Tarek
Heggy: una finestra aperta sul medio oriente
L’incontro
organizzato dal Rotary International Club Brindisi Valesio
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L’incontro
organizzato dal Rotary International Club Brindisi
Valesio ha visto come protagonista Tarek Heggy,
straordinario scrittore e intellettuale egiziano,
nonché abile conoscitore della lingua inglese,
che ha condotto gli studi di giurisprudenza al
Cairo, ma si è specializzato a Ginevra;
Tarek –come preferisce essere chiamato-
ha sempre vissuto a stretto contatto con la cultura
occidentale, non dimenticando mai l’Egitto,
perciò si considera destinato a fare da
mediatore tra le due realtà: “la
sfida della mia vita” come dice nella conferenza
“è legata ad una sola parola:
modernità”. Noi sappiamo
poco della situazione in Medio Oriente, solo ciò
che trapela dai giornali e dalle televisioni,
persino i programmi scolastici sono incentrati
su una visione del mondo a modello delle società
capitaliste occidentali; anche per questo magari
“stiamo commettendo un grave errore”
come spiega Heggy, perché crediamo sempre
che la nostra società, cultura o religione
siano le più moderne o legittime, così
come quando sosteniamo che la democrazia
sia la soluzione più consona e ragionevole
a tutti i problemi, in questo caso dell’Occidente.
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Anche
Tarek ovviamente è a favore della democrazia
in Egitto, ma contesta la sua imposizione, perché
ogni paese deve fare prima la sua crescita, senza
rischiare di subire una politica
che provenga dall’esterno. Tarek dice che “se
io inquino il mio paese lo faccio anche in tutti quelli
circostanti e lo stesso accade per le idee”,
con questo spiega che un passaggio culturale o sociale
deve avvenire in autonomia e gradualmente. L’Egitto,
come anche altre nazioni, purtroppo sta regredendo:
la sua generazione e le precedenti erano interessate
sia al progresso scientifico, tecnologico, in ambito
petrolifero o farmaceutico, e sia ad altri aspetti,
come quelli dello sviluppo culturale, artistico, ideologico…
andando avanti negli anni si è puntato sempre
più sulle attività del primo elenco,
perché se ne ricavava un forte incremento
economico; ma come ricorda Tarek “in
tutte le civiltà gli artisti sono venuti prima
degli scienziati”, questo non significa disprezzare
l’avanzamento tecnologico, ma far notare che
ci sono anche altri aspetti su cui puntare. “Negli
anni ‘30 gli egiziani emigravano in Europa perché
ne erano affascinati, oggi si emigra per soldi o per
lavoro, non per ragioni culturali”. Tarek vorrebbe
che la sua società si basasse su tre principi:
pluralità, rispetto e relativismo. La
pluralità è una realtà
del tutto assente in Medio Oriente, consiste nella
varietà di idee e opinioni, nel rappresentare
la complessità e la varietà dei singoli
in una società; bisogna trovare un unione pacifica
nella diversità. Il rispetto
manca quando si sente parlare delle persecuzioni alle
minoranze, dell’ intolleranza religiosa o della
situazione delle donne –tema molto seguito da
Tarek, anche nei suoi libri, così come quello
delle persecuzioni ai Copti. Gli Arabi dicono delle
donne che sono come la carne dal macellaio, se non
vengono coperte non servono a niente; è altrettanto
sconcertante sentire gente che vorrebbe vedere morti
i propri figli per le ideologie e molti sostengono
che i diritti umani siano stati inventati dagli occidentali
per distruggere la cultura Araba. Secondo Tarek le
donne non saranno mai liberate dagli uomini, sono
vittime della tradizione e prima o poi si libereranno
autonomamente. Per relativismo si
intende la visione della realtà in modo relativo,
riconoscendo e rispettando le altre; Tarek non tollera
l’imposizione della religione che è considerata
in Oriente come l’unica autentica; senza contare
che i principi presentati per veri non sono a volte
nemmeno scritti nel Corano. Secondo Tarek la nostra
società non è certamente perfetta, ma
è aperta al miglioramento, dice che ha fiducia
nei giovani, ma l’istruzione
che ricevono in Medio Oriente rappresenta un ostacolo
alla loro formazione ideologica autonoma e non gli
consentirà mai di avere capacità critica
perché continua a chiudere le loro menti; la
scuola nel suo paese è a senso unico: non c’è
scambio tra insegnanti e alunni, l’apprendimento
fondato sull’obbedienza non ha un rinnovamento
da decine di anni. Tarek Heggy conduce giornalmente
tantissime battaglie per risollevare l’Egitto
e dargli una scossa di modernità, è
attualmente candidato alle elezioni presidenziali
ed è convinto che al suo paese serva una maggioranza
liberale al Parlamento per raggiungere una qualche
forma di democrazia e far valere finalmente i diritti
che difende nelle sue cause. Ha scritto circa una
ventina di libri nei quali tratta in modo sintetico
i problemi del Medio Oriente oggi, la sua ultima pubblicazione
tradotta in italiano è “Le prigioni
della mente araba”. (Ester
De Donno IVD)

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