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Rubrica
curata
dalla Dottoressa Roberta Cursi
Pedagogista ed Educatrice Professionale |
Divers@bilità
"Il
mio amico è il mio amico e non lo cambierei, i ricordi
più belli ce li ho insieme a lui. In questo mondo
veloce, il mio amico si muove a fatica, proprio lui che
mi aiuta a capire e ad amare la vita".
E' con questa bellissima frase di una celeberrima canzone
di Gianni Morandi, "Il mio amico", dedicata all'amicizia
con un ragazzo diversamente abile, che vorrei cominciare
questo viaggio nel mondo della disabilità o meglio
“diversabilità”.
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Digit@ndo...@pprendendo...imp@ro
Lo strumento informatico è da tempo riconosciuto
come una necessità imprescindibile per consentire
l’apprendimento agli alunni con Disturbi Specifici
di Apprendimento. Tuttavia un utilizzo rigido dello
strumento informatico ed una mancata attivazione
di strategie rischiano di non dare alcun risultato,
di rallentare e deludere ulteriormente le speranze
di apprendere con minor fatica da parte degli alunni.
Per questo l’efficacia degli strumenti informatici
si esplica al meglio solo se i ragazzi sono guidati
ad utilizzare un approccio attivo e consapevole,
tramite l’adozione di strategie e stili di
apprendimento utili a supportare le abilità
di comprensione, di memoria e reperimento lessicale,
di rielaborazione orale e scritta dei contenuti.
Le moderne tecnologie informatiche mettono a disposizione
dei ragazzi con DSA potenti strumenti per compensare
le difficoltà di lettura e scrittura; l'alfabetizzazione
informatica delle famiglie (è spesso anche
della scuola) non appare però sufficiente
per permettere ai ragazzi di scoprire gli strumenti
più adatti alle proprie difficoltà
e potenzialità, ne di imparare ad utilizzarle.
Da questo bisogno nasce un nuovo progetto dal titolo
“Digit@ndo...@apprendendo...Imp@ro”
realizzato dall’A.I.D.(Associazione Italiana
Dislessia) e finanziato dalla “Fondazione
Telecomitalia”. Il progetto consiste nella
realizzazione di cinque campus informatici rivolti
ai ragazzi con diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento
con l’obiettivo di avviarli all'uso degli
strumenti informatici utili per lo studio e per
l'apprendimento, attraverso un' esperienza residenziale
di gruppo e la proposta di temi ed argomenti stimolanti
e motivanti che permettano di sperimentare un apprendimento
attivo, creativo ed efficace.
La partecipazione al campus sarà aperta a
ragazzi/e con diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento
della regione Puglia che hanno frequentato, nel
corrente anno scolastico, la classe V^ della scuola
Primaria e 1^ e 2^ della scuola Secondaria di Primo
Grado.
Il Campus sarà residenziale e si svolgerà
dall' 11 al 16 giugno 2010. Il percorso educativo
e didattico previsto si svolgerà all’interno
del laboratorio informatico e in spazi all’aperto
della struttura stessa, immersi nella campagna inondata
di odori e colori che suscitano sensazioni di benessere,
spensieratezza e gioia di vivere.
L’attività didattica si suddividerà
in sei giornate, durante le quali saranno distribuite
6/7 ore di lezioni-laboratorio, e momenti di confronto
personale; il gruppo è accompagnato da esperti
di didattica ed informatica e da animatori con conoscenza
specifica sui DSA. L’ultima giornata di ogni
campus prevederà una restituzione collettiva
rivolta ai genitori.
La giornata si articolerà secondo diverse
tipologie di lezioni-laboratorio pratiche, strutturati
in un percorso unitario di apprendimento per scoperta,
vicino agli interessi dei ragazzi.
I materiali saranno proposti e fruiti in forma multimediale.
Verranno così valorizzati diversi stili cognitivi
e la collaborazione in piccolo gruppo, affinché
i bambini, in percorsi di apprendimento significativi,
riescano a capire ed esprimere se stessi e i propri
interessi.

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Nuovo
testo su: "Dislessia e università"
Il
volume affronta diversi aspetti del problema
"La
presenza di studenti dislessici nelle università
è in rapido aumento e richiede provvedimenti
specifici per assicurare loro pari opportunità
di apprendimento e successo formativo. La dislessia
è un disturbo “invasibile” che
può condizionare pesantemente lo studio,
ma non esclude la possibilità di laurearsi
e avere una vita professioanale soddisfacente, purchè
si predispongano aiuti e strumenti che facilitino
le attività accademiche.
Dislessia e università, riunisce,
per la prima volta, i contributi dei gruppi di ricerca
che si occupano della diagnosi e dell'intervento
a favore dei dislessici adulti. In Italia, nonostante
la situazione sia problematica fin dalla diagnosi
per la mancanza di strumenti specifici, si registra
un vivace interesse dei Servizi per gli studenti
disabili di alcune università.
Il volume affronta diversi aspetti del problema:
dalla valutazione diagnostica all'individuazione
di strumenti e strategie per favorire il lavoro
accademico, fino alle opportunità e alle
risorse delle nuove tecnologie.
Il confronto con la situazione inglese fornisce
inoltre stimoli interessanti per la gestione della
dislessia, non solo a livello universitario ma anche
per l'inserimento nel mondo del lavoro.
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L’articolo
da me realizzato, si intitola Dislessia in
età adulta: il questionario di Vinegrad
in una ricerca esplorativa con studenti universitari.
( S .Pinnelli, R. Cursi)
ed è presente nel libro Dislessia e
università a cura di E. Genovese et
al. casa editrice Erickson, maggio 2010.
Il presente contributo è il risultato
di un'indagine esplorativa ancora in corso,
attivata presso la Cattedra di Didattica speciale
dell'Università del Salento, finalizzata
a valutare l'attendibilità di uno strumento
di screenng: l' ADCL - Adult Dyslexia Checklist-
formulato da M. Vinegrad. La ricerca, inoltre
intende rilevare la potenziale presenza del
disturbo della dislessia in un campione di
studenti dell'università del salento. |
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Non
è solo un intervista!
Due chiacchiere fra amici…prima di entrare
in scena
“E’ uno spettacolo dove non si partecipa
solo con gli occhi e con la voce, ma anche con il
corpo”.
Questa la frase introduttiva che ha aperto lo spettacolo
dal titolo “Oltre” realizzato dall’
Associazione onlus “Il Gabbiano” di
Ostuni.
Protagonisti non erano solo i ragazzi, ma anche
i volontari, alcuni genitori ed il pubblico che
da sotto al palcoscenico ballava, cantava e applaudiva
con entusiasmo all’intera equipe. Uno spettacolo
diverso dal solito ove non erano gli attori principali
a ricevere fiori, ma il pubblico da parte degli
stessi ragazzi che con gioia e allegria distribuivano
rose bianche ad ogni “singola” persona.
Mi piace sottolineare il concetto di singolarità,
perché non si è parte della gente,
di una folla omologata senza identità e carattere.
Ogni persona ha una sua identità, unicità
e “diversità” che va riconosciuta
e valorizzata. Ed è proprio attraverso il
riconoscimento verso ogni persona che i ragazzi
ci hanno accolto.
Lo spettacolo si è tenuto la sera del 25
Maggio al Teatro della chiesa di San Vito Martire
della città di Brindisi grazie alla disponibilità
del parroco Don Giuseppe Apruzzi. Non si è
trattata di una esibizione fine a se stessa, ma
di una serata di solidarietà in favore della
“Casa Betania”, centro di accoglienza
per i senza tetto. La Presidente F. Tanzarella ha
ricordato la finalità solidale dello spettacolo
con l’affermazione: “ Noi siamo
un’associazione che ha bisogno, ma c’è
chi ha ancora più bisogno di noi”.
Parole di chi non ha occhi solo per se stesso, ma
di chi vive la “cultura” della solidarietà,
dell’umanità e dell’amore verso
il prossimo.
Da un’Associazione che si fonda su principi
morali e cristiani è nato lo spettacolo “Oltre”
per comunicare che è possibile dire “basta”
al male, che è possibile andare “oltre”
le apparenze e i pregiudizi. “Potrei creare
un altro mondo io stesso dove nessuno lo distrugge
con atti, né lo delude con parole ingannevoli.
Ma il mondo che creo io non è buono, eppure
non sono io a renderlo malvagio”.
Davanti al male, all’ostilità, si può
dire non ce la faccio più… Si può
dire Oltre. Il male è banale, è
facile, non richiede sforzi, è una scorciatoia.
Non esistono persone buone ma persone consapevoli.
Consapevoli di essere responsabili di fare del bene
se lo si vuole.
Oltre il male esiste il bene. Oltre il pregiudizio
esiste la comprensione.
Oltre la tristezza la gioia. Coltivare la gioia
non vuol dire non vedere le brutture e i guasti
del mondo. La gioia si trasmette con uno sguardo,
con una parola, con una carezza. La gioia si “contagia”.
Ed io mi sono lasciata contagiare dall’allegria
e la spontaneità di questi ragazzi, forse
anche per una deformazione professionale o meglio
“vocazionale”, motivo per cui appena
arrivata mi sono subito precipitata dietro le quinte
per fare due chiacchiere con loro e conoscere nuovi
amici.
Ciao,
come ti chiami?
Mi chiamo Mara.
Ciao Mara, ti va di raccontarmi come ti
senti prima dello spettacolo?
Questa sera sono davvero contenta perché
verranno a vedermi degli amici importanti per me.
Ci sono i tuoi familiari?
No, aspetto che arrivino gli altri volontari
del nostro gruppo, sono davvero speciali.
Grazie Mara.
(Mentre parlo
con Mara, un ragazzo si avvicina a noi).
Ho
notato che sei attento ad ascoltare la tua amica.
Vuoi fare due chiacchiere anche tu con me? Io sono
Roberta, tu invece?
Io sono Paolo.
Ciao Paolo, mi racconti cosa provi in questo
momento?
Stiamo quasi per entrare in scena, mi sento
agitato ed emozionato. Spero che i brindisini ci
diano affetto, perché noi ci sentiamo carichi.
Che parte farai?
Non ti dico nulla, vedi lo spettacolo e capirai.
Non vedo l’ora di vedervi…In
quanto tempo vi siete preparati?
Questo spettacolo è una replica. Lo abbiamo
già presentato ad Ostuni, comunque abbiamo
provato per circa 2 mesi. Ma questi ultimi giorni
sono stati più pesanti, dal Martedì
al Venerdì pieno di prove.
Grazie Paolo
Ciao,
Come ti chiami?
Matteo.
Matteo, davvero un bel nome. Senti Matteo,
mi vuoi dare la tua esperienza e mi dici le emozioni
che stai vivendo in questi attimi che precedono
lo spettacolo?
Mi sento tranquillo e sicuro perché ho
provato tante volte la parte.
Sei davvero un attore ormai! Questa sera
c’è qualcuno in particolare che viene
a vederti?
Si, sono felice perché mi verranno a
vedere mio fratello e mia cognata”.
Bellissimo! Che rapporto hai instaurato
con i volontari?
I volontari sono diventati per me degli amici,
fanno parte del gruppo.
Che bello quello che dici Matteo! Sicuramente
anche per loro è così. Anche io sono
volontaria in un altro gruppo e posso dirti che
si è instaurato un rapporto di amicizia ormai.
Matteo, ti va di parlarmi della vostra associazione?
Che cosa fate?
Nella nostra Associazione facciamo delle belle
attività, ad esempio Autonomia, Attività
ludico-teatrale e Musicoterapica. La musicoterapia
mi piace tantissimo, ascoltiamo dei brani e poi
comunichiamo le emozioni che proviamo.
E’ proprio vero che ti piace la musica,
un tuo amico mi ha detto che sei un ballerino.
Io sono il maestro dei balli di gruppo.
(Matteo sorride ed esprime tanto entusiasmo).
Grazie Matteo.

L’esperienza
dei volontari
Mi
chiamo Lilia, sono volontaria dell’Associazione
“Il Gabbiano” da circa un anno ma questo
tempo mi è stato sufficiente per sentirmi
parte del gruppo: anche io sono una di loro. L’esperienza
del teatro è bellissima, qualcosa di indescrivibile,
i ragazzi sul palco, ma anche nei momenti di prova,
ci trasmettono le loro emozioni. In scena ogni ragazzo
è affiancato da un volontario e noi abbiamo
la possibilità di capire cosa stanno provando,
ma anche loro percepiscono le nostre emozioni. Questo
si rivela come un momento di confronto per tutti,
e soprattutto di scambio reciproco.
Grazie Lilia.
Mi
chiamo Carmelita, anche io svolgo l’attività
di volontariato da un anno. Per la preparazione
dello spettacolo non ci siamo limitati ad essere
solo degli spettatori ma anche noi partecipiamo
attivamente affiancando i ragazzi in coppia.
Da cosa è nata la “vocazione”
di volontaria?
Dalla voglia di sentirmi utile e offrire un supporto
ai ragazzi…e dare loro la possibilità
di avere un contatto esterno, perché non
vivano “chiusi” nel loro mondo.
Grazie Carmelita.
(Ormai il tempo è poco ma nonostante tutto
cerco di “rubare” qualche battuta ad
un genitore dei ragazzi).
Io
sono la mamma di Valentina, mi chiamo Annarita Francioso
ed oltre ad essere una mamma sono anche la promotrice
dell’Associazione onlus “il Gabbiano”
assieme a Franca Tanzerella, insegnante di sostegno
di mia figlia. Con lei è nata la voglia di
fare qualcosa di più per questi ragazzi.
Anche il parroco della parrocchia maturava da tempo
l’idea di avviare attività occupazionali
e di integrazione per i diversamente abili e cercava
persone mosse dal suo stesso desiderio. Si è
creata sin da subito sinergia e collaborazione tra
di noi potendo usufruire così dei locali
interni alla chiesa.
Come è nata l’idea di avviare
i ragazzi all’ attività teatrale?
L’attività teatrale è nata
dalla voglia di mettersi in gioco e di divertirsi,
ciò è stato possibile grazie alla
collaborazione di Mariagrazia (insegnante di religione)
e dei volontari. Il gruppo si sta allargando sempre
di più, è meglio di una famiglia…per
me i volontari sono degli angeli.
Grazie di cuore Annarita per averci fatto
conoscere la tua esperienza.
Il messaggio
“oltre” è giunto alle orecchie
ma soprattutto al cuore di ciascuno di noi, ma ha
trovato maggiore compimento in un canzone di R.
Vecchioni, cantata dai volontari e dai ragazzi che
ci hanno donato la speranza di credere che è
ancora possibile in questo mondo una “cultura
della diversità”.
Sogna
ragazzo sogna (R. Vecchioni)
E
ti diranno parole rosse come il sangue, nere come
la notte; ma non è vero, ragazzo, che la
ragione sta sempre col più forte;io conosco
poeti che spostano i fiumi con il pensiero,e naviganti
infiniti che sanno parlare con il cielo.
Chiudi gli occhi, ragazzo, e credi solo a quel che
vedi dentro; stringi i pugni, ragazzo, non lasciargliela
vinta neanche un momento; copri l'amore, ragazzo,
ma non nasconderlo sotto il mantello; a volte passa
qualcuno, a volte c'è qualcuno che deve vederlo.
Sogna, ragazzo sogna quando sale il vento nelle
vie del cuore, quando un uomo vive per le sue parole
o non vive più; sogna, ragazzo sogna, non
cambiare un verso della tua canzone,
non fermarti tu...
Lasciali dire che al mondo quelli come te perderanno
sempre; perché hai già vinto, lo giuro,
e non ti possono fare più niente; passa ogni
tanto la mano su un viso di donna, passaci le dita;
nessun regno è più grande di questa
piccola cosa che è la vita.
E la vita è così forte che attraversa
i muri senza farsi vedere, la vita è così
vera che sembra impossibile doverla lasciare; la
vita è così grande che quando sarai
sul punto di morire,
pianterai un ulivo, convinto ancora di vederlo fiorire.
Sogna, ragazzo sogna, quando lei si volta, quando
lei non torna, quando il solo passo che fermava
il cuore non lo senti più; sogna, ragazzo,
sogna, passeranno i giorni, passerà l'amore,
passeranno le notti, finirà il dolore, sarai
sempre tu ...
Sogna, ragazzo sogna, piccolo ragazzo nella mia
memoria,tante volte tanti dentro questa storia:
non vi conto più; sogna, ragazzo, sogna,
ti ho lasciato un foglio sulla scrivania, manca
solo un verso a quella poesia, puoi finirla tu.
(Dr.ssa
Roberta Cursi)

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“Dignità
e diritti della persona con handicap mentale”
… in memoria di Giovanni Paolo II
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Ogni
anno, come mia consueta abitudine, mi piace
rivolgere un pensiero speciale all’amatissimo
Papa Giovanni Paolo II nel giorno del suo
compleanno. Per me, che l’ho seguito
personalmente durante le giornate mondiali
della gioventù, ha rappresentato una
guida sicura.
Le sue parole parlavano direttamente al cuore
dell’uomo e ha cercato di difendere
i diritti dei più deboli, dei meno
abbienti e di coloro che non potevano fare
sentire la loro voce.
L’8 Gennaio del 2004, a conclusione
dell’anno europeo delle persone disabili,
Giovanni Paolo II ha tenuto un simposio internazionale
intitolato “Dignità e diritti
della persona con handicap mentale”
nel quale ha ribadito che l’handicappato
mentale deve godere in tutta la misura possibile
degli stessi diritti degli altri esseri umani:
dignità morale, piena integrazione
in una società attiva, diritto di vivere
la sfera affettiva e la dimensione sessuale,
ove per dimensione sessuale si intende donarsi
all’altro attraverso un ascolto attento,
uno sguardo, una parola di conforto, un abbraccio,
una stretta di mano, un’amicizia disinteressata
. |
“Il
punto di partenza per ogni riflessione sull’handicap
- ha affermato il Santo Padre - è radicato
nelle persuasioni fondamentali dell’antropologia
cristiana: la persona handicappata, anche quando
risulta ferita nella mente o nelle sue capacità
sensoriali e intellettive, è un soggetto
pienamente umano, con i diritti sacri e inalienabili
propri di ogni creatura umana. L’essere umano,
infatti, indipendentemente dalle condizioni in cui
si svolge la sua vita e dalle capacità che
può esprimere, possiede una dignità
unica ed un valore singolare a partire dell’inizio
della sua esistenza sino al momento della morte
naturale.
La persona dell’handicappato, con tutte le
limitazioni e le sofferenze da cui è segnata,
ci obbliga ad interrogarci, con rispetto e saggezza,
sul mistero dell’uomo. Quanto più ci
si muove, infatti, nelle zone oscure e ignote della
realtà umana, tanto più si comprende
che proprio nelle situazioni più difficili
e inquietanti emerge la dignità e la grandezza
dell’essere umano.
L’umanità ferita del disabile ci sfida
a riconoscere, accogliere e promuovere in ciascuno
di questi nostri fratelli e sorelle il valore incomparabile
dell’essere umano creato da Dio per essere
figlio nel Figlio.
La qualità di vita all’interno di una
comunità si misura in buona parte dall’impegno
nell’assistenza ai più deboli e ai
più bisognosi e nel rispetto della loro dignità
di uomini e di donne. Il mondo dei diritti non può
essere appannaggio solo dei sani. Anche la persona
portatrice di handicap dovrà essere facilitata
a partecipare, per quanto le è possibile,
alla vita della società ed essere aiutata
ad attuare tutte le sue potenzialità di ordine
fisico, psichico e spirituale. Soltanto se vengono
riconosciuti i diritti dei più deboli una
società può dire di essere fondata
sul diritto e sulla giustizia: l’handicappato
non è persona in modo diverso dagli altri,
per cui riconoscendo e promovendo la sua dignità
e i suoi diritti, noi riconosciamo e promoviamo
la dignità e i diritti nostri e di ciascuno
di noi.
Una società che desse spazio solo per i membri
pienamente funzionali, del tutto autonomi e indipendenti
non sarebbe una società degna dell’uomo.
La discriminazione in base all’efficienza
non è meno deprecabile di quella compiuta
in base alla razza o al sesso o alla religione.
Una forma sottile di discriminazione è presente
anche nelle politiche e nei progetti educativi che
cercano di occultare e negare le deficienze della
persona handicappata, proponendo stili di vita e
obiettivi non corrispondenti alla sua realtà
e, alla fine, frustranti e ingiusti.
La giustizia richiede, infatti, di mettersi in ascolto
attento e amoroso della vita dell’altro e
di rispondere ai bisogni singolari e diversi di
ciascuno tenendo conto delle loro capacità
e dei loro limiti.
La diversità dovuta all’handicap può
essere integrata nella rispettiva, irripetibile
individualità e a ciò devono contribuire
i familiari, gli insegnanti, gli amici, la società
intera. Per la persona handicappata, come per ogni
altra persona umana, non è dunque importante
fare quello che fanno gli altri, ma fare ciò
che è veramente bene per lei, attuare sempre
più le proprie ricchezze, rispondere con
fedeltà alla propria vocazione umana e soprannaturale.
Al riconoscimento dei diritti deve pertanto seguire
un impegno sincero di tutti per creare condizioni
concrete di vita, strutture di sostegno, tutele
giuridiche capaci di rispondere ai bisogni e alle
dinamiche di crescita della persona handicappata
e di coloro che condividono la sua situazione, a
partire dai suoi familiari.
Al di sopra di qualsiasi altra considerazione o
interesse particolare o di gruppo, bisogna cercare
di promuovere il bene integrale di queste persone,
né si può negare loro il necessario
sostegno e la necessaria protezione, anche se ciò
comporta un maggior carico economico e sociale.
Forse più che altri malati, i soggetti mentalmente
ritardati hanno bisogno di attenzione, di affetto,
di comprensione, di amore: non li si può
lasciare soli, quasi disarmati e inermi, nel difficile
compito di affrontare la vita.
A questo proposito, particolare attenzione merita
la cura delle dimensioni affettive e sessuali della
persona handicappata. Si tratta di un aspetto spesso
rimosso o affrontato in modo superficiale e riduttivo
o addirittura ideologico. La dimensione sessuale
è, invece, una delle dimensioni costitutive
della persona la quale, in quanto creata ad immagine
di Dio Amore, è originariamente chiamata
ad attuarsi nell’incontro e nella comunione.
Il presupposto per l’educazione affettivo-sessuale
della persona handicappata sta nella persuasione
che essa abbia un bisogno di affetto per lo meno
pari a quello di chiunque altro. Anch’essa
ha bisogno di amare e di essere amata, ha bisogno
di tenerezza, di vicinanza, di intimità.
La realtà, purtroppo, è che la persona
con handicap si trova a vivere queste legittime
e naturali esigenze in una situazione di svantaggio,
che diventa sempre più evidente col passaggio
dall’età infantile a quella adulta.
Il soggetto handicappato, pur leso nella sua mente
e nelle sue dimensioni interpersonali, ricerca relazioni
autentiche nelle quali poter essere apprezzato e
riconosciuto come persona.
Le esperienze compiute in alcune comunità
cristiane hanno dimostrato che una vita comunitaria
intensa e stimolante, un sostegno educativo continuo
e discreto, la promozione di contatti amichevoli
con persone adeguatamente preparate, l’abitudine
a incanalare le pulsioni e a sviluppare un sano
senso del pudore come rispetto della propria intimità
personale, riescono spesso a riequilibrare affettivamente
il soggetto con handicap mentale e a condurlo a
vivere relazioni interpersonali ricche, feconde
e appaganti. Dimostrare alla persona handicappata
che la si ama significa rivelarle che ai nostri
occhi ha valore.
L’ascolto attento, la comprensione dei bisogni,
la condivisione delle sofferenze, la pazienza nell’accompagnamento
sono altrettante vie per introdurre la persona handicappata
in una relazione umana di comunione, per farle percepire
il suo valore, per farle prendere coscienza della
sua capacità di ricevere e donare amore.
Senza dubbio le persone disabili, svelando la radicale
fragilità della condizione umana, sono una
espressione del dramma del dolore e, in questo nostro
mondo, assetato di edonismo e ammaliato dalla bellezza
effimera e fallace, le loro difficoltà sono
spesso percepite come uno scandalo e una provocazione
e i loro problemi come un fardello da rimuovere
o da risolvere sbrigativamente. Esse, invece, sono
icone viventi del Figlio crocifisso.
Rivelano la bellezza misteriosa di Colui che per
noi si è svuotato e si è fatto obbediente
sino alla morte. Ci mostrano che la consistenza
ultima dell’essere umano, al di là
di ogni apparenza, è posta in Gesù
Cristo. Perciò, a buon diritto, è
stato detto che le persone handicappate sono testimoni
privilegiate di umanità.
Possono insegnare a tutti che cosa è l’amore
che salva e possono diventare annunciatrici di un
mondo nuovo, non più dominato dalla forza,
dalla violenza e dall’aggressività,
ma dall’amore, dalla solidarietà, dall’accoglienza,
un mondo nuovo trasfigurato dalla luce di Cristo,
il Figlio di Dio per noi uomini incarnato, crocifisso
e risorto (Giovanni
Paolo II).
(Dr.ssa
Roberta Cursi)
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Uno
sguardo su… la Dislessia Evolutiva
“Dislessia nei giovani adulti: compensi e
strategie per il successo”. Questo il titolo
del III seminario annuale sulle tematiche della
dislessia evolutiva nell’adulto, organizzato
dall’associazione Italiana Dislessia (AID)
e tenutosi il 29-30 Aprile presso il teatro Valli
di Reggio Emilia.
Le porte del convegno erano aperte a tutti coloro
che, per motivi di ricerca, interesse e studio volessero
avvicinarsi alla problematica relativa la dislessia
nei giovani e adulti, ma soprattutto a chi la dislessia
la vive personalmente nel proprio percorso di vita:
dislessici adulti, genitori di figli dislessici,
e a chi con questa malattia invisibile ci lavora
quotidianamente: insegnanti, educatori, tutor, e
specialisti del settore quali logopedisti, psicologici,
neurologi e neuropsichiatri.
Prima di analizzare i concetti chiave emersi dal
convegno, vorrei introdurre, a voi lettori che vi
avvicinate a questa tematica per la prima volta,
che cosa è la dislessia.
La dislessia è una disabilità specifica
dell’apprendimento di natura neurobiologica,
caratterizzata dalla difficoltà a effettuare
una lettura accurata e/o fluente e da scarsa abilità
nella scrittura e nella decodifica.
Si tratta di una piccola anomalia che si colloca
nelle sedi deputate alla processazione del linguaggio,
in particolare alla trasformazione dei segni scritti
e le parole. La dislessia è definita come
una disabilità specifica dell’apprendimento
e non come una disabilità dell’apprendimento
generale in quanto tale disturbo non interessa tutti
gli ambiti del funzionamento cognitivo, ma è
circoscritto solo ad alcuni processi ed abilità.
Il concetto di “specificità”
quindi vuol segnalare che il difettoso funzionamento
del sistema cognitivo pregiudica severamente la
capacità di lettura, lasciando tuttavia indenne
l’intelligenza del soggetto.
Ma come si manifesta la dislessia?
La dislessia si riconosce per la presenza di caratteristiche
che impediscono o ostacolano il processo di decodifica
come:
• L’inversione di lettere nell’ambito
di una sillaba (dal/lad, di/id, in/ni, al/la, cra/car,
cavolo/calovo);
• L’incapacità di distinguere
lettere simili per la forma (m/n, b/d, b/p) o per
il suono (d/t, b/p, f/v, t/d, l/r);
• L’omissione di lettere o sillabe (domani-doni,
fonte-fote, tavolo-volo, tavolo-talo);
• La sostituzione d’intere parole nel
corso di una prova (auto al posto di aereo).
Gli insegnanti delle scuole primarie e i genitori
possono svolgere un ruolo fondamentale nell'individuazione
di questo disturbo per evitare una dolorosa esperienza
di frustrazione, incomprensione e insuccesso scolastico
nel bambino dislessico, intervenendo in modo adeguato
attraverso un programma di intervento-sostegno personalizzato.
Per riconoscere e rispondere ai bisogni dei giovani
e adulti con dislessia, e contribuire ad una vasta
opera di sensibilizzazione della problematica, anche
quest’anno l’AID in collaborazione con
il comitato scientifico dell’ Università
di Modena e Reggio Emilia e del Laboratorio di Neuropsicologia
dell’Arcispedale “Santa Maria Nuova”
di Reggio Emilia, ha organizzato il terzo seminario
sulla dislessia evolutiva nell’adulto.
“L’appuntamento annuale organizzato
dal nostro Ateneo – ha dichiarato il prof.
Giacomo Stella, ( università Modena e Reggio
Emilia, fondatore AID) è un riferimento per
le altre università italiane e per tutti
i centri che si adoperano per rispondere ai bisogni
degli studenti che, nonostante le loro persistenti
difficoltà, manifestano ancora la voglia
di studiare e di formarsi. L’Università
di Modena e Reggio Emilia è percepita come
il punto di riferimento per confrontarsi sui passi
avanti fatti in questi anni e per conoscere anche
le strategie e le novità adottate negli altri
paesi. Negli atenei italiani i diritti di questi
studenti sono ancora negati e quindi la strada da
fare è ancora lunga”.
Nel panorama internazionale, l’attenzione
su questa tematica si fa sempre più crescente
a motivo di un incremento della dislessia nelle
scuole medie-superiori e conseguentemente all’università.
Di fronte all’incidenza di questo fenomeno,
appare urgente mobilitarsi verso lo studio della
dislessia dell’adulto, con l’intento
di riuscire a colmare diverse lacune relative alla
mancanza degli strumenti di valutazione nelle università
(riconoscimento della dislessia - da chi e come
-) all’esigenza di creare un programma di
intervento-sostegno individuale (valutazione delle
necessità di supporto, attuazione misure
di supporto, esami di ammissione), e creare iniziative
circa l’adozione di strumenti compensativi
e dispensativi al fine di offrire risposte positive
al diritto allo studio.
Come affermato dal Dott.re Stella, i diritti dei
dislessici sono ancora negati, non esiste allo stato
attuale una legge sulla dislessia che tuteli i soggetti
dislessici malgrado siano tante le problematiche
e preoccupazioni che si trovano ad affrontare relative
alla maturazione della scelta universitaria, professionale
e altre difficoltà pratiche che si presentano
di volta in volta nel ciclo di vita, in Italia sono
presenti solo delle delibere di atenei che invitano
le scuole ad adottare l’uso di strumenti compensativi
e dispensativi.
Un obiettivo prioritario da raggiungere nel futuro
prossimo riguarda l’approvazione del disegno
di legge sulla dislessia, sì da avere una
tutela giuridica che garantisca il diritto alla
diagnosi, alle attività di identificazione
precoce, alla riabilitazione, ai provvedimenti didattici
di compenso e di facilitazione, e a provvedimenti
di aiuto nella vita sociale e lavorativa. (Dr.
Roberta Cursi)

Bibliografia
R. MILITERNI, Neuropsichiatria infantile, Idelson-Gnocchi,
Napoli 1999.
G. STELLA ( a cura di) La dislessia, FrancoAngeli
, Milano 1996.
E. GENOVESE ET AL. (a cura di)Dislessia e università,
Erickson, Trento 2010.
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Radio
che passione!
Ottima
musica e una buona dose di simpatia: questi sono
gli “ingredienti” che un buon DJ deve
avere per condurre una trasmissione radiofonica.
Oltre ai DJ già noti per fama, ascoltati
nelle frequenze internazionali e nazionali, ne sono
presenti altri, sicuramente meno famosi, ma con
altrettante qualità.
Mi riferisco ai ragazzi-dj del Centro Socio Educativo
Riabilitativo “ Oltre l’Orizzonte”
di Brindisi, i quali, ogni Mercoledì per
circa un’ora, sono impegnati nella registrazione
del programma radiofonico intitolato “50 special”,
che viene trasmesso sulla frequenza di radio Frate
Sole ogni Domenica alle 15.30
Il programma è strutturato in varie puntate,
prodotto e condotto da soggetti diversamente abili
con l'aiuto del comunicatore sociale Daniele Martini.
La trasmissione radiofonica è importante
per i ragazzi del centro perché favorisce
l’Integrazione Sociale e la Comunicazione.
Come previsto dagli obiettivi del PAN ( Piano di
Azione Nazionale contro l’esclusione sociale)
è necessario «Ottimizzare il potenziale
della conoscenza delle nuove tecnologie dell’informazione
e della comunicazione, e vigilare affinché
nessuno ne sia tenuto a margine, prestando particolare
attenzione ai bisogni delle persone disabili».
Le difficoltà che incontrano quotidianamente
i diversamente abili non riguardano solo le barriere
architettoniche ma anche quelle comunicative. Il
mezzo radio è principalmente nato come veicolo
di informazioni utili alla collettività e
questo scopo viene mantenuto anche nel caso di “50
special” che si propone, di offrire un valido
strumento di partecipazione sociale, per il superamento
delle barriere comunicative per le persone con disabilità.
Dopo aver descritto brevemente gli obiettivi e il
contenuto del programma, torniamo indietro nel tempo
di soli pochi giorni e ci fermiamo a Mercoledì
10 Marzo: giorno di registrazione.
La puntata è stata dedicata alla “Festa
della Donna” e, dall’ opinione dei ragazzi-dj,
è emerso che la donna più importante
della loro vita è la MAMMA, in quanto si
prende cura dei propri figli, del marito, del prossimo
e della casa. Per molti di loro, infatti, la mamma
dedica una particolare attenzione assicurandosi
che i figli abbiano tutto ciò di cui necessitano
per far fronte alle difficoltà e ai loro
bisogni speciali.
Sicuramente è anche per una maggiore sensibilità
che la donna sa regalare preziosi consigli e riesce
a mostrarsi empatica e assertiva nei confronti dell’altro.
Gli stessi ragazzi hanno affermato di avere una
“donna per amico” (come cantava il celebre
Lucio Battisti) con la quale confidarsi e chiedere
un supporto morale.
Ora non resta altro che mostrarvi una “registrazione
tipo” dei ragazzi e farvi ascoltare nel file
audio ciò che personalmente hanno espresso.
(Dr.
Roberta Cursi)
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Ciao
sono F., vorrei parlarvi di un
nuova attività che è incominciata
quest’anno: una trasmissione radiofonica
condotta da noi ragazzi con l’aiuto
del nostro Dj Paki (Daniele). Prima di registrare
la puntata, impostiamo insieme la scaletta
con il tema e le canzoni da inserire. Una
volta collegato il microfono al computer,
partiamo subito con la registrazione. L’emozione,
ogni volta che parliamo al microfono, è
davvero grande e cerchiamo di vincere la
nostra timidezza quando Daniele ci pone
le domande sui vari argomenti della nostra
vita. Dopo la registrazione, facciamo insieme
il mixaggio ed il salvataggio della puntata.
La trasmissione va in onda ogni Domenica
sulle frequenze di radio Frate Sole (94.200
MHZ) e ringraziamo Fra’ Salvatore
Giardina per averci dato la possibilità
di realizzare questa bella iniziativa, cercando
di trasmettere, a chi ci ascolterà,
la nostra gioia.
Io sono M. e ogni mercoledì
con il nostro amico Daniele registriamo
una puntata della nostra trasmissione radiofonica
che va in onda tutte le domeniche alle 15:30
su Radio Frate Sole. In ogni puntata trattiamo
un argomento diverso e scegliamo due canzoni
attinenti. Quindi Daniele ci pone delle
domande riguardo l’argomento trattato
e noi rispondiamo liberamente. Al termine
salutiamo tutti insieme dicendo “…
ALLEGRIAAAAAA!!!”
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“La vita è un Carnevale”
nel Centro Socio-Educativo Riabilitativo Oltre l’Orizzonte

Maschere, coriandoli, stelle filanti, chiacchiere,
musica, balli e…soprattutto tanta voglia di
divertirsi: questo il Carnevale che ha visto partecipi
i ragazzi della Cooperativa Sociale “Oltre
L’Orizzonte” di Brindisi.
Una straordinaria varietà di maschere ha
riempito il centro la mattina dell’11 Febbraio.
Non mancava davvero nessuno: il soldato, la fatina,
il pompiere, la bambina, il giocatore interista,
il giullare, la zingara…tante le maschere
che nascondevano i volti di questi straordinari
ragazzi, pronti a vivere uno degli eventi più
importanti di questo 2010, che ha coinvolto anche
me in qualità di volontaria.
Il Carnevale, da sempre, crea occasioni di autentica
festa, non solo per i più piccoli ma anche
per tutti quei grandi dall’animo giocoso.
Per questo, in coopertiva quel giovedì si
è rilevato come il Giovedì grasso
per tutti: le famiglie, i volontari e gli stessi
operatori si sono messi in gioco con la loro simpatia
e, soprattutto, con maschere e travestimenti più
bizzarri. Vincente, per i ragazzi, è risultata
la maschera di un operatore travestito da Mami di
“Via col vento”, che si aggirava nel
salone imbottito di cuscini.
Ma… chi si è occupato dei preparativi
della festa?
Dietro tutto questo, infatti, si nasconde il notevole
lavoro da parte di tutti i ragazzi del centro i
quali si sono dedicati interamente ai preparativi
per il Carnevale nelle diverse attività e
laboratori.
Nel laboratorio di “Arti creative”,
i ragazzi si sono cimentati nella costruzione di
maschere e festoni per l’addobbo del salone
e delle altre stanze del centro: maschere di vario
colore e di vario genere, decorate con brillantini,
carta pesta, lana, nastri e altro materiale.
Non di meno, nel laboratorio di “Didattica
Funzionale” si è dato sfogo all’ingegno,
alla creatività e alla fantasia ripercorrendo
la storia e le origini del Carnevale attraverso
i disegni delle maschere popolari (Arlecchino, Colombina,
Pulcinella, Pantalone, Balanzone e tanti altri)
e la lettura di alcune poesie a tema.
Anche nel “Laboratorio Multimediale”
ci si è preparati a questa festa: un gruppo
di ragazzi ha trascritto al computer alcune filastrocche
tradizionali riguardanti l’allegria del Carnevale
e dei simpatici modi di fare di alcuni personaggi.
Ma, ancora più entusiasmante, è stata
la registrazione, da parte di un secondo gruppo,
di una delle tante puntate della trasmissione radiofonica
“50 special” dedicata alla preparazione
dell’evento, che è andata in onda Domenica
14 febbraio sulla frequenza di radio Frate Sole.
Tutto questo ha dato vita ad un susseguirsi di emozioni
che hanno messo da parte, per un attimo, le difficoltà
di ciascuno di noi per lasciare il posto all’allegria
ed alla gioia di vivere. (Dr.
Roberta Cursi)
Editoriale del direttore
Giorgio Esposito
Sono fermamente convinto, per mia forma mentis,
che nell'attuale mondo in cui pullulano la corruzione
e il disgregamento sociale, realtà operative
come il Centro "Oltre l'Orizzonte",
facciano la differenza tra chi sceglie di vivere
e chi sceglie di vivere inutilmente. Cito, in
proposito, la conclusione dello speciale che "Brindisi
news" ha dedicato alla struttura in una recente
visita.
La nostra redazione, molto vicina
alle tematiche qui affrontate, per sensibilità
e per scelte legate alla linea editoriale, ringrazia
tutti quelli che operano amorevolmente in questa
"specialissima" sede de "Oltre
l'Orizzonte" di Brindisi. Essi ci hanno accolti
con vivo entusiasmo permettendoci di aprire, attraverso
le nostre seguitissime pagine, spiragli sempre
maggiori su questo universo. Universo, a cui ha
fatto riferimento anche
Papa Giovanni Paolo II e di cui amiamo rammentare
le parole "Il mondo dei diritti non può
essere appannaggio dei sani. Il disabile come
e più degli altri ha bisogno di amare ed
essere amato, di tenerezza, di vicinanza e di
intimità"
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Disabilità
o Diversabilita?
"Il
mio amico è il mio amico e non lo cambierei,
i ricordi più belli ce li ho insieme a lui.
In questo mondo veloce, il mio amico si muove a
fatica, proprio lui che mi aiuta a capire e ad amare
la vita". E' con questa bellissima frase
di una celeberrima canzone di Gianni Morandi, "Il
mio amico", dedicata all'amicizia con un ragazzo
diversamente abile, che vorrei cominciare questo
viaggio nel mondo della disabilità o meglio
“diversabilità”.
Ma qual è la sostanziale differenza fra queste
due accezioni?
L'espressione "disabilità"
sottolinea il deficit, ciò che manca rispetto
ad un'abilità, rispetto alla normalità.
Secondo il senso comune il disabile è colui
che non sa parlare, che non vede, che ragiona lentamente,
che ha gli occhi a mandorla, colui che non sa camminare
se non per mezzo della sua amica carrozzina, ecc.
Ma sarebbe interessante se per un momento ci discostassimo
dalla visione di normalità in senso lato
e ci soffermassimo sull' "idea di normalità".
"Chi è normale? Nessuno."
Non meravigliamoci di questa affermazione espressa
da Giuseppe Pontiggia nel libro "Nati due volte".
Ognuno di noi, infatti, è unico, irripetibile,
ha un'intelligenza diversa da un altro che può
sfociare in arte, passioni, interessi e abilità.
Possiamo considerare a riguardo le intelligenze
multiple individuate da H. Gardner, un noto psicologo
americano che ha distinto 9 forme di intelligenza:
linguistica, logico-matematica, spaziale, musicale,
corporea, naturalistica, intrapersonale, interpersonale
e esistenziale, ma nessuno di noi possiede le stesse
intelligenze, ognuno ha delle caratteristiche che
sono proprie: in questa dimensione l’altro
appare “diverso” da me.
Per questo il 2003 è stato definito l'Anno
Europeo dei Disabili, con l'obiettivo di stimolare
la riflessione su questa realtà che vediamo
ogni giorno con i nostri occhi quando siamo al supermercato,
a scuola, al parco o durante una passeggiata.
Dal 2003 ad oggi l'accezione disabile ha lasciato
il posto al termine "diversamente abile"
inteso come pluralità di differenze, pluralità
di categorie di normalità.
Espressione che pone l’enfasi, dunque, sulla
differenza qualitativa nell’uso delle abilità.
I nostri amici infatti, attraverso modalità
diverse raggiungono gli stessi obiettivi che ci
accomunano.
Così come noi, anche loro si mettono in gioco
e sviluppano sogni, interessi, passioni, abilità
che a volte facciamo fatica a condividere ma, che
possiamo riconoscere e apprezzare se sviluppiamo
in noi l’ascolto attento ai loro bisogni speciali
e se osserviamo con attenzione ciò che ci
mostrano di saper fare.
Concludo con un binomio: Diversabilità
= Amare la vita.
E’ possibile imparare ad amare la vita, attraverso
gli occhi di questi straordinari "Angeli della
Terra".
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L'amore infinito
La Dottoressa Roberta Cursi risponde agli eventuali quesiti attraverso
l'e-mail: redazione@brindisinews.com
Le consulenze su questa pagina sono concesse a titolo gratuito.
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