distribuivano
rose bianche ad ogni “singola” persona.
Mi piace sottolineare il concetto di singolarità,
perché non si è parte della gente,
di una folla omologata senza identità e carattere.
Ogni persona ha una sua identità, unicità
e “diversità” che va riconosciuta
e valorizzata. Ed è proprio attraverso il
riconoscimento verso ogni persona che i ragazzi
ci hanno accolto.
Lo spettacolo si è tenuto la sera del 25
Maggio al Teatro della chiesa di San Vito Martire
della città di Brindisi grazie alla disponibilità
del parroco Don Giuseppe Apruzzi. Non si è
trattata di una esibizione fine a se stessa, ma
di una serata di solidarietà in favore della
“Casa Betania”, centro di accoglienza
per i senza tetto. La Presidente F. Tanzarella ha
ricordato la finalità solidale dello spettacolo
con l’affermazione: “ Noi siamo
un’associazione che ha bisogno, ma c’è
chi ha ancora più bisogno di noi”.
Parole di chi non ha occhi solo per se stesso, ma
di chi vive la “cultura” della solidarietà,
dell’umanità e dell’amore verso
il prossimo.
Da un’Associazione che si fonda su principi
morali e cristiani è nato lo spettacolo “Oltre”
per comunicare che è possibile dire “basta”
al male, che è possibile andare “oltre”
le apparenze e i pregiudizi. “Potrei creare
un altro mondo io stesso dove nessuno lo distrugge
con atti, né lo delude con parole ingannevoli.
Ma il mondo che creo io non è buono, eppure
non sono io a renderlo malvagio”.
Davanti al male, all’ostilità, si può
dire non ce la faccio più… Si può
dire Oltre. Il male è banale, è
facile, non richiede sforzi, è una scorciatoia.
Non esistono persone buone ma persone consapevoli.
Consapevoli di essere responsabili di fare del bene
se lo si vuole.
Oltre il male esiste il bene. Oltre il pregiudizio
esiste la comprensione.
Oltre la tristezza la gioia. Coltivare la gioia
non vuol dire non vedere le brutture e i guasti
del mondo. La gioia si trasmette con uno sguardo,
con una parola, con una carezza. La gioia si “contagia”.
Ed io mi sono lasciata contagiare dall’allegria
e la spontaneità di questi ragazzi, forse
anche per una deformazione professionale o meglio
“vocazionale”, motivo per cui appena
arrivata mi sono subito precipitata dietro le quinte
per fare due chiacchiere con loro e conoscere nuovi
amici.
Ciao,
come ti chiami?
Mi chiamo Mara.
Ciao Mara, ti va di raccontarmi come ti
senti prima dello spettacolo?
Questa sera sono davvero contenta perché
verranno a vedermi degli amici importanti per me.
Ci sono i tuoi familiari?
No, aspetto che arrivino gli altri volontari
del nostro gruppo, sono davvero speciali.
Grazie Mara.
(Mentre parlo
con Mara, un ragazzo si avvicina a noi).
Ho
notato che sei attento ad ascoltare la tua amica.
Vuoi fare due chiacchiere anche tu con me? Io sono
Roberta, tu invece?
Io sono Paolo.
Ciao Paolo, mi racconti cosa provi in questo
momento?
Stiamo quasi per entrare in scena, mi sento
agitato ed emozionato. Spero che i brindisini ci
diano affetto, perché noi ci sentiamo carichi.
Che parte farai?
Non ti dico nulla, vedi lo spettacolo e capirai.
Non vedo l’ora di vedervi…In
quanto tempo vi siete preparati?
Questo spettacolo è una replica. Lo abbiamo
già presentato ad Ostuni, comunque abbiamo
provato per circa 2 mesi. Ma questi ultimi giorni
sono stati più pesanti, dal Martedì
al Venerdì pieno di prove.
Grazie Paolo
Ciao,
Come ti chiami?
Matteo.
Matteo, davvero un bel nome. Senti Matteo,
mi vuoi dare la tua esperienza e mi dici le emozioni
che stai vivendo in questi attimi che precedono
lo spettacolo?
Mi sento tranquillo e sicuro perché ho
provato tante volte la parte.
Sei davvero un attore ormai! Questa sera
c’è qualcuno in particolare che viene
a vederti?
Si, sono felice perché mi verranno a
vedere mio fratello e mia cognata”.
Bellissimo! Che rapporto hai instaurato
con i volontari?
I volontari sono diventati per me degli amici,
fanno parte del gruppo.
Che bello quello che dici Matteo! Sicuramente
anche per loro è così. Anche io sono
volontaria in un altro gruppo e posso dirti che
si è instaurato un rapporto di amicizia ormai.
Matteo, ti va di parlarmi della vostra associazione?
Che cosa fate?
Nella nostra Associazione facciamo delle belle
attività, ad esempio Autonomia, Attività
ludico-teatrale e Musicoterapica. La musicoterapia
mi piace tantissimo, ascoltiamo dei brani e poi
comunichiamo le emozioni che proviamo.
E’ proprio vero che ti piace la musica,
un tuo amico mi ha detto che sei un ballerino.
Io sono il maestro dei balli di gruppo.
(Matteo sorride ed esprime tanto entusiasmo).
Grazie Matteo.

L’esperienza
dei volontari
Mi
chiamo Lilia, sono volontaria dell’Associazione
“Il Gabbiano” da circa un anno ma questo
tempo mi è stato sufficiente per sentirmi
parte del gruppo: anche io sono una di loro. L’esperienza
del teatro è bellissima, qualcosa di indescrivibile,
i ragazzi sul palco, ma anche nei momenti di prova,
ci trasmettono le loro emozioni. In scena ogni ragazzo
è affiancato da un volontario e noi abbiamo
la possibilità di capire cosa stanno provando,
ma anche loro percepiscono le nostre emozioni. Questo
si rivela come un momento di confronto per tutti,
e soprattutto di scambio reciproco.
Grazie Lilia.
Mi
chiamo Carmelita, anche io svolgo l’attività
di volontariato da un anno. Per la preparazione
dello spettacolo non ci siamo limitati ad essere
solo degli spettatori ma anche noi partecipiamo
attivamente affiancando i ragazzi in coppia.
Da cosa è nata la “vocazione”
di volontaria?
Dalla voglia di sentirmi utile e offrire un supporto
ai ragazzi…e dare loro la possibilità
di avere un contatto esterno, perché non
vivano “chiusi” nel loro mondo.
Grazie Carmelita.
(Ormai il tempo è poco ma nonostante tutto
cerco di “rubare” qualche battuta ad
un genitore dei ragazzi).
Io
sono la mamma di Valentina, mi chiamo Annarita Francioso
ed oltre ad essere una mamma sono anche la promotrice
dell’Associazione onlus “il Gabbiano”
assieme a Franca Tanzerella, insegnante di sostegno
di mia figlia. Con lei è nata la voglia di
fare qualcosa di più per questi ragazzi.
Anche il parroco della parrocchia maturava da tempo
l’idea di avviare attività occupazionali
e di integrazione per i diversamente abili e cercava
persone mosse dal suo stesso desiderio. Si è
creata sin da subito sinergia e collaborazione tra
di noi potendo usufruire così dei locali
interni alla chiesa.
Come è nata l’idea di avviare
i ragazzi all’ attività teatrale?
L’attività teatrale è nata
dalla voglia di mettersi in gioco e di divertirsi,
ciò è stato possibile grazie alla
collaborazione di Mariagrazia (insegnante di religione)
e dei volontari. Il gruppo si sta allargando sempre
di più, è meglio di una famiglia…per
me i volontari sono degli angeli.
Grazie di cuore Annarita per averci fatto
conoscere la tua esperienza.
Il messaggio
“oltre” è giunto alle orecchie
ma soprattutto al cuore di ciascuno di noi, ma ha
trovato maggiore compimento in un canzone di R.
Vecchioni, cantata dai volontari e dai ragazzi che
ci hanno donato la speranza di credere che è
ancora possibile in questo mondo una “cultura
della diversità”.
Sogna
ragazzo sogna (R. Vecchioni)
E
ti diranno parole rosse come il sangue, nere come
la notte; ma non è vero, ragazzo, che la
ragione sta sempre col più forte;io conosco
poeti che spostano i fiumi con il pensiero,e naviganti
infiniti che sanno parlare con il cielo.
Chiudi gli occhi, ragazzo, e credi solo a quel che
vedi dentro; stringi i pugni, ragazzo, non lasciargliela
vinta neanche un momento; copri l'amore, ragazzo,
ma non nasconderlo sotto il mantello; a volte passa
qualcuno, a volte c'è qualcuno che deve vederlo.
Sogna, ragazzo sogna quando sale il vento nelle
vie del cuore, quando un uomo vive per le sue parole
o non vive più; sogna, ragazzo sogna, non
cambiare un verso della tua canzone,
non fermarti tu...
Lasciali dire che al mondo quelli come te perderanno
sempre; perché hai già vinto, lo giuro,
e non ti possono fare più niente; passa ogni
tanto la mano su un viso di donna, passaci le dita;
nessun regno è più grande di questa
piccola cosa che è la vita.
E la vita è così forte che attraversa
i muri senza farsi vedere, la vita è così
vera che sembra impossibile doverla lasciare; la
vita è così grande che quando sarai
sul punto di morire,
pianterai un ulivo, convinto ancora di vederlo fiorire.
Sogna, ragazzo sogna, quando lei si volta, quando
lei non torna, quando il solo passo che fermava
il cuore non lo senti più; sogna, ragazzo,
sogna, passeranno i giorni, passerà l'amore,
passeranno le notti, finirà il dolore, sarai
sempre tu ...
Sogna, ragazzo sogna, piccolo ragazzo nella mia
memoria,tante volte tanti dentro questa storia:
non vi conto più; sogna, ragazzo, sogna,
ti ho lasciato un foglio sulla scrivania, manca
solo un verso a quella poesia, puoi finirla tu.
(Dr.ssa
Roberta Cursi)

|
|
“Dignità
e diritti della persona con handicap mentale”
… in memoria di Giovanni Paolo II
|
Ogni
anno, come mia consueta abitudine, mi piace
rivolgere un pensiero speciale all’amatissimo
Papa Giovanni Paolo II nel giorno del suo
compleanno. Per me, che l’ho seguito
personalmente durante le giornate mondiali
della gioventù, ha rappresentato una
guida sicura.
Le sue parole parlavano direttamente al cuore
dell’uomo e ha cercato di difendere
i diritti dei più deboli, dei meno
abbienti e di coloro che non potevano fare
sentire la loro voce.
L’8 Gennaio del 2004, a conclusione
dell’anno europeo delle persone disabili,
Giovanni Paolo II ha tenuto un simposio internazionale
intitolato “Dignità e diritti
della persona con handicap mentale”
nel quale ha ribadito che l’handicappato
mentale deve godere in tutta la misura possibile
degli stessi diritti degli altri esseri umani:
dignità morale, piena integrazione
in una società attiva, diritto di vivere
la sfera affettiva e la dimensione sessuale,
ove per dimensione sessuale si intende donarsi
all’altro attraverso un ascolto attento,
uno sguardo, una parola di conforto, un abbraccio,
una stretta di mano, un’amicizia disinteressata
. |
“Il
punto di partenza per ogni riflessione sull’handicap
- ha affermato il Santo Padre - è radicato
nelle persuasioni fondamentali dell’antropologia
cristiana: la persona handicappata, anche quando
risulta ferita nella mente o nelle sue capacità
sensoriali e intellettive, è un soggetto
pienamente umano, con i diritti sacri e inalienabili
propri di ogni creatura umana. L’essere umano,
infatti, indipendentemente dalle condizioni in cui
si svolge la sua vita e dalle capacità che
può esprimere, possiede una dignità
unica ed un valore singolare a partire dell’inizio
della sua esistenza sino al momento della morte
naturale.
La persona dell’handicappato, con tutte le
limitazioni e le sofferenze da cui è segnata,
ci obbliga ad interrogarci, con rispetto e saggezza,
sul mistero dell’uomo. Quanto più ci
si muove, infatti, nelle zone oscure e ignote della
realtà umana, tanto più si comprende
che proprio nelle situazioni più difficili
e inquietanti emerge la dignità e la grandezza
dell’essere umano.
L’umanità ferita del disabile ci sfida
a riconoscere, accogliere e promuovere in ciascuno
di questi nostri fratelli e sorelle il valore incomparabile
dell’essere umano creato da Dio per essere
figlio nel Figlio.
La qualità di vita all’interno di una
comunità si misura in buona parte dall’impegno
nell’assistenza ai più deboli e ai
più bisognosi e nel rispetto della loro dignità
di uomini e di donne. Il mondo dei diritti non può
essere appannaggio solo dei sani. Anche la persona
portatrice di handicap dovrà essere facilitata
a partecipare, per quanto le è possibile,
alla vita della società ed essere aiutata
ad attuare tutte le sue potenzialità di ordine
fisico, psichico e spirituale. Soltanto se vengono
riconosciuti i diritti dei più deboli una
società può dire di essere fondata
sul diritto e sulla giustizia: l’handicappato
non è persona in modo diverso dagli altri,
per cui riconoscendo e promovendo la sua dignità
e i suoi diritti, noi riconosciamo e promoviamo
la dignità e i diritti nostri e di ciascuno
di noi.
Una società che desse spazio solo per i membri
pienamente funzionali, del tutto autonomi e indipendenti
non sarebbe una società degna dell’uomo.
La discriminazione in base all’efficienza
non è meno deprecabile di quella compiuta
in base alla razza o al sesso o alla religione.
Una forma sottile di discriminazione è presente
anche nelle politiche e nei progetti educativi che
cercano di occultare e negare le deficienze della
persona handicappata, proponendo stili di vita e
obiettivi non corrispondenti alla sua realtà
e, alla fine, frustranti e ingiusti.
La giustizia richiede, infatti, di mettersi in ascolto
attento e amoroso della vita dell’altro e
di rispondere ai bisogni singolari e diversi di
ciascuno tenendo conto delle loro capacità
e dei loro limiti.
La diversità dovuta all’handicap può
essere integrata nella rispettiva, irripetibile
individualità e a ciò devono contribuire
i familiari, gli insegnanti, gli amici, la società
intera. Per la persona handicappata, come per ogni
altra persona umana, non è dunque importante
fare quello che fanno gli altri, ma fare ciò
che è veramente bene per lei, attuare sempre
più le proprie ricchezze, rispondere con
fedeltà alla propria vocazione umana e soprannaturale.
Al riconoscimento dei diritti deve pertanto seguire
un impegno sincero di tutti per creare condizioni
concrete di vita, strutture di sostegno, tutele
giuridiche capaci di rispondere ai bisogni e alle
dinamiche di crescita della persona handicappata
e di coloro che condividono la sua situazione, a
partire dai suoi familiari.
Al di sopra di qualsiasi altra considerazione o
interesse particolare o di gruppo, bisogna cercare
di promuovere il bene integrale di queste persone,
né si può negare loro il necessario
sostegno e la necessaria protezione, anche se ciò
comporta un maggior carico economico e sociale.
Forse più che altri malati, i soggetti mentalmente
ritardati hanno bisogno di attenzione, di affetto,
di comprensione, di amore: non li si può
lasciare soli, quasi disarmati e inermi, nel difficile
compito di affrontare la vita.
A questo proposito, particolare attenzione merita
la cura delle dimensioni affettive e sessuali della
persona handicappata. Si tratta di un aspetto spesso
rimosso o affrontato in modo superficiale e riduttivo
o addirittura ideologico. La dimensione sessuale
è, invece, una delle dimensioni costitutive
della persona la quale, in quanto creata ad immagine
di Dio Amore, è originariamente chiamata
ad attuarsi nell’incontro e nella comunione.
Il presupposto per l’educazione affettivo-sessuale
della persona handicappata sta nella persuasione
che essa abbia un bisogno di affetto per lo meno
pari a quello di chiunque altro. Anch’essa
ha bisogno di amare e di essere amata, ha bisogno
di tenerezza, di vicinanza, di intimità.
La realtà, purtroppo, è che la persona
con handicap si trova a vivere queste legittime
e naturali esigenze in una situazione di svantaggio,
che diventa sempre più evidente col passaggio
dall’età infantile a quella adulta.
Il soggetto handicappato, pur leso nella sua mente
e nelle sue dimensioni interpersonali, ricerca relazioni
autentiche nelle quali poter essere apprezzato e
riconosciuto come persona.
Le esperienze compiute in alcune comunità
cristiane hanno dimostrato che una vita comunitaria
intensa e stimolante, un sostegno educativo continuo
e discreto, la promozione di contatti amichevoli
con persone adeguatamente preparate, l’abitudine
a incanalare le pulsioni e a sviluppare un sano
senso del pudore come rispetto della propria intimità
personale, riescono spesso a riequilibrare affettivamente
il soggetto con handicap mentale e a condurlo a
vivere relazioni interpersonali ricche, feconde
e appaganti. Dimostrare alla persona handicappata
che la si ama significa rivelarle che ai nostri
occhi ha valore.
L’ascolto attento, la comprensione dei bisogni,
la condivisione delle sofferenze, la pazienza nell’accompagnamento
sono altrettante vie per introdurre la persona handicappata
in una relazione umana di comunione, per farle percepire
il suo valore, per farle prendere coscienza della
sua capacità di ricevere e donare amore.
Senza dubbio le persone disabili, svelando la radicale
fragilità della condizione umana, sono una
espressione del dramma del dolore e, in questo nostro
mondo, assetato di edonismo e ammaliato dalla bellezza
effimera e fallace, le loro difficoltà sono
spesso percepite come uno scandalo e una provocazione
e i loro problemi come un fardello da rimuovere
o da risolvere sbrigativamente. Esse, invece, sono
icone viventi del Figlio crocifisso.
Rivelano la bellezza misteriosa di Colui che per
noi si è svuotato e si è fatto obbediente
sino alla morte. Ci mostrano che la consistenza
ultima dell’essere umano, al di là
di ogni apparenza, è posta in Gesù
Cristo. Perciò, a buon diritto, è
stato detto che le persone handicappate sono testimoni
privilegiate di umanità.
Possono insegnare a tutti che cosa è l’amore
che salva e possono diventare annunciatrici di un
mondo nuovo, non più dominato dalla forza,
dalla violenza e dall’aggressività,
ma dall’amore, dalla solidarietà, dall’accoglienza,
un mondo nuovo trasfigurato dalla luce di Cristo,
il Figlio di Dio per noi uomini incarnato, crocifisso
e risorto (Giovanni
Paolo II).
(Dr.ssa
Roberta Cursi)
|
|
Uno
sguardo su… la Dislessia Evolutiva
“Dislessia nei giovani adulti: compensi e
strategie per il successo”. Questo il titolo
del III seminario annuale sulle tematiche della
dislessia evolutiva nell’adulto, organizzato
dall’associazione Italiana Dislessia (AID)
e tenutosi il 29-30 Aprile presso il teatro Valli
di Reggio Emilia.
Le porte del convegno erano aperte a tutti coloro
che, per motivi di ricerca, interesse e studio volessero
avvicinarsi alla problematica relativa la dislessia
nei giovani e adulti, ma soprattutto a chi la dislessia
la vive personalmente nel proprio percorso di vita:
dislessici adulti, genitori di figli dislessici,
e a chi con questa malattia invisibile ci lavora
quotidianamente: insegnanti, educatori, tutor, e
specialisti del settore quali logopedisti, psicologici,
neurologi e neuropsichiatri.
Prima di analizzare i concetti chiave emersi dal
convegno, vorrei introdurre, a voi lettori che vi
avvicinate a questa tematica per la prima volta,
che cosa è la dislessia.
La dislessia è una disabilità specifica
dell’apprendimento di natura neurobiologica,
caratterizzata dalla difficoltà a effettuare
una lettura accurata e/o fluente e da scarsa abilità
nella scrittura e nella decodifica.
Si tratta di una piccola anomalia che si colloca
nelle sedi deputate alla processazione del linguaggio,
in particolare alla trasformazione dei segni scritti
e le parole. La dislessia è definita come
una disabilità specifica dell’apprendimento
e non come una disabilità dell’apprendimento
generale in quanto tale disturbo non interessa tutti
gli ambiti del funzionamento cognitivo, ma è
circoscritto solo ad alcuni processi ed abilità.
Il concetto di “specificità”
quindi vuol segnalare che il difettoso funzionamento
del sistema cognitivo pregiudica severamente la
capacità di lettura, lasciando tuttavia indenne
l’intelligenza del soggetto.
Ma come si manifesta la dislessia?
La dislessia si riconosce per la presenza di caratteristiche
che impediscono o ostacolano il processo di decodifica
come:
• L’inversione di lettere nell’ambito
di una sillaba (dal/lad, di/id, in/ni, al/la, cra/car,
cavolo/calovo);
• L’incapacità di distinguere
lettere simili per la forma (m/n, b/d, b/p) o per
il suono (d/t, b/p, f/v, t/d, l/r);
• L’omissione di lettere o sillabe (domani-doni,
fonte-fote, tavolo-volo, tavolo-talo);
• La sostituzione d’intere parole nel
corso di una prova (auto al posto di aereo).
Gli insegnanti delle scuole primarie e i genitori
possono svolgere un ruolo fondamentale nell'individuazione
di questo disturbo per evitare una dolorosa esperienza
di frustrazione, incomprensione e insuccesso scolastico
nel bambino dislessico, intervenendo in modo adeguato
attraverso un programma di intervento-sostegno personalizzato.
Per riconoscere e rispondere ai bisogni dei giovani
e adulti con dislessia, e contribuire ad una vasta
opera di sensibilizzazione della problematica, anche
quest’anno l’AID in collaborazione con
il comitato scientifico dell’ Università
di Modena e Reggio Emilia e del Laboratorio di Neuropsicologia
dell’Arcispedale “Santa Maria Nuova”
di Reggio Emilia, ha organizzato il terzo seminario
sulla dislessia evolutiva nell’adulto.
“L’appuntamento annuale organizzato
dal nostro Ateneo – ha dichiarato il prof.
Giacomo Stella, ( università Modena e Reggio
Emilia, fondatore AID) è un riferimento per
le altre università italiane e per tutti
i centri che si adoperano per rispondere ai bisogni
degli studenti che, nonostante le loro persistenti
difficoltà, manifestano ancora la voglia
di studiare e di formarsi. L’Università
di Modena e Reggio Emilia è percepita come
il punto di riferimento per confrontarsi sui passi
avanti fatti in questi anni e per conoscere anche
le strategie e le novità adottate negli altri
paesi. Negli atenei italiani i diritti di questi
studenti sono ancora negati e quindi la strada da
fare è ancora lunga”.
Nel panorama internazionale, l’attenzione
su questa tematica si fa sempre più crescente
a motivo di un incremento della dislessia nelle
scuole medie-superiori e conseguentemente all’università.
Di fronte all’incidenza di questo fenomeno,
appare urgente mobilitarsi verso lo studio della
dislessia dell’adulto, con l’intento
di riuscire a colmare diverse lacune relative alla
mancanza degli strumenti di valutazione nelle università
(riconoscimento della dislessia - da chi e come
-) all’esigenza di creare un programma di
intervento-sostegno individuale (valutazione delle
necessità di supporto, attuazione misure
di supporto, esami di ammissione), e creare iniziative
circa l’adozione di strumenti compensativi
e dispensativi al fine di offrire risposte positive
al diritto allo studio.
Come affermato dal Dott.re Stella, i diritti dei
dislessici sono ancora negati, non esiste allo stato
attuale una legge sulla dislessia che tuteli i soggetti
dislessici malgrado siano tante le problematiche
e preoccupazioni che si trovano ad affrontare relative
alla maturazione della scelta universitaria, professionale
e altre difficoltà pratiche che si presentano
di volta in volta nel ciclo di vita, in Italia sono
presenti solo delle delibere di atenei che invitano
le scuole ad adottare l’uso di strumenti compensativi
e dispensativi.
Un obiettivo prioritario da raggiungere nel futuro
prossimo riguarda l’approvazione del disegno
di legge sulla dislessia, sì da avere una
tutela giuridica che garantisca il diritto alla
diagnosi, alle attività di identificazione
precoce, alla riabilitazione, ai provvedimenti didattici
di compenso e di facilitazione, e a provvedimenti
di aiuto nella vita sociale e lavorativa. (Dr.
Roberta Cursi)

Bibliografia
R. MILITERNI, Neuropsichiatria infantile, Idelson-Gnocchi,
Napoli 1999.
G. STELLA ( a cura di) La dislessia, FrancoAngeli
, Milano 1996.
E. GENOVESE ET AL. (a cura di)Dislessia e università,
Erickson, Trento 2010.
|
|
Radio
che passione!
Ottima
musica e una buona dose di simpatia: questi sono
gli “ingredienti” che un buon DJ deve
avere per condurre una trasmissione radiofonica.
Oltre ai DJ già noti per fama, ascoltati
nelle frequenze internazionali e nazionali, ne sono
presenti altri, sicuramente meno famosi, ma con
altrettante qualità.
Mi riferisco ai ragazzi-dj del Centro Socio Educativo
Riabilitativo “ Oltre l’Orizzonte”
di Brindisi, i quali, ogni Mercoledì per
circa un’ora, sono impegnati nella registrazione
del programma radiofonico intitolato “50 special”,
che viene trasmesso sulla frequenza di radio Frate
Sole ogni Domenica alle 15.30
Il programma è strutturato in varie puntate,
prodotto e condotto da soggetti diversamente abili
con l'aiuto del comunicatore sociale Daniele Martini.
La trasmissione radiofonica è importante
per i ragazzi del centro perché favorisce
l’Integrazione Sociale e la Comunicazione.
Come previsto dagli obiettivi del PAN ( Piano di
Azione Nazionale contro l’esclusione sociale)
è necessario «Ottimizzare il potenziale
della conoscenza delle nuove tecnologie dell’informazione
e della comunicazione, e vigilare affinché
nessuno ne sia tenuto a margine, prestando particolare
attenzione ai bisogni delle persone disabili».
Le difficoltà che incontrano quotidianamente
i diversamente abili non riguardano solo le barriere
architettoniche ma anche quelle comunicative. Il
mezzo radio è principalmente nato come veicolo
di informazioni utili alla collettività e
questo scopo viene mantenuto anche nel caso di “50
special” che si propone, di offrire un valido
strumento di partecipazione sociale, per il superamento
delle barriere comunicative per le persone con disabilità.
Dopo aver descritto brevemente gli obiettivi e il
contenuto del programma, torniamo indietro nel tempo
di soli pochi giorni e ci fermiamo a Mercoledì
10 Marzo: giorno di registrazione.
La puntata è stata dedicata alla “Festa
della Donna” e, dall’ opinione dei ragazzi-dj,
è emerso che la donna più importante
della loro vita è la MAMMA, in quanto si
prende cura dei propri figli, del marito, del prossimo
e della casa. Per molti di loro, infatti, la mamma
dedica una particolare attenzione assicurandosi
che i figli abbiano tutto ciò di cui necessitano
per far fronte alle difficoltà e ai loro
bisogni speciali.
Sicuramente è anche per una maggiore sensibilità
che la donna sa regalare preziosi consigli e riesce
a mostrarsi empatica e assertiva nei confronti dell’altro.
Gli stessi ragazzi hanno affermato di avere una
“donna per amico” (come cantava il celebre
Lucio Battisti) con la quale confidarsi e chiedere
un supporto morale.
Ora non resta altro che mostrarvi una “registrazione
tipo” dei ragazzi e farvi ascoltare nel file
audio ciò che personalmente hanno espresso.
(Dr.
Roberta Cursi)
|
|
Ciao
sono F., vorrei parlarvi di un
nuova attività che è incominciata
quest’anno: una trasmissione radiofonica
condotta da noi ragazzi con l’aiuto
del nostro Dj Paki (Daniele). Prima di registrare
la puntata, impostiamo insieme la scaletta
con il tema e le canzoni da inserire. Una
volta collegato il microfono al computer,
partiamo subito con la registrazione. L’emozione,
ogni volta che parliamo al microfono, è
davvero grande e cerchiamo di vincere la
nostra timidezza quando Daniele ci pone
le domande sui vari argomenti della nostra
vita. Dopo la registrazione, facciamo insieme
il mixaggio ed il salvataggio della puntata.
La trasmissione va in onda ogni Domenica
sulle frequenze di radio Frate Sole (94.200
MHZ) e ringraziamo Fra’ Salvatore
Giardina per averci dato la possibilità
di realizzare questa bella iniziativa, cercando
di trasmettere, a chi ci ascolterà,
la nostra gioia.
Io sono M. e ogni mercoledì
con il nostro amico Daniele registriamo
una puntata della nostra trasmissione radiofonica
che va in onda tutte le domeniche alle 15:30
su Radio Frate Sole. In ogni puntata trattiamo
un argomento diverso e scegliamo due canzoni
attinenti. Quindi Daniele ci pone delle
domande riguardo l’argomento trattato
e noi rispondiamo liberamente. Al termine
salutiamo tutti insieme dicendo “…
ALLEGRIAAAAAA!!!”
|
|
|
“La vita è un Carnevale”
nel Centro Socio-Educativo Riabilitativo Oltre l’Orizzonte

Maschere, coriandoli, stelle filanti, chiacchiere,
musica, balli e…soprattutto tanta voglia di
divertirsi: questo il Carnevale che ha visto partecipi
i ragazzi della Cooperativa Sociale “Oltre
L’Orizzonte” di Brindisi.
Una straordinaria varietà di maschere ha
riempito il centro la mattina dell’11 Febbraio.
Non mancava davvero nessuno: il soldato, la fatina,
il pompiere, la bambina, il giocatore interista,
il giullare, la zingara…tante le maschere
che nascondevano i volti di questi straordinari
ragazzi, pronti a vivere uno degli eventi più
importanti di questo 2010, che ha coinvolto anche
me in qualità di volontaria.
Il Carnevale, da sempre, crea occasioni di autentica
festa, non solo per i più piccoli ma anche
per tutti quei grandi dall’animo giocoso.
Per questo, in coopertiva quel giovedì si
è rilevato come il Giovedì grasso
per tutti: le famiglie, i volontari e gli stessi
operatori si sono messi in gioco con la loro simpatia
e, soprattutto, con maschere e travestimenti più
bizzarri. Vincente, per i ragazzi, è risultata
la maschera di un operatore travestito da Mami di
“Via col vento”, che si aggirava nel
salone imbottito di cuscini.
Ma… chi si è occupato dei preparativi
della festa?
Dietro tutto questo, infatti, si nasconde il notevole
lavoro da parte di tutti i ragazzi del centro i
quali si sono dedicati interamente ai preparativi
per il Carnevale nelle diverse attività e
laboratori.
Nel laboratorio di “Arti creative”,
i ragazzi si sono cimentati nella costruzione di
maschere e festoni per l’addobbo del salone
e delle altre stanze del centro: maschere di vario
colore e di vario genere, decorate con brillantini,
carta pesta, lana, nastri e altro materiale.
Non di meno, nel laboratorio di “Didattica
Funzionale” si è dato sfogo all’ingegno,
alla creatività e alla fantasia ripercorrendo
la storia e le origini del Carnevale attraverso
i disegni delle maschere popolari (Arlecchino, Colombina,
Pulcinella, Pantalone, Balanzone e tanti altri)
e la lettura di alcune poesie a tema.
Anche nel “Laboratorio Multimediale”
ci si è preparati a questa festa: un gruppo
di ragazzi ha trascritto al computer alcune filastrocche
tradizionali riguardanti l’allegria del Carnevale
e dei simpatici modi di fare di alcuni personaggi.
Ma, ancora più entusiasmante, è stata
la registrazione, da parte di un secondo gruppo,
di una delle tante puntate della trasmissione radiofonica
“50 special” dedicata alla preparazione
dell’evento, che è andata in onda Domenica
14 febbraio sulla frequenza di radio Frate Sole.
Tutto questo ha dato vita ad un susseguirsi di emozioni
che hanno messo da parte, per un attimo, le difficoltà
di ciascuno di noi per lasciare il posto all’allegria
ed alla gioia di vivere. (Dr.
Roberta Cursi)
Editoriale del direttore
Giorgio Esposito
Sono fermamente convinto, per mia forma mentis,
che nell'attuale mondo in cui pullulano la corruzione
e il disgregamento sociale, realtà operative
come il Centro "Oltre l'Orizzonte",
facciano la differenza tra chi sceglie di vivere
e chi sceglie di vivere inutilmente. Cito, in
proposito, la conclusione dello speciale che "Brindisi
news" ha dedicato alla struttura in una recente
visita.
La nostra redazione, molto vicina
alle tematiche qui affrontate, per sensibilità
e per scelte legate alla linea editoriale, ringrazia
tutti quelli che operano amorevolmente in questa
"specialissima" sede de "Oltre
l'Orizzonte" di Brindisi. Essi ci hanno accolti
con vivo entusiasmo permettendoci di aprire, attraverso
le nostre seguitissime pagine, spiragli sempre
maggiori su questo universo. Universo, a cui ha
fatto riferimento anche
Papa Giovanni Paolo II e di cui amiamo rammentare
le parole "Il mondo dei diritti non può
essere appannaggio dei sani. Il disabile come
e più degli altri ha bisogno di amare ed
essere amato, di tenerezza, di vicinanza e di
intimità"
Visualizza
l'intero articolo
|
|
Disabilità
o Diversabilita?
"Il
mio amico è il mio amico e non lo cambierei,
i ricordi più belli ce li ho insieme a lui.
In questo mondo veloce, il mio amico si muove a
fatica, proprio lui che mi aiuta a capire e ad amare
la vita". E' con questa bellissima frase
di una celeberrima canzone di Gianni Morandi, "Il
mio amico", dedicata all'amicizia con un ragazzo
diversamente abile, che vorrei cominciare questo
viaggio nel mondo della disabilità o meglio
“diversabilità”.
Ma qual è la sostanziale differenza fra queste
due accezioni?
L'espressione "disabilità"
sottolinea il deficit, ciò che manca rispetto
ad un'abilità, rispetto alla normalità.
Secondo il senso comune il disabile è colui
che non sa parlare, che non vede, che ragiona lentamente,
che ha gli occhi a mandorla, colui che non sa camminare
se non per mezzo della sua amica carrozzina, ecc.
Ma sarebbe interessante se per un momento ci discostassimo
dalla visione di normalità in senso lato
e ci soffermassimo sull' "idea di normalità".
"Chi è normale? Nessuno."
Non meravigliamoci di questa affermazione espressa
da Giuseppe Pontiggia nel libro "Nati due volte".
Ognuno di noi, infatti, è unico, irripetibile,
ha un'intelligenza diversa da un altro che può
sfociare in arte, passioni, interessi e abilità.
Possiamo considerare a riguardo le intelligenze
multiple individuate da H. Gardner, un noto psicologo
americano che ha distinto 9 forme di intelligenza:
linguistica, logico-matematica, spaziale, musicale,
corporea, naturalistica, intrapersonale, interpersonale
e esistenziale, ma nessuno di noi possiede le stesse
intelligenze, ognuno ha delle caratteristiche che
sono proprie: in questa dimensione l’altro
appare “diverso” da me.
Per questo il 2003 è stato definito l'Anno
Europeo dei Disabili, con l'obiettivo di stimolare
la riflessione su questa realtà che vediamo
ogni giorno con i nostri occhi quando siamo al supermercato,
a scuola, al parco o durante una passeggiata.
Dal 2003 ad oggi l'accezione disabile ha lasciato
il posto al termine "diversamente abile"
inteso come pluralità di differenze, pluralità
di categorie di normalità.
Espressione che pone l’enfasi, dunque, sulla
differenza qualitativa nell’uso delle abilità.
I nostri amici infatti, attraverso modalità
diverse raggiungono gli stessi obiettivi che ci
accomunano.
Così come noi, anche loro si mettono in gioco
e sviluppano sogni, interessi, passioni, abilità
che a volte facciamo fatica a condividere ma, che
possiamo riconoscere e apprezzare se sviluppiamo
in noi l’ascolto attento ai loro bisogni speciali
e se osserviamo con attenzione ciò che ci
mostrano di saper fare.
Concludo con un binomio: Diversabilità
= Amare la vita.
E’ possibile imparare ad amare la vita, attraverso
gli occhi di questi straordinari "Angeli della
Terra".
|
|
L'amore infinito
La Dottoressa Roberta Cursi risponde agli eventuali quesiti attraverso
l'e-mail: redazione@brindisinews.com
Le consulenze su questa pagina sono concesse a titolo gratuito.
|