Rubriche




Poesie e racconti
Alessia Mastrovito
Erica Montanaro
Cinema
Le Ricette



La libreria di Alessia

Questa rubrica vuole essere un suggerimento di lettura per tutti coloro che amano i libri e riescono a cogliere da essi il senso più profondo che riescono a trasmettere. Tra passato e presente, tra vecchie pubblicazioni e anteprime, si cercherà di dare importanza a quei libri che, posti tra gli scaffali di una libreria, hanno lasciato qualcosa e che meritano di essere almeno sfogliati. (Alessia Mastrovito)

La recensione: Gocce nel deserto – Ilaria Solazzo. Poesie e riflessioni di una ragazza tenace dal cuore fragile. Ognuno di noi è stato innamorato, tradito, perdonato, deluso, felice almeno una volta nella vita, ma non è da tutti trasmettere emozioni e sentimenti così forti e riportarli sul foglio bianco come straordinariamente Ilaria Solazzo riesce a fare con impressionante spontaneità. Nata a Brindisi, sin da bambina si appassiona alla lettura, dedicandosi alla stesura di poesie all’età d’undici anni. Le reazioni umane cambiano da soggetto a soggetto, alcune hanno polso fermo, altre degenerano negli abissi della disperazione per altri ancora regna suprema e indisturbata l’indifferenza. La fede, la poesia, l’amicizia, l’amore sono le chiavi di lettura dei suoi versi, nei quali è facile riconoscersi e ancor di più perdersi! Unica bussola nel labirinto della vita è il passato, vero “custode dell’identità di ciascuno di noi”. La bella poetessa pugliese ha la capacità di scrutare il groviglio delle passioni da vibrar l’anima! I suoi componimenti sono colmi del suo eco che rimbomba all’unisono con la coscienza del lettore. Le inquietudini, i dubbi, gli sguardi tanto adulati e poi maledetti, le persone care, l’amore corrisposto che finalmente arriva e riesce a riportar a galla la grinta e la voglia di andare avanti, sono le muse di una singolare sensibilità. Ogni poesia è come se abbracciasse, cullasse i rancori e i rimossi, alleggerisse i pesi non più sopportabili, fuggisse al carico dei tanti “se” e dei “tanti” ma che trasciniamo da tempo immemorabile. Amare una persona è averla senza possederla, dare l’intera nostra essenza senza alcuna pretesa, desiderare la sua compagnia senza esser mossi dalla solitudine, aver paura di perderla senza sfociare nella gelosia ossessiva, avere bisogno di lei e non esserne dipendente, aiutarla senza aspettarci gratitudine. Amare è essere indissolubilmente legati pur rimanendo liberi, essere un tuttuno insieme pur conservando e rimanendo se stessi.
E’ proprio questo l’obiettivo dell’autrice, faticosamente raggiunto grazie alla poesia che le ha garantito il suo posto nel mondo, le ha tracciato il sentiero dei suoi desideri e ambizioni sempre con grand’umiltà, rappresentando per lei un magnifico nascondiglio segreto per sfuggire dagli affanni e dagli egoismi e coltivare invece gioie e speranze. Il cuore dell’uomo è sempre lo stesso, siamo tutti pedine dello stesso gioco. Ritagliarci un angolo di riflessione, al di fuori del trambusto quotidiano, è una sana abitudine per non rischiare di lasciarci sconvolgere perdendo il controllo del nostro essere. La poesia può essere una medicina contro il mal di vivere! Le sue poesie consentono di guardare il mondo attraverso i suoi occhi, con l’energica vitalità che solo i ventenni sprigionano, da prospettive che sicuramente ci sarebbero sfuggite. Un vero e proprio inno alla lotta per la felicità, all’amore puro e incondizionato, a spogliarsi delle maschere d’ipocrisia, a cogliere la luce dopo momenti di cupa oscurità! (Sara De Virgilio)
 
La recensione: Gli occhi di mia figlia – Vittoria Coppola. Le favole si concludono sempre con un lieto fine, ma la vita non è una favola e bisogna sempre fare una scelta, seppur dolorosa. E’ possibile che ognuno abbia già un progetto stabilito? Non si deve far altro che seguirlo, magari sulla spinta di qualcuno che c’indirizza verso percorsi che non avremmo considerato mai, o siamo davvero gli artefici della nostra felicità? E se nulla è lasciato al caso, perché il più delle volte si è pienamente convinti che mentire è la strada giusta da prendere? Ammucchiando bugie su bugie, sconvolgendo le esistenze di altri e condannando al rimorso e al tormento la propria. E intanto intorno tutto continua: nuovi sguardi con cui incrociarsi, ruoli da interpretare, identità da celare, scelte ancora da prendere. Dana è la protagonista di un amore impossibile e, forse per questo, eterno: circondata da benessere e lusso, si trova quasi a soffocare nella sua bella gabbia d’oro a Siena, circondata per anni da genitori che non hanno fatto che costruire castelli di sabbia, limitando la sua libertà e imponendo le loro volontà a dispetto delle sue inclinazioni e i suoi desideri, senza offrirle neanche il tempo di prendere decisioni sul suo futuro.
Ma Dana è forte, è un’iniezione di vita: il suo cuore pulsa per anni, giorno e notte, per Andrè, affascinate francese che immortala sulle tele volti di donna senza sguardo, attendendo colei dagli occhi più puri e meritevoli. Ogni personaggio di questa storia è strettamente dipendente da tutti gli altri: un vero e proprio puzzle da comporre, un mistero da risolvere. Amanda è sua madre, una donna iperprotettiva e perversa che pur di non esplodere e preservare la sua raffinatezza, terrà ogni rimorso dentro di sé. Franco, debole, insicuro e marito devoto, non riesce ad esprimere l’affetto nei confronti di sua figlia, trattenendo serrate le labbra per non svelare coscienze troppo a lungo rimaste nel fango. Il lettore, come se fosse un detective, si trova catapultato in un giallo, dove le vittime e i colpevoli sono i sentimenti e le passioni umane, nel bel mezzo degli anni settanta, tra complotti, crudeltà e menzogne. Tutti i tasselli torneranno al loro posto: un amore, se vero e unico, crescerà anche a distanza, pur sotto silenzio, non si spegnerà. La giovane scrittrice ventiseienne Vittoria Coppola, ha reso orgoglioso il territorio salentino grazie a questo romanzo stimato dal Tg1 “libro dell’anno 2011”, scolpendo nelle pagine un’attenta analisi dell’animo umano, con tutte le sue debolezze e i complicati perché, attraverso la storia di un amore che valeva la pena raccontare, regalando emozioni e spunti per stimolanti riflessioni.
(Sara De Virgilio)
 
La recensione: Manuale d’Intelligence – Antonella Colonna Vilasi
Chiarezza. Questo l’obiettivo principale che deve essersi posta l’autrice nell’affrontare con stile manualistico un tema controverso come quello dell’intelligence, sfatandone miti e pregiudizi e proiettandone caratteristiche e necessità nel futuro. Dedica, infatti, il primo capitolo (circa una sessantina di pagine) alla disamina di quelli che sono i processi tecnici e il funzionamento teorico e pratico, generale e particolare dei servizi di informazione occidentali odierni. Questo per capire meglio innanzitutto di cosa si stia parlando, visto che mai come in questo campo si rischia di restare ancorati alle popolari, fantasiose immagini di 007 in smoking e alla guida di una super tecnologica Aston Martin. Con l’aiuto di una scrupolosa suddivisione in paragrafi e frequenti elenchi puntati, la Vilasi riporta il lettore coi piedi per terra.

Meno fascino (forse), e più sano pragmatismo, ma senza farsi mancare interessantissime parentesi storiche, con l’immancabile accenno a quelle operazioni che in fin dei conti hanno contribuito non poco ad alimentare la “speculazione cinematografica”. La seconda metà del manuale è, invece, dedicata interamente alle prospettive future, a quanto sia stata dura, dalla caduta dell’U.R.S.S. ad oggi, adattare le strutture d’intelligence all’analisi di un mondo divenuto instabilmente multipolare, da rigidamente bipolare che era. Le sfide del XXI secolo vanno dalle tensioni etnico-religiose agli squilibri economici, relegando l’ambito militare ad un ruolo di secondo piano rispetto al passato. Oggi la partita si gioca anche e soprattutto in altri settori, a cominciare da quello economico: è, quindi, fondamentale che i servizi segreti diventino un gigantesco serbatoio di informazioni determinanti e cruciali, ma che spazino tutte le aree di interesse della vita sociale di un Paese. Soprattutto, informazioni che siano sempre meno segrete. A rivestire importanza crescente, è infatti la cosiddetta Osint (Open Source Intelligence), che prevede la raccolta di informazioni sfruttando canali etici e legali, e non classificati: ciò renderebbe da un lato più facile condividere dati con alleati sempre meno vincolati, come alleati occasionali o le stesse organizzazioni sovranazionali che vanno moltiplicandosi; dall’altro renderebbe meno diffidente un’opinione pubblica che reclama con sempre maggior veemenza il suo “diritto di sapere”. Insomma, pare si vada verso una riforma del sistema che renda i suoi prodotti più utili, più “spendibili” tramite la maggiore vicinanza al cittadino. Una lettura illuminante, ricca di spunti di riflessione, per aprire gli occhi su un tema così frainteso eppure così decisivo per il futuro della nostra società. (Susanna De Stradis)

   
 
La recensione: Carlos Luis Zafon – Il gioco dell’angelo

Il secondo libro dell’autore spagnolo rivelazione degli ultimi anni in tutto il mondo cattura il lettore sin dalla prima pagina, quasi come un’eco del precedente successo “L’ombra del vento”, del quale riprende alcuni personaggi e l’ambientazione nella bellissima Barcellona del secolo scorso. Le parole e lo stile di Zafon non riescono a far interrompere la lettura, presi dalle descrizioni dei personaggi, della città, delle storie che intrecciano i protagonisti sempre legati alle vicende di un libro che vuole che si pubblichi e che in realtà si presenta sempre come uno specchio dell’anima di uno dei personaggi del racconto. Un romanzo di difficile classificazione come genere, ma che in poco più di 300 pagine mescola abilmente tutti i generi, portando il lettore verso il finale più inaspettato in un crescendo di emozioni che si condividono con quelle dei personaggi stessi.
(Alessia Mastrovito)
 
La recensione: Aristotele – Poetica

Un classico non muore mai. Più di mille anni fa un uomo, un filosofo, ha scritto testi che ancora oggi è un piacere poter leggere e rileggere. La poetica è un trattato sull’arte come distinta dall’etica e dalla morale, con un’analisi di quei generi che noi oggi diamo per conosciuti ma che affondano le loro radici nei testi greci di tantissimo tempo fa come la commedia e la tragedia. Parole e concetti che non tramontano mai e dai quali può sempre impararsi.
(Alessia Mastrovito)
 
La recensione: Trudi Cannavan – La corporazione di maghi

Un’autrice poco conosciuta in Italia, ma che promette molto bene. Uno dei migliori fantasy degli ultimi anni che abbandona il filone vampiri e riabbraccia maghi e streghe, una sorta di ritorno al fenomeno Harry Potter degli anni ’90. Una lettura piacevole, non molto impegnativa, che prende il lettore dalla prima pagina e lo invita a proseguire nel racconto fin quando, arrivati al finale, non si vuole far altro che comprare il secondo volume. Anche in edizione economica TEA, consigliato a chi non vuole andare a dormire la sera senza dedicare 5 minuti ad una lettura avvincente ma senza troppo impegno mentale perché venga seguita.
(Alessia Mastrovito)
 
La recensione: L’alba - Lisa Jane Smith

In uscita il 12 gennaio, “L’Alba” è l’ultimo libro scritto interamente dall’autrice Lisa Jane Smith de “Il diario del vampiro”, la saga fantasy tra le più conosciute al momento, soprattutto per la trasposizione in una serie tv che tiene incollati migliaia di giovani e non solo davanti agli schermi. Elena è finalmente riuscita a salvare il suo amato vampiro Stefan e a riportarlo nel mondo dei vivi, ma Damon, fratello di lui, è intrappolato nella Dimensione Oscura ed Elena sente ancora una forte passione che la trascina verso di lui. Chi sceglierà tra i due alla fine? La risposta nel libro edito Newton Compton. Una lettura leggera per chi ama il genere vampiresco.
(Alessia Mastrovito)
 
La recensione: Cime Tempestose - Emily Bronte

Un classico della letteratura inglese, unico libro dell’autrice, conosciuto da milioni di lettori anche giovani, è la storia dell’amore eterno e spassionato dei due protagonisti, Heathcliff e Catherine, che finisce col coinvolgere e distruggere una famiglia intera. E’ un romanzo d’altri tempi, dove le descrizioni sono particolareggiate, i personaggi e le loro relazioni e passioni raccontati e analizzati nel profondo, alle volte anche così tanto che il periodo risulta lungo e complesso. Ma il fascino che tale libro a distanza di più di un secolo ancora possiede è unico. Si sa che le storie d’amore attirano sempre coloro che sono d’animo sensibile, e i discorsi poetici e metaforici di Heathcliff non possono non smuovere l’animo anche del più reticente, ma nel complesso il racconto non pecca in nulla e spinge anzi a ritenere che questo è e rimarrà uno di quei romanzi che non possono non leggersi almeno una volta nella vita.
 

La recensione: Cecità – Josè Saramago

Uno dei libri più attuali e affascinanti da un autore a mio avviso meritatissimo premio Nobel per la letteratura. Un racconto che analizza e denuncia la realtà attuale sottilmente, senza attacchi diretti, in una ambientazione quasi surreale. La storia immaginata è quella di una città in cui pian piano si diffonde una epidemia che rende tutti ciechi (eccetto la moglie del medico al quale all’inizio tutti si rivolgono) e che ha come conseguenza il fatto che per evitare ulteriore contagio questi vengano rinchiusi in un ex manicomio, costretti a convivere. Durante questo periodo assieme, privati della capacità di vedere, dovranno reinventarsi come uomini, ricominciare da zero, innanzitutto dall’organizzazione della loro vita. Ma rispetto all’attuale sistema invece di migliorare la situazione peggiora, poiché la situazione descritta è di un tal degrado da sembrare di essere regrediti allo stato di guerra hobbesiano. Il libro si conclude con l’epidemia che scompare improvvisamente così com’era venuta, dopo aver dato modo all’autore di denunciare il nostro tempo e gli uomini di oggi chiusi nel loro egoismo..
(Alessia Mastrovito)
 
La recensione: Awakened – P.C. & Kristin Cast

Disponibile in libreria dallo scorso 27 ottobre, edito Nord, “Awakened” è l’ottavo libro della saga di madre e figlia (P.C. Cast e Kristin Cast) iniziata con “Marked” e che prosegue inesorabile nel racconto affascinando milioni di lettori in tutto il mondo. Rivolto a lettori di tutte le età, ma amato quasi dalle adolescenti, racconta la storia di Zoey, sedicenne che si vede trasformata la propria vita da un giorno all’altro perché riceve il “marchio”, una mezzaluna blu che la contraddistingue, segno che è previsto per lei un percorso che la porterà a diventare una vampira e a ricevere una apposita educazione nella famosa Casa della Notte, che fa da sfondo a storie ed eventi che accompagnano la crescita della protagonista. «Un romanzo che conquista subito e che si divora in un attimo.» The New York Times.
(Alessia Mastrovito)
 

La recensione: Il Canto della Terra - Uccio Aloisi

Nel Canto della Terra il ritratto di un grande cantore popolare. Ascoltando il Cd incluso nel libro “Il Canto della Terra”, si ha la sensazione di essere piacevolmente trasportati per le viuzze dei paesi salentini dove basta un tamburello ed una voce per rivivere i profumi e i sapori di questa bella terra che è il Salento. Questa è la cartolina che Uccio Aloisi ci restituisce con la sua melodica voce: con i magnifici stornelli salentini ci rende immagini e quadretti di un passato che rivive fra le note della sua voce che talmente è melodiosa che l’uso dell’accompagnamento strumentale a volte rischia di essere addirittura superfluo, una voce così forte che sa essere a tratti, addirittura commovente. Il libro è un omaggio dovuto a questo grande personaggio, Uccio Aloisi, un contadino del Salento che ha curato la sua terra con le braccia e l’ha cullata con la voce. Uccio Aloisi è stato uno dei più grandi rappresentanti della cultura popolare salentina e questo libro ne è la testimonianza, una sorta di trofeo da donare a questa grande personalità incastonata nella storia delle tradizioni popolari del Sud. Il Salento è un variopinto mondo di tradizioni, usi, costumi, colori e Uccio Aloisi ha dato il suo grande contributo affinchè tutto questo patrimonio non muoia mai, riviva sempre nel suo canto. Questo personaggio, infatti, sebbene venuto a mancare nell’ottobre del 2010, rimarrà nei cuori dei salentini uno dei più grandi cantori della nostra cultura popolare e questo libro ne vuole essere testimonianza. (Maria Grazia Manna Pignataro)

 
La recensione: Cose di cosa nostra – Giovanni Falcone

Uno dei libri più toccanti della storia italiana di ieri e di oggi. In queste pagine il giudice Falcone descrive con minuzia il mondo della mafia e il funzionamento dei rapporti interni tra mafiosi alla luce della sua pluriennale esperienza “sul campo” che lo condusse alla morte assieme al collega Borsellino. Una lunga intervista che si snoda sui punti cruciali del peggior male italiano, ancora oggi di ardua comprensione e di difficile risolvibilità. Falcone lascia ai suoi lettori e a tutti coloro che sono interessati all’argomento la sua esperienza, la sua vita, il suo modo di rapportarsi alla mafia stessa, giudice e uomo che ha servito lo Stato dall’inizio alla fine, analizzando comportamenti, fatti, eventi che rendono la mafia un unicum tanto in Italia quanto nel mondo. Una testimonianza di quanto la mafia stessa sia nello Stato e contro lo Stato e di quanto duro lavoro spetta ai “servitori dello Stato” per comprenderla a fondo e per poterla combatterla. Il racconto di un uomo che ha fatto la storia della lotta alla mafia negli anni ’80 e ’90 e che verrà ricordato sempre per il suo coraggio.
(Alessia Mastrovito)
 
La recensione: Il fantasma di Canterville - Oscar Wilde

Oscar Wilde lo conosciamo tutti per il famosissimo “Il ritratto di Dorian Grey”, manifesto per eccellenza della corrente dell’estetismo ottocentesco, versione inglese del nostro D’Annunzio. Pochi sanno però che Wilde è uno di quegli autori che qualsiasi cosa scriva, è in grado di renderla unica. In questo racconto giovanile e breve si umorizza sul tema della morte. Sir Simon di Canterville è il protagonista di questa storia che, divenuto fantasma, passa il tempo a divertirsi spaventando gli inquilini della casa dove all’epoca della sua reale esistenza uccise la moglie. Solo l’arrivo della famiglia Otis sconvolgerà il suo equilibrio, quando Sir Simon si renderà conto di non necessitare di altro se non dell’aiuto di qualcuno per espiare gli errori del passato e proseguire per la sua vita. Un racconto su un tema importante in chiave divertente resa da un autore che merità di essere conosciuto non solo per il suo capolavoro.
(Alessia Mastrovito)
 



La recensione: I dolori del giovane Werther - Goethe

Romanzo epistolare di Goethe che rapisce il lettore romantico e non sin dal primo rigo. Tutto ruota intorno alla figura del giovane Werther, un ventenne che ha da poco terminato gli studi e si trasferisce in un villaggio per dedicarsi all’otium letterario. In occasione di un ballo incontra la giovane Charlotte, detta Lotte, per la quale perde completamente la testa, Ma la ragazza è promessa sposa del facoltoso Albert, un uomo moralmente buono, col quale lo stesso Werther stringe un rapporto di amicizia. Questo triangolo condurrà ad un dispiacere sempre maggiore il giovane, consapevole che non potrà mai avere la donna che ama, che deciderà alla fine di togliersi la vita per risparmiarsi ulteriori tormenti del cuore.
Epistolare rivolto all’amico Guglielmo, una raccolta non solo di lettere attraverso le quali si dipana la storia del giovane, ma un’opera che riesce a mettere a fuoco la semplicità e bontà dei suoi sentimenti nei confronti della donna, senza malizia alcuna e senza che vi sia una colpa attribuibile a qualcuno, se non all’amore, per la scelta estrema del suicidio del personaggio. Goethe, nella stesura del romanzo, aveva forse a mente la storia medievale di Abelardo e Eloisa, conclusasi tragicamente al pari di questa.
Perché non sempre possono soddisfarsi i desideri del cuore.
(Alessia Mastrovito)

La recensione: La vecchia Legnano - Domenico Gullo - Lupo editore

“La vecchia legnano” è un romanzo che inevitabilmente ci riporta indietro nel tempo, a quando si era bambini e con gli occhi innocenti e puri si guardava al mondo come ad un grande gioco, ricco di colori e di cose nuove da provare. Mimmo, il narratore, non dimentica chi è stato, quel fanciullo che guardava ad una storica Ducati, ad una vecchia macchina da cucina Singer, alla Legnano, quella bicicletta che lo ha accompagnato nelle fasi più belle ed importanti della sua vita. E con i suoi occhi da adulto riconosce come sia dalla fanciullezza che si impara la vita. Ricordare non è sempre un qualcosa di positivo, ma neanche dimenticare è giusto. Ogni tanto non fa male voltarsi indietro e riconoscere come quello che siamo stati ci abbia aiutato ad essere quello che siamo oggi, catapultati in una vita che forse non avremmo mai immaginato di poter avere. Ma guardandoci alle spalle restano tante cose, gesti, sensazioni ed emozioni che non possono e non vogliono cancellarsi. Questo romanzo vuole essere un inno alla grande forza della famiglia, istituzione prima nell’impartire ai giovani del domani dei valori e una cultura fondata sul rispetto anche e soprattutto delle proprie radici. Domenico Gullo rende omaggio alla sua terra d’origine, descrivendo un paesino del Sud con i suoi tratti più caratteristici, arricchendo la storia di vicende non solo d’amore ma anche di violenza, come la storia del padre di Francesco. Un libro meraviglioso, che incanta il lettore dalle prime righe. (Alessia Mastrovito)

 

La recensione: Lucignola - Gloria De Vitis - Lupo editore

Anna è una donna dei nostri giorni. Ama la pittura e la letteratura; ricorre frequentemente a lunghe poesie per meglio imprimere nella mente sua (e del lettore in generale) le emozioni che vive. Sembra che abbia tutto, ma in realtà sente che le manca qualcosa, quel qualcosa che di cui è alla ricerca perenne: l'amore. Ha un rapporto con gli uomini molto forte, da donna emancipata che non indugia in rapporti che non le lasciano nulla. Così quasi "vende" il suo corpo, cercando di farsi male, di ferirsi, per andare oltre alla superficie dell'oggi e per sentire un'emozione diversa dalla solita vita, come quella che ogni volta le lascia il dipingere o il dedicarsi interamente all'arte.
La sua vita sembra avere una svolta il giorno in cui incontra Tobia, un uomo che la affascina subito, con il quale inizia una relazione forte, destinata a consumarla, a farle avvertire un bisogno sempre più forte di vedere quest'uomo, l'unico col quale si condivide, come a lasciarlo entrare nel proprio intimo. Ma Tobia nasconde qualcosa, quel qualcosa che porterà Anna alla distruzione totale del suo essere, nel manifestarsi di tutta la sua fragilità nascosta.
Un libro a tratti anche "molto forte" che apre al lettore un mondo in cui ci si immerge dall'inizio alla fine, quasi riuscendo a immedesimarsi nella vita di Anna che scorre come un fiume tra le pagine di questo che potremmo definire proprio uno squarcio di esistenza di una donna comune, alla ricerca della sua verità personale.
Gloria De Vitis intitola benissimo il libro con "Lucignola", perché Anna mente su se stessa al mondo, cercando quasi di nascondere il suo essere di cui è ancora alla vera ricerca. Pagine molto toccanti, che lasciano con una serie di dubbi e di incertezze sull'esistenza di ognuno di noi e sulla ricerca del nostro vero Io nel mondo.
(Alessia Mastrovito)

 


La recensione: Al profumo dei fichi - Gianluca Mossuto - Lupo editore

Quanti credono di avere dimenticato tutti gli episodi della propria infanzia, quando si imbattono in un odore, un profumo, una scena che ricorda loro quegli anni tanto lontani eppure così vicini al cuore? E in quella circostanza tutto torna a galla. E’ come un paesaggio che all’improvviso si rischiara dalla nebbia attraverso i raggi del sole che piano a piano illuminano e rendono tutto più chiaro. Questo è ciò che fa questo libro per il lettore. Il ricordo dell’autore diventa il ricordo di ognuno di noi, una di quelle foto di quando si era bambini che improvvisamente viene alla mano. E tutto torna vivo. Ci sono ancora la nonna in cucina e il nonno sulla sedia con la sua pipa, le domeniche passate in campagna con tutti i parenti. C’è la spensieratezza di una volta, la curiosità di voler provare ogni cosa. C’è il profumo del caffè e il sugo della domenica. Ci sono i nipoti ancora bambini, gli animali e il paesaggio campagnolo.
Mossuto apre al lettore uno squarcio della sua vita, facendo diventare parole una sua fotografia dell’infanzia, di un’estate salentina come un’altra passata tra gli affetti di un tempo. E’ un ritorno, seppur fulmineo e momentaneo, alla semplicità della fanciullezza, lontani dal caos della città. Un richiamo ai valori semplici del passato, non soggetti a consumismo dei giorni nostri. Uno di quei momenti che fanno salire sempre un sorriso sulle labbra al ricordo di qualcosa che non c’è più ma il cui profumo si avverte sempre nell’aria al solo passaggio per quei posti, ormai soggetti al corso del tempo e magari diversi, non più come li abbiamo in memoria, dove si sviluppano nuove storie a noi estranee.
Un libro che lascia alla fine una lieve nostalgia dei tempi andati, profondo, che invita a non dimenticare ciò che un tempo ci faceva felici. Qualcosa che è parte sempre della storia di ognuno. (Alessia Mastrovito)




Cinema


 
 

Programmazione cinematografica a Brindisi

dal 4 al 8 maggio visualizza
dal 9 al 10 maggio visualizza

 

 


Poesie e racconti



Questo sarà uno spazio dedicato interamente all'ineguagliabile bellezza della poesia. Un posto fatto di pensieri in libertà, di schizzi immensi, per i quali non servono autorevoli e ragionevoli garanzie estetiche. Questa rubrica sarà curata da me, una semplice poetessa in erba, per cui scrivere è condivisione, è esprimere la propria gioia ed il proprio dolore, è saper utilizzare una forma così artefatta e complicata come il linguaggio per riempirlo della naturalezza dei sentimenti. Non tutti sono poeti, lo sono soltanto coloro che hanno un animo troppo grande e profondo per adeguarsi al silenzio della massa che li circonda. Non occorrono regole, nè artefici formali, si può scrivere quando si sente la necessità di bloccare il moto di quei pensieri che ci vagano nella mente, come note sfuggenti e melodiose.

Quindi, chiunque si riconosca tra le righe su citate, può inviare i propri contributi a: redazione@brindisinews.com





E ci chiamano ribelli


Seduti ai banchi di scuola
quanta vita passa,
ci sfiora timida e corre via.
Aria fresca o troppo calda
ci congela le dita mentre scriviamo
e il sudore ci bagna
la fronte rugosa;
troppo studio, ma non basta.
Le feste e le nottate fuori
a gridare la rabbia e la gioia.
Una bottiglia di rum
e qualcuno fuma un po',
senza esagerare però,
abbiamo paura, o forse
siamo solo più maturi
non come ci vedono loro:
uccelli dello stesso stormo
incontro alla tempesta.
Noi
non siamo passeri solitari,
cerchiamo la primavera,
ci ribelliamo.
A noi non va di vivere così,
accettare tutto: perché è così.
A noi non va.
Scendiamo in piazza, entriamo nelle scuole
ci rimaniamo anche di notte
perché a noi non va di finire così.
Prendete esempio da noi - adulti -
non capiscono, è da loro che diversi
vogliamo vivere, vogliamo essere.
è a noi che pensiamo
mentre lottiamo,
e ci chiamano ribelli

Naomi Greco






Com'è effimera la felicità

Vola via, con un colpo di vento, come una foglia ormai secca su un albero in autunno.
Vola via insieme a tutti gli altri sentimenti e si perde sulla superficie di un fiume che la trascina via
o tra le grinfie del rastrello di quello spazzino che la chiude in un sacco nero.
Come un cadavere.
Morta.
Giusto il tempo di un estate e già non c'è più, l'albero rimane spoglio per l' inverno,
proprio quando quelle foglie dovrebbero coprirlo dalla neve e dalla pioggia ghiacciata.
Ma è così bello quando in primavera rinasce,
quando sui nudi rami i primi germogli spuntano
mentre il sole si stiracchia e gioca a riscaldare i bambini che sul prato rincorrono una palla e la neve già non c'è più.
Com'è bello vederlo crescere e trasformarsi in una foglia,
piccola ma già verde e vederla crescere e vivere e rendere quell'albero bellissimo.
Com'è bello vedere la felicità che torna,
che non si stanca mai,
anche se sa che prima o poi morirà,
che il freddo dell'aria la ucciderà piano e poi un colpo di vento traditore le darà il colpo di grazia.
Com'è fedele la felicità,
che ad ogni primavera torna,
anche se già sa che l'autunno arriva presto,
che l'estate dura poco e che presto morirà.
Com'è bella la felicità,
intensa ti soffoca con la sua freschezza e poi và via.
Com'è bello il freddo dell'inverno,
che ci insegna ad amare l'estate.
Com'è bello l'inverno,
che ci ricorda di godere le foglie verdi perché arriva sempre e le strappa via.
Com'è bella la primavera,
che ci fa tornare le speranze.
Com'è bella l'estate,
che ci riempie con i suoi colori.
Che ci riempie di felicità.

Naomi Greco






Angeli del SAR, Angeli ed eroi


Intrepidi uomini volanti,
gioiosi e coraggiosi,
al servizio d’altri, porgean le loro ali.

Volavan attraverso le nuvole,
perché era ciò che amavan fare,
era ciò che dovevan fare.

Consapevoli del pericolo,
servivan il loro paese,
amandolo in migliaia di modi.

Angeli ed eroi,
ora privati della loro vita
ma non della loro esistenza.

Angeli ma giovani,
ragazzi dotati di cuore impavido
e bontà d’animo.

La brezza dolce accarezzava il viso loro,
respiravan la gioia di volare,
di sollevarsi al di sopra della normalità.

Angeli, forse ora non visibili,
ci osservan dal luogo incantato,
pur gioiosi per la vita trascorsa.

Angeli volati in cielo presto,
con l’innocenza disegnata sui loro visi
e l’amore nei sorrisi.

Vanessa Chinigò






Il dolore delle madri

Lento lo scorrere di lacrime amare
che si trascinano dietro il dolore, di quella madre,
la cui anima era perduta dinnanzi all'intramontabile immagine
del figlio perduto.
Al pari di tutte quelle madri affrante,
che esistono ma non vivono,
perchè è infinitamente grandela sofferenza che portano nel petto,
aspettando quei figli che qualcuno gli ha sottratto
e che non vedranno mai più.
Quei figli che hanno cresciuto con tanta premura
e che sono morti nella solitudine della guerra.
Figli che hanno perso la vita nella speranza di
regalare a noi un mondo migliore.

Vanessa Chinigò





L'essenza della donna

Cosa osservi donna?
Oltre la finestra che ti chiude il passaggio a quel mondo
che ti infligge così tanto dolore.

Agli sguardi violenti di quell'uomo,
rè del suo mondo,
che sfiorando la tua diafana pelle ti uccide.

Egli è,infatti,il più grande strumento di dolore
che Dio ha deciso di darti,
per renderti il capolavoro dell'universo.

Sei un angelo azzurro,
macchiato del tuo stesso sangue
che ti rende vulnerabile agli occhi altrui.

Il tuo animo viene scalfitto in ogni istante,
in vari modi inclini alla crudeltà,
il cui fine è quello di renderti priva di potere.

Maggior potere hai,
maggiori son gli sguardi assassini
che t'accompagnano nella società.

Vieni lapidata,bruciata,
circoncisa,prostituita,
la tua bellezza è coperta da un velo.

Vago il pensiero
d'anni cruciali
in cui la tua libertà è stata soppressa.

Perchè l'uomo tenta di toglierti il sorriso,
di profanare il corpo tuo,
di strapparti via il coraggio.

Ti costringe ad esser la sua serva,
lamentandosi poi perchè lo privi d'amore
ed ammettendo che superiore sei a lui.

Ti disprezzan gli uomini
e si stupiscon poi della mancanza tua
di fiducia e sicurezza.

Sei incolpata per la tua bellezza
d'esser tentatrice
e meritevole di ingiustizie.

Ma tu donna,sei il seme da cui è nata la vita,
momentanea è per te la fragilità,
continua la lotta contro la morale comune.

Tieni in grembo il figlio dell'uomo
che t'ha violentata
eppur lo ami come parte di te.

Fuggiresti dalle tue responsabilità?
come un marito mai cresciuto
abbandona la creatura di un passato amore.

Nuda ti poni dinnanzi all'uomo armato,
camminando di giorno al suo fianco perchè egli è il tuo paradiso
e l'inferno tuo divien a sera.

L'amore che riesci a provare
è senza limite
e senza alcuna ragione.

Il dolore sopporti in silenzio,
mentre sorridi con amare lacrime alle tue ferite,
e le curi poi in un interminabile tempo.

I tuoi sogni fuggono,
troppo velocemente perchè tu possa afferrarli,
nascondendosi dietro zingare stelle.

Meglio salvar il loro mistero donna,
che svelar il segreto che essi celano
a chi potrebbe con violenza strapparteli via.

Controvento cammini da una vita,
disseminando le tue conoscenze,
spargendo gioia.

Troverai la pace
in questa vita o nell'altra,
con un posto degno della tua essenza.


Vanessa Chinigò





Un mondo che faccia ridere

Vorrei un mondo che faccia ridere,
pieno d'ironia e d'allegria.
Dove la gente s'alza la mattina e sorride al dolore,
si burla della morte,ride in faccia alla sofferenza.
Un mondo dove gli anziani si baciano per la strada,
fregandosene del pudore che caratterizza la loro età.
Un mondo in cui chiunque se ne frega se appare ridicolo,
ma si diverte,si diverte da matti.
Ove si respira la felicità nell'aria,il profumo della libertà,
il sapore della bellezza.
Un mondo privo di ingiustizie,
di assassini che uccidono la gioia di vivere degli altri.
Un mondo in cui ognuno si gode quel che ha
e decide come concluder la sua vita.

Vanessa Chinigò


 


Fame nel mondo

Qualcuno pensa che la fame nel mondo sia una semplice banalità,
ma se nessuno la prova, mai lo capirà.
È sconcertante vedere bambini che muoiono in un minuto
oppure altri che tale tempo non lo hanno neppure vissuto.
Bambini che pagherebbero per un misero pezzo di pane
o un bicchiere d’acqua, tanto per cambiare.
Non hanno mai assaggiato una fetta di torta, una pasta al dente,
ma assaggiano tutti i giorni la fatica del lavoro sotto il sole cocente.
Per loro è un sogno indossare una maglietta alla moda, dei jeans
firmati anziché quei vestiti, sporchi e trasandati.
L’altra parte del mondo invece, vive di ricchezze e felicità
e magari ride pure vedendo un bambino che nulla ha.
Quando qualcosa non piace si getta subito via
dicendo a papà e mamma la solita bugia.
Insomma nessuno pensa a questo mondo povero e sottosviluppato,
dove si combatte ancora nel campo minato.
Ma il fatto più grave è che i “soldati” sono i bambini,
che si muovono incessantemente come tanti burattini.
Quindi l’intera umanità DEVE essere meno egoista e più generosa
Affinché TUTTE le persone possano vivere in condizione più decorosa.


Laura Leo

 


La fragilità dell'uomo


Sfugge l'uomo, velocemente, dinnanzi ai suoi stessi ricordi.
Egli percorre una via di cui non conosce l'arrivo, l'ignara sorte che lo attende;
perchè l'uomo è fatto di vergogna e di debolezza, di mancato sacrificio dell'animo.
Se possedesse le ali volerebbe in una dimensione parallela, luogo di felicità assurda ed inutile,
poichè questa, se dura in eterno, perde la propria bellezza.
Così come il sorriso dipinto su un viso non dura che pochi istanti.
Come sopportare il dolore? Dicono sia l'arte più difficile di questo mondo e neppure questa scienza
talmente erudita vi può porre risosta.

Vanessa Chinigò


 


Il momento della primavera



Sento il vociare della gente
ai mercatini del paese.
Odoro i fiori che sono sbocciati
al richiamo della natura.
Vedo il cielo azzurro con batuffoli
di zucchero filato che
ti fan venir voglia di sognare .
Tocco il tronco di un albero
che mi dà vitalità ed energia
Odo il momento della primavera
che con il suo odore mi fan venire voglia
di vivere la mia vita in calma e armonia

Simona Zuppetta



Solo parole

Scrivo ciò che mi passa per la testa su alcune pagine che il tempo si porterà probabilmente via.
Come quei ricordi che spesso si vorrebbe tener stretti a sè,
in modo da non lasciarli andar via, da non abbandonarli nel vuoto,
come sospiri d'amanti trascinati dal vento, che si disperdono lentamente,
senza che nessuno sappia che siano mai esistiti.
Vorrei fermare l'eterno movimento di questo pianeta,
farlo cadere dalla sua orbita,
bloccare questa corsa troppo veloce.
Osservo gente passiva che si gode i pianti d'un bambino che giace per strada,
gente a cui non importa nulla se nell'aria si respira odore di sofferenza,
in questo mondo che va a puttane, infestato dall'ipocrisia e dall'odio,
che vede partecipe quest'uomo, troppo meschino e codardo per provare a cambiarlo.

Vanessa Chinigò


 


Un perduto amore

Vagava nei meandri dell'oscurità,
quell'anima silenziosa,alla ricerca del suo perduto amore,
si ritrovò a varcare il limite della follia
ed a sfiorare con mano i desideri occulti che non era riuscita a possedere.
Si sentiva sola,un unica metà del cuore le restava in petto,
e pianse,pianse perchè l'altro frammento lui se l'era portato via.
Si domandò come mai,l'amore,pur essendo così meraviglioso,
la stava uccidendo;e che valenza aveva dunque,amare,
se poi si perde gran parte di sè stessi?
Se tutti i sogni bramati si frantumano,
come polvere invisibile.
Urlò,con la speranza che il suono del suo dolore
avrebbe raggiunto la pietà di un animo buono.
Ma la sua voce divenne solo un'eco nel vuoto.
Un infrangersi di onde invisibili
che non avrebbero mai raggiunto nuovamente la felicità.

Vanessa Chinigò