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Consulenza
curata da Luigi De Bernardi
Ottico - Optometrista a Brindisi |
Ancor
prima di parlare di ottica ed optometria, colgo l’occasione
per ringraziare la direzione editoriale di “Brindisi
news” che mi concede l’opportunità
di gestire una rubrica specialistica dedicata al mio
settore professionale e che sono ben lieto di offrire
a questo portale on line tutto dedicato al nostro territorio.
Spero, quindi, di poter soddisfare le esigenze dei tantissimi
lettori attraverso i miei contributi che tenderanno
a risolvere molti dubbi in materia di ottica, campo
vastissimo che induce a domande a cui, non sempre, si
hanno facili risposte.
Svolgo la professione di ottico ed optometrista da oltre
venti anni continuando la tradizione di famiglia iniziata
nel 1935 con mio nonno Luigi e continuata con mio padre
Giovanni.
Parleremo di occhi, di visione, i difetti che essi possono
avere, di come correggerli. Quindi, parleremo di lenti
oftalmiche e di lenti corneali. Abbiamo un lungo percorso
da intraprendere, sembrerà strano ma su due organi
così piccoli sono stati scritti migliaia di libri:
quindi, cercherò con ordine e sintesi di raccontarvi
di uno dei sensi più affascinanti di cui siamo
dotati: la vista. |
Al
mattino appena ci svegliamo il primo stimolo che il nostro
cervello percepisce è ciò che viene trasmesso
dagli occhi, se non altro per vedere che ore sono. Mettiamo
i piedi giù dal letto ed iniziamo una serie di
riti quotidiani. Gli occhi ci guidano. Ci si può
più facilmente abituare ad avere un senso dell’olfatto
un po’ meno acuto o dell’udito o del tatto,
del gusto, ma quanto sarebbe penalizzante non poter vedere
il mondo ed i suoi colori?
Alziamo la tapparella della nostra stanza da letto, magari
fuori c’è una bella giornata e guardiamo
il sole, ci da la carica. Diamo per scontato tutto questo
ed invece non lo è affatto.
Solo chi purtroppo ha veramente dei problemi ne apprezza
l’importanza. Soffermiamoci su queste ultime due
righe e cerchiamo di essere più accorti, impariamo
ad avere cura dei nostri occhi, sono insostituibili, unici.
Ma come sono fatti gli occhi, come funzionano, che difetti
possono avere?
Cenni
anatomici:
L’apparato visivo viene anatomicamente diviso
in componenti “essenziali” alla percezione
e parti “accessorie” cosiddetti annessi.
I primi sono i bulbi oculari, i nervi ottici con le
vie ottiche e la corteccia visiva che ne elaborerà
il segnale. I secondi sono le orbite che ospitano i
bulbi, le palpebre, la congiuntiva, l’apparato
lacrimale ed i muscoli oculari per i movimenti. Gli
annessi svolgono l’importante funzione di proteggere
gli organi essenziali e garantirne il funzionamento.
Atteniamoci però ai componenti essenziali ed
in particolare ai bulbi oculari.
Il bulbo oculare ha una forma sferoidale con un diametro
di circa 22 millimetri e pesa appena 7 grammi. In esso
si riconoscono esternamente la cornea, trasparente e
posta anteriormente e la sclera bianco-opaca che ne
ricopre i 4/5 del bulbo.

La cornea è il mezzo diottrico per eccellenza
con un potere di circa 42 diottrie, composta da 5 strati.
Immediatamente dietro di essa si trova la camera anteriore
con l’umor acqueo, anch’esso trasparente.
Poi c’è l’iride che da al nostro
occhio il colore e che a sua volta forma il foro pupillare
attraverso cui passano i fasci luminosi. Immediatamente
dietro c’è il cristallino che ha circa
18 diottrie di potere deputato all’accomodazione
e quindi alla messa a fuoco di ciò che ci circonda.
Il corpo vitreo, costituito da una massa gelatinosa
che riempie l’interno della cavità oculare,
si trova a stretto contatto sia con tutta la superficie
retinica che con la capsula posteriore del cristallino.
Il vitreo ha una funzione sia ottica, in quanto particolarmente
idoneo a trasmettere la luce, che meccanica in quanto
costituisce una sorta di impalcatura di sostegno per
le pareti del bulbo oculare. La sua struttura gelatinosa
gli consentente inoltre di assorbire traumi di forza
moderata ai quali il bulbo può essere sottoposto.
La retina è una sottile membrana nervosa dell’occhio
dove i fotorecettori (coni e bastoncelli), attraverso
un complesso meccanismo di trasmissioni chimico-cellulari,
inviano i segnali visivi al cervello dove avrà
luogo l’elaborazione dello stimolo.
Insomma non vorrei annoiarvi, ma prima di poter parlare
di fisiologia, difetti e correzioni del nostro occhio
è indispensabile avere una pur piccola infarinatura
anatomica sulle strutture che lo compongono. Se necessario
approfondirò nel corso delle prossime rubriche.
L’occhio è stato paragonato ad una macchina
fotografica (non certo digitale). Come una macchina
fotografica nelle sue linee essenziali è costituita
da una camera oscura, da un obiettivo e da una pellicola
sensibile, così l’occhio organo di senso
deputato alla visione è costituito dalla sclera,
opaca ai raggi luminosi, dalla cornea che insieme all’umor
acqueo, al cristallino ed all’umor vitreo costituisce
l’obiettivo dell’occhio e dalla retina che
rappresenta la pellicola sensibile.
Come una macchina fotografica può essere messa
a fuoco sia su un punto distante all’infinito
sia su punti molto vicini, fino ad un limite che dipende
dalle caratteristiche della macchina, così l’occhio
umano può essere messo a fuoco sia su un punto
all’infinito sia su un punto vicino. In un soggetto
giovane, il punto più vicino della visione distinta
è di circa 17 cm. Il punto più lontano
è detto punto remoto, il più vicino prossimo.
La distanza tra questi due punti detto “range
o intervallo di accomodazione”, rappresenta lo
spazio nel quale l’occhio riesce a mettere a fuoco
le immagini degli oggetti sulla retina ed a vedere così
in modo distinto.

Un soggetto
normale (emmetrope), ad esempio, ha un range di accomodazione
che va da 17 cm. all’infinito, mentre un miope
(ametrope) può averlo da 17 cm fino ad una distanza
limitata che sarà tanto minore quanto maggiore
sarà l’entità del difetto.
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Nel
precedente testo dedicato all’ottica, vi ho fatto
una breve descrizione dei nostri occhi ed alcuni cenni
sulle parti anatomiche essenziali che, per meglio comprendere
ciò che descriverò a breve, in merito
alla visione ed ai suoi difetti, da ora in poi chiamerò
vizi di rifrazione o ametropie.
Si dice “emmetrope” l’occhio in cui
i raggi che provengono da una distanza praticamente
infinita, dopo aver attraversato tutti i suoi mezzi
diottrici, vengono messi a fuoco sulla retina in condizione
di non accomodazione; la retina si trova esattamente
a livello del fuoco principale dell’occhio. In
tutti gli altri casi l’occhio sarà “ametrope”
Tre sono i tipi di ametropia: miopia, ipermetropia ed
astigmatismo. Non menziono volutamente la presbiopia
in quanto condizione fisiologica legata alla senilità
e come tale la approfondirò separatamente.
Miopia: iraggi rifratti attraverso
i mezzi diottrici dell’occhio e provenienti dall’infinito,
vanno a fuoco davanti alla retina; l’occhio è
come se fosse una lente positiva troppo forte rispetto
alla lunghezza dell’occhio stesso; la retina si
trova dietro il fuoco principale dell’occhio.
Questa condizione si realizza quando:
1 Il potere della cornea o del cristallino è
superiore al normale.
2 Il cristallino è troppo vicino alla cornea
ed alla camera anteriore.
3 Il diametro antero-posteriore dell’occhio è
superiore al normale. (Caso molto frequente, basti pensare
che ad un solo millimetro di lunghezza in più
corrispondono circa 3 diottrie di miopia)
Ipermetropia: iraggi rifratti, sempre
provenienti dall’infinito, vanno a fuoco dietro
la retina; il diottro questa volta equivale ad una lente
positiva troppo debole rispetto alla lunghezza dell’occhio;
la retina si trova davanti al fuoco principale posteriore
dell’occhio.
Questa
condizione si realizza quando:
1 Il potere della cornea o del cristallino è
inferiore alla norma.
2 Quando il cristallino è troppo lontano dalla
cornea, cioè quando la camera anteriore è
più profonda della norma.
3 Quando il diametro antero-posteriore dell’occhio
è inferiore al normale.
4 Quando il cristallino è assente (afachia).
Astigmatismo: l’astigmatismo
è quel vizio rifrattivo caratterizzato dal fatto
che il diottro oculare non presenta lo stesso potere
in tutti i meridiani. Se un fascio di raggi luminosi
provenienti dall’infinito incide su una lente
simmetrica, avremo come immagine un punto luminoso detto
fuoco, cioè avremo una immagine puntiforme. Qualora
invece lo stesso fascio di raggi incidesse su di una
lente asimmetrica (astigmatica), non avremo più
un punto come fuoco ma una serie di punti focali (intervallo
di Sturm), più o meno distanti in relazione alla
differenza di potere dei diottri principali dell’occhio.
Responsabili si questo vizio rifrattivo sono la cornea
(principalmente) ed il cristallino.
Questa condizione si realizza quando:
1 La superficie corneale presenta una irregolarità
ed i suoi meridiani non hanno lo stesso potere. La sua
forma non sarà perfettamente sferica ma ellittica.
2 Quando le due superfici non sono sferiche, anche il
cristallino può essere sede di un astigmatismo.
Mentre per valutare l’astigmatismo corneale anteriore
si usa l’oftalmometro, non esiste alcuno strumento
per misurare direttamente o indirettamente quello del
cristallino.
La somma dell’astigmatismo corneale e quello del
cristallino si definisce astigmatismo totale. Per intenderci,
sarà quello che verrà opportunamente corretto
con lenti cilindriche (astigmatiche).
La presbiopia: la presbiopia è
la condizione per la quale si riduce l’efficienza
del potere accomodativo. In genere inizia tra i 42 ed
i 47 anni; essa si evidenzia più precocemente nei
soggetti ipermetropi i quali devono continuamente ricorrere
all’accomodazione sia nella visione per lontano
che in quella per vicino. La presbiopia da meno disturbi
quando è accompagnata da una lieve miopia, mentre
come già accennato più fastidiosa per gli
ipermetropi. Come scritto all’inizio di questa rubrica,
non si deve considerare la presbiopia come un difetto
visivo dal momento che è propria di ogni soggetto
ed è dovuta ad alterazioni fisiologiche che si
stabiliscono nell’occhio con l’avanzare dell’età.
Il cristallino (deputato all’accomodazione) si indurisce
diventando meno elastico, aumenta di dimensione e quindi
più difficili sono le variazioni di forma, inoltre
il muscolo ciliare, demandato alla funzione accomodativa,
diventa meno efficiente.
Il soggetto affetto da presbiopia presenta una sintomatologia
caratteristica: si stanca facilmente nel lavoro da vicino
soprattutto la sera con luce artificiale. Per ovviare
a questo inconveniente il soggetto aumenta l’illuminazione;
in seguito, col passare del tempo, anche questo artifizio
risulta insufficiente è costretto ad allontanare
l’oggetto dall’occhio (giornale, libro ecc.)
La correzione della presbiopia consiste nell’utilizzo
di lenti convesse positive, che supplendo al regolare
lavoro del cristallino, riportano il fuoco dell’oggetto
ravvicinato sulla retina.
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La
correzione delle ametropie
Dopo aver parlato di
ametropie e quindi dei vizi di refrazione che il nostro
occhio può presentare, è naturale che
ora io descriva come compensarle e correggerle in modo
da poter ottenere una visione nitida e confortevole.
La miopia, l’ipermetropia e l’astigmatismo
si correggono con lenti oftalmiche, quindi occhiali,
oppure con lenti corneali, morbide o gas permeabili
(semi rigide).
In questo ultimo decennio la medicina ha segnato passi
importanti nel campo della chirurgia refrattiva e sempre
maggiore è il numero dei pazienti che si sottopongono
ad interventi per ridurre o eliminare i vizi di refrazione.
Laser di ultima generazione sempre più precisi,
chirurghi specializzati, accurate anamnesi e valutazioni
pre operatorie fanno si che i rischi di insuccesso siano
ridotti al minimo.
Io non sono la persona idonea a parlare di questi trattamenti
di stretta pertinenza del medico oculista. Posso certamente
dire che è importante per tutti coloro che vogliano
sottoporsi a tale intervento di rivolgersi al proprio
oculista di fiducia che sarà in grado di soddisfare
le loro richieste, risolvere dubbi ed eventualmente
indirizzarli in centri specializzati.
Come optometrista, invece, vi parlerò di argomenti
attinenti la mia sfera professionale: occhiali, lenti
oftalmiche, lenti corneali e tutti gli ausili ottici
in grado di rendere confortevole la visione.
La montatura dell’occhiale è la prima cosa
che con cura un buon ottico dovrà consigliare
al suo cliente. Mi riferisco alla grandezza (calibro),
all’appoggio sul naso, alla comodità delle
astine affinché non scivoli, ed alla possibilità
di effettuare un buon centraggio in funzione della distanza
interpupillare rispettando il gusto estetico. Non si
tratta di un occhiale da sole per il quale si predilige
la moda e le tendenze del momento. La buona visione
è sicuramente compromessa dalla scelta di un
occhiale sbagliato o non centrato. Maggiore sarà
l’ametropia da correggere minore sarà la
tolleranza di errore concessa ad uno dei parametri tecnici
sbagliati.
Le miopie e le ipermetropie
si correggono con lenti sferiche rispettivamente negative
divergenti (concave) e positive convergenti (convesse).
Gli astigmatismi con lenti astigmatiche cilindriche
che a loro volta possono essere negative, positive o
miste.
Il potere delle lenti
si esprime in diottrie, sferiche o cilindriche.
Come ho già precedentemente descritto l’occhio
miope avrà un fuoco posto avanti alla retina,
quindi sarà corretto con lenti negative divergenti
che ne allungheranno la focale rendendolo emmetrope.
L’occhio ipermetrope invece avrà un fuoco
virtuale posto dietro la retina; sarà compensato
con una lente positiva convergente che accorciandone
la focale lo renderà emmetrope.
Più complessa la correzione dell’astigmatismo
in quanto l’occhio non presenta lo stesso potere
su tutti i meridiani e non avrà un solo fuoco.
La lente astigmatica cilindrica compenserà solo
i meridiani ametropi producendo un solo fuoco sulla
retina.
L’acuità
visiva di un occhio (la sua capacità visiva)
si esprime in decimi di visus con l’ausilio di
una tabella (ottotipo) e valori convenzionalmente espressi
da un minimo di 1 ad un massimo di 10. Vi sono pazienti
però in grado di risolvere anche più di
10/10 ed altri meni di 1/10.
Un occhio ametrope corretto, privo di patologie, è
in grado di risolvere l’ultimo rigo dell’ottotipo
(10/10) come un occhio emmetrope che non ha bisogno
di alcuna correzione.
Una volta
scelta la montatura giusta, bisognerà decidere
la lente oftalmica correttiva migliore per il cliente
in rapporto al tipo di ametropia che presenta. Oggi
fortunatamente le industrie ci offrono un ventaglio
di prodotti molto ampio con lenti di svariati materiali,
geometrie di costruzione e prezzi. Sarà nostra
cura quella di consigliare il prodotto più idoneo.
Il vetro minerale (crown) ed il titanio, storici materiali
che per decenni hanno corretto gli ametropi di tutto
il mondo, sono oggi sempre meno usate e sostituite con
le resine organiche. I nuovi polimeri soddisfano qualsiasi
esigenza. Si producono lenti ad alto indice di rifrazione
in grado di essere sottili anche per la correzione di
ametropie elevate. I vantaggi rispetto al vetro sono
quelli della infrangibilità (sicurezza) e della
leggerezza (comodità). Gli svantaggi sono il
costo e la durata nel tempo. Anche se indurite sono
più facilmente deteriorabili rispetto al vetro.
L’indice di rifrazione di una lente esprime la
capacità che un certo materiale ha di rifrangere
un raggio che lo attraversa. A parità di diottrie,
maggiore sarà questo numero minore sarà
lo spessore della lente deputata alla correzione del
difetto. Vi riporto sotto uno schema di un occhiale
su cui sono montate due lenti dello stesso potere (miopia
da -6.00 diottrie) una con indice di rifrazione 1,67
e l’altra 1,50. La differenza è molto evidente.
Lo spessore
della lente è importante ai fini estetici dell’occhiale,
tanto più sarà sottile, tanto più
sarà gradevole sul viso ed anche leggero l’occhiale
ma attenzione; la geometria e la qualità del
materiale sono gli aspetti assolutamente più
importanti da valutare e purtroppo non evidenti all’occhio
dell’utente. Prima di acquistare un capo di abbigliamento
lo proviamo, lo tocchiamo e questo ce lo fa apprezzare
o meno, ci fa già dare una valutazione di ciò
che stiamo per comperare. Con le lenti oftalmiche ciò
non avviene. Non ci sarebbero queste grosse disparità
di prezzi tra prodotti apparentemente uguali. Sarà
il vostro ottico di fiducia che con professionalità
dovrà suggerirvi la lente più adatta ai
vostri scopi senza compromettere la buona visione e
le prestazioni ottiche.
I prodotti in commercio sono in grado di soddisfare
ogni richiesta, a voi la scelta, fidatevi del professionista
di fiducia senza mai dimenticare che stiamo correggendo
il difetto dei nostri occhi, unici ed insostituibili.
La nostra finestra sul mondo.
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Luigi De Bernardi risponde agli eventuali quesiti attraverso l'e-mail:
redazione@brindisinews.com
Le consulenze su questa pagina sono concesse a titolo gratuito.
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