La
libreria di Alessia
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Questa
rubrica vuole essere un suggerimento di lettura per
tutti coloro che amano i libri e riescono a cogliere
da essi il senso più profondo che riescono
a trasmettere. Tra passato e presente, tra vecchie
pubblicazioni e anteprime, si cercherà di dare
importanza a quei libri che, posti tra gli scaffali
di una libreria, hanno lasciato qualcosa e che meritano
di essere almeno sfogliati. (Alessia
Mastrovito) |
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La
recensione: Gocce nel deserto – Ilaria
Solazzo. Poesie e riflessioni di una ragazza tenace dal
cuore fragile. Ognuno di noi è stato
innamorato, tradito, perdonato, deluso, felice almeno una
volta nella vita, ma non è da tutti trasmettere emozioni
e sentimenti così forti e riportarli sul foglio bianco
come straordinariamente Ilaria Solazzo riesce a fare con impressionante
spontaneità. Nata a Brindisi, sin da bambina si appassiona
alla lettura, dedicandosi alla stesura di poesie all’età
d’undici anni. Le reazioni umane cambiano da soggetto
a soggetto, alcune hanno polso fermo, altre degenerano negli
abissi della disperazione per altri ancora regna suprema e
indisturbata l’indifferenza. La fede, la poesia, l’amicizia,
l’amore sono le chiavi di lettura dei suoi versi, nei
quali è facile riconoscersi e ancor di più perdersi!
Unica bussola nel labirinto della vita è il passato,
vero “custode dell’identità di ciascuno
di noi”. La bella poetessa pugliese ha la capacità
di scrutare il groviglio delle passioni da vibrar l’anima!
I suoi componimenti sono colmi del suo eco che rimbomba all’unisono
con la coscienza del lettore. Le inquietudini, i dubbi, gli
sguardi tanto adulati e poi maledetti, le persone care, l’amore
corrisposto che finalmente arriva e riesce a riportar a galla
la grinta e la voglia di andare avanti, sono le muse di una
singolare sensibilità. Ogni poesia è come se
abbracciasse, cullasse i rancori e i rimossi, alleggerisse
i pesi non più sopportabili, fuggisse al carico dei
tanti “se” e dei “tanti” ma che trasciniamo
da tempo immemorabile. Amare una persona è averla senza
possederla, dare l’intera nostra essenza senza alcuna
pretesa, desiderare la sua compagnia senza esser mossi dalla
solitudine, aver paura di perderla senza sfociare nella gelosia
ossessiva, avere bisogno di lei e non esserne dipendente,
aiutarla senza aspettarci gratitudine. Amare è essere
indissolubilmente legati pur rimanendo liberi, essere un tuttuno
insieme pur conservando e rimanendo se stessi.
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E’
proprio questo l’obiettivo dell’autrice,
faticosamente raggiunto grazie alla poesia che le
ha garantito il suo posto nel mondo, le ha tracciato
il sentiero dei suoi desideri e ambizioni sempre con
grand’umiltà, rappresentando per lei
un magnifico nascondiglio segreto per sfuggire dagli
affanni e dagli egoismi e coltivare invece gioie e
speranze. Il cuore dell’uomo è sempre
lo stesso, siamo tutti pedine dello stesso gioco.
Ritagliarci un angolo di riflessione, al di fuori
del trambusto quotidiano, è una sana abitudine
per non rischiare di lasciarci sconvolgere perdendo
il controllo del nostro essere. La poesia può
essere una medicina contro il mal di vivere! Le sue
poesie consentono di guardare il mondo attraverso
i suoi occhi, con l’energica vitalità
che solo i ventenni sprigionano, da prospettive che
sicuramente ci sarebbero sfuggite. Un vero e proprio
inno alla lotta per la felicità, all’amore
puro e incondizionato, a spogliarsi delle maschere
d’ipocrisia, a cogliere la luce dopo momenti
di cupa oscurità! (Sara
De Virgilio) |
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La
recensione: Gli occhi di mia figlia –
Vittoria Coppola. Le favole si concludono sempre
con un lieto fine, ma la vita non è una favola e bisogna
sempre fare una scelta, seppur dolorosa. E’ possibile
che ognuno abbia già un progetto stabilito? Non si
deve far altro che seguirlo, magari sulla spinta di qualcuno
che c’indirizza verso percorsi che non avremmo considerato
mai, o siamo davvero gli artefici della nostra felicità?
E se nulla è lasciato al caso, perché il più
delle volte si è pienamente convinti che mentire è
la strada giusta da prendere? Ammucchiando bugie su bugie,
sconvolgendo le esistenze di altri e condannando al rimorso
e al tormento la propria. E intanto intorno tutto continua:
nuovi sguardi con cui incrociarsi, ruoli da interpretare,
identità da celare, scelte ancora da prendere. Dana
è la protagonista di un amore impossibile e, forse
per questo, eterno: circondata da benessere e lusso, si trova
quasi a soffocare nella sua bella gabbia d’oro a Siena,
circondata per anni da genitori che non hanno fatto che costruire
castelli di sabbia, limitando la sua libertà e imponendo
le loro volontà a dispetto delle sue inclinazioni e
i suoi desideri, senza offrirle neanche il tempo di prendere
decisioni sul suo futuro.
Ma Dana è forte, è un’iniezione di vita:
il suo cuore pulsa per anni, giorno e notte, per Andrè,
affascinate francese che immortala sulle tele volti di donna
senza sguardo, attendendo colei dagli occhi più puri
e meritevoli. Ogni personaggio di questa storia è strettamente
dipendente da tutti gli altri: un vero e proprio puzzle da
comporre, un mistero da risolvere. Amanda è sua madre,
una donna iperprotettiva e perversa che pur di non esplodere
e preservare la sua raffinatezza, terrà ogni rimorso
dentro di sé. Franco, debole, insicuro e marito devoto,
non riesce ad esprimere l’affetto nei confronti di sua
figlia, trattenendo serrate le labbra per non svelare coscienze
troppo a lungo rimaste nel fango. Il lettore, come se fosse
un detective, si trova catapultato in un giallo, dove le vittime
e i colpevoli sono i sentimenti e le passioni umane, nel bel
mezzo degli anni settanta, tra complotti, crudeltà
e menzogne. Tutti i tasselli torneranno al loro posto: un
amore, se vero e unico, crescerà anche a distanza,
pur sotto silenzio, non si spegnerà. La giovane scrittrice
ventiseienne Vittoria Coppola, ha reso orgoglioso il territorio
salentino grazie a questo romanzo stimato dal Tg1 “libro
dell’anno 2011”, scolpendo nelle pagine un’attenta
analisi dell’animo umano, con tutte le sue debolezze
e i complicati perché, attraverso la storia di un amore
che valeva la pena raccontare, regalando emozioni e spunti
per stimolanti riflessioni. (Sara
De Virgilio) |
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La
recensione: Manuale d’Intelligence
– Antonella Colonna Vilasi
Chiarezza. Questo l’obiettivo principale
che deve essersi posta l’autrice nell’affrontare
con stile manualistico un tema controverso come quello dell’intelligence,
sfatandone miti e pregiudizi e proiettandone caratteristiche
e necessità nel futuro. Dedica, infatti, il primo capitolo
(circa una sessantina di pagine) alla disamina di quelli che
sono i processi tecnici e il funzionamento teorico e pratico,
generale e particolare dei servizi di informazione occidentali
odierni. Questo per capire meglio innanzitutto di cosa si
stia parlando, visto che mai come in questo campo si rischia
di restare ancorati alle popolari, fantasiose immagini di
007 in smoking e alla guida di una super tecnologica Aston
Martin. Con l’aiuto di una scrupolosa suddivisione in
paragrafi e frequenti elenchi puntati, la Vilasi riporta il
lettore coi piedi per terra.
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Meno
fascino (forse), e più sano pragmatismo,
ma senza farsi mancare interessantissime parentesi
storiche, con l’immancabile accenno a quelle
operazioni che in fin dei conti hanno contribuito
non poco ad alimentare la “speculazione cinematografica”.
La seconda metà del manuale è, invece,
dedicata interamente alle prospettive future, a
quanto sia stata dura, dalla caduta dell’U.R.S.S.
ad oggi, adattare le strutture d’intelligence
all’analisi di un mondo divenuto instabilmente
multipolare, da rigidamente bipolare che era. Le
sfide del XXI secolo vanno dalle tensioni etnico-religiose
agli squilibri economici, relegando l’ambito
militare ad un ruolo di secondo piano rispetto al
passato. Oggi la partita si gioca anche e soprattutto
in altri settori, a cominciare da quello economico:
è, quindi, fondamentale che i servizi segreti
diventino un gigantesco serbatoio di informazioni
determinanti e cruciali, ma che spazino tutte le
aree di interesse della vita sociale di un Paese.
Soprattutto, informazioni che siano sempre meno
segrete. A rivestire importanza crescente, è
infatti la cosiddetta Osint (Open Source Intelligence),
che prevede la raccolta di informazioni sfruttando
canali etici e legali, e non classificati: ciò
renderebbe da un lato più facile condividere
dati con alleati sempre meno vincolati, come alleati
occasionali o le stesse organizzazioni sovranazionali
che vanno moltiplicandosi; dall’altro renderebbe
meno diffidente un’opinione pubblica che reclama
con sempre maggior veemenza il suo “diritto
di sapere”. Insomma, pare si vada verso una
riforma del sistema che renda i suoi prodotti più
utili, più “spendibili” tramite
la maggiore vicinanza al cittadino. Una lettura
illuminante, ricca di spunti di riflessione, per
aprire gli occhi su un tema così frainteso
eppure così decisivo per il futuro della
nostra società. (Susanna
De Stradis)
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La
recensione: Carlos
Luis Zafon – Il gioco dell’angelo
Il secondo libro dell’autore spagnolo rivelazione degli
ultimi anni in tutto il mondo cattura il lettore sin dalla
prima pagina, quasi come un’eco del precedente successo
“L’ombra del vento”, del quale riprende
alcuni personaggi e l’ambientazione nella bellissima
Barcellona del secolo scorso. Le parole e lo stile di Zafon
non riescono a far interrompere la lettura, presi dalle descrizioni
dei personaggi, della città, delle storie che intrecciano
i protagonisti sempre legati alle vicende di un libro che
vuole che si pubblichi e che in realtà si presenta
sempre come uno specchio dell’anima di uno dei personaggi
del racconto. Un romanzo di difficile classificazione come
genere, ma che in poco più di 300 pagine mescola abilmente
tutti i generi, portando il lettore verso il finale più
inaspettato in un crescendo di emozioni che si condividono
con quelle dei personaggi stessi. (Alessia
Mastrovito) |
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La
recensione: Aristotele
– Poetica
Un classico non muore mai. Più di mille anni fa un
uomo, un filosofo, ha scritto testi che ancora oggi è
un piacere poter leggere e rileggere. La poetica è
un trattato sull’arte come distinta dall’etica
e dalla morale, con un’analisi di quei generi che noi
oggi diamo per conosciuti ma che affondano le loro radici
nei testi greci di tantissimo tempo fa come la commedia e
la tragedia. Parole e concetti che non tramontano mai e dai
quali può sempre impararsi. (Alessia
Mastrovito) |
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La
recensione: Trudi
Cannavan – La corporazione di maghi
Un’autrice poco conosciuta in Italia, ma che promette
molto bene. Uno dei migliori fantasy degli ultimi anni che
abbandona il filone vampiri e riabbraccia maghi e streghe,
una sorta di ritorno al fenomeno Harry Potter degli anni ’90.
Una lettura piacevole, non molto impegnativa, che prende il
lettore dalla prima pagina e lo invita a proseguire nel racconto
fin quando, arrivati al finale, non si vuole far altro che
comprare il secondo volume. Anche in edizione economica TEA,
consigliato a chi non vuole andare a dormire la sera senza
dedicare 5 minuti ad una lettura avvincente ma senza troppo
impegno mentale perché venga seguita. (Alessia
Mastrovito) |
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La
recensione: L’alba
- Lisa Jane Smith
In uscita il 12 gennaio, “L’Alba” è
l’ultimo libro scritto interamente dall’autrice
Lisa Jane Smith de “Il diario del vampiro”, la
saga fantasy tra le più conosciute al momento, soprattutto
per la trasposizione in una serie tv che tiene incollati migliaia
di giovani e non solo davanti agli schermi. Elena è
finalmente riuscita a salvare il suo amato vampiro Stefan
e a riportarlo nel mondo dei vivi, ma Damon, fratello di lui,
è intrappolato nella Dimensione Oscura ed Elena sente
ancora una forte passione che la trascina verso di lui. Chi
sceglierà tra i due alla fine? La risposta nel libro
edito Newton Compton. Una lettura leggera per chi ama il genere
vampiresco. (Alessia
Mastrovito)
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La
recensione: Cime Tempestose
- Emily Bronte
Un classico della letteratura inglese, unico libro dell’autrice,
conosciuto da milioni di lettori anche giovani, è la
storia dell’amore eterno e spassionato dei due protagonisti,
Heathcliff e Catherine, che finisce col coinvolgere e distruggere
una famiglia intera. E’ un romanzo d’altri tempi,
dove le descrizioni sono particolareggiate, i personaggi e
le loro relazioni e passioni raccontati e analizzati nel profondo,
alle volte anche così tanto che il periodo risulta
lungo e complesso. Ma il fascino che tale libro a distanza
di più di un secolo ancora possiede è unico.
Si sa che le storie d’amore attirano sempre coloro che
sono d’animo sensibile, e i discorsi poetici e metaforici
di Heathcliff non possono non smuovere l’animo anche
del più reticente, ma nel complesso il racconto non
pecca in nulla e spinge anzi a ritenere che questo è
e rimarrà uno di quei romanzi che non possono non leggersi
almeno una volta nella vita.
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La
recensione: Cecità
– Josè Saramago
Uno dei libri più attuali e affascinanti da un autore
a mio avviso meritatissimo premio Nobel per la letteratura.
Un racconto che analizza e denuncia la realtà attuale
sottilmente, senza attacchi diretti, in una ambientazione
quasi surreale. La storia immaginata è quella di una
città in cui pian piano si diffonde una epidemia che
rende tutti ciechi (eccetto la moglie del medico al quale
all’inizio tutti si rivolgono) e che ha come conseguenza
il fatto che per evitare ulteriore contagio questi vengano
rinchiusi in un ex manicomio, costretti a convivere. Durante
questo periodo assieme, privati della capacità di vedere,
dovranno reinventarsi come uomini, ricominciare da zero, innanzitutto
dall’organizzazione della loro vita. Ma rispetto all’attuale
sistema invece di migliorare la situazione peggiora, poiché
la situazione descritta è di un tal degrado da sembrare
di essere regrediti allo stato di guerra hobbesiano. Il libro
si conclude con l’epidemia che scompare improvvisamente
così com’era venuta, dopo aver dato modo all’autore
di denunciare il nostro tempo e gli uomini di oggi chiusi
nel loro egoismo.. (Alessia
Mastrovito) |
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La
recensione: Awakened – P.C. &
Kristin Cast
Disponibile in libreria dallo scorso 27 ottobre, edito Nord,
“Awakened” è l’ottavo libro della
saga di madre e figlia (P.C. Cast e Kristin Cast) iniziata
con “Marked” e che prosegue inesorabile nel racconto
affascinando milioni di lettori in tutto il mondo. Rivolto
a lettori di tutte le età, ma amato quasi dalle adolescenti,
racconta la storia di Zoey, sedicenne che si vede trasformata
la propria vita da un giorno all’altro perché
riceve il “marchio”, una mezzaluna blu che la
contraddistingue, segno che è previsto per lei un percorso
che la porterà a diventare una vampira e a ricevere
una apposita educazione nella famosa Casa della Notte, che
fa da sfondo a storie ed eventi che accompagnano la crescita
della protagonista. «Un romanzo che conquista subito
e che si divora in un attimo.» The New York Times.
(Alessia Mastrovito) |
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La
recensione: Il Canto della Terra - Uccio Aloisi
Nel Canto
della Terra il ritratto di un grande cantore popolare. Ascoltando
il Cd incluso nel libro “Il Canto della Terra”,
si ha la sensazione di essere piacevolmente trasportati
per le viuzze dei paesi salentini dove basta un tamburello
ed una voce per rivivere i profumi e i sapori di questa
bella terra che è il Salento. Questa è la
cartolina che Uccio Aloisi ci restituisce con la sua melodica
voce: con i magnifici stornelli salentini ci rende immagini
e quadretti di un passato che rivive fra le note della sua
voce che talmente è melodiosa che l’uso dell’accompagnamento
strumentale a volte rischia di essere addirittura superfluo,
una voce così forte che sa essere a tratti, addirittura
commovente. Il libro è un omaggio dovuto a questo
grande personaggio, Uccio Aloisi, un contadino del Salento
che ha curato la sua terra con le braccia e l’ha cullata
con la voce. Uccio Aloisi è stato uno dei più
grandi rappresentanti della cultura popolare salentina e
questo libro ne è la testimonianza, una sorta di
trofeo da donare a questa grande personalità incastonata
nella storia delle tradizioni popolari del Sud. Il Salento
è un variopinto mondo di tradizioni, usi, costumi,
colori e Uccio Aloisi ha dato il suo grande contributo affinchè
tutto questo patrimonio non muoia mai, riviva sempre nel
suo canto. Questo personaggio, infatti, sebbene venuto a
mancare nell’ottobre del 2010, rimarrà nei
cuori dei salentini uno dei più grandi cantori della
nostra cultura popolare e questo libro ne vuole essere testimonianza.
(Maria
Grazia Manna Pignataro)
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La
recensione: Cose di cosa nostra – Giovanni Falcone
Uno dei libri più toccanti della storia italiana di
ieri e di oggi. In queste pagine il giudice Falcone descrive
con minuzia il mondo della mafia e il funzionamento dei rapporti
interni tra mafiosi alla luce della sua pluriennale esperienza
“sul campo” che lo condusse alla morte assieme
al collega Borsellino. Una lunga intervista che si snoda sui
punti cruciali del peggior male italiano, ancora oggi di ardua
comprensione e di difficile risolvibilità. Falcone
lascia ai suoi lettori e a tutti coloro che sono interessati
all’argomento la sua esperienza, la sua vita, il suo
modo di rapportarsi alla mafia stessa, giudice e uomo che
ha servito lo Stato dall’inizio alla fine, analizzando
comportamenti, fatti, eventi che rendono la mafia un unicum
tanto in Italia quanto nel mondo. Una testimonianza di quanto
la mafia stessa sia nello Stato e contro lo Stato e di quanto
duro lavoro spetta ai “servitori dello Stato”
per comprenderla a fondo e per poterla combatterla. Il racconto
di un uomo che ha fatto la storia della lotta alla mafia negli
anni ’80 e ’90 e che verrà ricordato sempre
per il suo coraggio.(Alessia
Mastrovito) |
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La
recensione: Il fantasma di Canterville - Oscar Wilde
Oscar Wilde lo conosciamo tutti per il famosissimo “Il
ritratto di Dorian Grey”, manifesto per eccellenza della
corrente dell’estetismo ottocentesco, versione inglese
del nostro D’Annunzio. Pochi sanno però che Wilde
è uno di quegli autori che qualsiasi cosa scriva, è
in grado di renderla unica. In questo racconto giovanile e
breve si umorizza sul tema della morte. Sir Simon di Canterville
è il protagonista di questa storia che, divenuto fantasma,
passa il tempo a divertirsi spaventando gli inquilini della
casa dove all’epoca della sua reale esistenza uccise
la moglie. Solo l’arrivo della famiglia Otis sconvolgerà
il suo equilibrio, quando Sir Simon si renderà conto
di non necessitare di altro se non dell’aiuto di qualcuno
per espiare gli errori del passato e proseguire per la sua
vita. Un racconto su un tema importante in chiave divertente
resa da un autore che merità di essere conosciuto non
solo per il suo capolavoro. (Alessia
Mastrovito) |
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La
recensione: I dolori del giovane Werther - Goethe
Romanzo epistolare di Goethe che rapisce il lettore romantico
e non sin dal primo rigo. Tutto ruota intorno alla figura
del giovane Werther, un ventenne che ha da poco terminato
gli studi e si trasferisce in un villaggio per dedicarsi all’otium
letterario. In occasione di un ballo incontra la giovane Charlotte,
detta Lotte, per la quale perde completamente la testa, Ma
la ragazza è promessa sposa del facoltoso Albert, un
uomo moralmente buono, col quale lo stesso Werther stringe
un rapporto di amicizia. Questo triangolo condurrà
ad un dispiacere sempre maggiore il giovane, consapevole che
non potrà mai avere la donna che ama, che deciderà
alla fine di togliersi la vita per risparmiarsi ulteriori
tormenti del cuore.
Epistolare rivolto all’amico Guglielmo, una raccolta
non solo di lettere attraverso le quali si dipana la storia
del giovane, ma un’opera che riesce a mettere a fuoco
la semplicità e bontà dei suoi sentimenti nei
confronti della donna, senza malizia alcuna e senza che vi
sia una colpa attribuibile a qualcuno, se non all’amore,
per la scelta estrema del suicidio del personaggio. Goethe,
nella stesura del romanzo, aveva forse a mente la storia medievale
di Abelardo e Eloisa, conclusasi tragicamente al pari di questa.
Perché non sempre possono soddisfarsi i desideri del
cuore. (Alessia
Mastrovito)
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La
recensione: La vecchia Legnano - Domenico Gullo - Lupo editore
“La
vecchia legnano” è un romanzo che inevitabilmente
ci riporta indietro nel tempo, a quando si era bambini e
con gli occhi innocenti e puri si guardava al mondo come
ad un grande gioco, ricco di colori e di cose nuove da provare.
Mimmo, il narratore, non dimentica chi è stato, quel
fanciullo che guardava ad una storica Ducati, ad una vecchia
macchina da cucina Singer, alla Legnano, quella bicicletta
che lo ha accompagnato nelle fasi più belle ed importanti
della sua vita. E con i suoi occhi da adulto riconosce come
sia dalla fanciullezza che si impara la vita. Ricordare
non è sempre un qualcosa di positivo, ma neanche
dimenticare è giusto. Ogni tanto non fa male voltarsi
indietro e riconoscere come quello che siamo stati ci abbia
aiutato ad essere quello che siamo oggi, catapultati in
una vita che forse non avremmo mai immaginato di poter avere.
Ma guardandoci alle spalle restano tante cose, gesti, sensazioni
ed emozioni che non possono e non vogliono cancellarsi.
Questo romanzo vuole essere un inno alla grande forza della
famiglia, istituzione prima nell’impartire ai giovani
del domani dei valori e una cultura fondata sul rispetto
anche e soprattutto delle proprie radici. Domenico Gullo
rende omaggio alla sua terra d’origine, descrivendo
un paesino del Sud con i suoi tratti più caratteristici,
arricchendo la storia di vicende non solo d’amore
ma anche di violenza, come la storia del padre di Francesco.
Un libro meraviglioso, che incanta il lettore dalle prime
righe. (Alessia
Mastrovito)
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La
recensione: Lucignola - Gloria De Vitis - Lupo editore
Anna
è una donna dei nostri giorni. Ama la pittura e la
letteratura; ricorre frequentemente a lunghe poesie per meglio
imprimere nella mente sua (e del lettore in generale) le emozioni
che vive. Sembra che abbia tutto, ma in realtà sente
che le manca qualcosa, quel qualcosa che di cui è alla
ricerca perenne: l'amore. Ha un rapporto con gli uomini molto
forte, da donna emancipata che non indugia in rapporti che
non le lasciano nulla. Così quasi "vende"
il suo corpo, cercando di farsi male, di ferirsi, per andare
oltre alla superficie dell'oggi e per sentire un'emozione
diversa dalla solita vita, come quella che ogni volta le lascia
il dipingere o il dedicarsi interamente all'arte.
La sua vita sembra avere una svolta il giorno in cui incontra
Tobia, un uomo che la affascina subito, con il quale inizia
una relazione forte, destinata a consumarla, a farle avvertire
un bisogno sempre più forte di vedere quest'uomo, l'unico
col quale si condivide, come a lasciarlo entrare nel proprio
intimo. Ma Tobia nasconde qualcosa, quel qualcosa che porterà
Anna alla distruzione totale del suo essere, nel manifestarsi
di tutta la sua fragilità nascosta.
Un libro a tratti anche "molto forte" che apre al
lettore un mondo in cui ci si immerge dall'inizio alla fine,
quasi riuscendo a immedesimarsi nella vita di Anna che scorre
come un fiume tra le pagine di questo che potremmo definire
proprio uno squarcio di esistenza di una donna comune, alla
ricerca della sua verità personale.
Gloria De Vitis intitola benissimo il libro con "Lucignola",
perché Anna mente su se stessa al mondo, cercando quasi
di nascondere il suo essere di cui è ancora alla vera
ricerca. Pagine molto toccanti, che lasciano con una serie
di dubbi e di incertezze sull'esistenza di ognuno di noi e
sulla ricerca del nostro vero Io nel mondo. (Alessia
Mastrovito)
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La recensione: Al profumo dei fichi - Gianluca Mossuto - Lupo
editore
Quanti credono di avere dimenticato
tutti gli episodi della propria infanzia, quando si imbattono
in un odore, un profumo, una scena che ricorda loro quegli
anni tanto lontani eppure così vicini al cuore? E in
quella circostanza tutto torna a galla. E’ come un paesaggio
che all’improvviso si rischiara dalla nebbia attraverso
i raggi del sole che piano a piano illuminano e rendono tutto
più chiaro. Questo è ciò che fa questo
libro per il lettore. Il ricordo dell’autore diventa
il ricordo di ognuno di noi, una di quelle foto di quando
si era bambini che improvvisamente viene alla mano. E tutto
torna vivo. Ci sono ancora la nonna in cucina e il nonno sulla
sedia con la sua pipa, le domeniche passate in campagna con
tutti i parenti. C’è la spensieratezza di una
volta, la curiosità di voler provare ogni cosa. C’è
il profumo del caffè e il sugo della domenica. Ci sono
i nipoti ancora bambini, gli animali e il paesaggio campagnolo.
Mossuto apre al lettore uno squarcio della
sua vita, facendo diventare parole una sua fotografia dell’infanzia,
di un’estate salentina come un’altra passata tra
gli affetti di un tempo. E’ un ritorno, seppur fulmineo
e momentaneo, alla semplicità della fanciullezza, lontani
dal caos della città. Un richiamo ai valori semplici
del passato, non soggetti a consumismo dei giorni nostri.
Uno di quei momenti che fanno salire sempre un sorriso sulle
labbra al ricordo di qualcosa che non c’è più
ma il cui profumo si avverte sempre nell’aria al solo
passaggio per quei posti, ormai soggetti al corso del tempo
e magari diversi, non più come li abbiamo in memoria,
dove si sviluppano nuove storie a noi estranee.
Un libro che lascia alla fine una lieve nostalgia dei tempi
andati, profondo, che invita a non dimenticare ciò
che un tempo ci faceva felici. Qualcosa che è parte
sempre della storia di ognuno. (Alessia
Mastrovito)
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