Sport Estremi: il gusto di sfidare se stessi

Colpisce la morte di Pietro Taricone cimentatosi in uno sport estremo


In questi giorni si fa un gran parlare, anche nella nostra piccola e tranquilla città brindisina, della tragica morte di Pietro Taricone, protagonista della prima edizione del “Grande Fratello”, e tanto amato dagli Italiani per la sua modestia, per quella sua aria da “amico della porta accanto”! Si moltiplicano i messaggi su “face book” in suo ricordo, ma anche quelli che non riescono a “giustificare” una morte così assurda, così ...insensata! Pietro Taricone si stava cimentando in uno sport estremo, il paracadutismo. Aveva alle spalle tanti lanci con il paracadute: l’ultimo gli è stato fatale, poiché è precipitato sul terreno con una velocità di 80km/h, una velocità che gli ha provocato un violento urto sul suolo e una serie di emorragie e fratture alle quali neppure nove ore d’intervento chirurgico hanno posto rimedio. E’ così…non ce l’ha fatta ed ha lasciato un gran vuoto in tutti gli Italiani. Basti il commento di Barbara, signora brindisina, che su Facebook scrive “Non si può morire così…!!!”


Già, perché Pietro Taricone è morto in un modo assurdo, per uno di quegli sport estremi che vanno moltiplicandosi sempre di più e che tanto vanno di moda perché , stando alle parole di chi li pratica, è il gusto “dell’adrenalina”, di ciò che si prova nello sfidare se stessi, il proprio coraggio, la propria vita…è ineguagliabile, procura una tale emozione che ti fa sentire ancora più vivo! E così, soprattutto d’estate, c’è chi si cimenta nel “Bungee jumping”, o nel paracadutismo, o nel “rafting”, perché si propone un proprio limite da superare, il limite del proprio coraggio, vuole dimostrare a se stesso che non si ha paura di nulla, che si può sfidare se stessi, e, spesso anche la paura di morire.
Eppure la vita è un bene prezioso, un dono grande che nessuno dovrebbe sfidare…c’è gente che lotta contro malattie, sofferenze, angosce per poter “vivere”, per poter continuare a conservare questo grande dono! Perché, dunque rischiare di perderla per un po’ di adrenalina in più?
Pietro Taricone è morto per il “paracadutismo”, sport considerato fra i più pericolosi e proprio a Terni, sempre per questo sport il 3 aprile ed il 2 maggio erano morti altri due ragazzi a causa di un lancio con in paracadute e la stessa moglie di Pietro aveva rischiato la morte nello stesso modo. Tante, tantissime sono le vittime che si contano in Italia e all’estero per il “paracadutismo”, e non solo.!
Bene, farebbe, chi pratica questi sport, a riflettere sul valore della vita e sul perché della propria esistenza, forse troverebbe qualche motivo in più per non rischiare di perderla! Che la morte di Pietro Taricone, che mancherà tanto a tutti, possa essere dunque, da monito per chi ancora non ha capito il vero senso ed il grande valore della vita umana.(Federica Pignataro)