Malinconia o ambizione: a cosa si da’ ragione ?

Accettare i cambiamenti per un senso di sfida nei confronti del destino e di se stessi

 

Un’Italia tagliata da sud a nord, passando per Pescara e poi Bologna, avendo per destinazione una lontana dal mare e dalle vacanze, tornando li dove gli impegni e l’organizzazione sono i padroni della quotidianità per tutto un anno, in quella Milano che non dà scampo a chi non sopporta il peso della sua selezione e della sua grandezza.
E intanto si pensa, si dà spazio alla mente e si gioca con i ricordi, ridendo di canzoni che passano alla radio, tipiche di emozioni e momenti vissuti, chiacchierando con l’amico che si ha accanto, che, accompagnandoti in stazione, ti raccomanda intanto di non cambiare, di essere sempre la stessa, anche se la vita, lontano dalle abitudini che hanno accomunato entrambi in passato, non divida, rendendo tutti dei perfetti estranei: parole e speranze che si ritrovano scritte sulla prima pagina del manuale del perfetto giovane “emigrato”, un libro che potrebbe essere tanto utile quanto superfluo perché in fondo ogni decisione ha come presupposto delle argomentazioni differenti e insindacabili, a volte sbagliate per chi vorrebbe che le cose andassero diversamente.
In fondo perché ci si trasferisce altrove??..magari a 1000 chilometri di distanza da quelle mura che ti han visto sognare e diventare grande, arrivando più o meno pronta al momento dei saluti, con la valigia in una mano e nell’altra le chiavi della nuova casa.

Si accettano i cambiamenti per un senso di sfida nei confronti del destino e di se stessi soprattutto, cercando di applicare al meglio le proprie forze e capacità e gli insegnamenti ricevuti: con la determinazione di raggiungere un obiettivo, di lavoro o di studio, ognuno si trasferisce per un motivo, personale e ambizioso, avendo per carica lo stimolo a farcela, per uscire dalla mediocrità e sfruttare a pieno l’occasione rivelatasi essenziale per crescere, lontano da casa e dagli affetti, ma a dir poco fantastica per scoprire un mondo e scoprirsi giorno dopo giorno, capendo ciò che realmente si vuol fare da grandi, diventando capaci di inventarsi mille possibilità per rendere concreto quell’obiettivo iniziale e mai dimenticato!!
Per chi parte questo senso di propensione verso il tutto e il niente allo stesso tempo è pressoché alla base, rispetto a chi invece decide di rimanere, incline più verso una tranquilla comodità, stretto in quelli che sono e saranno gli affetti di sempre, tenendo presenti i famosi punti fermi, fissi e inviolabili, con l’utopica probabilità che nulla cambi, che tutto rimanga così com’è, conosciuto e controllabile, accettando il presente come una certezza inderogabile e armoniosa nel suo percorso quotidiano.
Una strada che da un finestrino di una macchina o di un treno, durante le ore di viaggio, chiunque immagina di poter compiere, impregnandola di difficoltà, inventandosi incontri che forse mai avverranno, progettando lavori, e impegnandosi affinché un anno in più sia determinante per essere più pronti e preparati rispetto al primo, e si abbia quel pizzico di consapevolezza diversa e più fine di quella tipica di un diciottenne appena maturatosi e in preda alle sue paranoie sul futuro e sulla scelta.

Non ci sono vincitori ne vinti quando si tratta di vita: rimanere nel proprio spazio vitale oppure lasciarlo per costruirne uno nuovo è e sarà l’interrogativo di tutti, costantemente, perché arriva per ognuno il momento di prendere in mano ciò che spetta e produrne qualcosa di concreto, di effettivo; ognuno può decidere di farlo a proprio modo, chi utilizzando le risorse messe a disposizione dalla responsabilità altrui, e chi decidendo di mettersi in gioco in prima persona, a discapito a volte di quel “sempre” che ritorna nella mente quando riaffiorano ricordi.
Poi arrivano le vacanze, si torna a casa, si ritrovano vecchi posti, si rincontrano tutti e nasce un po’ di malinconia, quella sana malinconia che non fa dimenticare le proprie origini, che ti rende divertente e coinvolgente una volta tornata alla vita frenetica, permettendoti di essere e rimanere te stessa sempre, mantenendo così la promessa fatta ad un amico.
(Cristina Mignogna)


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Il diploma… e poi ?

Neodiplomati in cerca di un “loro” futuro

 

In Italia ogni anno vengono consegnati nelle mani di “poveri sventurati” poco meno di mezzo milione di diplomi di scuola secondaria. Consegna che sembra un po' una condanna. Ma quanti di questi verranno accantonati? E quanti di questi risulteranno invece utili e sfruttabili?
Il problema della nostra generazione è proprio quello di avere poche, pochissime alternative. Perchè se da una parte la probabilità di continuare gli studi risulta a molti “intollerante”, dall'altra l'opzione è davvero scarna; perchè se si rinuncia a quei prossimi 5 anni di studio universitario non si sa davvero dove altro sbattere la testa. Il lavoro qui al sud sembra aver chiuso i battenti. E allora l'università sembra essere la giusta scelta per un rinvio del problema.
Università colme di indecisi, di avventurieri che per non rimanere accantonati in casa scelgono di riprendere i libri in mano e sudarsi un altro, si spera utile, foglio di carta. Ma a chi voglia di studiare ne è rimasta davvero poca rimane ancora più avvilito quando sceglie di abbandonare anche questa realtà; è infatti il 55% degli iscritti a gettare la spugna, cifra che tende ad aumentare rovinosamente (Ocse 2009).


Lo scenario italiano non è per niente incoraggiante.

Dei 30000 diplomi consegnati nel 2009 si fa ora, nel 2010 il resoconto: il 65 % dei neodiplomati ha scelto di intraprendere la carriera universitaria, e di questi la maggior parte ha un diploma liceale. Di tutti questi studenti che affollano le aule universitarie un esiguo 45 % consegue le laurea.
Il problema della mancanza di lavoro fa si che tutti i giovani bussino alle porte di questo nuovo ciclo di studi, ma ciò non fa altro che avvilire i dati della nostra università che risulta essere davvero la peggiore d'Europa; fin quando poveri ragazzi in cerca di un lavoro sceglieranno questa strada solo per non rimanere in mezzo ad una strada, non potremo neanche offrire ai giovani che realmente hanno intenzione di conseguire una laurea una università adeguata e e competitiva. Qui i problemi si raddoppiano. Mondo del lavoro ridotto in miseria in cui trascina anche quello universitario.

Qui la domanda sorge spontanea: ma il lavoro dov'è? Lavoro ce ne sarebbe a bizzeffe se solo questo settore preferisse far lavorare un 20enne piuttosto che un 70enne. I giovani neodiplomati che potrebbero portare una ventata di progresso e innovazione nel nostro Paese vengono accantonati nelle liste degli uffici di collocamento, ora Centri per l'Impiego, che sono ormai in tilt per “sovraffollamento”.
Ai nostri giovani viene offerto il peggio: lavori da meno di 1000 euro al mese, contratti a tempo determinato o ancora peggio lavoro in nero. Un Paese davvero inginocchiato soprattutto dopo quest'ultima ondata di crisi che ha portato i posti di lavoro ad una riduzione di 380mila unità; nel 2009 i giovani occupati sono calati di 300mila unità, con un tasso di occupazione giovanile sceso al 44%.

Non c'è da stupirsi se il Sud ne fa le spese maggiori: dal 2003 il divario tra Nord e Sud in ambito lavorativo è diventato sempre più abissale; ciò dovuto soprattutto ai flussi migratori, ripresi intorno alla metà degli anni '90, di meridionali che si spostano nelle regioni settentrionali, rendendo impossibile una rigenerazione lavorativa.
Ma è in crescita anche il lavoro nero che al sud è oltre il 18%.
Questi poveri diplomati hanno dinnanzi davvero una situazione drammatica. Scegliere di avventurarsi in un mondo quale quello del lavoro che offre meno dello 0% di possibilità lavorative? O ripopolare i banchi universitari e rimandare il problema in cerca di un'altra alternativa?
Il problema è che anche se si volesse concepire l'università come un ammasso di “non-lavoratori” non per tutti risulta possibile questa possibilità; le spese universitarie sono molto ingenti, a maggior ragione per chi sceglie di studiare fuori sede. In base ai dati raccolti dai centri di osservazione delle principali agenzie immobiliari italiane, il 50% della spesa degli studenti fuori sede è finalizzata alle spese per la casa. Le somme naturalmente variano di città in città: a Roma i prezzi delle camere variano dai 400 agli 800 euro a stanza, come anche a Milano; tra Bologna e Parma si può uscirne con 400-500 euro. Molto dipende poi dallo stile di vita dello studente: uno stile di vita da fabbisogno giornaliero chiamiamolo “necessario” richiede dai 300 ai 600 euro mensili a seconda della persona; spesa che aumenta sconsideratamente nelle grandi città come Milano o Roma.
Se a questo aggiungiamo spese di viaggio, tasse universitarie, libri e materiali di studio, possiamo rilevare come studiare fuori sede costi dai 7.000 ai 15.000 euro annui di media. 50.000 euro per una laurea triennale praticamente. Ciò ovviamente se si sceglie un'università pubblica. Un investimento così ingente per una famiglia che sa di dover “accantonare” provvisoriamente il figlio non è certo dei migliori.

La Puglia si sforza di dare un futuro migliore ai suoi ragazzi, ma non risulta ancora competitiva. Il tasso di occupazione del 44,9% risulta inferiore rispetto alla media nazionale del 59%; di questa percentuale la maggior parte dei lavoratori sono occupati nel settore dei servizi, in calo quello dell'agricoltura. Mentre risulta essere il doppio il tasso di disoccupazione, pari all’12,6% contro un 6% a livello nazionale. La popolazione pugliese diminuisce ogni anno di quasi 1000 unità le quali si spostano nelle altre regioni italiane. A ciò si aggiunge un tasso di natalità bassissimo. La provincia di Brindisi in particolare si colloca con un tasso di occupazione del 22,02% mentre un tasso di disoccupazione del 25,78 %. L'epilogo di 5 anni di scuola superiore è sempre lo stesso; si è posti di fronte ad un'inevitabile scelta che comporta il futuro di tanti. Giovani con tante ambizioni e speranze già messi alla prova, incapaci di scegliere consapevolmente ed autonomamente. Quei giovani che già al primo gradino potrebbero inciampare ed alcuni anche arrendersi.

Noi giovani oggi non possiamo dipendere dal passato di altri; risulta essenziale per noi che varchiamo questa soglia della maturità crearci quelle alternative che altri non ci offrono. Se non ci danno un lavoro siamo noi che possiamo crearcelo; perchè tutto ha avuto un inizio, e anche le nostre idee e i nostri progetti possono averlo! Non ci si affida a questo presente che altri ci porgono su di un piatto non certo di argento, una realtà che ci offre davvero poco, molto incerta; dovrebbe essere un nostro dovere fare del nostro tempo un “nuovo” tempo; ogni generazione è andata creandosi un'”etichetta”. Noi dobbiamo essere la generazione dei “vogliosi”, dei ricercatori di un futuro, non quello offertoci da altri, ma quello che noi, solo noi possiamo darci. E tutto ciò parte dalle nostre scelte. (Graziana Ingrosso)


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Il diploma… e poi ?

A Settembre i test per le selezioni nelle varie facoltà!...ma quale facoltà?

 

Studiare sotto l’ombrellone dopo aver appena finito gli esami di Maturità?...E’ una realtà anche per molti studenti brindisini che a settembre dovranno cercare di superare i test che consentirà loro di entrare nelle facoltà a cui aspirano. E così, girando fra i vari lidi, alcuni giovani che solo qualche giorno fa hanno riposto nelle librerie i testi delle loro scuole da cui si sono diplomati, hanno fra le mani libroni di test perché a settembre c’è da tentare, da provare, da “rimettersi in gioco”. C’è chi passa ore su Internet esercitandosi a ritmo continuo su domande e test di ogni tipo. Mara Giurgola, ad esempio, diplomatasi quest’anno dal liceo scientifico “Fermi “ di Brindisi, il 7 settembre sarà a Milano per sostenere i test di selezione per “Design della Comunicazione”. Così ha ripreso a studiare, perché sa che “il tempo vola” e quella facoltà…le piacerebbe proprio farla. Molti studiano per superare i test di Medicina. Sempre a Milano, ad esempio, per poterli sostenere occorre fare domanda fra il 15 luglio ed il 27 agosto, e poi li si affronterà il 2 settembre 2010. A Perugia i test di Medicina saranno l’8 settembre 2010; stessa data anche per Bari. E tantissimi studenti ambiscono a superare questa selezione, anche se è molto difficile. C’è qualcuno che ci ha già provato lo scorso anno e ritenta di nuovo, nella speranza che sia la volta buona.


Comunque non tutte le facoltà richiedono test di selezione: in alcune lo si fa solo se si ha un voto basso di diploma, solitamente inferiore ad 80/100, altrimenti si entra automaticamente. In altre non lo si fa proprio, indipendentemente dal voto dell’esame di Maturità!

Molti altri studenti, infine, sono “in crisi”, perché ancora non sanno cosa fare…!!! Molti vorrebbero lavorare, ma, purtroppo il lavoro è poco, non si trova e così finiscono con l’usare l’Università come un parcheggio, del tipo “Ci vado finchè non trovo un posto!”. Tanti altri studenti brindisini, decidono di frequentare l’Università della Cittadella di Mesagne, sita fra Brindisi e Mesagne, presso la statale 7. Qui, infatti ci sono varie facoltà come Ingegneria, Scienze Sociali, Politiche e del Territorio, ecc. Tante famiglie decidono di mandare i figli “vicino casa”, anche per una questione economica, perché oggi mantenere un figlio all’Università costa moltissimo, se poi la sede è lontana le spese si triplicano! E comunque “la Cittadella “ di Mesagne funziona benissimo e gli studenti già iscritti si dicono soddisfatti. Erica Giurgola, sorella di Mara, ad esempio vi si è iscritta lo scorso anno dopo il diploma dall’Istituto Socio-Pedagogico di Brindisi. Ha preso “Sociologia” e si ritiene, a distanza di un anno, pienamente soddisfatta della sua scelta! Tanti studenti brindisini, invece, pensano d’iscriversi all’Università degli Studi di Lecce, famosa per le sue facoltà umanistiche e che nel corso degli anni ha “sfornato” grandi insegnanti e letterati. Le materie umanistiche hanno sede nel centro cittadino e da sempre il Viale degli Studenti che ad essa conduce, è stato frequentato da molti ragazzi brindisini. Nella sede distaccata di Monteroni, invece, hanno sede le Facoltà scientifiche e molto frequentate sono quelle di “Matematica” e di “Fisica”: Molti insegnanti che oggi lavorano nelle scuole brindisine, e insegnano Matematica e Fisica, si sono laureati proprio a Monteroni! Tanti altri che insegnano “Latino” o “Italiano”, si sono laureati nell’Università leccese.
Insomma i maturati 2010 sono ora alle prese con dubbi, domande, incertezze e test, perché ora inizia la fase più difficile della loro vita ed ogni decisione sarà importante e fondamentale per il loro futuro ed è veramente necessario “non sbagliare”, essere convinti delle proprie scelte, perché “sbagliare”, vorrebbe dire perdere tempo prezioso ed oggi come oggi, in cui tutto e tutti sono in gioco, in cui il lavoro scarseggia, in cui diventa sempre più difficile farsi una famiglia per questioni soprattutto economiche, non si deve “sbagliare”, perché il mondo del lavoro non si ferma ad aspettare più nessuno e…” se passa un treno occorre prenderlo al volo!”. (Federica Pignataro)


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Biglietto di sola andata

I giovani brindisini in fuga verso un futuro

 

Ogni settembre è un esodo, o forse una vera e propria fuga. Ogni settembre sono migliaia gli studenti che, un pò in cerca di libertà, un pò in cerca di nuove possibilità, scelgono di proseguire i propri studi universitari altrove, fuori dalla propria regione; e, senza che ciò ci stupisca molto, questa migrazione è unidirezionale, come sempre ci si sposta dal sud verso il nord.
Tanti, troppi giovanissimi messi a dura prova da un futuro forse un pò troppo incerto e precario. Per taluni c'è la voglia di intraprendere un'esperienza che li faccia maturare, per altri l'assenza concreta di strutture universitarie idonee nella propria terra, per altri ancora la noiosità di una vita di provincia e la voglia di evadere i confini imposti dai genitori; ci sono dieci, cento, mille ragioni che spingono i nostri ragazzi verso questa alquanto drastica scelta.
Ed è proprio la nostra regione, la nostra amata Puglia, che fa registrare il più numeroso flusso di fuggitivi, questa mandria di cervelli così giovani e promettenti che metteranno irrimediabilmente le proprie radici altrove, proprio quei cervelli che dovrebbero rappresentare per il nostro sud una boccata d'ossigeno, una nuova possibilità, una rigenerazione di classi politiche, economiche, ma soprattutto sociali. Non è un caso che i primi a fare le valigie siano i più meritevoli e coloro che hanno incassato dei voti considerevoli agli esami di maturità: sono proprio questi che coltivano ambizioni, obiettivi, speranze; sono coloro che, fra tanti, hanno dei progetti concreti che non trovano però un concreto riscontro negli enti, nell'amministrazione e nelle strutture pugliesi. Questo dato è confermato dal fatto che la percentuale di "espatriati" lievita significativamente se si considerano i 100 e i 100 e lode della regione.
In Italia la mobilità territoriale è piuttosto elevata, tanto che si conta che almeno uno studente su cinque studia in una regione diversa da quella di residenza; di per suo, la Puglia ha un tasso di mobilità del 32 % che le conferisce il primato tra tutte; ciò in base a delle statistiche rilevate dalla Regione Puglia negli ultimi anni.
Questi ragazzi preferiscono a quelli meridionali gli atenei del centro-nord popolando significativamente i banchi del Lazio, della Lombardia e dell'Emilia Romagna. In cima alla graduatoria delle città più gettonate si collocano Bologna in primis, che con la spiccata qualità del suo ateneo più antico d'Italia rispecchia l'immagine di "città universitaria per antonomasia", e Parma. Sono infatti 827 gli studenti della provincia di Brindisi che scelgono il capoluogo emiliano e 332 che optano per la cittadina parmense.
Tra i corsi preferiti, ancora una voltà, quelli di giurisprudenza ed economia.
Eppure, se si analizza la proposta universitaria pugliese, non si riscontrano grandi lacune; nel solo capoluogo barese si registrano ben otto corsi universitari e, oltre a questi, bisogna ricordare anche i sette corsi annessi trasferiti nella sede di Brindisi e gli altri sette corsi annessi collocati nel Polo Universitario Jonico di Taranto; l'Università degli Studi di Lecce invece offre ben 10 corsi di laurea. Possiamo quindi confermare che le strutture non mancano.
Nella provincia di Brindisi sono complessivamente 21635 gli universitari iscritti, mentre nella Puglia sono 225.520. Questo lo confermano i dati del 2009 del Ministero della Pubblica Istruzione.
Se fino a qualche anno fa questi dati di mobilità interregionale riguardavano per la maggior parte il popolo maschile di universitari, oggi le donne intraprendono una decisa ascesa. Ciò dimostra che se fino a poco tempo fa la donna era ancora incastrata irrimediabilmente nel ruolo di moglie-madre nella famiglia patriarcale meridionale, oggi per la preoccupante mancanza di occupazione si sposta anche lei, uscendo da questi schemi nel tempo consolidatisi. Ci accorgiamo da ciò di come lo scenario stia cambiando radicalmente, anche se questa emancipazione della donna del sud, sempre rimasta nella penombra, ci può solo rendere fieri.
Ma l'aspetto più critico di tutto ciò è l'epilogo; al termine di questi 3, o talvolta 5, anni universitari, questi stessi giovani che sono andati via con tante paure e indecisioni decidono di rimanere lontano da casa; scelgono di costruire il loro nido in quella città che li ha accolti e in certo senso anche cresciuti. Una volta diventati fuori sede, anche al termine degli studi, non si torna più. Un pò per motivi di lavoro, un pò meno per ferma volontà, si scelgie il biglietto di sola andata; pochissimi vanno contro corrente e scelgono di ritornare.
Ma se pensassimo solo a questi dati, a queste statistiche, potremmo quasi pensare che questi nostri ragazzi vanno via dalla loro terra e ne restano per tanto tempo lontani dimenticandosene. Potrebbero farci convincere che la bella vita milanese o romana o di qualsivoglia altra città li trattenga a sè. Ma possiamo davvero credere che sia così? L'appartenenza ad una terra, l'orgoglio per le proprie origini sono marcatamente visibili nei loro occhi. Loro, quelli di generazioni costrette a questa partenza. Loro che sono da tempo consapevoli dell'inadeguatezza e della precaria situazione delle nostre strutture, della situazione meridionale. C'è rassegnazione. Si parte perchè senza un'alternativa. E' questo l'aspetto più inciso e triste.
Le radici sono marchiate a fuoco in ognuno di noi, non c'è modo di disfarsene. Per quanto loro vogliano andare lontano, non se ne libereranno mai davvero. E se ne renderanno conto quando, parlando della loro terra, da "terroni" saranno entusiasti di raccontarne i pregi e le spettacolarità; quando a 1000 km di distanza realizzeranno davvero cosa avevevano e cosa hanno dovuto lasciare. Sarà proprio in quei momenti che si accorgeranno di chi sono e chi sempre resteranno. E ne saranno fieri.
(Graziana Ingrosso)


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