NO al nucleare a Brindisi

La salvaguardia del nostro territorio prima di tutto

 

 

La Francia, Paese da cui l’Italia importa la stragrande maggioranza dell’energia, attraverso l’autorità del Presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy, e il nostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, avevano stabilito un patto il 24 febbraio 2009, candidando a possibile sito di una centrale nucleare Ostuni, forse la più importante delle risorse turistiche della nostra provincia. La Puglia, infatti, dato l’enorme fabbisogno di acqua per il funzionamento dei reattori, sembra essere la regione italiana più dotata di località adatte alla loro installazione: il Gargano vicino Lesina, il Golfo di Manfredonia, la costa a nord di Porto Cesareo e a sud di Gallipoli nella provincia leccese, il litorale adriatico a nord di Otranto e a sud di Brindisi, e, infine, proprio la già citata zona costiera in corrispondenza di Ostuni Ovviamente Legambiente Puglia non ha potuto altrimenti che mostrarsi fin dal primo momento fermamente contraria all’ipotesi di un impianto nucleare in qualsiasi luogo della regione, rivendicando la competenza delle amministrazioni regionali in fatto di energia e definendo ancora una volta il turismo e le fonti rinnovabili i veri punti di forza della Puglia. Proprio per questo motivo, costruire una centrale proprio ad Ostuni sarebbe una vera e propria follia: la Città Bianca, infatti, non solo è una delle tappe obbligatorie per i turisti che ogni anno si riversano nella nostra regione, ma anche uno dei posti più visitati dagli stessi giovani pugliesi, che nella maggior parte dei casi conoscono pochissimo il nostro territorio, ma non perdono occasione di recarsi qui o a Gallipoli. Non c’è quindi da stupirsi se la mobilitazione per la salvaguardia della propria città sia stata fin dal principi attiva da parte degli ostunesi; non solo loro, però, gridano NO al nucleare in un territorio ormai stanco, già segnato dai danni della Montedison e della centrale a carbone, più famoso per l’inquinamento della diossina dell’Ilva a Taranto che per la bellezza delle sue spiagge. In molti sono infatti i pugliesi a considerare di notevole importanza le difficoltà di stoccaggio delle scorie radioattive rilasciate dal lavoro delle centrali, la scarsezza dell’uranio presente in natura contrapposta all’enormità dei prezzi di costruzione e gestione dell’impianto, gli elevati rischi di un incidente. Per tutti questi motivi, anche il nostro Presidente Nichi Vendola ha espresso la sua inequivocabile contrarietà, rendendo chiaro a tutti che l’indisponibilità della Puglia rimarrà tale. Adesso non sta che al Governo ascoltare le nostre voci. (Francesca Tammone)