...qualcuno (o molti) al potere giocano sulla pelle degli italiani...

La preveggenza di Assunta Almirante sulla crisi interna al Pdl:

"Non me l'aspettavo, ma lo sospettavo che sarebbe andata a finire cosi' tra Berlusconi e Fini...
Conoscendo il personaggio, sapevo che non sarebbero andati d'accordo"

 

Assunta Stramandinoli conobbe Giorgio Almirante nel 1951, in Calabria. «Avevo 26 anni, di famiglia monarchica: due cose mi colpirono di lui, l' eloquenza da incantatore e la bellezza. Era bellissimo». Nel giorno del funerale di An la vedova del padre del Msi deposita fasci di margherite al Verano. Simbolicamente non poteva esserci presa di distanza più netta. «Vengo qua ogni settimana. L' altro giorno ho trovato una troupe giapponese, perfino a Tokio ricordano Giorgino. Come i vecchi camerati che quando m' incontrano tirano fuori il suo santino. Un onore che non toccherà a nessuno dei politici della seconda Repubblica. Capita con De Gasperi, con Berlinguer. Di questi nuovi non stimo nessuno. Ai dirigenti dico solo: fate bene i conti con la vostra coscienza, finiremo tutti in cielo e la vostra effimera gloria svanirà. Avete messo nel pantheon del nuovo partito Pavarotti dimenticando Giorgio, che diavolo c' entra Pavarotti con la storia della destra? Di Fini non voglio parlare. Se non ci fosse stato Almirante lui non sarebbe dov' è. Dovrebbe ringraziarlo ogni giorno. Non mi nomini Gasparri, poveraccio. Lui è quello del pantheon.


Farebbe bene ad andarsene a casa. La Russa mi ha molto deluso: il padre era un grande missino, il figlio non gli somiglia per nulla. Bocchino? Bocchino chi?». Dei dirigenti cinquantenni salva solo Gianni Alemanno: «Lo sento spesso, è il più bravo di tutti. Gli altri, mi creda, non lasceranno tracce di sé».
Alle 10,30 è venuta a prenderla l' autista nella sua casa ai Parioli. «Se oggi Giorgio fosse qua li metterebbe tutti sotto, basterebbe uno sguardo e starebbero zitti. Quanto mi manca». Almirante è morto il 21 maggio 1988, da allora donna Assunta ne custodisce la memoria. È ancorata a un mondo che non c' è più, e quest' ultima evoluzione la riempie di indignazione. «Dello scioglimento di An non voglio sapere nulla. Io sono rimasta ferma al congresso di Sorrento. Mi creda: non mi fido di nessuno. L' unico che salvo è Berlusconi. Non aveva bisogno delle poltrone, aveva già tutto, c' è del genio in luie il suo successo è senz' altro meritato. È l' unico che si è improvvisato politico di rango in questa Italia mediocre e votata al degrado. Con mio marito mantengo un fitto colloquio, io sono credente, penso che mi veda mentre gli pulisco la tomba. Guardi che meraviglia queste margherite. La Repubblica

 

24 febbraio 2009

.....per colpa di Fini mio marito Giorgio si rivolta nella tomba e si tappa le orecchie. Vorrei vedere se gli stuprano sua figlia. E’ pronto per i comunisti. Donna Assunta Almirante è inviperita e nelle sue mire ci sta Gianfranco Fini, ex delfino di Giorgio Almirante. Come è noto, Fini ha detto che bisogna garantire a tutti gli stranieri pari dignità.....

8 gennaio 2010

Il pdl «è un partito senz’anima e io mi auguro che Fini se ne renda conto e torni indietro. Deve avere il coraggio di farlo, tanto è chiaro che non potrà essere il successore di Berlusconi e che non avrà mai voce in capitolo; lui è un monarca, comanda solo lui». Lo ha detto donna Assunta Almirante in una intervista a «il fatto quotidiano», di Padellaro e Travaglio. «Gianfranco ha sbagliato a chiudere il partito - ha detto la vedova Almirante -, doveva fare come la lega, dare l’appoggio esterno, e questo non gli avrebbe certo impedito di fare il presidente della camera. Conto sul coraggio di Gianfranco di ammettere un errore e di tornare sui suoi passi; Almirante gli ha lasciato un partito vero, ricco di valori morali ed economicamente solido. La gente lo voterebbe eccome il ritorno di an». Insomma, da lady destra un attacco al centrodestra: «non andate più a votare - si appella donna Assunta agli italiani -. E agli ex aennini dico: tornate indietro, noi facevamo politica quando Berlusconi vendeva mattoni. Questa classe politica sta portando l’Italia al degrado morale, ora vogliono pure cambiare la costituzione». E vedere la vedova Almirante farsene paladina era proprio l’ultima cosa che mancava alla scena politica... (il giornale)

23 aprile 2010

Tornare ad Alleanza nazionale. È questo il consiglio che Assunta Almirante, vedova del leader storico dell’Msi Giorgio, dà a Gianfranco Fini, per superare la profonda crisi apertasi dopo la direzione del Pdl di ieri. «Non so più che dire – sottolinea all’agenzia Adnkronos – la situazione è molto grave, non può reggere, litigano in continuazione. La soluzione potrebbe essere quella delle elezioni, ma con la situazione economica difficile che stiamo vivendo non mi sembra una strada percorribile». Come uscirne allora? «Le correnti fanno venire la polmonite e poi la pleurite», risponde donna Assunta, escludendo quindi una convivenza nel Pdl tra Silvio Berlusconi e il presidente della Camera. «Si riprenda An, il suo partito è a via della Scrofa, torni alla casa del padre, dove il padrone è lui, può disporre del suo popolo, che tornerebbe tra le sue braccia».

«Fini non doveva chiudere Alleanza nazionale, questo è stato il suo errore, anche se le colpe non sono tutte sue, ma anche dei cosiddetti colonnelli, in realtà semplici soldati di fanteria, che lo hanno spinto a questo passo. Alla fine sono entrati nella casa di Forza Italia e lì era impossibile far convivere storie e identità diverse». Inevitabile quindi lo scontro durante direzione di ieri, rispetto al quale Assunta Almirante assolve entrambi i contendenti: «Non è questione di stabilire chi ha torto e chi ha ragione. La realtà è che Berlusconi e Fini hanno due diverse personalità: uno ha una storia e un carisma di imprenditore, è uomo di comando, è abituato a dire buon giorno e tutti devono rispondere buon giorno. L’altro ha un’educazione politica diversa, è abituato ai congressi, ai comitati centrali, agli esecutivi, alle riunioni dove si discute».

«Alla fine il rapporto non poteva non degenerare, con Fini che ogni mattina portava una novità, manifestando così la sua stanchezza e dicendo cose contrarie a quelle di Berlusconi, facendogli venire un vero e proprio mal di testa». Quindi, è la conclusione che ripete donna Assunta, «ognuno torni nella sua casa, ciascuno stia nel suo partito, come fa la Lega, si riapra An e poi a quel punto sarà possibile ristabilire la vecchia alleanza di centrodestra».

«Fini e Berlusconi dovrebbero dirsi arrivederci, sono troppo diversi», aveva già detto donna Assunta in un’intervista a Repubblica. «Fini – ha spiegato – viene da un partito basato sui valori. Berlusconi, invece, sa stare con la gente, insieme non possono fare il bene del Paese. A questo punto ognuno dovrebbe tornare a casa sua e Fini una casa ce l’ha. Nessuno dei missini ha mai accettato il cedimento del nostro patrimonio. Oggi votiamo il Pdl con l’amarezza nel cuore». Il messaggero

30 luglio 2010

Più che il documento uscito dalla riunione dell’Ufficio di Presidenza del Pdl, a Fini dovrebbe bruciare la condanna espressa dalla vedova di Giorgio Almirante, lo storico e carismatico leader del Msi, di cui Fini fu allievo e pupillo, oltre che successore. Queste le parole di Donna Assunta: “Presidente Belusconi hai fatto bene a mandarlo a casa, anzi mandalo in una delle tante case che ha, magari a quella di Montecarlo”.

Il giudizio di Donna Assunta dovrebbe confermargli che i suoi ex colonnelli, che hanno più volte dichiarato di non riconoscerlo più, avevano ed hanno ragione.

"Fini non è più quello che entrò nel Pdl, per giunta come cofondatore. Ora è praticamente il portavoce dell’opposizione" sono le parole di Donna Assunta.

………..senza parole. (Cesare Mori)

 




 

Statali: amareggiati, delusi, traditi, dalla
manovra economica che non lascia loro scelte

 

Luigi XIV , il re sole, per enfatizzare la sua autorità sentenziava un nobilissimo " l'etat c'est moi " che, in un vulgaris incolore politichese dei giorni nostri si traduce in ........"io sono io e voi...non siete un cazzo", significativa frase citata dal famosissimo Marchese Onofrio del Grillo nell'omonimo film interpretato dal grande "Albertone".

Questo, a giudizio di molti, il riepilogo delle recenti strette economiche a carico degli statali, soprattutto donne che scrivono:

- Anna "è veramente vergognoso essere serviti in questo modo dopo tanti anni di sacrifici"

- Silvia "abbiamo ipotecato il nostro futuro di mogli, mamme e donne in nome dello Stato che ora ci sacrifica"

- Angela "è umiliante sentirsi inermi davanti a queste angherie falsamente proposte in nome del bene del paese"

- Rita "il lavoro nella scuola ormai è gratificante solo perchè nei ragazzi vedi un po' i tuoi figli"

E queste, sono solo alcune delle "riflessioni" avanzate da chi, dopo tanti anni di servizio nelle varie amministrazioni, si sente tradita, amareggiata, derubata dei diritti elementari riconosciuti agli altri lavoratori, Si, perchè il nocciolo è in questa "identificazione" da sempre affibbiata ai dipendenti dello Stato: nullafacente, quindi, lavoratore di serie inferiore.

Ora, fermo restando che la Costituzione Italiana garantisce parità di trattamento in materia lavorativa e non solo, quali sarebbero gli effettivi bisogni di "punire" una sola categoria anzichè eliminare radicalmente gli sprechi dello Stato? E' come se ad un ergastolano fossero fatte scontare le pene di tutti gli altri ospiti di un carcere al fine di economizzare sulla gestione amministrativa dell'istituto stesso.

A tal ragione, riproponiamo i tagli resi operativi in questi giorni:

- Solo per gli statali blocco degli automatismi stipendiali e dei rinnovi contrattuali
- Blocco delle pensioni statali e rinvio a 12 mesi successivi del godimento amministrativo
- Spalmazione delle liquidazioni statali a partire da quelle di media entità
- Elevazione del limite minimo pensionabile per le donne statali a 65 anni

- etc....

E, ci piace anche confortarci con i dati ufficiali pubblicati di recente e che riassumono "il danno", uno per tutti, a carico del personale della scuola:

Un collaboratore scolastico perderà 1.045 euro lordi l'anno, pari al 6,60% della retribuzione

Un insegnante di scuola elementare perderà 2.ooo euro annui, pari al 9,96%

Un professore della scuola media perderà 2.300 euro annui, pari al 10,76%

Un professore della scuola superiore perderà 3.300 euro annui, pari al 10,76%


a fronte del misero 5% tratto dagli stipendi dei dirigenti (su 100.000 euro di retribuzione annua, detratti 500 euro).

 

Il tutto, naturalmente, anche senza tener conto alcuno delle legittime aspettative lavorative dell'esercito composto da 500.000 giovani che al termine del percorso di studi "superiore", ogni anno, vanno ad ingrossare/ingrassare le stracolme università statali e private. A questo proposito, suggerirei la lettura dell'appassionante testo che la redattrice di Brindisi news, Graziana Ingrosso ha dedicato a questo particolare e spinoso tema delle università, visualizzabile in home page o cliccando sul link: Università: biglietto di sola andata - I giovani brindisini in fuga verso un futuro.

 

 

Un approfondimento offerto dal Corriere della sera con relativa nostra riflessione:

Ottomila euro lordi al mese per quindici mensilità. È la pensione spettante a quel commesso del Senato che giusto una decina di giorni fa ha deciso di lasciare il lavoro. All’età di 52 anni. Il più recente protagonista di un inarrestabile e costosissimo esodo. Leggendo il bilancio di pre­visione 2009 approvato il 21 aprile dal consiglio di presidenza di palazzo Madama si scopre che negli ultimi due anni i costi per pagare le pensioni sono letteralmente esplosi.

Fra il 2007 e il 2009 sono passati da 77,8 a quasi 90 milioni, con un aumento del 14,3%. Ma se si escludono le pensioni di reversibilità, quelle cioè pagate ai superstiti, la progressione è stata ancora più violenta: +15,6%. Dieci milioni e 800 mila euro in più. Quest’anno, sempre se le previsioni saranno rispettate (ma di solito le stime sono in difetto) la spesa per le sole pensioni «dirette» sfiorerà 80 milioni. Esattamente 79 milioni e 950 mila euro. Cifra che divisa per 598 dipendenti pensionati fa, tenetevi forte, 133.695 euro ciascuno. Vale a dire, quindici volte e mezzo l’importo di una pensione media dell’Inps. Inoltre, dettaglio non trascurabile, le pensioni del Senato seguono la dinamica degli stipendi di palazzo Madama. È stata la crescita abnorme di questa voce che ha impedito al Senato di rinunciare, come invece hanno fatto Camera e Quirinale, all’adeguamento all’inflazione programmata per il prossimo triennio? Chissà. Certamente è vero che l’aumento della spesa per le pensioni dei dipendenti si è mangiato quasi tutte le sforbiciatine fatte al bilancio di palazzo Madama.

Tanto per fare un esempio, la maggiore spesa previdenziale equivale a più del doppio del risparmio sui contributi ai gruppi parlamentari dovuto alla riduzione del numero dei partiti presenti in Senato. Ma non è che a Montecitorio la pressione di chi vuole andare in pensione sia meno forte. Fra il 2007 e il 2009 l’aumento della spesa della Camera per questo capitolo è stato infatti del 14,2%. Quest’anno le pensioni dirette e di rever­sibilità graveranno sul bilan­cio di Montecitorio per 191 milioni, circa 24 milioni in più rispetto al 2007. Quale può essere la molla che ha fatto scattare questa fuga ormai evidente? Forse il timore di un nuovo giro di vite particolarmente doloroso, che metterebbe in crisi i privi­legi sopravvissuti a tutti i tentativi di riforma? Non è affat­to da escludere.

Al Senato, per esempio, chi è stato as­sunto prima del 1998 può an­cora oggi, nel 2009, andare in pensione a 50 anni di età, sia pure con una penalizzazione del 4,5%, a condizione che ab­bia raggiunto quota 109: la somma dell’età anagrafica, degli anni di contributi e del­l’anzianità di servizio al Senato. Con 53 anni di età e la stes­sa quota 109 la pensione (80% dell’ultimo stipendio) è assicurata senza alcuna pena­lizzazione. Da tenere presen­te che i dipendenti entrati in Senato prima del 1998 sono la maggioranza, 609 su 1.004. E che la loro pensione si calco­la con il vantaggiosissimo si­stema retributivo puro, cioè in percentuale dello stipendio, anziché con il sistema contributivo (in rapporto ai contributi effettivamente ver­sati) stabilito dalla riforma Di­ni del 1995 per tutti i lavorato­ri comuni mortali. Con lo stesso sistema retri­butivo sarà calcolata anche la pensione degli assunti a palazzo Madama dopo il 1998, in tutto 395. Per loro tuttavia il consiglio di presidenza ha deciso lo scorso agosto che scatta il limite minimo d’età di 57 anni. Aspetteranno un po’ di più per avere una pen­sione da leccarsi i baffi come già hanno avuto i loro colle­ghi più fortunati. Ma il famigerato sistema contributivo prima o poi arriverà anche in Senato. Sarà applicato a tutti gli assunti dal 2007. Quanti sono? Per ora, zero.

………..senza parole. (Cesare Mori)

 




 

Ormai “La casta” non fa neanche più notizia


Il fatto:

11 marzo 2009, autisti con le loro 4o auto blu fornite di lampeggianti, palette e contrassegni di ogni ministero si presentano tutti insieme al parcheggio della sede del Coni di Roma per ritirare i biglietti omaggio della partita di calcio Roma- Arsenal. Tra loro, anche la vettura del Governatore dalla Regione Lazio…………(Sole 24 ore)

11 maggio 2010, il governo (per noi incolore) si prepara a varare la mini manovra di 25 miliari di euro per il risanamento della spesa pubblica.
A chi toccherà soffrire e stingere la cinghia? Dipendenti pubblici, aspiranti pensionati, disabili e servizi utili se non essenziali, è la risposta esatta.

Allo scopo, è utile sapere che solo i 1.056 (ex) Senatori bruciano ogni anno 775 mila euro in voli; 551 mila euro in viaggi in treno; 410 mila euro in scampagnate con l’auto. Inoltre, si consiglia la consultazione della banca dati delle pensioni dei 2.238 ex parlamentari che, dopo appena una legislatura, godono di una pensione di più di 3.000 euro per arrivare ai quasi 10.000 http://commenti.kataweb.it/scandalopensioni/index.php

E, non vogliamo poi considerare il costo vivo della politica centrale che, attraverso i 1.000 parlamentari, affettuosamente ci guida e pensa agli interessi dei cittadini, senza tener conto dei 15.000 euro di stipendio (mensili) e i benefit quali terme, dentisti, viaggi, ristorazione, portaborse, ingressi gratuiti, posti riservati ed “un posto di lavoro” che viene raggiunto il lunedì-martedì e abbandonato il giovedì.

E, uno spreco per tutti. A livello mondiale, l'Italia, con le sue 624.330 auto blu è il primo Paese per utilizzo. Al secondo posto, gli Stati Uniti, con 72mila, seguiti dalla Francia, con 63mila. Al quarto posto il Regno Unito con 56.000, la Germania con 55.000, la Turchia con 51.000, la Spagna con 42.000, il Giappone, con 30.000, la Grecia con 30.000. Ultimo in classifica il Portogallo, con 22.000 auto blu.
E, una sola autovettura, ha un costo di gestione annuo sbalorditivo pari allo stipendio di 3 operai con famiglia. Costo che arriva a triplicarsi in caso di qualche uomo di scorta. (Sole 24 ore)

………..senza parole. (Cesare Mori)

 




 

La politica fa il "mea culpa"

Traggo spunto da un testo che mi ha colpito per la viscerale disponibilità ad accettare il classico "mea culpa". Vuoi vedere che la politica ha riscoperto i sentimenti. Forse no mentre è più probabile che il buon dr. Salvatore Valentino sia votato a chiedere miracoli per chi di sentire, proprio non vuole. (Cesare Mori)


Costi della politica a Brindisi - Tra i piu’alti d’italia per “il sole 24 ore”


La stampa locale odierna ha giustamente enfatizzato i costi per la comunità delle “Commisioni Consiliari Permanenti” che supererebbero i 40.000 euro mensili. Vorremmo per un attimo spostare il nostro orizzonte dalla stampa locale a quella nazionale per citare un recente articolo apparso sul “Sole 24 ore”. Questo segnala come nel 2008 su 110 città capoluogo italiane Brindisi sia risultata la decima in assoluto e prima tra tutte in Puglia per quanto attiene ai costi della politica. Risulta infatti che per mantenere con stipendi e gettoni sindaco, assessori e consiglieri comunali ogni brindisino spende 52 euro l’anno con un esborso per la collettività prossimo ai 5 milioni di euro per anno. Per gli stessi capitoli di spesa Lecce spende circa il 35% in meno (34 euro a cittadino) e Foggia addirittura il 65% in meno (18 euro a testa). Preso atto di questi dati il nostro gruppo consiliare si è chiesto cosa proporre per ottenere un contenimento della spesa? Non conosciamo nei dettagli i costi relativi agli stipendi ed ai gettoni del sindaco e degli assessori. Conosciamo invece i costi dei gettoni dei consiglieri che ammontano a 36,15 euro lorde a seduta. Un primo risparmio potrebbe derivare a nostro giudizio dall’applicazione di un recente pronunciamento della Corte dei Conti che nega alla conferenza dei capigruppo il riconoscimento del “gettone di presenza”. Un secondo e più sostanzioso risparmio potrebbe avvenire invece accorpando gli orari delle commissioni consiliari che, anziché essere effettuate per solo un ora al giorno in due giorni diversi della settimana, potrebbero essere effettuate in un’unica “tranche” di 2 ore. Facendo dei conti rapidi le 12 commissioni composte da 10 componenti cadauna (il cui gettone lordo è di 36,15 euro a seduta) costano mensilmente circa 40.000 euro ed annualmente poco più di 500.000 euro. Accorpare in un’unica seduta settimanale le commissioni avrebbe il vantaggio di far risparmiare annualmente circa 250.000 euro alle casse comunali senza che a nostro giudizio il dibattito politico ne venga sensibilmente inficiato. Va però segnalato che la spesa per le “Commissioni Consiliari Permanenti” non supera il 15% del totale del costo della politica locale che sempre a dar fede al “Sole 24 ore” ammonterebbe a quasi 5 milioni di euro per anno. Siamo perciò convinti che, con un po’ di buona volontà, analoghi e più sostanziosi risparmi si potrebbero ottenere gestendo con una maggiore oculatezza i costi per il funzionamento della giunta comunale. Sarebbe un bel segnale per la cittadinanza percepire che la classe politica cittadina si adegua alla difficile contingenza economica nazionale e locale rinunciando a parte dei propri privilegi.
Auspichiamo pertanto una maggiore sobrietà ed oculatezza nella spesa per la politica che consenta alla nostra città di rientrare quanto meno nella media nazionale senza distinguersi questa volta in negativo.......... (Dott. Salvatore Valentino)