Consulenza medica curata dal
Dottor SalvatoreValentino
Medico chirurgo - Urologo presso l'ospedale "Perrino" di Brindisi



La diarrea del viaggiatore

Con l’arrivo della stagione calda e con l’inizio delle vacanze estive affronteremo alcuni disturbi tipicamente “stagionali”. Inizieremo con la cosiddetta “diarrea del viaggiatore”. Si tratta di un evento che colpisce dal 20 al 50% dei viaggiatori soprattutto verso i paesi caldi.
Per parlare di vera diarrea del viaggiatore bisogna trovarsi di fronte ad almeno 3 scariche nell’arco di 24 ore di feci non formate e ad almeno un altro sintomo di disturbo “gastro-intestinale” quale nausea, vomito, crampi addominali, febbre, tracce di sangue nelle feci.
Da un punto di vista statistico si manifesta solitamente nei primi giorni del soggiorno ma possono comunque rendersi evidenti in un qualsiasi momento e talora ripresentarsi.
Le cause possono essere varie batteri (Escherichia Coli, Salmonella, Shigelle), virus (Rotavirus, enterovirus), protozoi (Giardia lamblia, Entamoeba histolytica) ma talora può essere secondaria allo stress del viaggio, al cambio di alimentazione, al clima ed all’altitudine diversa.
La prevenzione passa soprattutto per una adeguata disinfezione delle mani (con le quali tocchiamo sia gli oggetti sia i cibi che portiamo alla bocca) e per la assunzione di acqua purificata (bere solo acqua imbottigliata).
La conseguenza più severa del protrarsi della diarrea è data dalla disidratazione che può essere leggera (in tal caso il paziente lamenterà sete intensa con urine scarse e concentrate), moderata (con i sintomi precedenti più labbra secche, irrequietezza, agitazione, battito cardiaco accelerato) e grave (sempre con gli stessi sintomi di intensità maggiore, battito molto accelerato ed occhi infossati).
Il trattamento di base prevede naturalmente la reidratazioni che per il bambino sotto i 12 anni si traduce nel bere 100-200 ml di acqua dopo ogni scarica e negli adulti quantitativi di 250-300 ml.
Per pazienti più deboli da un punto di vista immunitario (diabetici, neoplastici, immunodepressi, affetti da colite ulcerosa o morbo di Chron, HIV positivi, AIDS ecc.) può essere utile una profilassi farmacologia con antibiotici della famiglia dei chinolonici (ciprofloxacina o levofloxacina) non utilizzabili nei soggetti sotto i 18 anni o con antibiotici ad azione intestinale (es, rifaximina).
Gli stessi farmaci vengono solitamente utilizzati per il trattamento della malattia.
L’evoluzione è pressocchè sempre favorevole (raramente è necessaria l’ospedalizzazione) anche se può talora protrarsi fino a 10 giorni.
Pertanto attenzione a cosa bevete, lavatevi di frequente le mani e….buone vacanze a tutti!





L’IMPOTENZA MASCHILE

L’impotenza o come oggi viene più correttamente definita la “Disfunzione erettile” è l’incapacità a raggiungere un grado di rigidità del pene sufficiente alla penetrazione. L’erezione è un fine meccanismo idraulico dove durante l’eccitazione il sangue va ad invadere il pene (riempiendo i cosiddetti corpi cavernosi). Raggiunto l’orgasmo il sangue abbandona il pene grazie all’apertura di particolari “valvole” rimaste chiuse durante l’erezione.
Le cause che determinano la disfunzione erettile possono essere svariate. La più comune è l’invecchiamento della persona. Con la persona invecchiano anche le arterie che negli anni perdono di elasticità e si riducono di calibro (per i lenti processi di deposizione di grasso sulle pareti meglio noti come arteriosclerosi). Tornando all’esempio idraulico sopra citato se i vasi che devono portare sangue al pene sono parzialmente ostruiti il quantitativo di sangue che raggiunge tale organo si riduce progressivamente nel tempo giungendo ad un certo punto (solitamente dopo i 50 anni e poi sempre di più in seguito) ad indebolire l’intensità dell’erezione fino a renderla insufficiente per la penetrazione.
Queste forme di impotenza vengono definite come disfunzioni arteriogene in quanto è la parziale ostruzione delle arterie a determinare tale problema. Ci sono però malattie o cattive abitudini alimentari che accelerano tali procesi ostruttivi arteriosi anticipando nel tempo la comparsa della disfunzione erettile. Tra queste citiamo il Diabete Mellito, l’Ipertensione arteriosa, l’Ipercolesterolemia, il fumo di sigaretta, la vita sedentaria. Solo curando per tempo tali problemi si può rinviare nel tempo l’appuntamento con l’impotenza.
Accanto alle forme arteriogene di disfunzione erettile ci sono le molto meno frequenti forme endocrine (da ridotta produzione di testosterone o da eccessiva produzione di prolattina), le forme neurogene (nei mielolesi, nei parkinsoniani e nella sclerosi multipla), le forme da fuga venosa (da patologie traumatiche el bacino) e le forme iatrogene (indotte cioè da interventi chirurgici per neoplasie della prostata, del retto o per il trattamento di aneurismi dell’aorta).
Come si riesce a capire a quale categoria di disfunzione erettile apparteniamo? E’ sufficiente eguire una serie di esami di laboratorio per escludere malattie metaboliche o endocrine (Glicemia, Emoglobina glicosilata, Colesterolo, Trigliceridi, Testosterone, Prolattina ed esami di routine) e sottoporsi ad una visita uro-andrologica. Il ruolo di alcuni esami quali l’ecocolordoppler penieno dinamico ha perso gran parte del suo significato nel tempo, soprattutto con l’avvento di quel gruppo di farmaci conosciuti scientificamente come inibitori della alfa2-fosfodisterasi ma meglio noti come Viagra, Cialis e Levitra.
Possono usare tutti tranquillamente questi farmaci? In linea di massima si, fatta eccezione per coloro che hanno subito un infarto soprattutto se utilizzano i cerotti di nitroglicerina (o altri “nitroderivati orali”) o per colori che sono affetti da una rara malattia oculistica nota come “retinite pigmentosa”. Per tuti gli altri l’uso di questi farmaci può migliorare nettamente il grado di erezione. A differenziare tra di loro i vari prodotti è la durata d’azione (più protratta nel tempo per il Cialis) e l’intensità dell’azione (maggiore per il Viagra). Il Levitra è un prodotto con caratteristiche intermedie tra i due precedenti.
Quando vanno assunti? Mezz’ora circa dall’inizio del rapporto, in presenza di un valido desiderio sessuale e continuano a funzionare fino a 2 ore il Viagra, fino a 6 ore il Levitra fino a 36 ore il Cialis.
Funzionano sempre? In circa l’80-85% dei casi funzionano bene!
E nei restanti casi che si fa? Si ricorre a delle terapie intracavernose (il cosiddetto Caverject) e nei casi più ostinati al’impianto di protesi nel pene ma sono questi argomenti di molto minore interesse per i nostri utenti.





CHE ESAMI CHIEDERE AL MEDICO CURANTE

Dottore posso farmi un ceck-up? Quante volte ci siamo sentiti fare questa richiesta. In realtà non potendo far eseguire tutti gli esami laboratoristici e radiologici esistenti si deve procedere per gradi. Quello che sarebbe opportuno che tutti facessimo soprattutto dopi i 50 anni (età in cui maggiore è il rischio di problemi cardiovascolari ed oncologici) è il seguente :

1) Controllo della pressione arteriosa (se spesso maggiore di 140/90 mmHg va curata perché l’ipertensione arteriosa aumenta il richio cardiovascolare). La pressione va controllata 4-5 volte al mese in orari diversi

2) Elettrocardiogramma : Un elettrocardiogramma annuale od ogni qual volta che si avvertono “battiti strani” o dolori toracici protratti può far diagnosticare per tempo aritmie o sofferenze del muscolo cardiaco

3) Controllo della glicemia : Una glicemia a digiuno al matino > 120 mg/dl merita un approfondimento dal diabetologo in quanto il diabete aumenta il rischio cardiovascolare, specie se si accompagna all’ipertensione

4) Controllo di Colesterolo totale, LDL ed HDL e dei Trigliceridi : Un colesterolo > 200 mg/dl e trigliceridi > 170 mg/dl amplificano il rischio di malattie cardiovascolari (infarto,ictus ecc.)

5) Rx-torace : Una radiografia del torace ogni 2-3 anni (soprattutto nei fumatori od in caso di tosse fastidiosa e persistente) è un altro dei capisaldi del nostro ceck-up

6) Ecografia addome : Una ecografia addome ogni 2-3 anni o ad intervalli più brevi in caso di dolori addominali, ittero od altro può rappresentare un valido approccio alla diagnosi della malattie del fegato, dei reni, del pancreas, della milza, dell’aorta addominale e della vescica

7) Esami di laboratorio : Andrebbero eseguiti una volta l’anno con particolare riferimento a VES, Emocromo, sideremia, ricerca di sangue occulto nelle feci, GOT, GPT, GGT, Bilirubina totale e frazionata, Elettroforesi sieroproteica, creatinina, es. urine – cui vanno aggiunti quelli citati sopra (glicemia, colesterolo, trigliceridi)

8) Marcatori tumorali : Anche questi una volta l’anno con particolare riferimento al CEA, Ca-19-9, Alfa-fetoproteina e nel maschio il PSA, nella femmina il ca 15-3

9) Colonscopia : Una volta ogni 5 anni o prima in caso di sangue nelle feci o di presenza di sangue occulto positivo nelle feci

10) Mammografia e PAP-Test : Ogni 3 anni per le donne

11) Visita urologia : con PSA, creatinina ed es. urine ogni anno per l’uomo




LA DIAGNOSI PRECOCE DEL TUMORE DELLA PROSTATA

Il tumore della prostata è diventato statisticamente il più frequente nel sesso maschile. Dopo i 50 anni tutti i maschi dovrebbero almeno una volta l’anno eseguire un dosaggio del PSA (=antigene prostatico specifico) che tende ad aumentare in caso di tumore della prostata. Di fronte a valori di PSA > 4,0 ng/ml si impone una visita urologica. Nell’occasione della visita lo specialista deciderà se eseguire approfondimenti quali il dosaggio del PSA libero (che a differenza del PSA totale più basso più è sospetto per un tumore), uno ecografia prostatica (che ci consente di conocere il volume e la struttura della ghiandola) od una biopsia prostatica (quest’ultima da intendersi come indagine di conferma nel caso di un elevato sospetto clinico). Se diagnosticati precocemente consentono la guarigione eo comunque una lunga sopravvivenza (< 80% a 15 anni dalla diagnosi).



Il dott. Valentino risponde agli eventuali quesiti attraverso l'e-mail: redazione@brindisinews.com
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