Estetica & dintorni...
(Prima parte)

Speciale realizzato da

Francesca Tammone
Chiara Leone

Ma quanto conta l’apparenza?


Inutile essere ipocriti: anche l’occhio vuole la sua parte. Siamo pronti a spargere fiumi di parole avvelenate contro i pregiudizi, ma poi tutte le nostre nobili e ineccepibili teorie crollano inesorabilmente al primo incontro con una persona. Chi vuol forse negare di essere enormemente più sorridente, accomodante, affabile, meno critico e meglio disposto alla confidenza, di fronte al bell’aspetto? L’apparenza ci condiziona, e tanto anche. Non si tratta solo di bellezza in senso proprio: nei primi approcci siamo incredibilmente avidi di tutto ciò che è percepibile della persona che ci sta di fronte: l’odore, il modo di vestire, la maniera di muoversi o gesticolare, il sudore o la cura delle mani, l’intensità dello sguardo. A partire da qui, le sensazioni che derivano non si possono controllare: arrivano e ci influenzano, spingendoci a un nuovo incontro se sono piacevoli, reprimendo il desiderio di ogni nuovo contatto se sono negative. Questa, la dura realtà di cui siamo un po’ tutti vittime, la prova inconfutabile del fatto che il nostro corpo è un importante veicolo di comunicazione, spesso sottovalutato. Mai, quindi, trascurarsi o lasciarsi imbruttire, perché non sono solo i rapporti con gli altri ad essere compromessi, ma anche quello con noi stessi: prendendoci cura di noi, infatti, possiamo infonderci una maggiore fiducia e sentirci meglio, affrontare il mondo con un sorriso in più. D’altra parte, però, dilaga la tendenza opposta: la febbrile smania di rendere il proprio corpo il più perfetto possibile e rincorrere un ideale di bellezza sta facendo ammalare una quantità sempre più grande di gente, dalle celebrità, clienti fedeli del chirurgo plastico, ai vicini di casa fissati col fisico scolpito da palestra e imbottiti di proteine. E mentre in spiaggia si assiste a gare per l’abbronzatura più deliziosa e il tricipite più grosso, in televisione eccoci comparire davanti corpi sempre più innaturalmente privi di imperfezioni. Ma non sarà che vedere continuamente sullo schermo modelle o showgirl assurdamente magre e ben fatte ci stia dando alla testa? Basti dare uno sguardo alla famosa pin-up del Grande Fratello Cristina Del Basso, che, non contenta della sua naturale quarta, a 18 anni decise di far aumentare il suo seno di ben due taglie, ora particolarmente vistoso, vista la sua magrezza. Ma la frenesia di appariscenza non ha contagiato solo lei: anche la recente vincitrice del reality “La pupa e il secchione”, Francesca Cipriani, ha subito ben due interventi di mastoplastica additiva, passando prima da una quarta a una quinta, poi da una quinta a una settima. La sua spiegazione all’intervento? “Mi piacciono le donne maggiorate e volevo esserlo anch’io. Tra l’altro spero che grazie a un seno così grosso mi notino e possano darmi la possibilità di far vedere quello che so fare nel mondo dello spettacolo.” A niente sono servite le proteste, le critiche e le obiezioni nei talk show, ribadendo che non solo nel mondo della televisione e del cinema si viene notate principalmente per il talento, ma che adesso il suo fisico, appesantito dal seno strabordante, appare tutt’altro che armonioso. Una vicenda, questa, che ci permette di riflettere su quanto la possibilità di correggere alcuni piccoli difetti fisici sia arrivata all’esasperazione. Va bene ritoccarsi per liberarsi di un disagio che non ci permette di mostrare la parte migliore di noi, ma che non passi il messaggio che basta essere bellissimi o formose per fare strada nella vita! Ciò che conta è la nostra TOTALITA’, in cui particolare lustro va dato all’interiorità, pur valorizzando la nostra esteriorità. Ma senza esagerazioni. (Francesca Tammone)






“Non solo bellezza, c’è tutto un mondo dietro”

Intervista al chirurgo plastico Gianni Faggiano

Alla faccia di tutti quelli che credevano che a Brindisi non fosse ancora arrivata la moda del silicone e del botulino, ecco qui la prova che ci si sbaglia.

Il piacere inaspettato dei nostri concittadini di rimediare a qualche imperfezione e di porre qualche piccolo ritocco ce lo ha raccontato il Dottor Gianni Faggiano, durante la nostra chiacchierata tenutasi nell’ospedale “A.Perrino “ di Brindisi.

Quali sono gli interventi che le capita di effettuare più spesso a Brindisi?

Sicuramente tra uomini e donne a Brindisi sono le signore le più desiderose di sottoporsi alla chirurgia estetica, in particolare per quanto riguarda la mastoplastica additiva (aumento del seno), la rinoplastica e la liposuzione.

Al contrario i pochi uomini che si affidano alle mie mani tendono a ricorrere ad interventi perlopiù facciali e anti-invecchiamento.

Si è mai trovato di fronte a pazienti che effettivamente non necessitavano di un intervento?

Si, mi è capitato e a volte io e alcune pazienti siamo scesi a compromessi per quanto riguarda la taglia del seno: infatti il chirurgo deve rispettare le proporzioni corporee di chi deve essere operato. Io, personalmente, per citare un esempio, non potrei mai applicare una grande protesi su un fisico esile.

Inoltre in generale è fondamentale guidare e consigliare una persona nelle sue scelte.

È anche successo che io mi sia rifiutato di operare nel momento in cui alcune richieste non potevano essere soddisfatte, come ad esempio eccessive liposuzioni in zone del corpo limitate.
Questo fa parte dell’etica professionale.

Economicamente il prezzo dell’intervento è rapportato alla difficoltà?

Il rapporto più che tra prezzo e difficoltà, è impiantato tra la qualità e l’aspetto economico: ad esempio per quanto riguarda la mastoplastica additiva esistono protesi non molto costose ma di qualità scadente, che io, come molti altri chirurghi, non applico per assicurarmi la buona riuscita dell’intervento e la salute assicurata della paziente.

In generale l’operazione più costosa è il lifting, giacché comporta l’iniezione di particolari sostanze che non comportino tumefazioni e lividi sul volto o sul collo del paziente. Nella maggior parte dei casi devono essere sostanze degradabili, come ad esempio l’acido ialuronico, ma se si utilizzano filler non riassorbibili c’è il rischio di rigetto.

Ci sono concretamente dei pericoli per alcuni interventi estetici?

Per quanto riguarda la pericolosità, sicuramente potrebbero esserci complicazioni in tutti i tipi di interventi, ma sono relative se si ha la garanzia da parte della qualità del medico e delle infrastrutture di un buon lavoro. A quanto ne so io non è mai morto nessuno durante operazioni di questo tipo.

Tra tutti i tipi di operazioni magari il più pericoloso è il lavoro liposuttivo.

Quali sono gli interventi più difficoltosi? E quali i più dolorosi per i pazienti?

Intanto quella di chirurgia estetica è un’operazione come le altre e ci tengo a sottolineare che non sono una “passeggiata” come i media tendono a farci credere. Ogni intervento ha una sua importanza.

Nel caso della liposuzione la nuova soluzione di riutilizzare il grasso estratto, manovra che io non condivido appieno, per rimpolpare altre zone del corpo, richiede una grande mole di lavoro.

Riguardo al dolore, ognuno ha una propria soglia di sopportazione, per cui è una questione soggettiva.

Alcuni interventi, come ad esempio la rinoplastica, sono oggettivamente dolorosi, ma relativamente grazie all’introduzione delle pompe analgesiche, che appunto alleviano enormemente le sofferenze.

Tra quali limiti di età lei può porre i suoi pazienti?

Posso dire che non ho mai operato nessun minorenne: la mia paziente più giovane aveva 19 anni. Ultimamente il ministro ha posto, relativamente ad alcuni interventi, l’età minima come 18 anni, perché giustamente non si deve assolutamente operare se la crescita non è ancora completa.

Al contrario la mia paziente più anziana era una signora di 83 anni che richiedeva alcune iniezioni di botox per rimpolpare le rughe. Alla fine però non l’ho operata, avendo lei stessa abbandonato la cura.

Coloro che ricorrono alla chirurgia estetica secondo lei sono più insicuri o narcisisti?

Direi che sicurezza e narcisismo sono al 50%. Capita che un paziente sia più narcisista e quindi più difficile da soddisfare, in quanto prende come modello idoli di bellezza che non sempre sono riproducibili sul suo volto.

Cosa consiglia ai lettori del nostro giornale?

Innanzi tutto di affidarsi ad una buona struttura ospedaliera.

Posso assicurare che per quanto riguarda la chirurgia plastica l’ospedale di Brindisi offre delle adeguate strutture mediche. Inoltre è una garanzia in più farsi operare da un medico specializzato in chirurgia plastica e non da un medico che ha frequentato corsi a pagamento in materia. È molto importante perché un chirurgo specializzato sa far fronte a specifiche eventualità.
D’altronde vorrei sfatare il mito del chirurgo plastico che viene associato ad una idea di superficialità, quando al contrario viene in soccorso anche di tutti quelli che purtroppo perdono il loro aspetto a causa di tumori o gravi ustioni e altre patologie.
Oltre a soddisfare i vezzi di chi si vuole più bello, nel mio lavoro c’è molto di più.

(Francesca Tammone & Chiara Leone)


Cambio pazzo


Celebrità o no la chirurgia ci fa fare follie.

Dopo il boom del “ritocchino”, il desiderio di sistemare qualche piccolo difetto, ora si “cambia” per amore.

Le donne ingrossano il seno, gli uomini si stirano le rughe e qualcuno con gli zigomi vuole tirare su anche l’autostima, ma chi di noi può biasimare il bisogno di un miglioramento? Il discorso cambia però quando i pazienti vogliono fare un total re-styling, senza oltretutto necessitare di modifica alcuna. E già, si cambia per amore. Chi per riconquistare il proprio fidanzato, chi per ostentare l’appoggio della propria band preferita, la decisione comune è quella di passare sotto i ferri.

Questo il caso del tedesco Timo e dalla Cinesina Xiaoqing. Il primo, giovane ragazzo teutonico, per dimostrare la sua totale solidarietà ai “Tokio Hotel”, suo gruppo preferito, si è presentato dal chirurgo con la foto del frontman, Bill Kaulitz, famoso per la sua bellezza androgina. Il risultato? Molto probabilmente un fiasco: poco e niente è rimasto del vecchio Timo, ma altrettanto poco ricorda il cantante tedesco.

Che dire poi delle follie d’amore della 21enne Xiaoqing?

La giovane orientale, per riconquistare il suo ex ragazzo, ha chiesto al medico di trasformarla nell’idolo del suo finito amore: Jessica Alba.

Vani i tentativi di dissuaderla da parte dell’attrice americana e del chirurgo che di tutta risposta si è offerto di modificarle gli occhi e il naso, non di stravolgerle il volto.

Fortunatamente lei ha detto che se anche dopo questo pegno d’amore lui l’avrebbe respinta, bè, avrebbe rinunciato.. e meno male!

C’è anche inoltre chi cambia per lavoro. È assurdo tuttavia pensare che a farlo è stata una delle donne più belle del mondo. Si tratta proprio della giovane modella Janina Martig che per salire sulla passerella ha dovuto ricorrere al dolorosissimo intervento dell’allungamento di tre centimetri delle gambe. Nata a Basilea, 24 anni, la ragazza passa da 172 centimetri a 175. Già bellissima, per la moda si è fatta incidere e tirare! Chi bella vuol apparir, un po’ deve soffrir!

Non c’è che dire, pazzi abitanti per un pazzo mondo, chi per amore, chi per lavoro, è disposto a passare anche sopra madre natura.. non è che tra un po’ sarà lei a passare sui nostri cadaveri? (Chiara Leone)



 

Estetica & dintorni...
(Seconda parte)


Belli da favola o …. Belli solo nelle favole?


Quanto sono schiave del trucco le nostre amate star?

In una società dell’apparire come la nostra, gli astri del firmamento targato spettacolo ci hanno educato a visi di sfolgorante bellezza, a pelli d’alabastro, a capelli di seta, mostrandosi come lontani abitanti dell’olimpo.

Dimostriamo allora come senza trucco e parrucco i nostri VIP cadono dalle loro sfavillanti nuvole.

 

Rimedio al rimedio

Le soluzioni agli interventi estetici andati male

 

Nel boom dei ritocchi estetici, chiunque vuole perfezionarsi. Ma cosa succede se il bisturi del chirurgo, intenzionato a migliorare, in realtà peggiora? Ne sanno qualcosa l’ex signora Carrisi Loredana Lecciso, ora costretta ad andare in giro con due canotti al posto delle labbra, e la bellissima modella croata Nina Moric, da qualche malalingua oramai definita, a causa dei troppi interventi, “un incrocio tra Cher, Ivana Spagna e Berlusconi”. E che dire dell’immortale re del pop Michael Jackson, esasperazione della chirurgia estetica fatta persona? Nessuno si stupisca, quindi, se ancora oggi c’è chi esita a mettersi sotto i ferri e affrontare un’operazione che, al contrario di quello che molti pensano, non è affatto una passeggiata. Ma il bello è che spesso oramai alcuni chirurghi plastici sono costretti a rimediare al lavoro mal riuscito di alcuni colleghi. Un cattivo esito di cui non solo i medici sono responsabili: infatti, bisogna tener conto delle caratteristiche fisiche e anatomiche di ogni paziente, che possono dare luogo a casi specifici.

Molto più nel passato che adesso, ad esempio, accadeva che i lifting fossero causa di grosse ed evidenti cicatrici, specialmente davanti alle orecchie o sul cuoio capelluto. In questo caso, a porre rimedio è, nel caso di segni particolarmente spessi, il laser, oppure l'applicazione di una crema anestetica in ambulatorio, della durata di una decina di minuti: la parte trattata rimane disepitelizzata per alcuni giorni e arrossata per alcune settimane, ma non è difficile nasconderla col fondotinta. Se l’inconveniente è dato invece dalla mancata ricrescita di capelli in alcune zone della testa, occorrerà semplicemente un piccolo trapianto. Più difficile è invece risolvere il problema di asimmetrie, magari tra un sopracciglio e l’altro, o tra uno zigomo e l’altro: qui è necessario intervenire di nuovo chirurgicamente, attraverso incisioni di qualche millimetro, magari nascoste tra i capelli. Il rischio di asimmetrie di diverso tipo invece si corre dopo un intervento di liposcultura, dove eccessivi svuotamenti possono dare origine alla caduta dei tessuti e perciò alla vista di veri e propri “buchi”: a questo punto qui è necessario operare nuovamente, aspirando il grasso da un’altra zona del corpo e inserendolo in quella eccessivamente vuota. A volte sono i pazienti stessi a chiedere, dopo una liposuzione, infatti, di riutilizzare il grasso asportato per riempire altri punti del corpo, come il seno o le labbra. Attenzione, però: anche per cambiare taglia di reggiseno e avere le labbra alla Angelina Jolie, potreste andare incontro a dei rischi. Può capitare, appunto, tuttavia in casi sporadici ormai, che l’organismo riconosca come corpi estranei alcuni filler per gonfiare le labbra o le protesi mammarie. Quando sono le sostanze iniettate a dare intolleranza, è perché all’interno delle labbra si forma una capsula di tessuto cicatriziale, che, diventando più spesso, fa sì che la bocca diventi sempre più gonfia: per bloccare questo processo, in genere si asporta il filler nocivo e anche parte della mucosa all’interno, facendo in modo che le cicatrici siano invisibili all’esterno delle labbra. Se a provocare rigetto, invece, è una protesi mammaria, conferendo non solo una brutta forma al seno, ma anche dolori nei primi sei mesi dopo l’intervento, anche qui è assolutamente necessaria una sostituzione, e, quindi un secondo intervento.

Quindi, tranquilli, niente è del tutto irrimediabile. Ma è proprio necessario cercare a tutti i costi un rimedio ai propri naturali difetti? (Francesca Tammone)


 

Estetica & Adolescenza

5 adolescenti d’età diversa, 5 domande, 5 modi di concepire l’aspetto


Sono le donne e gli uomini del domani, in un presente un po’ troppo popolato da idoli di bellezza e forse un po’ troppo poco da veri ideali. Sono gli stessi giovani nell’era dei pantaloni a vita bassa e le pance di fuori a scuola tanto criticati, quelli delle foto provocanti sui social network, troppo spesso accusati di superficialità. Così diversi, eppure così simili a tutti gli adolescenti delle generazioni precedenti, con le loro insicurezze profonde per un corpo in continuo mutamento. Ecco come alcuni di loro vivono l’esteriorità, in un piccolo e istantaneo quadro da noi realizzato.


1. Cosa pensi del tuo corpo?

Non mi piaccio particolarmente e mi trovo mille difetti, ma oramai ho imparato a conviverci. Mi sono abituata al mio aspetto e mi vesto e mi trucco in modo da valorizzarmi. Purtroppo, alcune imperfezioni non si possono mascherare più di tanto, ma visto che non posso farci niente, cerco di non dar loro molto peso.

2. Cosa faresti per cambiarlo?

Non mi sottoporrei mai a chirurgia estetica, prima di tutto perché ho paura dell’operazione, e poi perché non credo che potrei risolvere granché grazie a un intervento. Però credo che se avessi un difetto che davvero mi impedisse di vivere serenamente i rapporti con me stessa e gli altri, finirei con l’operarmi.

3. Cosa fai per curare il tuo aspetto tutti i giorni?

Le cose che fanno un po’ tutti: più o meno ogni mese faccio la ceretta, mi depilo le sopracciglia, sto molto attenta ai capelli e ai vestiti, in modo tale da non sembrare più brutta di quel che sono. Uso il trucco, ma solo quando esco la sera, perché non voglio diventarne dipendente. Non sono fissata coi trattamenti di bellezza, insomma.

4. Quanta importanza dai al tuo lato esteriore?

E’ un biglietto da visita molto importante, specialmente tra noi ragazzi, che ci osserviamo parecchio a vicenda. Bisogna curarsi e non essere trasandati, però nello stesso tempo non farlo in maniera esasperata. Soprattutto, si deve pensare che i difetti fisici possono scomparire o essere nascosti, mentre col carattere dovremo convivere tutta la vita, ed è quello che dobbiamo cercare di migliorare.

5. Come pensi avrebbero risposto altre ragazze della tua età a queste domande?

Non saprei. Alcune mie coetanee tengono in maniera eccessiva alla loro immagine e non escono di casa senza trucco, neanche per andare a mare. Penso invece che le mie risposte rientrino nell’assoluta normalità e quelle di larga parte delle mie amiche sarebbero state molto simili. (Eleonora, 17 anni)



1. Cosa pensi del tuo corpo?

Mi piace il mio corpo. tuttavia credo di dover ancora crescere perché sono piccola, e quindi non è del tutto formato.

2. Cosa faresti per cambiarlo?

Appunto perché sono ancora piccola, aspetto lo sviluppo per lamentarmi.

3. Cosa fai per curare il tuo aspetto tutti i giorni?

Curo la mia igiene tutti i giorni.

4. Quanta importanza dai al tuo lato esteriore?

Abbastanza, ma non è il primo dei miei pensieri.

5. Come pensi avrebbero risposto altre ragazze della tua età a queste domande?

Penso che alcune mie coetanee metterebbero l'aspetto fisico prima di tutto. Nonostante la loro età già si truccano, usano dei prodotti adatti alle loro madri e a volte il loro abbigliamento non rispecchia i loro 12 anni.
(Elisabetta, 12 anni)



1. Cosa pensi del tuo corpo?


Non ne sono mai pienamente soddisfatta: mi vedo sempre un po’ più in carne di come vorrei essere, nonostante gli amici mi dicano che non ho bisogno di dimagrire!

2. Cosa faresti per cambiarlo?

Sono contraria alla chirurgia estetica! Come tutti, andrei in palestra e cercherei di avere un’alimentazione migliore. A volte cerco di mangiare di meno senza seguire alcun criterio particolare, però non ho la forza di volontà necessaria né per mettermi a dieta né per fare esercizio.

3. Cosa fai per curare il tuo aspetto tutti i giorni?

A dire il vero non molto. Mi depilo, faccio la piega ai capelli, manicure, un filo di trucco agli occhi quando esco … e basta.

4. Quanta importanza dai al tuo lato esteriore?

Le do un po’ di importanza, sì, mi piace essere sempre abbastanza in ordine. Devo dire però che ci sono ragazze che ci tengono molto più di me!

5. Come pensi avrebbero risposto altre ragazze della tua età a queste domande?

Be’, credo che avrebbero risposto diversamente da me, perché molte si curano enormemente di più, come del resto trovo normale, visto che è una caratteristica tipicamente femminile. Tra le mie coetanee c’è chi lo fa in modo particolare: tanto trucco, acconciature, gioielli, mille abbinamenti di vestiti, manicure e pedicure, lampade.. Io mi sento abbastanza diversa. (Fabiana, 16 anni)

1. Cosa pensi del tuo corpo?

Mi sento bene con il mio corpo, ma sinceramente non ci faccio molto caso.

2. Cosa faresti per cambiarlo?

Credo che la palestra basti.

3. Cosa fai per curare il tuo aspetto tutti i giorni?

Di certo ogni mattina mi lavo e metto spesso il profumo.

4. Quanta importanza dai al tuo lato esteriore?

Da uno a dieci sette e mezzo.

5. Come pensi avrebbero risposto altre ragazzi della tua età a queste domande?

Credo che le ragazze avrebbero detto che si truccano molto. Per quanto riguarda i ragazzi, esistono due categorie: la prima avrebbe risposto di pensare all’aspetto fisico molto delle ragazze, la seconda avrebbe ammesso di non badarci particolarmente. (Michele, 15 anni)




1. Cosa pensi del tuo corpo?

A volte mi piaccio, ma altre i miei difetti mi mettono davvero a disagio. Vorrei che la gente vedesse quello che io vedo nello specchio.

2. Cosa faresti per cambiarlo?

Assolutamente niente perchè sono contro la chirurgia. Il discorso cambia se si tratta di metodi naturali come ad esempio diete seguite da medici.

3. Cosa fai per curare il tuo aspetto tutti i giorni?

Oltre a lavarmi tutti i giorni, mi trucco spesso. Una cosa che però non trascuro mai sono i capelli.

4. Quanta importanza dai al tuo lato esteriore?

Parecchia, perché è la prima cosa che la gente vede di te.

5. Come pensi avrebbero risposto altre ragazze della tua età a queste domande?

Non so se avrebbero risposto sinceramente. Molte non ammetterebbero mai quanto effettivamente pensano al proprio aspetto. (Caterina, 15 anni)

(Chiara Leone e Francesca Tammone)


 

Testimoni

Oggi la bellezza è un business. Dalla cosmesi all’abbigliamento sono state fondate le industrie dell’apparire.

Oggi come oggi per noi è facile permetterci tutti quei prodotti che garantiscono la nostra bellezza e rallentano il nostro invecchiamento, ma è sempre stato cosi?

1946, dopo guerra: le giovani ventenni dell’epoca condividevano la stessa esigenza di cura e ricercatezza delle giovani donne contemporanee, eppure anche loro riuscivano ad apparire spendendo comunque lo stretto necessario.

Ne è una prova l'icona per eccellenza di tale periodo, Marisa Allasio che nella sua eccezionale filmografia ha lavorato con tutti i grandi dell'epoca. La sua naturale bellezza unita ad una immagine dolce e sensuale, ha fatto innamorare milioni di italiani e non solo.


“papà era ferroviere e la mamma era molto giovane. Vivevamo in famiglia la tranquillità di uno stipendio fisso, anche se misero per sette figli.

Nonostante facessimo parte del “popolino”, non ci siamo mai sentiti meno di quello che invece eravamo: ci sentivamo belle nonostante tutto.

Un esempio lo è il mio naso: ora va molto di moda cambiare il proprio viso e non solo, ma quando io ero ragazza non ho mai fatto caso al mio profilo importante, mi sentivo bella comunque.

Uscivamo spesso: andavamo in Chiesa dove conoscevamo poi gli amici con cui andavamo a ballare.

La prima cosa quando si usciva di casa non era l’apparire per forza, ma era l’ordine, la cura.

Il bagno una volta la settimana, ogni tanto qualche goccia di profumo, la cui boccetta durava un anno o due.

Un’attenzione particolare era rivolta ai capelli, di solito non particolarmente lunghi, ma sempre rigorosamente legati e curati nonostante andassimo al parrucchiere una volta l’anno per fare la permanente.

Coloravamo le lebbra con il rossetto rosso. Sulle guance la cipria colorata. E quando mi truccai la prima volta ricordo di avere avuto vent’anni o qualcosa di più. Di solito non truccavamo gli occhi, era considerato volgare e di donne leggere, almeno nell’ambiente che io frequentavo. Mio padre non gradiva molto che noi ci truccassimo: davanti al fatto compiuto non faceva niente, ma se ci scopriva davanti allo specchio poteva succedere che lui prendesse la straccio per lavare a terra per strofinarcela sul viso.

Anche le unghie erano rosse, ed erano rigorosamente lunghe: non le mangiavamo, era segno d’insicurezza, e noi non lo eravamo. Stavamo bene con noi stessi e il nostro aspetto.

Indossavamo sempre tacchi non meno di 70 mm, persino a casa.

La domenica il grammofono suonava i primi rock’n’roll americani. Noi sfoggiavamo i vestiti cuciti da noi stesse. Di solito anche la mamma ballava con noi, era giovane e naturalmente a volte si concedeva si vivere la sua età.

Era il 1927 quando anche lei fece scandalo, almeno in famiglia.

Lei raggiunse Taranto, città più emancipata di brindisi, dove le sue amiche del luogo la convinsero a tagliarsi i capelli alla garçon e ad accorciarsi la gonna. Ripeto, fu scandalo, almeno nella mia famiglia.

L’unico punto di riferimento per la bellezza era il parrucchiere. L’estetiste non c’erano. Non c’erano ne cerette, ne baffi, ne sopracciglia. Basti pensare che una delle prime Miss Italia, Lucia Bosè, aveva i peli sotto le ascelle, e lei era anche del nord.

A mare non avevamo problema alcuno con le gambe. Sinceramente non ci ho mai fatto caso.

Non ero l’unica però, anche le mie amiche non avevano mai sentito parlare di ceretta.”

(Michela)

La necessità di apparire è cambiata molto in sessantacinque anni.

Le donne erano amate lo stesso, gli uomini amavano lo stesso senza essere schiavi del prodotto estetico.

Oggi abbiamo la fortuna di tanti vantaggi e scorciatoie che ci fanno comodo, possiamo quindi approfittarne senza esagerare?


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