SICUREZZA E AMBIENTE
Il binomio ritenuto più fastidioso ma che se rispettato salva anche la vita

Ne discutiamo con l'ingegnere Maurizio Cretì - consulente d'impresa, progettista di impianti tecnologici e di produzione ed esperto in problematiche di sicurezza, ambiente e qualità.

Ingegnere, con questa chiaccherata cerchiamo di sintetizzare quali sono gli aspetti più significativi delle attuali norme sulla “SICUREZZA ED AMBIENTE”
: a partire dal 3 aprile 2006, ossia con l’introduzione del TU AMBIENTE (D.Lgs. 152/06) sino ad arrivare all’attuale D.Lgs. 106/09 (3 agosto 2009) che ha modificato ed integrato il TU SICUREZZA (D.Lgs. 81/08), i ns. legislatori hanno voluto far “ORDINE” sulle innumerevoli norme che regolamentavano le due materie, sintetizzando, in un unico decreto, tutti gli emendamenti ambientali. Uguale cosa, parimenti, hanno fatto per quanto riguarda la sicurezza ed igiene del lavoro, lasciando, solo ad alcuni decreti specifici, l’approfondimento di taluni aspetti prevenzionistici. Tra questi: la “DIRETTIVA MACCHINE”, la “DIRETTIVA PED”, la “PREVENZIONE INCENDI” ed il “SETTORE IMPIANTISTICO” ed ambientali quali l’”INQUINAMENTO ACUSTICO” e le “EMISSIONI ELETTROMAGNETICHE”. I due TU hanno in pratica “ABROGATO” e “NON MODIFICATO” tutta la vecchia normativa introducendo nuovi concetti in tema di organizzazione della sicurezza quali il SGSL (Sistema di Gestione della Sicurezza del Lavoro) e soprattutto hanno dato un pesante messaggio “SANZIONATORIO” sia in termini amministrativi che penali, introducendo l’istituto di “OMICIDIO COLPOSO” per la sicurezza e di “DISASTRO AMBIENTALE” per l’ecologia, nonché l’ “INIBIZIONE DELL’ATTIVITA’” sino ad un anno per entrambi i TU, in caso di accertamento di “EVENTI GRAVOSI”, quali “INCIDENTI INVALIDANTI O MORTALI” ed in caso di “GRAVE DANNO ALL’AMBIENTE ED ALLE PERSONE”;

Alla luce di quanto detto, come risponde il ns. territorio e in che limiti di attenzione vivono i ns. cittadini?: nel ns. territorio, come in tutti i paesi industrializzati del mondo, vista la crisi economica in atto che già da anni ci attanaglia, fa si che le problematiche in termini di sicurezza ed ambiente vengano prese in considerazione, solo in parte, dalle grosse multinazionali mentre per le PMI diventano “COSTI INSOSTENIBILI”. Per cui io non parlerei di “NON CULTURA DELLA SICUREZZA E DELL’AMBIENTE” ma di “RISTRETTEZZA ECONOMICA”. Chiaramente, dall’altra parte della barricata (leggi “DATORE DI LAVORO”) vi è il cittadino che “ESIGE” un posto di lavoro più sicuro ed un ambiente più sano;

Le ns. istituzioni centrali recepiscono e garantiscono tranquillità sotto il punto di vista ambientale ?: mi pare proprio di “NO”, un po’ perché consapevoli di quanto prima detto in termini di “CRISI ECONOMICA” di cui sono consapevoli e pertanto lasciano fare ed un po’ perché nel loro organico sono molto poche le risorse umane impiegate per la sorveglianza e soprattutto quelle poche hanno competenze tecnico-giuridiche molto limitate dal punto di vista dell’ ”ESPERIENZA IN CAMPO”;

Attualmente in termini di “SICUREZZA” esiste un divario tra le aziende del Nord e quelle del Sud ?: i casi parlano chiaro: THISSEN a Torino, disastro ferroviario con serbatoi gas a Viareggio e bollettino di guerra da Aosta a Trapani. Purtroppo credo che in tal senso il divario non esista: il mondo industrializzato è in crisi, gli enti preposti sono sottodimensionati nell’organico e l’ignoranza delle istituzioni non ha frontiere;

Quali consigli possiamo fornire ai lettori per meglio gestire la sicurezza tra le mura domestiche ?: cercare, se possibile economicamente, di regolamentare gli impianti, manutenere gli edifici e non acquistare prodotti indiani, cinesi, vietnamiti, etc….. senza “MARCATURA CE”, garanzie dei materiali e quant’altro di illegale possano contenere: ricordiamo che un cinese lavora in 100 unità in 30 mq, le aziende hanno impianti elettrici fatti con fili di ferro, non conoscono estintori, mezzi di estinzione incendi, non hanno limiti sui materiali utizzati (possono usare sterco di cavallo essiccato al sole o amianto ricotto), non hanno problemi autorizzativi, emettono in atmosfera con un semplice “BUCO”, scaricano in mare, fiume o terreno qualsiasi cosa, lavorano “A NERO”, fanno lavorare i bambini e soprattutto percepiscano max € 80,00/mese a fronte di 12 ore/giorno compresi sabati e domeniche. Mi pare chiaro del perchè un loro “PRODOTTO” costi € 1,00 contro € 10,00 di uno dei nostri;

Quali contromisure dovrebbero intraprendere i ns. governanti ?: per quanto più volte ripetuto, ritengo che l’origine di tutti i mali è la “MANCANZA DI LIQUIDITA’” da parte di tutte le imprese ed in particolare delle PMI, per cui solo una ripresa economica potrebbe valorizzare la “CULTURA DELLA SICUREZZA ED AMBIENTE”. Primo provvedimento tra tutti dovrebbe essere, da parte di tutti i governi dei paesi industrializzati impedire l’ingresso di prodotti provenienti da paesi che producono senza alcuna norma riguardante la sicurezza e l’ambiente e senza alcun rispetto dei diritti umani e dei lavoratori. Come secondo emendamento si dovrebbe pensare di vietare l’esportazione di tecnologie e di vietare l’installazione di stabilimenti satellite nei paesi predetti. Questo, e non me ne voglia nessuno, sicuramente “EVITEREBBE LA CONCORRENZA SLEALE” di questi paesi, che sta portando alla chiusura di innumerevoli unità produttive dagli USA, alla Germania, alla Gran Bretagna, etc… sino all’Italia. Quindi, sobbarcare le ns. aziende con i costi per gli adeguamenti normativi in materia di sicurezza ed ambiente non facciamo altro che affondare una barca già piena di falle.




News Ambiente & Sicurezza
7 settembre 2009
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Nuova direttiva Macchine
aggiornamento Marzo 2010


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