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Consulenza
medica curata dal
Dottor SalvatoreValentino
Medico chirurgo - Urologo presso l'ospedale "Perrino"
di Brindisi |
Una
risposta alle tante domande sulla salute
Nel giugno/2010
con l'esame di uretrocistoscopia veniva riscontrata "
piccola neoformazione papillare in corrispondenza della
parete sx verso l'alto". Veniva consigliato un trattamento
endoscopico(TURV-esame istologico).
Fine settembre/2010 venivo operato di neoplasia vescicale
superficiale, essendo piccolo il papilloma non era possibile
fare l'esame istologico, così riferitomi dal chirurgo.
Nel mese di dicembre/2010 ho eseguito l'esame di citologia
urinaria con esito negativo. Nello stesso periodo ho ripetuto
l'esame di uretrocistoscopia con il seguente referto: -
Assenza di lesioni endoproliferative vescicali. Assenza
di recidive NPL papillari della vescica.
Nel marzo/2011 ripetendo l'esame uretrocistoscopia veniva
riscontrato che " in corrispondenza della parte sx
verso l'alto, presenza di piccola neoformazione papillare,
facilmente sanguinante". Si consiglia ricovero in divisione
di urologia per il trattamento endoscopico.
La mia
domanda è spontanea, possibile che dopo sei mesi
dall'operazione questa forma di papilloma possa rigenerarsi
nello stesso punto.
Gentilissimo,
purtroppo i tumori superficiali della vescica tendono a
recidivare. Nei tre anni successivi al primo intervento
le recidive sono in media del 72%. Sarebbe utile che almeno
nell'intervento che andrà a subire venga recuperato
il frammento per l'esame istologico. questo orienterà
sulla prognosi e su possibili trattamenti preventivi endovescicali,
capaci di dimezzare il rischio di ricadute. Ne parliamo
con l'esame istologico.
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L’ipertensione
arteriosa
Un killer
silenzioso

La misurazione
della pressione arteriosa è un gesto semplice, rapido
e di grande rilevanza preventiva. E’ infatti dimostrato
che un adeguato abbassamento della pressione arteriosa riduce
considerevolmente il rischio di ictus, infarto, scompenso
cardiaco ed insufficienza renale.
Ma quali sono i valori di pressione arteriosa a partire
dai quali bisogna iniziare una terapia medica? Esistono
ormai in ambito sanitario delle linee-guida consolidate
che è opportuno osservare e che possono essere schematicamente
riassunte in questo modo:
1) Il confine della normalità possiamo considerarlo
il valore di 140/90 mmHg. In sostanza la pressione
sistolica (=la cosiddetta “massima”) non deve
superare i 140 millimetri di mercurio e la pressione diastolica
(=la cosiddetta “minima”) non deve superare
i 90 mmilimetri di mercurio. Va precisato che spesso i valori
registrati a casa dai pazienti sono più bassi di
quelli registrati dal medico. In tal caso l’O.M.S.
(=Organizzazione Mondiale della Sanità) preferisce
considerare più attendibili per iniziare il trattamento
i valori registrati dal medico. Questo perché la
pressione è normalmente fluttuante anche di minuto
in minuto ma deve mantenersi nei limiti massimi della norma
anche in situazioni di minimo impegno emotivo quali il controllo
pressorio da parte di un sanitario.
2) Se però il paziente è diabetico, cardiopatico
(nel senso che ha avuto un infarto o una malattia delle
valvole cardiache) o se soffre già di insufficienza
renale cronica (argomento di cui parleremo in un prossimo
apuntamento) il confine della normalità scende
a 130/80 mmHg. Infatti questi soggetti sno decisamente
più a rischio di complicanze del resto della popolazione
e solo al di sotto di qusta soglia il rischio di danni alla
salute si riduce.
Se il confine della normalità sopra segnalato viene
superato come bisogna comportarsi?
a) Se la persona non presenta altre patologie e la pressione
arteriosa massima è collocata tra 140 e 159 mmHg
e la minima tra i 90 ed i 99 mmHg bisogna
consigliare una variazione nello stile di vita
consistente nel ridurre di peso (se si è in soprappeso
– si è calcolato che perdere 10 Kg in eccesso
possa ridurre di 5 mmHg i valori di diastolica), ridurre
il sale nella dieta (non condire le insalate e ridurre i
salumi e gli insaccati), fare dell’attività
fisica, smettere di fumare. Se nonostante questi accorgimenti
la pressione non scende dal range sopra segnalato va iniziata
la terapia medica.
b) Se il pz. è diabetico, cardiopatico o con insufficienza
renale deve iniziare da subito la terapia medica se i valori
registrati sono tra i 140 ed i 159 mmHg di sistolica e tra
i 90 d i 99 mmHg di distolica. Una volta intrapresa la terapia
il risultato da conseguire in questa fascia più a
rischio è, come detto in precedenza, quello di scendere
a 130/80 mmHg.
c) Se la pressione sistolica è compresa tra
i 160 ed i 179 mmHg e la diastolica tra i 100 ed i 109 mmHg
o se i valori sono ancora superiori a questi la terapia
medica va intrapresa subito anche se taluni suggeriscono
una variazione dello stile di vita che può contribuire
soprattutto a ridurre dosi e numero delle compresse da assumere
d) Valori di pressione arteriosa pericolosi per la vita
che richidono un immediato trattamento preferibilmente in
ambito ospedaliero sono quelli con sistolica maggiore
di 220 mmHg e diastolica maggiore di 120 mmHg.
Una volta
chiarito che il paziente è iperteso il medico curante
ed il cardiologo di fiducia per chiarire da quanto tempo
si sofre di ipertensione senza saperlo richiederanno ;
- Elettrocardiogramma : l’iperteso
di vecchia data ha i segni elettrocardiografici della ipertrofia
ventricolare sinistra (cioè dell’ispessimento
del muscolo cardiaco nelle sezioni che pompano sangue in
circolo)
- Ecocardiogramma : che confermerà
l’ipertrofia del ventricolo sinistro ed eventuali
danni della cinetica cardiaca (=della sua capacità
di contrazione che è minore nei cardiopatici) o danni
valvolari
- Visita oculistica : l’iperteso
di vecchia data presenta dei danni alle piccole arterie.
Quelle del fondo del’occhio sono facilmente esplorabili
e se il danno è presente configuraro il quadro della
ritinopatia ipertensiva potenziale causa di danno visivo
- Esami di laboratorio : tendenti ad escludere
la presenza di diabete (=glicemia, emoglobina glicosilata
e microalbuminuria) e di danno renale (=azotemia, creatinina,
potassio ed esame urine) che come sopra detto amplificano
il rischio indotto dal’ipertensione e richiedono correzione
dei vaori con soglie di tolleranza più basse.
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La
diarrea del viaggiatore
Con l’arrivo
della stagione calda e con l’inizio delle vacanze
estive affronteremo alcuni disturbi tipicamente “stagionali”.
Inizieremo con la cosiddetta “diarrea del viaggiatore”.
Si tratta di un evento che colpisce dal 20 al 50% dei viaggiatori
soprattutto verso i paesi caldi.
Per parlare di vera diarrea del viaggiatore bisogna trovarsi
di fronte ad almeno 3 scariche nell’arco di 24 ore
di feci non formate e ad almeno un altro sintomo di disturbo
“gastro-intestinale” quale nausea,
vomito, crampi addominali, febbre, tracce di sangue nelle
feci.
Da un punto di vista statistico si manifesta solitamente
nei primi giorni del soggiorno ma possono comunque rendersi
evidenti in un qualsiasi momento e talora ripresentarsi.
Le cause possono essere varie batteri (Escherichia Coli,
Salmonella, Shigelle), virus (Rotavirus, enterovirus), protozoi
(Giardia lamblia, Entamoeba histolytica) ma talora può
essere secondaria allo stress del viaggio, al cambio di
alimentazione, al clima ed all’altitudine diversa.
La prevenzione passa soprattutto per una adeguata disinfezione
delle mani (con le quali tocchiamo sia gli oggetti sia i
cibi che portiamo alla bocca) e per la assunzione di acqua
purificata (bere solo acqua imbottigliata).
La conseguenza più severa del protrarsi della diarrea
è data dalla disidratazione che può essere
leggera (in tal caso il paziente lamenterà sete intensa
con urine scarse e concentrate), moderata (con i sintomi
precedenti più labbra secche, irrequietezza, agitazione,
battito cardiaco accelerato) e grave (sempre con gli stessi
sintomi di intensità maggiore, battito molto accelerato
ed occhi infossati).
Il trattamento di base prevede naturalmente la reidratazioni
che per il bambino sotto i 12 anni si traduce nel bere 100-200
ml di acqua dopo ogni scarica e negli adulti quantitativi
di 250-300 ml.
Per pazienti più deboli da un punto di vista immunitario
(diabetici, neoplastici, immunodepressi, affetti da colite
ulcerosa o morbo di Chron, HIV positivi, AIDS ecc.) può
essere utile una profilassi farmacologia con antibiotici
della famiglia dei chinolonici (ciprofloxacina o levofloxacina)
non utilizzabili nei soggetti sotto i 18 anni o con antibiotici
ad azione intestinale (es, rifaximina).
Gli stessi farmaci vengono solitamente utilizzati per il
trattamento della malattia.
L’evoluzione è pressocchè sempre favorevole
(raramente è necessaria l’ospedalizzazione)
anche se può talora protrarsi fino a 10 giorni.
Pertanto attenzione a cosa bevete, lavatevi di frequente
le mani e….buone vacanze a tutti!
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L’IMPOTENZA
MASCHILE
L’impotenza
o come oggi viene più correttamente definita la “Disfunzione
erettile” è l’incapacità a raggiungere
un grado di rigidità del pene sufficiente alla penetrazione.
L’erezione è un fine meccanismo idraulico dove
durante l’eccitazione il sangue va ad invadere il
pene (riempiendo i cosiddetti corpi cavernosi). Raggiunto
l’orgasmo il sangue abbandona il pene grazie all’apertura
di particolari “valvole” rimaste chiuse durante
l’erezione.
Le cause che determinano la disfunzione erettile possono
essere svariate. La più comune è l’invecchiamento
della persona. Con la persona invecchiano anche le arterie
che negli anni perdono di elasticità e si riducono
di calibro (per i lenti processi di deposizione di grasso
sulle pareti meglio noti come arteriosclerosi). Tornando
all’esempio idraulico sopra citato se i vasi che devono
portare sangue al pene sono parzialmente ostruiti il quantitativo
di sangue che raggiunge tale organo si riduce progressivamente
nel tempo giungendo ad un certo punto (solitamente dopo
i 50 anni e poi sempre di più in seguito) ad indebolire
l’intensità dell’erezione fino a renderla
insufficiente per la penetrazione.
Queste forme di impotenza vengono definite come disfunzioni
arteriogene in quanto è la parziale ostruzione delle
arterie a determinare tale problema. Ci sono però
malattie o cattive abitudini alimentari che accelerano tali
procesi ostruttivi arteriosi anticipando nel tempo la comparsa
della disfunzione erettile. Tra queste citiamo il Diabete
Mellito, l’Ipertensione arteriosa, l’Ipercolesterolemia,
il fumo di sigaretta, la vita sedentaria. Solo curando per
tempo tali problemi si può rinviare nel tempo l’appuntamento
con l’impotenza.
Accanto alle forme arteriogene di disfunzione erettile ci
sono le molto meno frequenti forme endocrine (da ridotta
produzione di testosterone o da eccessiva produzione di
prolattina), le forme neurogene (nei mielolesi, nei parkinsoniani
e nella sclerosi multipla), le forme da fuga venosa (da
patologie traumatiche el bacino) e le forme iatrogene (indotte
cioè da interventi chirurgici per neoplasie della
prostata, del retto o per il trattamento di aneurismi dell’aorta).
Come si riesce a capire a quale categoria di disfunzione
erettile apparteniamo? E’ sufficiente eguire una serie
di esami di laboratorio per escludere malattie metaboliche
o endocrine (Glicemia, Emoglobina glicosilata, Colesterolo,
Trigliceridi, Testosterone, Prolattina ed esami di routine)
e sottoporsi ad una visita uro-andrologica. Il ruolo di
alcuni esami quali l’ecocolordoppler penieno dinamico
ha perso gran parte del suo significato nel tempo, soprattutto
con l’avvento di quel gruppo di farmaci conosciuti
scientificamente come inibitori della alfa2-fosfodisterasi
ma meglio noti come Viagra, Cialis e Levitra.
Possono usare tutti tranquillamente questi farmaci? In linea
di massima si, fatta eccezione per coloro che hanno subito
un infarto soprattutto se utilizzano i cerotti di nitroglicerina
(o altri “nitroderivati orali”) o per colori
che sono affetti da una rara malattia oculistica nota come
“retinite pigmentosa”. Per tuti gli altri l’uso
di questi farmaci può migliorare nettamente il grado
di erezione. A differenziare tra di loro i vari prodotti
è la durata d’azione (più protratta
nel tempo per il Cialis) e l’intensità dell’azione
(maggiore per il Viagra). Il Levitra è un prodotto
con caratteristiche intermedie tra i due precedenti.
Quando vanno assunti? Mezz’ora circa dall’inizio
del rapporto, in presenza di un valido desiderio sessuale
e continuano a funzionare fino a 2 ore il Viagra, fino a
6 ore il Levitra fino a 36 ore il Cialis.
Funzionano sempre? In circa l’80-85% dei casi funzionano
bene!
E nei restanti casi che si fa? Si ricorre a delle terapie
intracavernose (il cosiddetto Caverject) e nei casi più
ostinati al’impianto di protesi nel pene ma sono questi
argomenti di molto minore interesse per i nostri utenti.
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CHE
ESAMI CHIEDERE AL MEDICO CURANTE
Dottore posso
farmi un ceck-up? Quante volte ci siamo sentiti fare questa
richiesta. In realtà non potendo far eseguire tutti
gli esami laboratoristici e radiologici esistenti si deve
procedere per gradi. Quello che sarebbe opportuno che tutti
facessimo soprattutto dopi i 50 anni (età in cui
maggiore è il rischio di problemi cardiovascolari
ed oncologici) è il seguente :
1) Controllo della pressione arteriosa (se spesso maggiore
di 140/90 mmHg va curata perché l’ipertensione
arteriosa aumenta il richio cardiovascolare). La pressione
va controllata 4-5 volte al mese in orari diversi
2) Elettrocardiogramma
: Un elettrocardiogramma annuale od ogni qual volta che
si avvertono “battiti strani” o dolori toracici
protratti può far diagnosticare per tempo aritmie
o sofferenze del muscolo cardiaco
3) Controllo
della glicemia : Una glicemia a digiuno al matino > 120
mg/dl merita un approfondimento dal diabetologo in quanto
il diabete aumenta il rischio cardiovascolare, specie se
si accompagna all’ipertensione
4) Controllo di Colesterolo totale, LDL ed HDL e dei Trigliceridi
: Un colesterolo > 200 mg/dl e trigliceridi > 170
mg/dl amplificano il rischio di malattie cardiovascolari
(infarto,ictus ecc.)
5) Rx-torace : Una radiografia del torace ogni 2-3 anni
(soprattutto nei fumatori od in caso di tosse fastidiosa
e persistente) è un altro dei capisaldi del nostro
ceck-up
6) Ecografia addome : Una ecografia addome ogni 2-3 anni
o ad intervalli più brevi in caso di dolori addominali,
ittero od altro può rappresentare un valido approccio
alla diagnosi della malattie del fegato, dei reni, del pancreas,
della milza, dell’aorta addominale e della vescica
7) Esami di laboratorio : Andrebbero eseguiti una volta
l’anno con particolare riferimento a VES, Emocromo,
sideremia, ricerca di sangue occulto nelle feci, GOT, GPT,
GGT, Bilirubina totale e frazionata, Elettroforesi sieroproteica,
creatinina, es. urine – cui vanno aggiunti quelli
citati sopra (glicemia, colesterolo, trigliceridi)
8) Marcatori tumorali : Anche questi una volta l’anno
con particolare riferimento al CEA, Ca-19-9, Alfa-fetoproteina
e nel maschio il PSA, nella femmina il ca 15-3
9) Colonscopia : Una volta ogni 5 anni o prima in caso di
sangue nelle feci o di presenza di sangue occulto positivo
nelle feci
10) Mammografia e PAP-Test : Ogni 3 anni per le donne
11) Visita urologia : con PSA, creatinina ed es. urine ogni
anno per l’uomo
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LA
DIAGNOSI PRECOCE DEL TUMORE DELLA PROSTATA
Il tumore della
prostata è diventato statisticamente il più
frequente nel sesso maschile. Dopo i 50 anni tutti i maschi
dovrebbero almeno una volta l’anno eseguire un dosaggio
del PSA (=antigene prostatico specifico) che tende ad aumentare
in caso di tumore della prostata. Di fronte a valori di PSA
> 4,0 ng/ml si impone una visita urologica. Nell’occasione
della visita lo specialista deciderà se eseguire approfondimenti
quali il dosaggio del PSA libero (che a differenza del PSA
totale più basso più è sospetto per un
tumore), uno ecografia prostatica (che ci consente di conocere
il volume e la struttura della ghiandola) od una biopsia prostatica
(quest’ultima da intendersi come indagine di conferma
nel caso di un elevato sospetto clinico). Se diagnosticati
precocemente consentono la guarigione eo comunque una lunga
sopravvivenza (< 80% a 15 anni dalla diagnosi).
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Il dott. Valentino risponde agli eventuali quesiti attraverso l'e-mail:
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