Dal calcio alla politica, un'Italia vecchia

Viviamo di sola storia e miti, non ci concentriamo mai su qualcosa di nuovo

Si è conclusa così questa nuova avventura azzurra. Con qualche lacrima e ben pochi applausi. Ed un grido che dalla Padania irrimediabilmente si leva. Avevano presagito tutto loro, i veggenti padani!
Ieri pomeriggio sotto il cielo di Johannesburg, nel tempio del Rugby sudafricano, si è visto un epilogo che ha fatto un po' sfumare quell' immagine che, negli ultimi quattro anni, ci eravamo tenuti stretta di Campioni del Mondo. Ultimi quattro anni da leoni.
E invece ieri Lippi e ragazzi sono tornati negli spogliatoi con ben poche cose da dire, senza una qualificazione né tanto meno una coppa. Potremmo dire che fin qui niente ci ha stupito? Dopo tutte le polemiche che avevano accompagnato questi ragazzi nel clima pre-mondiali avevano ben poco per cui lottare, senza un paese appresso che li sostenesse, senza quel tifo che pure aveva gioito con loro nel 2006. Ed ora ritorneranno in Italia con le mani vuote, ma si spera con orecchie grandi per poter raccogliere ogni critica.
Una formazione passata e trapassata; una formazione di “venerandi”, ma forse troppo; una nazionale con una età media di 28,2 anni. Che non si può considerare neanche la più anziana, se si pensa che Fabio Capello ha fatto scendere giocatori con un'età media di 28.8, il Brasile di 28.6 e l'Australia 28.4. Ma quindi cosa c'è di diverso che l'Italia non ha? Perché il Brasile è riuscito a vincere e segnare? Persino la vecchietta Inghilterra è riuscita a non uscire da questo mondiale. E noi invece, incassando due pareggi e una sconfitta, ce ne torniamo a casa con tanti di capelli bianchi!
Ma di certo la Nazionale non avrebbe potuto sfatare il mito di un'Italia vecchia, sotto ogni punto di vista ed in ogni settore. Un'Italia in cui il rinnovamento della classe dirigente non si vede da vent'anni, in cui si è passati da un'età media di 56,8 ad una di quasi 61. Un Paese in cui l'età pensionabile va sempre più crescendo, diminuendo le aspettative di lavoro per quei giovani che prima firmino il loro primo contratto di lavoro saranno diventati anche loro vecchi! Un po' di dati che chiariscano la situazione : i praticanti giornalisti hanno un'età media di 36 anni; i medici con non più di 35 anni sono il 12%, mentre quelli tra i 35 e i 39 anni sono il 13,8%.
Le liste d'attesa per un lavoro sono tutte piene di giovani laureati, tutte colme di giovani che possono essere tutto tranne che “bamboccioni”. Quei giovani che vogliono mettersi in gioco; ma se qui in Italia non c'è nessuno che dia loro ascolto questi stessi giovani lo cercano altrove, trovandolo.
Viviamo di sola storia e miti, non ci concentriamo mai su qualcosa di nuovo. Quello che per tutto il mondo era invidiato come il Bel Paese, oggi è screditato da titoli dei più autorevoli giornali stranieri, dal New York Times americano al Times londinese. “L'italia vecchia e povera”.
Come avrebbe potuto Lippi “convocare” l'immagine di un'Italia fresca, giovane, promettente se di qualcosa di fresco, giovane e promettente non si vede l'ombra qui? Si è parlato del caso Cassano, il caso Ballotelli, e tanti altri. Ma non sono solo questi i nostri giovani. Tanti, tanti altri nascosti tra le file del nostro campionato che non potranno vedere una convocazione in nazionale prima dei loro 28 anni.
Ma all'Italia certo spetta il podio della critica inutile; quello ci spetta di diritto. Dei politici sapevamo che si dilettavano in tanti ruoli ma quello di CT della Nazionale di calcio ci è davvero nuovo. Che tra le file del governo e del parlamento si parlasse anche di “riforme calcistiche” ci suona un po' come una novità; certo non ci sarebbe più da stupirsi.
Il Carroccio sembra essersi calato bene in questo ruolo calcistico, dalla proposta di riduzione degli stipendi dei giocatori (ammirevole se non partisse da loro), alla frase di Umberto Bossi “Con la Slovacchia l'Italia si compra la partita”, alle critiche di questa mattina di Calderoli che si sfoga contro i “bambini viziati” e l'arroganza di Lippi.
In Italia non c'è davvero più una netta “separazione dei poteri”. Tutti sentenziano su tutto.
Sarebbe il caso di ricongiungere i fili e di rimettere un po' di ordine. Ognuno dovrebbe scegliere dall'alto di quale curva tifare; altrimenti finisce che tutti fanno tutto e che nessuno fa bene niente.
Che l'Italia non abbia vinto i mondiali è cosa da poco; ma speriamo che l'altra Italia, quella che non è scesa in campo in Sud Africa, capisca che quella della Nazionale è solo la sua fotocopia; lenta ed affannata.
(Graziana Ingrosso)