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Shoah, 27 gennaio, il futuro della memoria


Le “pietre d’inciampo” in memoria delle vittime della Shoah

 


ROMA - Il 27 gennaio di ogni anno ricorre la “giornata della memoria”, per ricordare la Shoah e l’orrore dei campi di concentramento. Tra le tante iniziative in atto, da molti anni vi è anche quella (poco conosciuta in Italia) di Gunter Demnig, artista tedesco, autore delle “pietre d’inciampo”.

L’autore, colpito dall’ ignoranza e dall’ indifferenza della gente verso la deportazione e la morte di milioni di persone nei campi di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale, ha pensato di lanciare un messaggio forte riguardo la necessità della memoria, attraverso la collocazione di piccoli monumenti della memoria. Si tratta di sampietrini in ottone, della dimensione di 10 cm x 10 cm, che sono collocati davanti alle abitazioni dei deportati- di qualsiasi Paese, religione e lingua- che non hanno fatto più ritorno a casa o di cui non si è saputo più nulla e riportano proprio i loro dati anagrafici, oltre che il luogo dove sono morti. Dal 1995 Demnig ne ha installati più di 22.000 in tutta Europa e dal 2010 ne ha collocati anche alcuni in Italia.

Gli ultimi sono stati collocati proprio qualche settimana fa, nel cuore di Roma: uno in via Urbana, per ricordare l’eroismo di don Pietro Pappagallo (sacerdote pugliese ucciso alle Fosse Ardeatine per aver salvato decine di ebrei), e diciannove in via Madonna dei Monti, davanti alla casa dalla quale furono deportati proprio 19 ebrei (la famiglia Di Consiglio), alcuni dei quali furono uccisi alle Fosse Ardeatine, altri invece trovarono la morte nel 1944 nel campo di concentramento di Auschwitz. L’iniziativa, di natura privata, è patrocinata da diversi Enti, come l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica d’Italia, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, la Comunità Ebraica di Roma e l’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania in Italia, l’Associazione Nazionale ex Deportati (ANED), l’Associazione Nazionale ex Internati (ANEI), il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC), la Federazione delle Amicizie Ebraico Cristiane Italiane e il Museo Storico della Liberazione. Le stolpersteine (in tedesco) sono veri e propri monumenti, che ci invitano a riflettere e a meditare, perché, a differenza di qualsiasi altra mostra sono così intrecciati col mondo quotidiano che, scoprendone casualmente uno per strada, non puoi fare a meno di fermarti a leggere quei nomi e fare un vero e proprio salto nel passato immaginando la storia e la vita di quelle persone spazzate via dalla follia del nazifascismo. E proprio quei sampietrini, sui quali cammina distrattamente la maggior parte delle persone, devono essere un “inciampo mentale” per chi ci passa sopra (e non solo!) e fungere sempre più da monito per il futuro a ripudiare qualsiasi forma di razzismo, perché “la storia non si ripete, se non nella mente di chi non la conosce”. (Khalil Gibran) (Silvia Miceli - Brindisi 26 gennaio 2012 ore 22.00)

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