Biglietto di sola andata

I giovani brindisini in fuga verso un futuro

 

Ogni settembre è un esodo, o forse una vera e propria fuga. Ogni settembre sono migliaia gli studenti che, un pò in cerca di libertà, un pò in cerca di nuove possibilità, scelgono di proseguire i propri studi universitari altrove, fuori dalla propria regione; e, senza che ciò ci stupisca molto, questa migrazione è unidirezionale, come sempre ci si sposta dal sud verso il nord.
Tanti, troppi giovanissimi messi a dura prova da un futuro forse un pò troppo incerto e precario. Per taluni c'è la voglia di intraprendere un'esperienza che li faccia maturare, per altri l'assenza concreta di strutture universitarie idonee nella propria terra, per altri ancora la noiosità di una vita di provincia e la voglia di evadere i confini imposti dai genitori; ci sono dieci, cento, mille ragioni che spingono i nostri ragazzi verso questa alquanto drastica scelta.
Ed è proprio la nostra regione, la nostra amata Puglia, che fa registrare il più numeroso flusso di fuggitivi, questa mandria di cervelli così giovani e promettenti che metteranno irrimediabilmente le proprie radici altrove, proprio quei cervelli che dovrebbero rappresentare per il nostro sud una boccata d'ossigeno, una nuova possibilità, una rigenerazione di classi politiche, economiche, ma soprattutto sociali. Non è un caso che i primi a fare le valigie siano i più meritevoli e coloro che hanno incassato dei voti considerevoli agli esami di maturità: sono proprio questi che coltivano ambizioni, obiettivi, speranze; sono coloro che, fra tanti, hanno dei progetti concreti che non trovano però un concreto riscontro negli enti, nell'amministrazione e nelle strutture pugliesi. Questo dato è confermato dal fatto che la percentuale di "espatriati" lievita significativamente se si considerano i 100 e i 100 e lode della regione.
In Italia la mobilità territoriale è piuttosto elevata, tanto che si conta che almeno uno studente su cinque studia in una regione diversa da quella di residenza; di per suo, la Puglia ha un tasso di mobilità del 32 % che le conferisce il primato tra tutte; ciò in base a delle statistiche rilevate dalla Regione Puglia negli ultimi anni.
Questi ragazzi preferiscono a quelli meridionali gli atenei del centro-nord popolando significativamente i banchi del Lazio, della Lombardia e dell'Emilia Romagna. In cima alla graduatoria delle città più gettonate si collocano Bologna in primis, che con la spiccata qualità del suo ateneo più antico d'Italia rispecchia l'immagine di "città universitaria per antonomasia", e Parma. Sono infatti 827 gli studenti della provincia di Brindisi che scelgono il capoluogo emiliano e 332 che optano per la cittadina parmense.
Tra i corsi preferiti, ancora una voltà, quelli di giurisprudenza ed economia.
Eppure, se si analizza la proposta universitaria pugliese, non si riscontrano grandi lacune; nel solo capoluogo barese si registrano ben otto corsi universitari e, oltre a questi, bisogna ricordare anche i sette corsi annessi trasferiti nella sede di Brindisi e gli altri sette corsi annessi collocati nel Polo Universitario Jonico di Taranto; l'Università degli Studi di Lecce invece offre ben 10 corsi di laurea. Possiamo quindi confermare che le strutture non mancano.
Nella provincia di Brindisi sono complessivamente 21635 gli universitari iscritti, mentre nella Puglia sono 225.520. Questo lo confermano i dati del 2009 del Ministero della Pubblica Istruzione.
Se fino a qualche anno fa questi dati di mobilità interregionale riguardavano per la maggior parte il popolo maschile di universitari, oggi le donne intraprendono una decisa ascesa. Ciò dimostra che se fino a poco tempo fa la donna era ancora incastrata irrimediabilmente nel ruolo di moglie-madre nella famiglia patriarcale meridionale, oggi per la preoccupante mancanza di occupazione si sposta anche lei, uscendo da questi schemi nel tempo consolidatisi. Ci accorgiamo da ciò di come lo scenario stia cambiando radicalmente, anche se questa emancipazione della donna del sud, sempre rimasta nella penombra, ci può solo rendere fieri.
Ma l'aspetto più critico di tutto ciò è l'epilogo; al termine di questi 3, o talvolta 5, anni universitari, questi stessi giovani che sono andati via con tante paure e indecisioni decidono di rimanere lontano da casa; scelgono di costruire il loro nido in quella città che li ha accolti e in certo senso anche cresciuti. Una volta diventati fuori sede, anche al termine degli studi, non si torna più. Un pò per motivi di lavoro, un pò meno per ferma volontà, si scelgie il biglietto di sola andata; pochissimi vanno contro corrente e scelgono di ritornare.
Ma se pensassimo solo a questi dati, a queste statistiche, potremmo quasi pensare che questi nostri ragazzi vanno via dalla loro terra e ne restano per tanto tempo lontani dimenticandosene. Potrebbero farci convincere che la bella vita milanese o romana o di qualsivoglia altra città li trattenga a sè. Ma possiamo davvero credere che sia così? L'appartenenza ad una terra, l'orgoglio per le proprie origini sono marcatamente visibili nei loro occhi. Loro, quelli di generazioni costrette a questa partenza. Loro che sono da tempo consapevoli dell'inadeguatezza e della precaria situazione delle nostre strutture, della situazione meridionale. C'è rassegnazione. Si parte perchè senza un'alternativa. E' questo l'aspetto più inciso e triste.
Le radici sono marchiate a fuoco in ognuno di noi, non c'è modo di disfarsene. Per quanto loro vogliano andare lontano, non se ne libereranno mai davvero. E se ne renderanno conto quando, parlando della loro terra, da "terroni" saranno entusiasti di raccontarne i pregi e le spettacolarità; quando a 1000 km di distanza realizzeranno davvero cosa avevevano e cosa hanno dovuto lasciare. Sarà proprio in quei momenti che si accorgeranno di chi sono e chi sempre resteranno. E ne saranno fieri.
(Graziana Ingrosso)