La Regione Puglia taglia i fondi ai dottorandi dell'università di Lecce

Lo sfogo di Daniela in una lettera al rettore Laforgia

 

BRINDISI - A volte sono la determinazione e il coraggio a far si che gli studenti arrivino alla fine dei loro studi universitari; qualità che sono da ammirare soprattutto in quei giovani che pur pagando delle sempre maggiori tasse si ritrovano con una pessima organizzazione degli atenei e a dover combattere con la burocrazia.

Mettendo in conto interminabili code davanti ad una segreteria, le poche informazioni poco chiare che queste forniscono, le stancanti procedure burocratiche, ci molti giorni nella carriera universitaria di uno studente che vanno dedicati solo a questo. Ma quando queste disfunzioni si ripercuotono sulle possibilità di dare un contributo finanziario a quei giovani che con tanta fatica e passione sono arrivati al dottorato, la questione diventa aberrante.

È quello che ha denunciato una ragazza, Daniela D'Ancona, che ha scritto una lettera aperta, diretta al Magnifico Rettore dell'Università del Salento, nella quale denunciava la mancata attivazione per l'ateneo salentino dei contributi per spettanti di diritto ai frequentanti del dottorato. Daniela è iscritta al primo anno del Dottorato in Teoria e Ricerca Sociale.
È noto che già da qualche anno la Regione Puglia finanzia i dottorati senza borsa.

Anche quest'anno è stato pubblicato il bando, con avviso n. 7/2011. – spiega Daniela - L'avviso è il frutto di un precedente protocollo d’intesa firmato dalle università pugliesi e dalla Regione. Tra i requisiti necessari per l'ammissione ai finanziamenti c'è quello di non aver ancora, al 28 novembre 2011, data della D.G.R. di approvazione del Protocollo d’Intesa, provveduto a bandire le selezioni per l'ammissione ai corsi per il conseguimento del titolo di dottore di ricerca (ciclo XXVII) oppure non aver concluso le operazioni di selezione e assegnazione delle borse di studio di dottorato. Proprio questa sembra essere, dall’esterno, la ragione per la quale l'Università del Salento non ha partecipato al bando. Sembra che il nostro ateneo abbia scientemente deciso di voltare le spalle ai propri studenti, di dimenticare e calpestare un diritto inalienabile quale è il diritto allo studio e, in ultimo, di non tutelare e sostenere il proprio capitale umano”.

In poche parole l'Università del Salento avrebbe avuto la possibilità di fornire i finanziamenti anche a quegli iscritti ai dottorati che non avevano ottenuto una borsa di studio ministeriale. Di questi fondi hanno usufruito tutte le università pugliesi salvo l'ateneo leccese. La cosa ha ovviamente lasciato nello sconcerto tutti quei ragazzi che contavano fortemente su quegli aiuti finanziari. E Daniela è una di questi.

Questo è l'ennesimo sgambetto che si fa a dei coraggiosi studenti che non hanno scelto la strada comoda e certamente più promettente dell'emigrazione verso regioni lavorativamente più attive. Anziché agevolare coloro che hanno scelto di far crescere il proprio territorio e di non spopolarlo, gli si da addosso. Quali motivi possono spingere i giovani salentini a rimanere sul proprio territorio se invece l'organizzazione, l'amministrazione e la burocrazia sclerotizzano l'apparato universitario?

“Può, il requisito di cui sopra, essere elemento VALIDO e SUFFICIENTE per negare il diritto allo studio a quanti non hanno ottenuto una borsa ministeriale? Ancora, può questo requisito, diventare una ragione VALIDA e SUFFICIENTE a giustificare l'IMMOBILITÀ del nostro ateneo? Infine, che intesa è quell'intesa che permette a quattro università pugliesi di accedere ai fondi e taglia fuori l'ateneo salentino che ha ben venti dottorati attivi? Cosa è accaduto tra la firma del Protocollo d’Intesa e l’avviso? Dove si è verificato il corto circuito e perché?” Daniela, e con lei tutta la comunità universitaria salentina, pretende spiegazioni.

E le spiegazioni, almeno quelle di Unisalento arrivano attraverso la risposta del Rettore: "l’Università del Salento ha seguito le proprie procedure e completato l'istruttoria nei termini, la Regione ha bandito con termine prescrittivo trascurando per ragioni amministrative la nostra situazione, privilegiando quella delle altre Università, ma impegnandosi a risolvere il problema. Pertanto non Vi era possibilità di partecipare al bando regionale per ragioni oggettive".

Evidentemente, la promessa di impegno fatta dall’Assessore Sasso non può bastare ai dottorandi senza borsa dell’Università del Salento, che hanno bisogno di azioni concrete. Occorre che la Regione dia al più presto tutte le risposte del caso.
(Graziana Ingrosso - Brindisi 6 febbraio 2012 ore 16.00)

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