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Storia
delle tradizioni popolari
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| Giuseppe Natali è un poeta nato a Gallipoli(Lecce) il 26 Febbraio 1928, ma trasferitosi a Brindisi all’età di quattro anni, con la sua famiglia. Quindi è cresciuto tra i vicoli della cittadina brindisina, creandosi poi, con la moglie Tina, una famiglia tutta sua. Ha scritto molte poesie, sia in lingua italiana che in dialetto brindisino e quest’ultime propongono il puro vernacolo della nostra città, con termini o detti che altrimenti sarebbero perduti. Natali ha vinto diversi concorsi di poesia, come il “Concorso regionale di poesia in vernacolo”, nel 2001 a Lecce, il concorso “Santa Maria di Crepacuore” nel 2001 e nel 2005 a Torre Santa Susanna, “La Culla” a Veduggio (MI) nel 1997 ed altri. Nel 2006 ha pubblicato il libro “CRANIEDDI TI SABBIA”, un insieme delle sue poesie più belle, in cui egli definisce le sue rime “cranieddi mbiscati a migghiàri ti cranieddi/ intr’all’immensa spiaggia ti la puisia” (granelli mischiati a migliaia di granelli/ dentro l’immensa spiaggia della poesia). Si vuole proporre qui una sua poesia, contenuta nel suo libro e che rievoca un evento doloroso per la città di Brindisi e cioè quando nel novembre del 1941 fu bombardata. La poesia, oltre che per l’evento narrato, è interessante per l’insieme dei vocaboli dialettali brindisini che senz’altro fanno parte della tradizione parlata dai più anziani e che per i più giovani possono sembrare a volte, incomprensibili. Il “vernacolo”, invece è un patrimonio che mai dovrebbe essere perduto perché è parte integrante ed identificativa della cultura, della storia e della tradizione di ogni popolo. BRINDISI BOMBARDATA Ottu novembri ti lu quarantunu Comun a mamma stanca, llìcrinuta,(Come
una mamma stanca, affaticata) Lu mantu ti la notti pi cuperta, Ma mentru si ndi stava sota sota(ma mentre
se ne stava quieta quieta) Mancu nu minutu e rrivau lu nfiernu: Calàra
comu falchi l’apparecchi: Brindisi a ogni vanda ca brusciàva, Bombi comu cràndini,
comu curtiddàti,* Via Cittadella finu alla Stazioni, Passata ‘dda terribili nuttata, Moi, cinquant’anni dopu quedda data Puru la ràggia ritorna priputenti Versi bellissimi, dunque, che rendono al meglio proprio perché scritti in puro dialetto brindisino. Giuseppe Natali, si riferisce qui ai bombardamenti e alle incursioni aeree della Royal Air Force che condussero a Brindisi ben 21 attacchi da ottobre a novembre del 1941. La notte più terribile fu, appunto, quella dell’8 novembre 1941, in cui ci fu un attacco durato cinque ore. Interi edifici vennero danneggiati, molte le vittime, tanta la paura…Una notte difficile, veramente, da dimenticare!!! (Dr. Maria Grazia Manna) *
Bombe come grandine, come coltellate (n.d.r.) |
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La più conosciuta canzone brindisina. Dallo
studente al pensionato, dal contadino al medico, dal pescatore all’impiegato…basta
essere semplicemente “BRINDISINO”, per conoscere “Va
cantu pi te”, la canzone in vernacolo scritta da Giovanni Guarino
e musicata da Vitale. Questa, nel corso degli anni, è divenuta
l’inno della città di Brindisi; basti pensare alle tante
volte che l’abbiamo sentita cantare nelle piazze e al fatto
che il gruppo folcloristico brindisino “ LU SCATTUSU”
(fondato nel 1974 dal maestro Mimino Blasi) l’ha portata all’estero
come canzone identificativa della nostra città. Chiunque conosce
i versi di questa bellissima canzone e chiunque ne è rimasto
affascinato per la melodia e la poesia che essa propone. Ha la trama
degna delle più belle e struggenti storie d’amore: un
pescatore è sul suo “schifarieddu” (il nome con
cui vengono chiamate le piccole barche dei pescatori brindisini),
ed è in trepida attesa della sua innamorata. Ma questa tarda
ad arrivare all’appuntamento. Il pescatore, allora, malinconico,
canta l’amore per lei e la tristezza e la malinconia che questo
ritardo crea nel suo cuore: “ Avi n’ora ca sta spettu/
pi cce cosa tu no vieni/ la sta faci pi dispiettu/ ma pirceni, ma
pirceni?...” Chiaro,
qui, il riferimento a Sant’Apollinare, dove sorgeva lo stabilimento
balneare di “Mastrobisio” e dove era usuale passare le
serate fra canti e concertini. Un ricordo storico, dunque, della nostra
città, delle abitudini dei brindisini e di come solevano passare
le proprie serate.
Versi dialettali, che ogni volta che li si ascolta sanno suscitare un brivido di tristezza e malinconia e che fanno parte del più radicato patrimonio culturale della nostra terra e che sono, quindi, oramai divenuti parte integrante della memoria di tutta la comunità brindisina. (Dr. Maria Grazia Manna)
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LA
CUCINA NEL PERIODO PASQUALE
Su un vecchio libro di “ricette brindisine”, la cui autrice è Loredana Vecchio, brindisina doc, dal titolo “PANI E PUMBITORU”, nella sezione “RICORRENZE E USANZE”, meglio precisate con l’affermazione “Che si mangiava li giurni ti festa”, è descritto il tradizionale pranzo pasquale brindisino. Lo riportiamo di seguito come testimonianza di “tipiche tradizioni” della nostra bella cittadina, che non tramontano mai! PASCA • Pasta fatta a casa cu lu sucu
d’àunu o cu lu sucu ti brascioli, cundita cu lu sardu
PASCONI • Quìddu ca è rimàstu
ti Pàsca: purpetti, brasciòli…
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| I "porcedduzzi" della nonna Rina
Ingredienti: |
“Puddìca cu la cipodda”
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| Le ricette di zia Maria... La
torta amanda Torta
di ricotta Frittelle
di carnevale |
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ANTICHI GIOCHI BRINDISINI
PETTINE
SONORO FUCILE
A MOLLE (Federica
Moro) |
“Casu
ti pècura, ricotta ti crapa”: il miglior formaggio è
di pecora, la migliore ricotta é di capra (Federica Pignataro) |
“A
ci fatia nà sarda, a ci non ci fatia nà sarda e menza":
a chi lavora un compenso, a chi non lavora un compenso e mezzo (La locanda ti li spilusi - www.lalocandatilispilusi.it) |
“A
ci si mangia la carni s'ava mangià puru l'ossu": (La locanda ti li spilusi - www.lalocandatilispilusi.it) |
“Lu
saziu no creti allu ddisciunu": chi ha la pancia piena non crede
a chi ha fame (La locanda ti li spilusi - www.lalocandatilispilusi.it) |
“L'amici
so comu li pasuli...parlunu ti tretu": gli amici sono come i legumi.....parlano
sole alle spalle (La locanda ti li spilusi - www.lalocandatilispilusi.it) |
“Ci
atru no tieni cu mambita ti cuerchi": se non hai altro, deve vivere
sempre a casa dei tuoi genitori (La locanda ti li spilusi - www.lalocandatilispilusi.it) |
“A
dò ncè gustu non c'è perdenza": (La locanda ti li spilusi - www.lalocandatilispilusi.it) |
“Omu
a vinu cientu a carrinu": (La locanda ti li spilusi - www.lalocandatilispilusi.it) |