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Ma quanto conta l’apparenza?
Inutile essere ipocriti: anche l’occhio
vuole la sua parte. Siamo pronti a spargere
fiumi di parole avvelenate contro i pregiudizi,
ma poi tutte le nostre nobili e ineccepibili
teorie crollano inesorabilmente al primo incontro
con una persona. Chi vuol forse negare di essere
enormemente più sorridente, accomodante,
affabile, meno critico e meglio disposto alla
confidenza, di fronte al bell’aspetto?
L’apparenza ci condiziona, e tanto anche.
Non si tratta solo di bellezza in senso proprio:
nei primi approcci siamo incredibilmente avidi
di tutto ciò che è percepibile
della persona che ci sta di fronte: l’odore,
il modo di vestire, la maniera di muoversi o
gesticolare, il sudore o la cura delle mani,
l’intensità dello sguardo. A partire
da qui, le sensazioni che derivano non si possono
controllare: arrivano e ci influenzano, spingendoci
a un nuovo incontro se sono piacevoli, reprimendo
il desiderio di ogni nuovo contatto se sono
negative. Questa, la dura realtà di cui
siamo un po’ tutti vittime, la prova inconfutabile
del fatto che il nostro corpo è un importante
veicolo di comunicazione, spesso sottovalutato.
Mai, quindi, trascurarsi o lasciarsi imbruttire,
perché non sono solo i rapporti con gli
altri ad essere compromessi, ma anche quello
con noi stessi: prendendoci cura di noi, infatti,
possiamo infonderci una maggiore fiducia e sentirci
meglio, affrontare il mondo con un sorriso in
più. D’altra parte, però,
dilaga la tendenza opposta: la febbrile smania
di rendere il proprio corpo il più perfetto
possibile e rincorrere un ideale di bellezza
sta facendo ammalare una quantità sempre
più grande di gente, dalle celebrità,
clienti fedeli del chirurgo plastico, ai vicini
di casa fissati col fisico scolpito da palestra
e imbottiti di proteine. E mentre in spiaggia
si assiste a gare per l’abbronzatura più
deliziosa e il tricipite più grosso,
in televisione eccoci comparire davanti corpi
sempre più innaturalmente privi di imperfezioni.
Ma non sarà che vedere continuamente
sullo schermo modelle o showgirl assurdamente
magre e ben fatte ci stia dando alla testa?
Basti dare uno sguardo alla famosa pin-up del
Grande Fratello Cristina Del Basso, che, non
contenta della sua naturale quarta, a 18 anni
decise di far aumentare il suo seno di ben due
taglie, ora particolarmente vistoso, vista la
sua magrezza. Ma la frenesia di appariscenza
non ha contagiato solo lei: anche la recente
vincitrice del reality “La pupa e il secchione”,
Francesca Cipriani, ha subito ben due interventi
di mastoplastica additiva, passando prima da
una quarta a una quinta, poi da una quinta a
una settima. La sua spiegazione all’intervento?
“Mi piacciono le donne maggiorate e volevo
esserlo anch’io. Tra l’altro spero
che grazie a un seno così grosso mi notino
e possano darmi la possibilità di far
vedere quello che so fare nel mondo dello spettacolo.”
A niente sono servite le proteste, le critiche
e le obiezioni nei talk show, ribadendo che
non solo nel mondo della televisione e del cinema
si viene notate principalmente per il talento,
ma che adesso il suo fisico, appesantito dal
seno strabordante, appare tutt’altro che
armonioso. Una vicenda, questa, che ci permette
di riflettere su quanto la possibilità
di correggere alcuni piccoli difetti fisici
sia arrivata all’esasperazione. Va bene
ritoccarsi per liberarsi di un disagio che non
ci permette di mostrare la parte migliore di
noi, ma che non passi il messaggio che basta
essere bellissimi o formose per fare strada
nella vita! Ciò che conta è la
nostra TOTALITA’, in cui particolare lustro
va dato all’interiorità, pur valorizzando
la nostra esteriorità. Ma senza esagerazioni.
(Francesca
Tammone)
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“Non
solo bellezza, c’è tutto
un mondo dietro”
Intervista al chirurgo plastico Gianni
Faggiano |
Alla
faccia di tutti quelli che credevano che a Brindisi
non fosse ancora arrivata la moda del silicone
e del botulino, ecco qui la prova che ci si sbaglia.
Il piacere inaspettato dei nostri concittadini
di rimediare a qualche imperfezione e di porre
qualche piccolo ritocco ce lo ha raccontato il
Dottor Gianni Faggiano, durante la nostra chiacchierata
tenutasi nell’ospedale “A.Perrino
“ di Brindisi.
Quali sono gli interventi
che le capita di effettuare più spesso
a Brindisi?
Sicuramente tra uomini e donne a Brindisi
sono le signore le più desiderose di sottoporsi
alla chirurgia estetica, in particolare per quanto
riguarda la mastoplastica additiva (aumento del
seno), la rinoplastica e la liposuzione.
Al contrario i pochi uomini che si affidano alle
mie mani tendono a ricorrere ad interventi perlopiù
facciali e anti-invecchiamento.
Si è mai trovato
di fronte a pazienti che effettivamente non necessitavano
di un intervento?
Si, mi è capitato e a volte io e alcune
pazienti siamo scesi a compromessi per quanto
riguarda la taglia del seno: infatti il chirurgo
deve rispettare le proporzioni corporee di chi
deve essere operato. Io, personalmente, per citare
un esempio, non potrei mai applicare una grande
protesi su un fisico esile.
Inoltre in generale è fondamentale guidare
e consigliare una persona nelle sue scelte.
È anche successo che io mi sia rifiutato
di operare nel momento in cui alcune richieste
non potevano essere soddisfatte, come ad esempio
eccessive liposuzioni in zone del corpo limitate.
Questo fa parte dell’etica professionale.
Economicamente il prezzo
dell’intervento è rapportato alla
difficoltà?
Il rapporto più che tra prezzo e difficoltà,
è impiantato tra la qualità e l’aspetto
economico: ad esempio per quanto riguarda la mastoplastica
additiva esistono protesi non molto costose ma
di qualità scadente, che io, come molti
altri chirurghi, non applico per assicurarmi la
buona riuscita dell’intervento e la salute
assicurata della paziente.
In generale l’operazione più costosa
è il lifting, giacché comporta l’iniezione
di particolari sostanze che non comportino tumefazioni
e lividi sul volto o sul collo del paziente. Nella
maggior parte dei casi devono essere sostanze
degradabili, come ad esempio l’acido ialuronico,
ma se si utilizzano filler non riassorbibili c’è
il rischio di rigetto.
Ci sono concretamente dei
pericoli per alcuni interventi estetici?
Per quanto riguarda la pericolosità,
sicuramente potrebbero esserci complicazioni in
tutti i tipi di interventi, ma sono relative se
si ha la garanzia da parte della qualità
del medico e delle infrastrutture di un buon lavoro.
A quanto ne so io non è mai morto nessuno
durante operazioni di questo tipo.
Tra tutti i tipi di operazioni magari il più
pericoloso è il lavoro liposuttivo.
Quali sono gli interventi
più difficoltosi? E quali i più
dolorosi per i pazienti?
Intanto quella di chirurgia estetica è
un’operazione come le altre e ci tengo a
sottolineare che non sono una “passeggiata”
come i media tendono a farci credere. Ogni intervento
ha una sua importanza.
Nel caso della liposuzione la nuova soluzione
di riutilizzare il grasso estratto, manovra che
io non condivido appieno, per rimpolpare altre
zone del corpo, richiede una grande mole di lavoro.
Riguardo al dolore, ognuno ha una propria soglia
di sopportazione, per cui è una questione
soggettiva.
Alcuni interventi, come ad esempio la rinoplastica,
sono oggettivamente dolorosi, ma relativamente
grazie all’introduzione delle pompe analgesiche,
che appunto alleviano enormemente le sofferenze.
Tra quali limiti di età
lei può porre i suoi pazienti?
Posso dire che non ho mai operato nessun minorenne:
la mia paziente più giovane aveva 19 anni.
Ultimamente il ministro ha posto, relativamente
ad alcuni interventi, l’età minima
come 18 anni, perché giustamente non si
deve assolutamente operare se la crescita non
è ancora completa.
Al contrario la mia paziente più anziana
era una signora di 83 anni che richiedeva alcune
iniezioni di botox per rimpolpare le rughe. Alla
fine però non l’ho operata, avendo
lei stessa abbandonato la cura.
Coloro che ricorrono alla
chirurgia estetica secondo lei sono più
insicuri o narcisisti?
Direi che sicurezza e narcisismo sono al 50%.
Capita che un paziente sia più narcisista
e quindi più difficile da soddisfare, in
quanto prende come modello idoli di bellezza che
non sempre sono riproducibili sul suo volto.
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Cosa
consiglia ai lettori del nostro giornale?
Innanzi tutto di affidarsi ad una buona
struttura ospedaliera.
Posso assicurare che per quanto riguarda
la chirurgia plastica l’ospedale di
Brindisi offre delle adeguate strutture
mediche. Inoltre è una garanzia in
più farsi operare da un medico specializzato
in chirurgia plastica e non da un medico
che ha frequentato corsi a pagamento in
materia. È molto importante perché
un chirurgo specializzato sa far fronte
a specifiche eventualità.
D’altronde vorrei sfatare il mito
del chirurgo plastico che viene associato
ad una idea di superficialità, quando
al contrario viene in soccorso anche di
tutti quelli che purtroppo perdono il loro
aspetto a causa di tumori o gravi ustioni
e altre patologie.
Oltre a soddisfare i vezzi di chi si vuole
più bello, nel mio lavoro c’è
molto di più. |
(Francesca
Tammone & Chiara Leone)
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Cambio
pazzo
Celebrità o no la chirurgia ci fa fare
follie.
Dopo il boom del “ritocchino”, il
desiderio di sistemare qualche piccolo difetto,
ora si “cambia” per amore.
Le donne ingrossano il seno, gli uomini si stirano
le rughe e qualcuno con gli zigomi vuole tirare
su anche l’autostima, ma chi di noi può
biasimare il bisogno di un miglioramento? Il discorso
cambia però quando i pazienti vogliono
fare un total re-styling, senza oltretutto necessitare
di modifica alcuna. E già, si cambia per
amore. Chi per riconquistare il proprio fidanzato,
chi per ostentare l’appoggio della propria
band preferita, la decisione comune è quella
di passare sotto i ferri.
Questo il caso del tedesco Timo e dalla Cinesina
Xiaoqing. Il primo, giovane ragazzo teutonico,
per dimostrare la sua totale solidarietà
ai “Tokio Hotel”, suo gruppo preferito,
si è presentato dal chirurgo con la foto
del frontman, Bill Kaulitz, famoso per la sua
bellezza androgina. Il risultato? Molto probabilmente
un fiasco: poco e niente è rimasto del
vecchio Timo, ma altrettanto poco ricorda il cantante
tedesco.
Che
dire poi delle follie d’amore della
21enne Xiaoqing?
La giovane orientale, per riconquistare
il suo ex ragazzo, ha chiesto al medico
di trasformarla nell’idolo del suo
finito amore: Jessica Alba.
Vani i tentativi di dissuaderla da parte
dell’attrice americana e del chirurgo
che di tutta risposta si è offerto
di modificarle gli occhi e il naso, non
di stravolgerle il volto.
Fortunatamente lei ha detto che se anche
dopo questo pegno d’amore lui l’avrebbe
respinta, bè, avrebbe rinunciato..
e meno male! |
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C’è
anche inoltre chi cambia per lavoro. È
assurdo tuttavia pensare che a farlo è
stata una delle donne più belle del
mondo. Si tratta proprio della giovane modella
Janina Martig che per salire sulla passerella
ha dovuto ricorrere al dolorosissimo intervento
dell’allungamento di tre centimetri
delle gambe. Nata a Basilea, 24 anni, la
ragazza passa da 172 centimetri a 175. Già
bellissima, per la moda si è fatta
incidere e tirare! Chi bella vuol apparir,
un po’ deve soffrir! |
Non c’è che dire, pazzi abitanti
per un pazzo mondo, chi per amore, chi per lavoro,
è disposto a passare anche sopra madre
natura.. non è che tra un po’ sarà
lei a passare sui nostri cadaveri? (Chiara
Leone)
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Estetica
& dintorni...
(Seconda parte)
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Belli da favola o ….
Belli solo nelle favole?
Quanto sono schiave del trucco le nostre amate
star?
In una società dell’apparire come
la nostra, gli astri del firmamento targato
spettacolo ci hanno educato a visi di sfolgorante
bellezza, a pelli d’alabastro, a capelli
di seta, mostrandosi come lontani abitanti dell’olimpo.
Dimostriamo allora come senza trucco e parrucco
i nostri VIP cadono dalle loro sfavillanti nuvole.
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Rimedio al rimedio
Le
soluzioni agli interventi estetici andati male
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Nel
boom dei ritocchi estetici, chiunque vuole
perfezionarsi. Ma cosa succede se il bisturi
del chirurgo, intenzionato a migliorare,
in realtà peggiora? Ne sanno qualcosa
l’ex signora Carrisi Loredana Lecciso,
ora costretta ad andare in giro con due
canotti al posto delle labbra, e la bellissima
modella croata Nina Moric, da qualche
malalingua oramai definita, a causa dei
troppi interventi, “un incrocio
tra Cher, Ivana Spagna e Berlusconi”.
E che dire dell’immortale
re del pop Michael Jackson, esasperazione
della chirurgia estetica fatta persona?
Nessuno si stupisca, quindi, se ancora
oggi c’è chi esita a mettersi
sotto i ferri e affrontare un’operazione
che, al contrario di quello che molti
pensano, non è affatto una passeggiata.
Ma il bello è che spesso oramai
alcuni chirurghi plastici sono costretti
a rimediare al lavoro mal riuscito di
alcuni colleghi. Un cattivo esito di cui
non solo i medici sono responsabili: infatti,
bisogna tener conto delle caratteristiche
fisiche e anatomiche di ogni paziente,
che possono dare luogo a casi specifici. |
Molto più nel passato che adesso, ad
esempio, accadeva che i lifting fossero causa
di grosse ed evidenti cicatrici, specialmente
davanti alle orecchie o sul cuoio capelluto.
In questo caso, a porre rimedio è, nel
caso di segni particolarmente spessi, il laser,
oppure l'applicazione di una crema anestetica
in ambulatorio, della durata di una decina di
minuti: la parte trattata rimane disepitelizzata
per alcuni giorni e arrossata per alcune settimane,
ma non è difficile nasconderla col fondotinta.
Se l’inconveniente è dato invece
dalla mancata ricrescita di capelli in alcune
zone della testa, occorrerà semplicemente
un piccolo trapianto. Più difficile è
invece risolvere il problema di asimmetrie,
magari tra un sopracciglio e l’altro,
o tra uno zigomo e l’altro: qui è
necessario intervenire di nuovo chirurgicamente,
attraverso incisioni di qualche millimetro,
magari nascoste tra i capelli. Il rischio di
asimmetrie di diverso tipo invece si corre dopo
un intervento di liposcultura, dove eccessivi
svuotamenti possono dare origine alla caduta
dei tessuti e perciò alla vista di veri
e propri “buchi”: a questo punto
qui è necessario operare nuovamente,
aspirando il grasso da un’altra zona del
corpo e inserendolo in quella eccessivamente
vuota. A volte sono i pazienti stessi a chiedere,
dopo una liposuzione, infatti, di riutilizzare
il grasso asportato per riempire altri punti
del corpo, come il seno o le labbra. Attenzione,
però: anche per cambiare taglia di reggiseno
e avere le labbra alla Angelina Jolie, potreste
andare incontro a dei rischi. Può capitare,
appunto, tuttavia in casi sporadici ormai, che
l’organismo riconosca come corpi estranei
alcuni filler per gonfiare le labbra o le protesi
mammarie. Quando sono le sostanze iniettate
a dare intolleranza, è perché
all’interno delle labbra si forma una
capsula di tessuto cicatriziale, che, diventando
più spesso, fa sì che la bocca
diventi sempre più gonfia: per bloccare
questo processo, in genere si asporta il filler
nocivo e anche parte della mucosa all’interno,
facendo in modo che le cicatrici siano invisibili
all’esterno delle labbra. Se a provocare
rigetto, invece, è una protesi mammaria,
conferendo non solo una brutta forma al seno,
ma anche dolori nei primi sei mesi dopo l’intervento,
anche qui è assolutamente necessaria
una sostituzione, e, quindi un secondo intervento.
Quindi, tranquilli, niente è del tutto
irrimediabile. Ma è proprio necessario
cercare a tutti i costi un rimedio ai propri
naturali difetti? (Francesca
Tammone)
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Estetica & Adolescenza
5
adolescenti d’età diversa, 5 domande,
5 modi di concepire l’aspetto
Sono le donne e gli uomini del domani, in un
presente un po’ troppo popolato da idoli
di bellezza e forse un po’ troppo poco
da veri ideali. Sono gli stessi giovani nell’era
dei pantaloni a vita bassa e le pance di fuori
a scuola tanto criticati, quelli delle foto
provocanti sui social network, troppo spesso
accusati di superficialità. Così
diversi, eppure così simili a tutti gli
adolescenti delle generazioni precedenti, con
le loro insicurezze profonde per un corpo in
continuo mutamento. Ecco come alcuni di loro
vivono l’esteriorità, in un piccolo
e istantaneo quadro da noi realizzato.
1. Cosa pensi del tuo corpo?
Non mi piaccio particolarmente e mi trovo mille
difetti, ma oramai ho imparato a conviverci.
Mi sono abituata al mio aspetto e mi vesto e
mi trucco in modo da valorizzarmi. Purtroppo,
alcune imperfezioni non si possono mascherare
più di tanto, ma visto che non posso
farci niente, cerco di non dar loro molto peso.
2. Cosa faresti per cambiarlo?
Non mi sottoporrei mai a chirurgia estetica,
prima di tutto perché ho paura dell’operazione,
e poi perché non credo che potrei risolvere
granché grazie a un intervento. Però
credo che se avessi un difetto che davvero mi
impedisse di vivere serenamente i rapporti con
me stessa e gli altri, finirei con l’operarmi.
3. Cosa fai per curare
il tuo aspetto tutti i giorni?
Le cose che fanno un po’ tutti: più
o meno ogni mese faccio la ceretta, mi depilo
le sopracciglia, sto molto attenta ai capelli
e ai vestiti, in modo tale da non sembrare più
brutta di quel che sono. Uso il trucco, ma solo
quando esco la sera, perché non voglio
diventarne dipendente. Non sono fissata coi
trattamenti di bellezza, insomma.
4. Quanta importanza
dai al tuo lato esteriore?
E’ un biglietto da visita molto importante,
specialmente tra noi ragazzi, che ci osserviamo
parecchio a vicenda. Bisogna curarsi e non essere
trasandati, però nello stesso tempo non
farlo in maniera esasperata. Soprattutto, si
deve pensare che i difetti fisici possono scomparire
o essere nascosti, mentre col carattere dovremo
convivere tutta la vita, ed è quello
che dobbiamo cercare di migliorare.
5. Come pensi avrebbero
risposto altre ragazze della tua età
a queste domande?
Non saprei. Alcune mie coetanee tengono in maniera
eccessiva alla loro immagine e non escono di
casa senza trucco, neanche per andare a mare.
Penso invece che le mie risposte rientrino nell’assoluta
normalità e quelle di larga parte delle
mie amiche sarebbero state molto simili. (Eleonora,
17 anni)
1. Cosa pensi del tuo corpo?
Mi piace il mio corpo. tuttavia credo di dover
ancora crescere perché sono piccola,
e quindi non è del tutto formato.
2. Cosa faresti per cambiarlo?
Appunto perché sono ancora piccola, aspetto
lo sviluppo per lamentarmi.
3. Cosa fai per curare
il tuo aspetto tutti i giorni?
Curo la mia igiene tutti i giorni.
4. Quanta importanza
dai al tuo lato esteriore?
Abbastanza, ma non è il primo dei miei
pensieri.
5. Come pensi avrebbero
risposto altre ragazze della tua età
a queste domande?
Penso che alcune mie coetanee metterebbero l'aspetto
fisico prima di tutto. Nonostante la loro età
già si truccano, usano dei prodotti adatti
alle loro madri e a volte il loro abbigliamento
non rispecchia i loro 12 anni.
(Elisabetta, 12 anni)
1. Cosa pensi del tuo corpo?
Non ne sono mai pienamente soddisfatta: mi vedo
sempre un po’ più in carne di come
vorrei essere, nonostante gli amici mi dicano
che non ho bisogno di dimagrire!
2. Cosa faresti per cambiarlo?
Sono contraria alla chirurgia estetica! Come
tutti, andrei in palestra e cercherei di avere
un’alimentazione migliore. A volte cerco
di mangiare di meno senza seguire alcun criterio
particolare, però non ho la forza di
volontà necessaria né per mettermi
a dieta né per fare esercizio.
3. Cosa fai per curare
il tuo aspetto tutti i giorni?
A dire il vero non molto. Mi depilo, faccio
la piega ai capelli, manicure, un filo di trucco
agli occhi quando esco … e basta.
4. Quanta importanza
dai al tuo lato esteriore?
Le do un po’ di importanza, sì,
mi piace essere sempre abbastanza in ordine.
Devo dire però che ci sono ragazze che
ci tengono molto più di me!
5. Come pensi avrebbero
risposto altre ragazze della tua età
a queste domande?
Be’, credo che avrebbero risposto diversamente
da me, perché molte si curano enormemente
di più, come del resto trovo normale,
visto che è una caratteristica tipicamente
femminile. Tra le mie coetanee c’è
chi lo fa in modo particolare: tanto trucco,
acconciature, gioielli, mille abbinamenti di
vestiti, manicure e pedicure, lampade.. Io mi
sento abbastanza diversa. (Fabiana,
16 anni)
1.
Cosa pensi del tuo corpo?
Mi sento bene con il mio corpo, ma sinceramente
non ci faccio molto caso.
2. Cosa faresti per cambiarlo?
Credo che la palestra
basti.
3. Cosa fai per curare
il tuo aspetto tutti i giorni?
Di certo ogni mattina mi lavo e metto spesso
il profumo.
4. Quanta importanza
dai al tuo lato esteriore?
Da uno a dieci sette e mezzo.
5. Come pensi avrebbero
risposto altre ragazzi della tua età
a queste domande?
Credo che le ragazze avrebbero detto che si
truccano molto. Per quanto riguarda i ragazzi,
esistono due categorie: la prima avrebbe risposto
di pensare all’aspetto fisico molto delle
ragazze, la seconda avrebbe ammesso di non badarci
particolarmente. (Michele,
15 anni)
1. Cosa pensi del tuo
corpo?
A volte mi piaccio, ma altre i miei difetti
mi mettono davvero a disagio. Vorrei che la
gente vedesse quello che io vedo nello specchio.
2. Cosa faresti per cambiarlo?
Assolutamente niente perchè sono contro
la chirurgia. Il discorso cambia se si tratta
di metodi naturali come ad esempio diete seguite
da medici.
3. Cosa fai per curare
il tuo aspetto tutti i giorni?
Oltre a lavarmi tutti i giorni, mi trucco spesso.
Una cosa che però non trascuro mai sono
i capelli.
4. Quanta importanza
dai al tuo lato esteriore?
Parecchia, perché è la prima cosa
che la gente vede di te.
5.
Come pensi avrebbero risposto altre ragazze
della tua età a queste domande?
Non so se avrebbero risposto sinceramente. Molte
non ammetterebbero mai quanto effettivamente
pensano al proprio aspetto. (Caterina,
15 anni)
(Chiara
Leone e Francesca Tammone)
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Testimoni
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Oggi
la bellezza è un business. Dalla
cosmesi all’abbigliamento sono
state fondate le industrie dell’apparire.
Oggi come oggi per noi è facile
permetterci tutti quei prodotti che
garantiscono la nostra bellezza e rallentano
il nostro invecchiamento, ma è
sempre stato cosi?
1946, dopo guerra: le giovani ventenni
dell’epoca condividevano la stessa
esigenza di cura e ricercatezza delle
giovani donne contemporanee, eppure
anche loro riuscivano ad apparire spendendo
comunque lo stretto necessario.
Ne
è una prova l'icona per eccellenza
di tale periodo, Marisa Allasio che
nella sua eccezionale filmografia ha
lavorato con tutti i grandi dell'epoca.
La sua naturale bellezza unita ad una
immagine dolce e sensuale, ha fatto
innamorare milioni di italiani e non
solo.
|
“papà era ferroviere e la mamma
era molto giovane. Vivevamo in famiglia la tranquillità
di uno stipendio fisso, anche se misero per
sette figli.
Nonostante facessimo parte del “popolino”,
non ci siamo mai sentiti meno di quello che
invece eravamo: ci sentivamo belle nonostante
tutto.
Un esempio lo è il mio naso: ora va molto
di moda cambiare il proprio viso e non solo,
ma quando io ero ragazza non ho mai fatto caso
al mio profilo importante, mi sentivo bella
comunque.
Uscivamo spesso: andavamo in Chiesa dove conoscevamo
poi gli amici con cui andavamo a ballare.
La prima cosa quando si usciva di casa non era
l’apparire per forza, ma era l’ordine,
la cura.
Il bagno una volta la settimana, ogni tanto
qualche goccia di profumo, la cui boccetta durava
un anno o due.
Un’attenzione particolare era rivolta
ai capelli, di solito non particolarmente lunghi,
ma sempre rigorosamente legati e curati nonostante
andassimo al parrucchiere una volta l’anno
per fare la permanente.
Coloravamo le lebbra con il rossetto rosso.
Sulle guance la cipria colorata. E quando mi
truccai la prima volta ricordo di avere avuto
vent’anni o qualcosa di più. Di
solito non truccavamo gli occhi, era considerato
volgare e di donne leggere, almeno nell’ambiente
che io frequentavo. Mio padre non gradiva molto
che noi ci truccassimo: davanti al fatto compiuto
non faceva niente, ma se ci scopriva davanti
allo specchio poteva succedere che lui prendesse
la straccio per lavare a terra per strofinarcela
sul viso.
Anche le unghie erano rosse, ed erano rigorosamente
lunghe: non le mangiavamo, era segno d’insicurezza,
e noi non lo eravamo. Stavamo bene con noi stessi
e il nostro aspetto.
Indossavamo sempre tacchi non meno di 70 mm,
persino a casa.
La domenica il grammofono suonava i primi rock’n’roll
americani. Noi sfoggiavamo i vestiti cuciti
da noi stesse. Di solito anche la mamma ballava
con noi, era giovane e naturalmente a volte
si concedeva si vivere la sua età.
Era il 1927 quando anche lei fece scandalo,
almeno in famiglia.
Lei raggiunse Taranto, città più
emancipata di brindisi, dove le sue amiche del
luogo la convinsero a tagliarsi i capelli alla
garçon e ad accorciarsi la gonna. Ripeto,
fu scandalo, almeno nella mia famiglia.
L’unico punto di riferimento per la bellezza
era il parrucchiere. L’estetiste non c’erano.
Non c’erano ne cerette, ne baffi, ne sopracciglia.
Basti pensare che una delle prime Miss Italia,
Lucia Bosè, aveva i peli sotto le ascelle,
e lei era anche del nord.
A mare non avevamo problema alcuno con le gambe.
Sinceramente non ci ho mai fatto caso.
Non ero l’unica però, anche le
mie amiche non avevano mai sentito parlare di
ceretta.”
(Michela)
La necessità di
apparire è cambiata molto in sessantacinque
anni.
Le donne erano amate lo stesso, gli uomini amavano
lo stesso senza essere schiavi del prodotto
estetico.
Oggi abbiamo la fortuna di tanti vantaggi e
scorciatoie che ci fanno comodo, possiamo quindi
approfittarne senza esagerare?
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