San Pietro Vernotico, il nuovo risveglio della criminalità

La cittadinanza spaventata chiede più sicurezza alle istituzioni

 

Sembra quasi essersi inaugurato un festival dell'arma da fuoco, e San Pietro Vernotico essersi offerto di fargli da palcoscenico. La cittadina si sveglia ormai da mesi con i più disparati titoli che invadono le testate locali; attentati contro commercianti e piccoli imprenditori, la richiesta di pizzo, sparatorie sono segnali di una ripresa del racket estorsivo; ma anche gli screzi tra pregiudicati fanno presagire che ci sia in atto una preoccupante tra gruppi criminosi che si contendono il primato sul territorio. Non c'è più da star molto tranquilli, anzi.
Potremmo pensare che in questa cittadina di pressoché 15.000 abitanti siano forse in troppi a possedere un'arma da fuoco, e, dagli usi che negli ultimi giorni se ne sta facendo, molti indebitamente. E c'è da chiedersi quanti di questi “pistoleri” abbiano realmente un regolare porto d'armi.


Da una parte, una sfilza di episodi che si potrebbero catalogare come intimidazioni, “senza sangue”, se pensiamo che molte abitazioni nelle ultime notti sono state prese di mira da proiettili di cui, per ora, non se ne conoscono ancora i “mandanti”.

La notte del 16 giugno scorso è stata l'ultimo scenario di episodi di questo calibro. Nel giro di sole due ore, in due punti diversi del paese ma con modalità identiche. Il primo colpo di pistola alle 23,30 in via Cesare Beccaria e poi alla 1,30 in via Campania. Un'abitazione apparterrebbe ad un sorvegliato speciale 27enne e l'altra ad un imprenditore del posto.
Ma se da una parte questi possono ritenersi eventi di minima portata, dall'altra ce ne sono degli altri che hanno visto coinvolti cittadini innocenti, che hanno solo avuto la sfortuna di incrociare le persone sbagliate.
12 aprile, 36enne viene colpito al polso e alle gambe da alcuni colpi di arma da fuoco partiti dalla pistola di due uomini; questi hanno affiancato l'auto della vittima costringendolo ad uscire dal mezzo. I due si sono dileguati; i Carabinieri sono sulle loro tracce.

6 giugno, un incendio di natura dolosa ha distrutto 9 auto su un piazzale antistante un'autofficina che si affaccia su via Mare. Le fiamme si sono levate all'improvviso nella notte. Il proprietario aveva già ricevuto minacce. Si indaga.

9 giugno, un 22enne si presenta presso un'officina di Cellino San Marco pretendendo che gli siano cambiate le ruote della sua Porsche-Cayenne con un assegno rivelatosi poi scoperto. Non digerendo le lamentele dell'artigiano, il ragazzo torna sul luogo picchiando e minacciando con una pistola il povero gommista “sventurato”. Scatta la denuncia e l'arresto.

19 giugno, viene freddato un 28enne pregiudicato sampietrano nella periferia di Cellino San Marco, raggiunto da un colpo di pistola sparato in circostanze ancora al vaglio degli inquirenti. Un episodio, che pur non essendosi consumato nel territorio di San Pietro Vernotico, sembra esser comunque collegato alla malavita di questo.

Come poter parlare di tranquillità in un clima così riottoso? Una dopo l'altra, le notizie si susseguono senza intervalli e nessun intervento di autorità sembra esser stato determinante fino ad ora. Lo scenario malavitoso non si faceva così fitto da un po' di tempo ormai; il nuovo consiglio comunale presieduto dal Sindaco Pasquale Rizzo, insediatosi nell'aprile scorso, si è trovato subito con una brutta situazione da frenare. Il sindaco infatti, insieme con il primo cittadino cellinese Cascione, ha chiesto un incontro al prefetto di Brindisi Cuttaia per affrontare la delicata questione così come richiesto da tempo dalla cittadinanza.

I due sindaci hanno detto «la difesa di questi valori che rappresenta per noi tutti un imperativo e un impegno concreto dimostrati in più occasioni». «Se qualche nostalgico vuol tentare di mettere disordine sbaglia metodo e bersaglio. I due paesi nell’ultimo decennio sono usciti fuori dal tunnel dell’isolamento socio-culturale, economico, politico e morale, dall’anonimato vergognoso, dal boicottaggio scandaloso. Ma stavolta i sindaci non sono soli» , si espongono senza mezzi termini i sindaci. «Ciò che è accaduto – Rizzo e Cascione - non può passare senza destare preoccupazione».

C'è da combattere. Non si può desistere davanti a uno, dieci, cento proiettili; si deve continuare questa battaglia ormai decennale contro una criminalità insidiosa, contro questo “cancro” che fa del Sud il fanalino di coda. C'è da riprendersi la propria terra. E se serve, con i denti.
(Graziana Ingrosso)