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La
magia di “Romeo + Giulietta” a Milano
Reportage di tre giorni di successo
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BRINDISI
- Ore 7 di un mattino non qualunque, un aeroporto
semivuoto, trenta ragazzi che non aspettano altro
che la partenza, con il sorriso sulle labbra e
negli occhi l’entusiasmo di chi incomincia
un viaggio dal quale non vorrebbe tornare mai
più. Nella testa, invece, i pensieri e
le speranze sono tutti per quello che seguirà
l’atterraggio di quello stesso aereo che
stanno aspettando, e che presto volerà
in direzione di Milano. E’ lì che
attendono di arrivare esattamente dal momento
in cui, mesi e mesi prima, è stato comunicato
loro che lo spettacolo che hanno preparato con
tanta passione e dedizione per un progetto PON
scolastico stavolta debutterà nella capitale
padana, nel teatro più grande in cui abbiano
mai calcato le scene. Dopo anni di esperienze
su vari palchi pugliesi, ricchi tanto di sforzi
e di fatiche quanto di emozione e condivisione
profonda, questo sembra essere il picco più
alto di un’avventura cominciata senza tante
pretese nella piccola palestra del Liceo Classico
“Benedetto Marzolla” di Brindisi,
all’epoca in cui ci si sarebbe accontentati
di un semplice saggio di fine anno. |
I protagonisti di “Romeo+Giulietta:
odio/amore” ancora stentano a
credere che sia davvero giunto il fatidico
24 marzo, che in poche ore approderanno
in una città grande, sconosciuta
e pulsante di vita, luogo di incontro
con un pubblico del tutto diverso da
quello che abbiano mai avuto, con la
paura di deludere le aspettative e la
voglia incommensurabile di superarle,
contando su quello che sono capaci di
realizzare insieme. Ed è insieme
che vivono la stessa scarica di adrenalina
intensa quando si ritrovano di fronte
al Teatro Nuovo di Piazza San Babila,
grande almeno il doppio di quello in
cui si sono esibiti per l’ultima
volta, ancora vuoto ma abbastanza adatto
a lasciar spazio all’immaginazione
di un pubblico numeroso, eterogeneo,
e magari anche in piedi ad applaudire.
E’ un batticuore forte quando,
la mattina del 25 marzo quella stessa
platea i nostri cantanti, attori e ballerini
la vedono gremita di gente come l’avrebbero
solo immaginata nelle loro teste, impaziente
come avevano sperato per tutta la durata
del loro viaggio.
Si tratta di un pubblico di scuole
medie, elementari e superiori
giunte in teatro con i rispettivi
insegnanti per gustarsi il dramma
più famoso di sempre, non
aspettandosi certo di sussultare
alle battute autoritarie del Principe
di Verona, di emozionarsi davanti
alle pose mozzafiato dei ballerini
di break dance, di impaurirsi
al momento del duello tra Mercuzio
e Tebaldo, di commuoversi ascoltando
le canzoni che i due amanti cantano
prima di morire. <<Quest’interpretazione
di un testo classico in chiave
moderna è davvero entusiasmante>>
ci assicura un’insegnante
di una scuola media di Milano
<<Abbiamo scelto di portare
i ragazzi a teatro per farli assistere
a uno spettacolo messo in scena
da gente talentuosa e preparata,
e nonostante l’età
media dei protagonisti sia davvero
bassa, quello che abbiamo visto
oggi non ha affatto deluso le
nostre aspettative>>. Nelle
prime file, i bambini più
piccoli, tra cui quelli di una
scuola elementare di Bergamo,
sono i fans più accaniti
dello spettacolo, tanto da chiedere
il bis ai due breakers. |
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Non
sono gli unici a stare a stento seduti
al momento dei saluti finali: tutto
il pubblico è totalmente in visibilio
e riempie di applausi i teatranti. Nonostante
l’incredibile successo a dispetto
di alcuni problemi tecnici, però,
qualche preoccupazione in più
è riservata alla data del 26
marzo, quando il teatro sarà
aperto al pubblico nel primo pomeriggio.
L’ansia è maggiore di quella
del primo spettacolo, eppure, forse
per una sicurezza insperata, forse per
la fortuna del giorno precedente, sono
gli stessi protagonisti a rendersi conto,
nel corso della loro seconda esibizione
milanese, di ritrovarsi in un turbinio
di sensazioni mai provate prima: l’aria
è ricca di pathos, lo scontro
fra le due famiglie è più
acceso che mai, Romeo ha davvero le
lacrime agli occhi alla morte di Mercuzio,
Montecchi e Capuleti sembrano davvero
devastati dal dolore della perdita di
due innocenti a causa del loro invincibile
e insensato odio. Quando il sipario
sta per calare, infatti, non sono pochi
coloro che sono in piedi a battere le
mani, a urlare complimenti, ad avvicinarsi
all’uscita del teatro canticchiando
il motivo di qualche canzone dello spettacolo.
E mentre uno spettatore commenta, a
sipario calato, <<mi vien da piangere>>,
i due interpreti principali vengono
assaliti da una folla di bambini ansiosi
di un autografo. Nei camerini aleggia
la soddisfazione di chi sa di essersi
esibito al meglio, di chi ce l’ha
fatta, di chi sta per tornare a casa
nel giro di poche ore forse con più
felicità di quando è partito.
Il tremore delle mani, l’ansia
prima di entrare in scena, l’impatto
con la folla non sono prerogative di
un teatro milanese, ma forse questo
spettacolo resterà nel cuore
degli interpreti per sempre, per l’emozione
che ha lasciato, per la dedizione che
ha richiesto, per la passione profonda
con cui stato vissuto. D’ora in
poi, Milano vorrà dire il culmine
di una storia di talento e amore sviscerale
per l’arte, cominciata con un
sogno, finalmente divenuto realtà.
(Francesca
Tammone - inviata a Milano per Brindisi
& Italia News)
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