Scandalo pedofilia: quale verità?


"Brindisi news" analizza la situazione attraverso l'intervista al rettore del seminario di Brindisi

 

Da qualche tempo non c’è giornale che non comunichi una notizia di abusi compiuti da sacerdoti o prelati suscitando un maggiore scandalo nell’opinione pubblica. Ma la tempesta mediatica che si sta scatenando sempre più nei confronti della Chiesa sta creando maggiore confusione nella gente che ormai non comprende più le ragioni di questo fenomeno e, cosa ancor più grave, fa perdere le proporzioni del fenomeno e i pochi fatti reali. Un recente rapporto governativo USA, sostiene che nel 2008 gli episodi che coinvolgono i preti cattolici siano lo 0,03% sul totale degli abusi sui minori, mentre nel 2009, in un rapporto dei vescovi USA si segnalano 6 casi su 65 milioni di cattolici americani. E’ evidente quindi che non “si può fare di tutta l’erba un fascio”, screditando molti sacerdoti che vengono definiti “ pedofili” solo perchè qualche loro confratello abbia commesso questi ingiustificabili atti nei confronti dei più deboli e dei più indifesi. Il Santo Padre, sia nel recente viaggio a Malta che lo ha portato ad incontrare le vittime degli abusi, sia nella Lettera Pastorale ai Cattolici d’Irlanda del 19 marzo scorso, riferendosi ai sacerdoti che hanno abusato dei ragazzi scrive: “Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti. Insieme al danno immenso causato alle vittime, un grande danno è stato perpetrato alla Chiesa e alla pubblica percezione del sacerdozio e della vita religiosa.” e ha dichiarato anche di “condividere lo sgomento e il senso di tradimento [...] sperimentato al venire a conoscenza di questi atti peccaminosi e criminali e del modo in cui le autorità della Chiesa in Irlanda li hanno affrontati”. Queste parole pertanto sono la risposta a quanti sostengono il tentativo compiuto dall’allora cardinale Ratzinger di nascondere alcuni casi di pedofilia ed esprimono la posizione del Vicario di Cristo, che si sente “turbato e veramente dispiaciuto”. Quali le ragioni allora di questa progressione di scandali e notizie, di questa onda anomala che, incrementata da tutti i media mondiali, come ha affermato Benedetto XVI “non si risolverà in breve tempo” ? Certo molti ne hanno tratto interessi economici: basti pensare che l’editorialista Maureen Dowd del New York Times (in crisi di vendite da tempo) ha ricevuto documenti a riguardo da un certo Anderson, avvocato che con lo scandalo dei preti pedofili americani ci ha guadagnato 60 milioni di dollari, attaccando molte volte la Chiesa anche per fini ideologici. Colpisce anche come, proprio nell’Anno Sacerdotale indetto dal Santo Padre si siano concentrate la serie di attacchi alla Chiesa Cattolica come se si volesse far offuscare con queste vicende non solo il sostegno della Chiesa alle vittime, ma anche le verità in difesa della persona promosse da sempre (si pensi alle questioni sull’eutanasia, l’aborto...). E’ importante che tramite questa vicenda la Chiesa possa crescere in trasparenza e possa uscirne purificata per essere strumento di avvicinamento a Dio. (Silvia Miceli)

A questo proposito, noi di “Brindisi news” abbiamo posto alcune domande al rettore del Seminario minore dell’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni, don Alessandro Luperto.

Cosa pensa dei recenti casi di pedofilia?

Ciò che è emerso in questi ultimi tempi maggiormente, riguardo ai casi di pedofilia nella chiesa e a carico di alcuni preti, attiene alla possibilità che l’uomo purtroppo ha di fare il male, adoperando in modo negativo, più o meno consapevolmente, la propria libertà.

Cosa c’è, secondo Lei, alla base di questo fenomeno?

Ciò che è patologico – e la pedofilia è patologia – è difficile da descrivere come fenomeno. Le cause possono essere tante; dal punto di vista educativo tuttavia è importante ribadire la necessità di una formazione umana (affettivo-sessuale) molto accurata, che consenta alla persona di giungere ad una certa maturità relazionale per poter gestire al meglio emozioni e pulsioni, in coerenza con le proprie scelte di vita.

Secondo Lei perchè c’è un’eccessiva strumentalizzazione?

Non è un fatto nuovo! Ci sono tanti operatori della comunicazione che, dal punto di vista mediatico, strumentalizzano tali notizie e colgono l’occasione per condurre vere e proprie campagne ideologiche contro la chiesa. Ciò che dispiace di più è che, pur riconoscendo la gravità di tali fatti, li si assolutizza dimenticando tutto il bene che quotidianamente viene compiuto. Basti pensare a tutti quei sacerdoti e laici che, lontano dalle luci della ribalta, offrono la vita concretamente per gli altri, in nome di un Amore grande.

In che modo la Chiesa sta cercando di difendersi?

“Difendersi” non mi sembra il termine giusto; l’atteggiamento migliore in questo momento è, sulla scia di quanto sta facendo il Papa, cercare la verità, non nascondere gli errori, ma con fiducia nella misericordia di Dio andare avanti, nell’impegno di vivere con maggiore responsabilità e autenticità la propria vocazione.

Quanto la gente è influenzata da questo fenomeno?

Dipende dal rapporto che ciascuno vive con la Chiesa e con i sacerdoti. Chi vive un rapporto sereno con il mondo ecclesiale, pur soffrendo per tali fatti accaduti, non perderà la fiducia nello Spirito Santo che opera meraviglie nella vita dei credenti, nonostante le fragilità e le cadute.

Come si può spiegare ai giovani la pedofilia?

Lasciando agli esperti le spiegazioni medico – scientifiche, si potrebbe dire che la pedofilia, come tutte le forme distorte di vivere la dimensione sessuale, è un problema specifico che richiede una cura adeguata. Inoltre bisogna distinguere la semplice inclinazione, dagli atti veri e propri di pedofilia, che ovviamente tirano in ballo in modo diverso la responsabilità della persona che li ha commessi. Tuttavia il discorso va inquadrato sempre a livello più ampio in una fatica educativa a cui nessuno può mai sottrarsi, a tutte le età, che consiste nell’orientare le proprie scelte verso i valori fondamentali dell’esistenza e nel sottrarre la sessualità alle pericolose derive a cui nella nostra cultura essa sembra essere soggetta. Non può essere l’assolutizzazione di un bisogno o dell’istinto a guidare unicamente la persona dal punto di vista morale. Prima che un problema di fede, quindi, o prima che essere un peccato, certi stili di vita vanno contro la realizzazione stessa della persona e richiedono una “conversione” e un ritorno al significato più autentico e genuino della nostra umanità. (Sac. Alessandro Luperto)