“La violenza è l'ultimo
rifugio degli incapaci” di Isaac
Asimov, scrittore russo.
Il
25 Novembre 1960 morivano le sorelle Mirabal.
Mentre si recavano a far visita ai loro mariti
in prigione, furono bloccate sulla strada da
agenti del Servizio Militare di Intelligence.
Condotte in un luogo nascosto furono torturate,
massacrate e strangolate, per poi essere gettate
in un precipizio, a bordo della loro auto, per
simulare un incidente. L'assassinio delle sorelle
Mirabal è ricordato come uno dei più
orribili episodi della storia della Repubblica
Dominicana. Nel 1999, l’Assemblea generale
delle Nazioni Unite ha dichiarato il 25 novembre
Giornata Mondiale per l’Eliminazione della
Violenza sulle Donne.
È questo forse il primo episodio di violenza
“di genere”, o quanto meno il primo
a riscuotere tanto clamore e ad essere realmente
ricordato. È questo il primo tassello
di un mosaico di vergogna di cui la nostra società
si è fatta promotrice. Dal 1960 ad oggi
non una, non cento, ma mille, migliaia di donne
sono finite sotto la mano violenta di un uomo,
e non una, non cento, ma molte di più
ne sono rimaste vittima. Dopo 50 anni di martiri
e patiboli femminili, la natura, o “innatura”,
di questi uomini non cambia; in Italia ancora
1 donna su 4 subisce violenze nel corso della
sua vita. Le violenze sono aumentate addirittura
del 300% negli ultimi nove anni. (Eurispes)
Secondo una statistica diffusa dall'Istat nel
2009, il 31,9% delle donne italiane ha subito
violenza. Nella maggior parte dei casi a compiere
tali violenze sono i partner delle stesse donne
vittime. E anche il dato sugli stupri conferma
la prevalenza di compagni, mariti, fidanzati
quali protagonisti delle violenze: 7 stupri
su 10 sono compiuti dal partner con ripetizione
della violenza.
Donne private di ogni dignità, di ogni
orgoglio; donne svuotate della loro essenza
più intima di femminilità. Sono
tutte donne che non riescono più a convivere
con la propria immagine, che ripudiano lo specchio
per vergogna di riconoscersi in quell'immagine
“derubata”. Tutte donne con ferite
che probabilmente non si rimargineranno mai
più.
Costrette a convivere all'ombra di quell'uomo;
diventate parte della sua violenza.
Senza voce e senza più un sorriso. “Dove
arriva a illuminare il sorriso della donna,
non giunge neppure il sole”, diceva qualcuno.
Cosa resta a queste donne invece?
La maggior parte di queste donne subisce perpetui
episodi di violenza e nel 67% dei casi tale
violenza riconosce l'aggressore proprio nel
partner della donna.
Di queste, solo il 4% denuncia la violenza subita.
Paura, dipendenza economica, isolamento, mancanza
di alloggio; sono numerosi i fattori che rendono
difficile per le donne interrompere la situazione
di cui sono vittime. Spesso è la vergogna
stessa, la vergogna di presentarsi alla società
come vittime di tali infamie che le frena.
I servizi dedicati alle vittime di questo tipo
di violenza di genere in Italia sono numerosi,
ma forse a volte poco conosciuti dalla vera
utenza che ne avrebbe bisogno. Se ne fa ancora
poca pubblicità, e per questo questi
enti rimangono pressoché inutilizzati.
Quello del 1522 ad esempio è un servizio
pubblico nazionale pensato dal Dipartimento
per le Pari Opportunità; è nato
esclusivamente con l'intento di fornire ascolto
e sostegno alle donne vittime di violenza.
Il numero, attivo 24 ore su 24 per tutti i giorni
dell'anno, è accessibile dall'intero
territorio nazionale gratuitamente, sia da rete
fissa che mobile, con un'accoglienza disponibile
nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo
e arabo. Le operatrici telefoniche, presenti
all'altro capo del telefono, forniscono una
prima risposta ai bisogni delle donne vittime
di abusi e violenze, offrendo informazioni utili
e un orientamento verso i servizi socio-sanitari
presenti a livello locale.
La Puglia è pure scenario di tali violenze.
Ma anche qui sono ancora poche le donne che
denunciano i loro aggressori. Secondo un'indagine
Istat, solo il 10,8% delle donne pugliesi denuncia
la violenza del partner a fronte di un 89,2%
che preferisce tacere. Mentre risulta ancora
più difficile per le donne denunciare
le violenze subite da uno sconosciuto o da un
non partner: in questo caso, infatti, solo il
5,4%.

Ma non stupiamoci se diciamo che la Puglia è
molto più preparata di altre regioni
ad affrontare questo fenomeno; riscontriamo
infatti una laboriosa operosità delle
istituzioni pugliesi che si muove molto efficacemente
verso la riduzione e poi la soluzione di tale
problema, iniziando proprio con progetti e iniziative
che mettano al centro la donna e nulla più.
Si è concluso infatti a fine marzo scorso,
con risultati di grande interesse, il Progetto
“Services for women victims of violence.
Analysis of trends and impact evaluation”
con cui la Regione Puglia, con il Servizio Benessere
Sociale e Pari Opportunità dell’Assessorato
alla Solidarietà e alle Politiche Sociali,
ha aderito a Daphne III(2007-2013); è
stato un primo passo molto importante a favore
della lotta e della prevenzione della violenza
e dello sfruttamento delle donne.
Il progetto rappresenta un contributo conoscitivo
determinante per la definizione delle politiche
che la Regione e le Province intendono seguire,
tenendo conto sia della normativa regionale
rispetto alla rete dei servizi per le vittime
di violenza, che delle esigenze espresse dal
territorio ed emerse grazie al progetto regionale.
Ma le lacune non mancano. Si pensi che le province
di Lecce, Taranto e Foggia risultano totalmente
sprovviste di Centri antiviolenza che pure dovrebbero
essere presenti in ciascuna provincia, secondo
quanto disposto dalle linee guida attuative
della legge regionale 17/2003 attualmente vigenti.
Al contrario, la provincia di Brindisi è
molto più attiva su questo fronte. Nasce
infatti proprio qui nel 1995 l'Associazione
Io Donna.
Dal 1991 l'associazione gestisce una linea telefonica
“IO DONNA per non subire violenza”
alla quale le donne possono rivolgersi telefonicamente
o personalmente per parlare delle proprie esperienze
, chiedere sostegno psicologico e legale, ottenere
informazioni sui servizi attivi della città,
e trovare accoglienza, informazioni ed aiuto
concreto.
L'associazione è ubicata in Via Cappuccini,
8 ed il numero di telefono è il seguente:
0831-522034.
A Bari è invece attivo il Centro Anti
Violenza Associazione Aracne, ubicato in Via
Lombardi, 12. Numero di telefono 080/5218389.
C'è un impellente bisogno che le donne
conoscano tali realtà; perchè
non si sentano sole, perchè sole non
lo saranno mai!
Una donna non dimenticherà mai quello
schiaffo, quei graffi. Anche se i lividi passeranno,
quella donna avrà cicatrici, indelebili,
invisibili. Avrà vergogna, dolore.
Che ogni uomo si renda conto di ciò che
una donna realmente è. Perchè
più di lei, chi potrà salvarlo?
(Graziana
Ingrosso)