In tempi recenti, dopo essere divenuto senatore
a vita a merito della sua carica di Presidente
della Repubblica, è più volte
stato partecipe della scena politica; è
stato uno di coloro che ha votato la fiducia
all’attuale governo Berlusconi nel 2008.
Un uomo delle istituzioni, si direbbe. Per questo
ha ricevuto tantissime onorificenze, italiane
e straniere. Tra queste, da ricordare il titolo
di Presidente emerito della Repubblica Italiana,
conseguito con un decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri.
Un politico che ha precorso tutti i tempi, ricordato
per la sua attività, la sua tempra, la
sua fermezza e per il suo essere sempre “il
più giovane” a ricoprire una carica.
In molti che lo hanno conosciuto lo ricordano
come un uomo tra i migliori.
Un saluto a chi ha fatto e scritto la storia
dello scorso secolo.
(Alessia
Mastrovito)
Francesco Cossiga - Biografia
Francesco Cossiga nasce
il 26 luglio 1928 a Sassari. E' senza dubbio
uno dei politici italiani più longevi
e più prestigiosi. La sua è una
carriera che sembra non chiudersi mai. Enfant
prodige della Democrazia Cristiana del dopoguerra,
ha ricoperto tutti gli incarichi di governo
possibili, dal ministero dell'Interno, alla
presidenza del Consiglio, fino alla presidenza
della Repubblica.
Il giovane Francesco
non perde tempo: consegue la maturità
a sedici anni, e quattro anni dopo la laurea
in Giurisprudenza. A diciassette anni è
già iscritto alla Dc. A 28 è segretario
provinciale. Due anni dopo, nel 1958, entra
a Montecitorio. E' il più giovane sottosegretario
alla Difesa nel terzo governo guidato da Aldo
Moro; è il più giovane ministro
dell'Interno (fino ad allora) nel 1976 a 48
anni; è il più giovane presidente
del Consiglio (fino ad allora) nel 1979 a 51;
il più giovane presidente del Senato
nel 1983 a 51 anni e il più giovane presidente
della Repubblica nel 1985 a 57 anni.
Francesco
Cossiga è passato indenne attraverso
il fuoco di feroci polemiche dei cosiddetti
"anni di piombo". Negli anni '70 è
identificato dall'estrema sinistra come il nemico
numero uno: il nome "Kossiga", viene
scritto sui muri con la "K" e le due
esse runiche delle Ss naziste. Il sequestro
di Aldo Moro (16 marzo-9 maggio 1978) è
il momento più difficile della sua carriera.
Il fallimento delle indagini e l'uccisione di
Moro lo costringono alle dimissioni.
Sui
55 giorni del sequestro, le polemiche e le accuse
a Cossiga sembrano non finire mai.
C'è chi accusa Cossiga di inefficienza;
altri sospettano addirittura che il "Piano
di emergenza" predisposto da Cossiga non
mirasse affatto alla liberazione dell'ostaggio.
La accuse sono pesantissime e per anni Cossiga
si difenderà in modo sempre fermo e tenace,
come il suo carattere.
In
gran parte dell'opinione pubblica è radicata
la convinzione che sia tra i depositari di molti
misteri italiani degli anni del terrorismo.
In un'intervista Cossiga ha dichiarato: "Se
ho i capelli bianchi e le macchie sulla pelle
è per questo. Perché mentre lasciavamo
uccidere Moro, me ne rendevo conto".
Presidente
del Consiglio nel 1979, è accusato di
favoreggiamento nei confronti del terrorista
di "Prima Linea" Marco Donat Cattin,
figlio del politico Dc Carlo. Le accuse saranno
dichiarate infondate dalla commissione inquirente.
Il suo governo cade nel 1980, impallinato dai
"franchi tiratori" Dc che bocciano
il suo "Decretone economico" che avrebbe
dovuto benedire l'accordo Nissan e Alfa Romeo.
Per un voto Cossiga cade e con lui l'intesa.
Un giornale titola ironico: "Fiat voluntas
tua", alludendo alla soddisfazione dell'industria
automobilistica di Torino per il mancato sbarco
in Italia dei giapponesi. Per qualche anno Francesco
Cossiga rimane nell'ombra, scalzato dalla Dc
del "preambolo" che chiude a qualsiasi
ipotesi di accordo col Pci.
Nel
1985 Cossiga viene eletto Presidente della Repubblica
Italiana con una maggioranza record: 752 voti
su 977 votanti. Per lui Dc, Psi, Pci, Pri, Pli,
Psdi e Sinistra Indipendente. Per cinque anni
ricopre il ruolo di "presidente notaio",
discreto e pignolo nell'attenersi alla Costituzione.
Nel 1990 cambia stile. Diventa il "picconatore",
attacca CSM (il Consiglio Superiore della Magistratura),
la Corte Costituzionale e il sistema dei partiti.
Lo fa, dice, per "togliersi qualche sassolino
dalle scarpe".
Cossiga
sollecita una grande riforma dello Stato e se
la prende con singoli esponenti politici. C'è
chi arriva a dargli del matto: lui risponde
di "farlo, non di esserlo. E' diverso".
Nel
1990, quando Giulio Andreotti rivela l'esistenza
di "Gladio", Cossiga attacca praticamente
tutti, soprattutto la Dc dalla quale si sente
"scaricato". Il Pds avvia la procedura
di impeachment. Attende le elezioni del 1992
e poi si dimette con un discorso televisivo
di 45 minuti. Esce di scena volontariamente:
tutto il sistema che critica e accusa da due
anni, crollerà pochi mesi dopo.
Ricompare
a sorpresa nell'autunno del 1998, al momento
della crisi del governo Prodi. Fonda l'Udeur
(Unione democratici per l'Europa) e dà
un sostegno decisivo alla nascita del governo
di Massimo D'Alema. L'idillio dura poco. Dopo
meno di un anno Cossiga lascia l'Udeur e torna
a fare il "battitore libero" con l'Upr
(Unione per la Repubblica). Alle elezioni politiche
del 2001 dà l'appoggio a Silvio Berlusconi,
tuttavia in seguito, in Senato, non voterà
la fiducia.