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Attualità

 



Discovery: in un museo la navetta spaziale che lanciò Hubble nel 1990

Visitabile nel museo dell’aeronautica e dello spazio di Washington

 

Era famosa per aver lanciato il telescopio spaziale Hubble nel 1990 e per aver ospitato a bordo John Glenn all’età di 77 anni e ieri, il 18 aprile 2012, ha fatto l’ultimo piccolo volo: lo shuttle Discovery è decollato da Cape Canaveral, non più verso il cielo nero dell’Universo ma verso le sale del Museo dell’aeronautica e dello spazio di Washington. Il Discovery deve il proprio nome alla nave HMS Discovery, che trasportò l’esploratore James Cook nell’ultimo dei suoi tre viaggi principali. Non ufficialmente, lo shuttle trae il proprio nome da Discovery, l’astronave del film “2001: Odissea nello spazio”. Il primo volo di Discovery è stato nell’agosto del 1984; da allora ha compiuto 39 missioni, rimanendo in orbita per 365 giorni, 12 ore, 53 minuti e 34 secondi e conquistando il record della piccola flotta spaziale. Fu il terzo shuttle operativo. Lo shuttle è stato ritirato dal servizio il 9 marzo 2012, e l’esposizione nel Museo è stata autorizzata dopo circa un mese, in seguito ad un processo di decontaminazione. Ora potrà essere ammirato nella sezione del Museo che ospita i grandi aerei, vicino all’aeroporto Dulles. (Luisa Simone IVC)





 

Peppino, cos’ è la mafia? “e' una montagna di merda”

A Brindisi, il ricordo di Peppino Impastato


Nella serata di lunedì 2 aprile, l’ITIS “Giorgi” di Brindisi ha saputo stupire il pubblico presente nell’auditorium della Biblioteca Provinciale di Brindisi con il progetto “i cento passi della legalità” in onore di Giuseppe Impastato, detto Peppino e in ricordo delle sue scelte contro la mafia.

La serata si è aperta in toni musicali: un trio di giovani musicisti (Antonio, Matteo e Samuele, accompagnati alla chitarra dal prof. Vinci) si è sostituito di tanto in tanto al dibattito, lasciando spazio subito dopo ad un emblematico filmato nel quale un personaggio siciliano si opponeva pubblicamente alla costruzione di una pista aeroportuale su terreni agricoli espropriati ai contadini e denunciava il fatto come di matrice mafiosa; il coraggioso portavoce si rivolgeva a figure ammutolite e schiavizzate dai clan locali, perciò mentre portava un’ondata di rivoluzione riceveva una marea di omertà. Naturalmente la rappresentazione si riferisce ad accaduti reali, sappiamo infatti che Giuseppe Impastato aveva sostenuto i contadini del suo paese proprio in questa battaglia, perché convinto che la mafia - in particolare il clan di Gaetano Badalamenti - avrebbe utilizzato le vie aeree per il trasporto della droga. Quest’ultima è solo una delle tante lotte di Peppino, che non sopportava il suo cognome, e odiava il regime mafioso che opprimeva Cinisi, la sua città palermitana.


Dai vividi racconti di Giovanni Impastato, fratello di Giuseppe la platea ha potuto immaginare l’infanzia di quei due compagni di vita inseriti solo per nascita in un contesto così tremendamente raccapricciante; che paradossalmente vissero con serenità. Giovanni ricorda l’atmosfera tanto allegra dei pranzi con i contadini che la sua famiglia era solita fare, non ci evita la magica sensazione nell’osservare le lucciole, che non è più riuscito a provare da quando, racconta, si è dovuto improvvisare adulto, perché con l’omicidio dello zio Cesare Manzella (capomafia) ha scoperto una nuova mafia, che era un po’ come quel pozzo vicino casa, che certamente gli assicurava l’acqua per dissetarsi, ma del quale lui, ancora bambino, aveva una terribile paura.
L’uccisione dello zio Cesare fece scattare un meccanismo nella mente di Giuseppe che, ancora giovanissimo cercò in tutti i modi possibili di contrastare e denunciare: si improvvisò reporter per fotografare gli orrori mafiosi; continuò nella sua opera alla radio; poi con il giornale “L’idea socialista” e con l’associazione “Musica & Cultura”: “se questa è mafia io per tutta la vita mi batterò contro”, queste sono le sue parole, aveva già scelto; cosa che oggi molti personaggi pubblici non fanno, ed è gravissimo perché se non sei contro la mafia sei con la mafia! Giuseppe non era obbligato a ribellarsi, a lottare fino a farsi uccidere, ma lo ha fatto ugualmente, i nostri rappresentanti al contrario sono bravissimi a contrattare con la mafia, perché – anche secondo il procuratore Milto De Nozza - in questo momento attraversiamo un periodo di mafia quiescente, infatti è vero che non ci sono le grandi manifestazioni criminali come quelle degli anni ’90, ma solo perché loro non agiscono più come un tempo, si sono evoluti, e come se non fosse abbastanza lo Stato sta attuando una forma di solidarietà sociale nei loro confronti; la mafia deve farsi volere bene dal popolo, così da poterlo abbindolare e inculcargli qualsiasi cosa! “Bisogna agire con cautela e conoscere le loro regole, il loro linguaggio, la loro organizzazione” spiega il procuratore Marco Dinapoli, perché come è successo nel 2008 a San Pietro Vernotico, con la condanna di un esponente mafioso (per gli incendi di decine di auto) non si è fatto altro che consegnare la cittadina nelle mani del clan opposto.

Ma perchè gli italiani devono sopportare che la mafia influisca sulla politica? (del Sud così come su quella del Nord ,anche se in maniera diversa) Il Governo tollera tutto questo? (ci sottrae 400 miliardi ogni anno) Ma se la Mafia ha il controllo territoriale in Italia, allora il nostro Stato esiste? Cos’è la mafia? Dov’è la mafia? Sono tanti gli interrogativi che ci lasciano Giovanni Impastato, Marco Dinapoli, Milto de Nozza e Maria Luisa Sardelli (preside del Giorgi), ma ci suggeriscono anche di non dimenticare chi ha combattuto e ha scelto da che parte stare.

Giuseppe Impastato è stato assassinato il 9 maggio 1978, dopo essersi candidato nel suo paese alla lista Democrazia Proletaria (prima manifestazione nazionale contro la mafia); solo nel 1984 però la sua uccisione è stata riconosciuta come delitto di mafia.
(Ester De Donno IVD)

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Incontro di riflessione sul femminicidio

La Puglia e Brindisi non ne sono immuni

 

BRINDISI - La donna, in quanto tale, è spesso vittima di violenze di ogni genere. E’ stato questo il tema portante dell’incontro pubblico organizzato nella nostra città venerdì 30 marzo, presso l’Auditorium della Biblioteca Provinciale.

Ha visto protagonisti l’avvocato Barbara Spinelli e la fondatrice della Casa delle Donne di Bologna Anna Pramstrahler, che hanno approfondito l’argomento della violenza, premettendo che ogni tipologia di discriminazione basata sul genere è una violazione dei diritti fondamentali delle donne. Anna Pramstrahler, prima di parlare degli omicidi di cui sempre più spesso sono vittime le donne, ha spiegato la differenza tra i due termini femmicidio e femminicidio: il primo si riferisce all’assassinio di una donna per motivi legati al genere, e il secondo è utilizzato per indicare tutte le forme di violenza che uccidono in senso figurato la categoria femminile sul piano politico, sociale e psicologico.

Si riscontra un esempio di femminicidio politico, quando sono le istituzioni a non garantire aiuto e protezione; sappiamo che nel 70% dei casi di donne uccise (non in senso figurato) c’era stata una richiesta di aiuto a organi preposti non accolta o perlomeno non presa sufficientemente in considerazione. "Il fenomeno del femminicidio è anche un problema sociale", sostiene il sociologo Angelo Campana, Dirigente Integrazione Socio-Sanitaria nella ASL Brindisi, che pur non essendo presente, ha fatto sentire la sua voce; sappiamo infatti che uomini impegnati come lui chiedono una Convenzione Europea che adoperi una politica volta alla sensibilizzazione,informazione, prevenzione, aiuto e supporto.

Il femminicidio psicologico entra in gioco quando veniamo a sapere come la metà delle discriminazioni e delle violenze trova riconoscimento nel Nord Italia e solo un quarto nel Sud: ma siamo davvero sicuri che questi dati rispecchino la realtà dei fatti? Forse è proprio nel Meridione che si tende a non denunciare, comportamento che deriva da un’altra forma di femminicidio psicologico; è solo il 7% delle donne a denunciare le violenze subite.

I presenti al dibattito sono stati messi al corrente dei 28 omicidi (2 a Brindisi) di donne commessi tra 2008 e 2011 nella sola Regione Puglia, ad opera di mariti, fidanzati, figli, condomini…e in tutti i casi l’aggressore conosceva la vittima. Non sono solo questi i dati sconcertanti analizzati da Barbara Spinelli, che con la proiezione di chiari e accurati grafici è riuscita a descrivere tante crude verità, come il terribile primato dell’Italia per i femminicidi rispetto a quello di Est Europa, Africa, Sudamerica e Cina.

Molti omicidi non hanno ancora il nome del carnefice, ma non per questo devono essere archiviati e dimenticati, perciò l’associazione di Anna Pramstrahler organizza da sempre in tutta Italia mostre di sensibilizzazione con sagome in metallo in rappresentazione e ricordo delle donne uccise. (Ester De Donno IVD)

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Africa: diciamo NO alla schiavitù!

Convegno su tema: sfruttamento o cooperazione in Africa

 

Martedì 27 marzo 2012, nel teatro della parrocchia “S. Vito” di Brindisi, si è svolto un incontro con i ginnasiali del liceo classico “B.Marzolla” con le referenti e la fondatrice dell’Associazione Huipalas di Mesagne, Antonietta Pignataro, per approfondire il tema “Sfruttamento o cooperazione in Africa?”. Si è visionato il film “Blood Diamond” di E. Zwick. Nessuno di noi desidererà più ricevere in dono un diamante dopo averlo visto senza assicurarsi della sua provenienza, perché dietro ognuno di essi c’è una storia di sfruttamento e schiavitù. Nel film si racconta proprio questo in un giro inarrestabile di morte, teatro la Sierra Leone, un paese in guerra da cui provengono diamanti a danno della gente del posto che viene resa schiava dai potenti e fatta lavorare duramente per l’estrazione di pietre preziose. Due personaggi agli antipodi: Solomon Vandy, negro disposto a tutto per riunire la sua famiglia divisa dalla guerra e Danny Archer, cinico contrabbandiere di diamanti, interpretato da un formidabile Leonardo Di Caprio. Solomon trova uno splendido diamante mentre lavora come schiavo e lo sotterra in attesa di recuperarlo dopo la guerra civile. Nel frattempo Solomon conosce Danny che si offre di aiutarlo con lo scopo di mettere le mani sul gioiello. I due hanno un fine in comune: riscattare un’intera vita con quella pietra. Ai due si unisce la bella fotografa-giornalista Maddy, impegnata a denunciare le atrocità di quella guerra. Danny fornisce a Maddy tutte le informazioni per il suo articolo, dopodiché Danny e Solomon fuggono per ritrovare il figlio del giovane negro divenuto bambino-soldato al servizio dei ribelli.

Una denuncia molto forte sull’ingiusto traffico in questi paesi e il sangue innocente di troppe vittime. Oggi la Sierra Leone è in pace, ma in Africa ci sono ancora 200.000 bambini soldato. Dopo aver visto il film ha preso parola la fondatrice dell’Associazione Huipalas, Antonietta Pignataro: “Dalla baraccopoli di Korogocho non si vede la primavera, non ci sono finestre. Vi racconto di Mohiza: era un orfano, pieno di vita che mi ha salutato mentre andava a recuperare la cena dalla discarica. Tornai dopo sei mesi e lui non c’era più”. Tanti bambini come Mohiza perdono tutti i loro diritti.. e anche la vita. “Ci sono invece”, continua la Pignataro, “ragazzi di colore divenuti artisti, ingegneri grazie anche alla presenza sul posto di “Huipalas”, associazione nata nel 2005 impegnata in progetti di sostegno e di formazione. Uno di questi è “Kijiji”, la costruzione di un centro per l’assistenza dei ragazzi in difficoltà a 120 km da Nairobi. “Il centro sarà costruito in maniera eco-compatibile. Quei ragazzi hanno tanta voglia di fare, vogliono essere autosufficienti! Invece si sentono strumento nelle mani di altri. Anche la condizione delle donne in Kenya è difficile; se non sono sfruttate nella prostituzione, molte sono occupate a coltivare rose che vengono esportate in tutto il mondo, mentre loro guadagnano mezzo centesimo all’ora. Le rose simboleggiano l’amore, ma quelle donne non saranno mai felici, perché vengono rese sterili dai concimi usati in abbondanza senza le dovute precauzioni e quindi non potranno donare il loro amore a un figlio”.

Questa è la situazione in Africa: i diamanti portano guerra, carestia, distruzione al popolo africano, mentre i potenti si arricchiscono sempre di più sulle spalle degli africani. Ma coloro che vengono sfruttati di più sono i bambini, più facili da adescare e sottomettere, costretti a sopprimere la loro volontà, anche attraverso l’uso di droga che assumono sniffando colla per stordirsi, come fanno i piccoli di Kogorocho a Nairobi nella raccolta dei rifiuti in discarica. Questo tema ha suscitato talmente tanto interesse nei ginnasiali che alcuni ragazzi si sono proposti per collaborare con l’Associazione Huipalas Honlus. Ma chiunque può collaborare grazie al progetto “Un mattone per l’Africa” donando 5 euro per la costruzione del villaggio solidale di “Kijiji” a Nairobi. “Hubuntu” nella lingua Bantu significa “Io sono perche noi siamo”. E’ bellissimo questo loro concetto di società, di unità e la nostra mente dovrebbe aprirsi anche alla luce della globalizzazione. Sarebbe un grande traguardo se ognuno di noi interiorizzasse questo concetto. Si risolverebbero i grandi problemi mondiali legati soprattutto all’orgoglio nazionale. Noi speriamo che un giorno si arrivi a questo, dicendo basta alla violenza, alla sopraffazione, agli spargimenti di sangue, agli orfani, agli stupri, alla schiavitù! L’uomo è un animale che si distingue per la razionalità, ma tante volte ometteremmo quest’ultima parola. (Per informazioni sul progetto www.huipalas.it) (Giulia Livieri e Giada Cantanna IVD)

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Marzolla e Vigna: una lezione memorabile

Presentato il libro “In difesa della giustizia”

 

Una giornata speciale è appena trascorsa per gli studenti del liceo classico “Benedetto Marzolla” di Brindisi, all’insegna della legalità e dei valori civili.

La prima parte è stata dedicata alla visione del film “ I cento passi” di Marco Tullio Giordana, in memoria di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978. Un giovane siciliano che ha messo la propria vita al servizio della verità e della giustizia, come continua a fare ancora oggi il dott. Piero Luigi Vigna. Il film mostra uno spaccato di una Sicilia che vuole la mafia non per paura, ma per garantirsi sicurezza e indifferente tranquillità. Da una parte i valori della famiglia, l’onore e il rispetto, ma sfigurati in un teatro dell’orrore, dall’altra sentimenti, partecipazione, informazione, libertà, denuncia delle ingiustizie che cercano di abitare nelle menti dei cittadini anche attraverso la comunicazione in radio.

Ad accogliere Vigna, accompagnato dal commissario straordinario di Brindisi Bruno Pezzuto, è la canzone-poesia di De Gregori, “Viva l’Italia”, testimonianza di un periodo molto oscuro di un Paese che ha sofferto il terrorismo, le bombe sulle piazze, l’inerzia e l’incertezza che attanagliavano il paese: “E’ un invito a credere, senza abusare un patriottismo esagerato”, per usare le parole del cantautore.

A seguire le parole del Preside prof. Antonio Tamburrano per richiamare l’attenzione sui molteplici significati del libro del Procuratore “In difesa della giustizia”, da quello storico alla metodologia delle indagini giudiziarie, dall’importanza della verità processuale quanto quella dei fatti, al sogno dell’autore: che l’Italia abbia una legalità organizzata contro l’illegalità organizzata! Il commissario Bruno Pezzuto, rappresentante dell’Amministrazione Comunale, si sofferma invece sul bisogno di recuperare frammenti di giustizia impegnata nella repressione dell’illegalità che ci opprime in varie forme, oltre ai crimini comuni.

Vigna ha avuto la fortuna di esercitare un lavoro che lo ha appassionato. Ha vissuto le stragi di Firenze del 1973, che ha descritto minuziosamente nel libro, soffermandosi anche sulla presunta trattativa tra Stato e mafia, che dà lo spessore della sua obiettività e profondo senso dell’equilibrio. La conclusione del libro è incentrata sulla sua carriera, inserendo un’analisi sociologica sull’interrogativo riguardo alla possibilità che ci sia o no un futuro migliore. Con estrema spontaneità e naturalezza ha ricordato uno spaccato della storia recente dalle stragi di Brescia in piazza della loggia, al tentato colpo di stato del ”principe Valerio Borghese” del 1970, dai movimenti delle Brigate Rosse o ancora di Prima Linea, dagli omicidi di Aldo Moro e Paolo Borsellino, fino all’appassionato ricordo della nascita della Costituzione alle ore 17 del 22 dicembre 1947 e pubblicata il 1 gennaio 1948. Un tempo davvero breve per la stesura e l’ideazione di ben 239 articoli! In quell’occasione il popolo fu chiamato alle urne e scelse la democrazia. Fu approvata un’Assemblea Costituente con l’intento di tutelare i cittadini dalle dittature, da quelle sole voci che rimbombano e ordinano, mentre tutti gli altri tacciono e, per paura o persuasione o ignoranza, acconsentono e approvano. Sorprende il fatto, fa notare Vigna, come questo documento sia stato creato da persone che avevano ideologie diverse, erano socialisti, liberali e partigiani, comunisti e democristiani, eppure trovarono un punto d’accordo. Oggi invece quella capacità di dialogo, quel senso civico sembrano andati perduti, perché non si ha più come meta da raggiungere il bene comune e non soddisfare puri egoismi di parte!

La speranza di un futuro diverso potrà rendersi concreta se nei nostri cuori alimentiamo il bisogno di appartenere all’Italia, se ciascuno di noi medita di sentirsi responsabile, di credere in se stesso e nel domani. Ciò che seminiamo tra i banchi di scuola sarà il nostro tesoro per diventare veri cittadini responsabili. Un incontro speciale per una grande lezione di vita, grazie Dottor Vigna! (Sara De Virgilio IIB)

 

Un interessante libro quello scritto da Piero Luigi Vigna, procuratore antimafia dal 17 Gennaio 1997 al 2005. “In difesa della giustizia” offre uno spaccato della storia italiana dalla seconda metà del Novecento ad oggi, dagli anni di piombo al Mostro di Firenze, dalla lotta alla mafia all'attuale situazione nelle carceri. Una narrazione in cui gli incontri con i criminali più noti si alternano a storie di gente comune, poliziotti, giornalisti, amici, datori di lavoro: tutti coloro che hanno contribuito a far evolvere questo Paese, nel bene e nel male; tutti coloro che l'autore del libro ha avuto modo di incontrare a causa degli innumerevoli casi di cronaca di cui si è occupato. Curiosa è la descrizione dell'incontro con un mafioso tristemente noto al popolo italiano e non: Totò Riina. “Quando venne fatto entrare i nostri sguardi si incrociarono appena e subito i suoi occhi, piccoli e inespressivi, puntarono verso il basso. ‘Riina, ma lei morde?’. ‘No’. ‘E allora si avvicini che non mordo neanch’io’”. Questa è una delle numerose frasi riportate nel libro che ci testimoniano non solo una minuziosa rappresentazione dell'attimo, ma anche il carattere dell'autore fondato tanto sulla razionalità quanto sull'istinto. Grazie a questo libro è possibile scoprire i retroscena, i segreti e le vicende inedite di fatti drammatici con molti dei quali la nostra nazione non ha ancora chiuso i conti. E' un libro che andrebbe letto anche per acquisire coscienza di cosa c'è davvero dietro alle teorie di oscure trattative tra Stato e poteri occulti e criminali. (Luana Fedele ID)

Piero Luigi Vigna nasce il 1º agosto 1933 in provincia di Firenze. Entra in Magistratura nel 1959. Dapprima pretore a Firenze e Milano, dal 1965, tornato a Firenze, in procura della Repubblica, ha svolto le funzioni di sostituto, poi procuratore aggiunto ed infine - dal 1991 di procuratore capo, presso la Procura della Repubblica presso il tribunale di Firenze. Si è occupato in quegli anni sia di indagini sul terrorismo nero, che del caso del mostro di Firenze, ma anche degli investimenti di Cosa Nostra in Toscana. Dal 1992 ha svolto anche la funzioni di procuratore distrettuale antimafia. Nei primi anni 90 è stato anche docente di codice penale presso la Scuola Marescialli dell'Arma dei Carabinieri di Firenze. Dal 14 gennaio 1997 è Procuratore Nazionale Antimafia, incarico che lascia nel 2005 per raggiunti limiti d'età. Il suo successore è Piero Grasso. È presidente onorario di Magistratura Indipendente.

Le principali inchieste di cui si è occupato: Terrorismo di estrema destra e sinistra; Sequestri di persona a scopo di estorsione; Omicidi del Mostro di Firenze; Traffico - anche internazionale - di sostanze stupefacenti; Associazioni per delinquere anche di tipo mafioso; Criminalità mafiosa russa; Strage del treno rapido 904 Napoli-Milano del 23 dicembre 1984 (per la quale furono condannati esponenti di Cosa Nostra); Stragi mafiose di Roma, Firenze e Milano nel biennio 1993/'94. (Lu. Fe.)

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Gli studenti del ginnasio ad un convegno sulle crisi sociali in Africa

“Sfruttamento o cooperazione in Africa?”

 

L’Africa è oggi il continente più povero, denutrito e con le minori prospettive di sviluppo di tutta la Terra. Molti sono gli aiuti provenienti dall’Europa, e in particolare dall’Italia; quindi, perché l’Africa è incapace di risollevarsi e di garantire il benessere alla propria popolazione?

Le cause del suo fallimento sono molteplici: in primo luogo la fame e le carestie, di seguito le malattie endemiche e l’Aids, le guerre civili, le situazioni economiche disastrose causate dal debito contratto con altri continenti, e infine la corruzione dei governanti che hanno portato avanti progetti sbagliati e dispendiosi. Ma il problema dell’Africa deve essere analizzato sotto vari punti di vista.

Se da una parte, infatti, questo continente necessita di un aiuto internazionale, dall’altra non deve sprecare le occasioni di riscatto, e sfruttare al meglio le sue risorse, investendo in progetti che favoriscano uno sviluppo sostenibile e una migliore distribuzione della ricchezza.

In questo clima di sottosviluppo l’associazione Huipalas, una Onlus nata da qualche anno a Mesagne, opera nel campo della solidarietà internazionale e della cooperazione allo sviluppo, promuovendo e realizzando attività di sensibilizzazione e informazione per i giovani. L’associazione è presente sia sul territorio locale e regionale, sia sul territorio africano, con la sede in Kenya a Nairobi.

La fondatrice Antonietta Pignataro, referente del progetto Kijiji (costruzione di un villaggio solidale), nella giornata di martedì 27 marzo, parlerà ai ragazzi del ginnasio, approfondendo il tema “Sfruttamento o cooperazione in Africa?”, in seguito alla visione del film Blood Diamond di E.Zwick. Questo incontro sarà un’importante occasione, per i ginnasiali del liceo classico B.Marzolla per avvicinarsi e iniziare a conoscere una realtà che può sembrare lontana e ininfluente nelle nostre vite, ma che al contrario è fondamentale per lo sviluppo di tutto il pianeta. (Alessia Maruccia e Anna Pellegrino VC)

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Strage di Tolosa: solo fanatismo e razzismo

Tanti sono i popoli a cui è stato rubato il diritto più caro

 

TOLOSA (Francia) - La strage di Tolosa ha visto il suo epilogo nella morte del criminale colpevole di aver portato morte nel collegio ebraico Olaz Hatorah. Un evento che ha catalizzato l'interesse del mondo intero su una tranquilla cittadina della Francia meridionale.

Ricordiamo ancora cosa significa pietas? Pietas per gli antichi romani era devozione religiosa, rispetto verso la famiglia e la patria, per l’uomo moderno è quel sentimento che lo induce ad amare e a rispettare il prossimo. Nell’uomo si è a poco a poco indebolita la capacità di togliersi la cappa di egoismo e di guardare il prossimo come una persona con i propri diritti, le proprie sofferenze, gioie, debolezze ed esigenze. Con il razzismo l’uomo si è liberato della pietas e ha mandato al rogo l’uguaglianza.

Conoscere le origini del razzismo, le sue forme antiche e moderne, le testimonianze lasciate da chi lo ha subìto, ci permette di avere una visione completa di questa piaga mondiale, di formarci una memoria storica perché, come disse Brecht, la matrice che ha partorito questo mondo è ancora feconda. Espressione mai come ora attualissima: nel terzo millennio il Vecchio Continente deve di nuovo fare i conti con odio, violenza e xenofobia; è cronaca di questi giorni infatti la strage nel collegio ebraico Olaz Hatorah, di Tolosa. L’ algerino Merah è il frutto dello sfrenato fanatismo ideologico, politico, religioso e razziale che riesce a mettere insieme vendetta, rivendicazione e disprezzo. Sentimenti negativi amplificati disastrosamente dai social network che rendono sempre più invisibile quella linea di demarcazione tra terrorismo e razzismo.

È passata quasi inosservata all’opinione pubblica la Giornata Mondiale contro il razzismo e le discriminazioni del 21 marzo, voluta dalle Nazioni Unite, per ricordare la strage dei 69 sudafricani uccisi dalla polizia per aver protestato contro l’ apartheid il 21-03-1960, la segregazione razziale subita dagli africani nella loro stessa Africa. Una commemorazione caduta proprio mentre i nostri telegiornali trasmettevano le immagini dell’assedio da parte della polizia francese verso l’alloggio del terrorista che si era accanito contro un insegnante e dei bambini.

Tanti sono i popoli a cui è stato rubato il diritto più caro, pensiamo agli Africani in America, agli Indios dell’ Amazzonia, che rischiano l’estinzione, ai Curdi e al loro genocidio, agli Indiani d’ America, ritenuti selvaggi e crudeli, agli Aborigeni in Australia e ai Maori in Nuova Zelanda. Che dire del nostro vecchio e caro continente che si è macchiato di una delle forme più atroci di razzismo: quella del regime nazista contro gli ebrei per “preservare e purificare la razza ariana”, sottoponendoli allo sterminio di massa come soluzione finale che annientò completamente la dignità umana. Anche l’Italia fascista produsse la Carta della Razza, con diverse misure discriminatorie.

E piace rammentare Primo Levi con la sua esortazione: ”Meditate che questo è stato”, perché il fantasma del razzismo aleggia ancora: in un’ epoca in cui si parla di villaggio globale ancora non si riescono a globalizzare valori universali come libertà, uguaglianza e democrazia.
(Marianna Ballarini IVB - per Brindisi & Italia News)

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Semafori “femminili”

Dal rosso al verde? Dall'«Ampelmann» all'«Ampelfrau»!


Tutto comincia nel 1961 quando lo psicologo tedesco Karl Peglau, idea il cosiddetto “Ampelmann”, un omino del semaforo stilizzato con tanto di cappello... e non in senso metaforico: lui il cappello ce l'ha davvero! Ma c'è da dire che non “invade” solo le strade: prende anche piede come marchio commerciale.

E mentre c'è ancora chi continua ad affermare che anche quello del ventunesimo secolo resta un mondo maschilista, un passo avanti lo fa la città di Fürstenwald, nel Brandeburgo, che ne ha adottato dall'8 marzo – in onore della Giornata Internazionale della Donna – il corrispettivo femminile: “Ampelfrau” (alla lettera “signora del semaforo”), lo stesso omino di prima, ma dotato di treccine e gonnella... un “Semaforo Femminile”, insomma. Questa scelta ha suscitato diverse critiche: trovata discriminante e pericolosa? Simbolo di parità fra i sessi? O, semplicemente, un simpatico personaggio per rallegrare, dal rosso al verde, il grigio traffico cittadino? A voi la scelta, cari lettori! (Erica Di Maria IC)

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Violenze su adolescenti: in poche ore tanti, troppi i casi

Valutazioni e riflessioni dell'esperto

 

La violenza contro le donne e le adolescenti è un problema universale di proporzioni dilaganti. Quasi una donna su tre nel mondo è stata picchiata, ha subito coercizione sessuale o ha subito altro genere di abusi durante la propria vita. E’ forse la violazione più grave dei diritti umani che conosciamo al giorno d’oggi, devasta vite, crea fratture nelle comunità e blocca lo sviluppo. E, i recenti casi di violenza su adolescenti avvenuti in Italia, riaprono metodicamente le polemiche.

Ne parliamo attraverso un'intervista esclusiva alla Dottoressa Annamaria Casaburi, criminologo clinico, laureata in giurisprudenza, due master in diritto minorile e di famiglia, esperta in tematiche e prevenzione del disagio giovanile, giudice onorario presso il tribunale dei minori di Lecce. Da anni si occupa di prevenzione di ogni forma di disagio minorile, dalla dispersione scolastica al bullismo, ad ogni forma di violenza presso le scuole del territorio.

Da dove nasce questa sua scelta professionale? “Precisamente non saprei darle una risposta, è stata una propensione naturale maturata durante gli anni della pratica forense, periodo in cui spesso mi sono chiesta cosa poteva portare un minore ad assumere comportamenti irregolari. Il caso Novi Ligure mi spinse poi a specializzarmi in criminologia e credo che proprio in quegli anni, occupandomi nella tesi di delitti in famiglia, iniziai ad avere la percezione che forse attraverso forme di prevenzione si potesse attuare l’analisi di piccole condotte ritenute non “normali”. Negli ultimi anni poi attraverso gli interventi nelle scuole ho costatato che la prevenzione migliore si attui tramite la comunicazione.”

Lei ha iniziato nel 2005 a proporre nelle scuole progetti di prevenzione, come è cambiato, come si sono evolute, se si sono evolute, le condotte illecite dei minori? “I comportamenti illeciti degli adolescenti sono cambiati purtroppo evolvendosi in peggio, sono più violenti, si è aggiunto un nuovo modo di concretizzare i reati che oggi avvengono anche attraverso internet, tramite i social-network.”

Lei parla di prevenzione attraverso la comunicazione ma come può attuarsi oggi se il modo di comunicare della nostra generazione sono proprio i social network?
“Sicuramente è diventato più difficile ma quando si conosce il nuovo linguaggio degli adolescenti si può continuare a dialogare con loro. Non si possono demolire le nuove tecnologie, si devono conoscere e utilizzare per raggiungere gli stessi obbiettivi di un dialogo “non in rete”. Per questo negli ultimi anni ho proposto nelle scuole progetti di prevenzioni attraverso: ‘Social network un mezzo per conoscere e far conoscere’.”

Negli ultimi giorni si è parlato di violenza sessuale commessa dai minori a danno di coetanei, crede che anche in questi casi si può parlare di recupero? Lei non ritiene che siano opportune pene più severe? “Ritengo che il tema sulla violenza sessuale non possa essere affrontato in poche battute, ciò che mi preme dire è che ogni condotta anti-sociale di un minore ha dietro di se un contesto familiare, sociale e psicologico. Di fronte a tali reati entriamo in discussione tutti, ma ritengo che nessuno resta impunito per ciò che commette. Il processo minorile ha i suoi istituti sanzionatori che tendono al recupero del soggetto, attraverso rigide prescrizioni.”

La sua risposta è quella di un tecnico ma come madre lei non ritiene che le pene previste per questi reati siano troppo lievi?
“Ho una figlia adolescente che ogni mattina mi fermo a guardare ed ogni mattina penso che fuori sorge il sole. Vorrei che il sole sorgesse per chiunque al di la della pena lieve o meno, che comunque non potrà mai restituire ciò che c’era prima, non ripristinerà mai lo stato dei luoghi”
(Aurora Di Leverano IVB)


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La violenza sulle donne non ha tempo né confini

Il caso Italia: dati allarmanti

 

Il 25 novembre del 2011 si è celebrata la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Purtroppo, nonostante questa e altre iniziative, gli abusi sulle donne sembrano non avere fine. Molte, troppe donne, scelgono di non denunciare, rendendo terribile questo fenomeno. Secondo l’Oms (L'Organizzazione mondiale della sanità) una donna su cinque ha subito, nella sua vita, abusi fisici o sessuali da parte di un uomo. "La violenza sulle donne non ha tempo né confini", non risparmia nessuna nazione o paese, industrializzato o in via di sviluppo che sia. Non conosce nemmeno differenze socio-culturali, vittime e aggressori appartengono a tutte le classi sociali. Si annida non solo nelle strade, ma, sempre più spesso, tra le mura domestiche e perfino nei luoghi di lavoro. Insomma, posti molto familiari per una donna. Agendo in questi luoghi gli uomini che commettono violenza, vogliono esercitare il proprio potere sulla donna: non è mai un atto irrazionale, ma è premeditato.

In Italia l’ultimo sondaggio disponibile, eseguito nel 2006 dall’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) su un campione di 25000 donne, misura tre diversi tipi di violenza contro le donne:

Violenza fisica. Si stima che l’abbiano subita 3 milioni 961 mila donne (18,8%.)

Violenza sessuale. Si stima che l’abbiano subita 5 milioni di donne (23,7%.)

Psicologica. La violenza psicologica si associa frequentemente a quella fisica e sessuale, anche se può fare più male di quella fisica, perché è capace di insinuare nella mente della donna una visione distorta della realtà. Quest’accettazione è determinata anche dal senso di colpa. S’innesca così un circolo vizioso in cui non si tende a considerarsi come una vittima, ma anzi, a considerarsi causa stessa del male subito.

Tali tremendi dati evidenziano un fenomeno troppo diffuso, con diversi gradi di gravità, che dovrebbe essere affrontato in modo globale, non solo attivando diversi strumenti d’intervento come offrire aiuto alle donne vittime di violenza, attraverso una relazione con altre donne per recuperare e restituire autonomia e dignità, ma soprattutto promuovendo la ricerca, attraverso il dibattito e la divulgazione dei temi sulla violenza contro le donne anche in ambito scolastico, che porterà a una maggiore sensibilità verso questo problema e all’eventuale proposta di nuove normative più efficaci per contenere e debellare questo fenomeno. (Eleonora Semeraro IC)

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L'amore vero non va in onda

Sentimenti che nascono, crescono e muoiono nel tempo di mezz'ora

 

Jersey Shore, Uomini e Donne, Grande Fratello, chi più ne ha più ne metta. Al giorno d'oggi l'amore dura quanto la vita di una farfalla ma non è un paragone romantico: nasce, "cresce", attraversa tutte le tappe e muore nel giro di uno o due episodi di qualche reality show.

E tutto questo solo per elevare gli indici di ascolto. Tutto è accelerato, portato a velocità insostenibili nella vita reale da attori che recitano la propria parte, a volte anche troppo bene ed è una cosa davvero fuorviante. Il modello di amore o di persona proposti sono negativi e irraggiungibili. Belli, abbronzati, superbi e presuntuosi. L'ossessione della perfezione è una droga propinata con forza dalla televisione che, ogni giorno, con programmi e pubblicità modifica la nostra idea di bellezza, sentimenti e pensieri. Infatti i reality show, possono anche creare disturbi psicologici e danni fisici, ma non solo agli spettatori. La produzione della maggior parte di questi programmi seleziona intenzionalmente, per partecipare alla trasmissione, persone fragili e instabili dal punto di vista psichico e affettivo, a volte con esperienze dolorose alle spalle. Sentimentalismi, ipocrisie, liti e denaro girano abitualmente in questi programmi: i partecipanti, seppur volontari, sono messi alla mercé della gente. È davvero questo l'esempio migliore del sentimento più profondo per un uomo?
(Maria Sofia Barile IVB)

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Moda eco-sostenibile

Novità dalla fashion week milanese

Nella settimana della moda milanese, svoltasi dal 22 al 28 febbraio, molti stilisti italiani e non hanno impresso una svolta alla attuale concezione di moda. Si dice addio alle pellicce e si introducono materiali riciclati. Come fa 959, un marchio che realizza accessori da vecchie cinture di sicurezza riciclate, o Of Hand Made, marchio di moda che utilizza solamente filati naturali al cento per cento, dai quali nascono creazioni realizzate rigorosamente a mano eliminando, quindi, gli scarti industriali. Nella vita di tutti i giorni è preferibile scegliere abiti di tessuti come il cotone che costituito da fibre naturali, è facilmente degradabile ed a basso impatto ambientale. Sicuramente il futuro della moda sarà maggiormente eco-friendly, anche perché i clienti si stanno dimostrando sempre più sensibili a queste tematiche. Più di cinquanta milioni di animali uccisi ogni anno per l’industria della pelle, inquinamento e malattie da lavoro: un bilancio pesante, su cui la moda non può più chiudere gli occhi. Tra le personalità più apertamente schierate a favore dei temi ecologici c’è Stella McCartney (collezione 2012 nella foto), la designer vuole richiamare l’attenzione dei consumatori sul fatto che gli animali destinati a fornire le pelli non sono gli stessi macellati per il consumo alimentare, come erroneamente si crede. Non si tratta, quindi, di un unica catena produttiva, ma di due filiere differenti. La McCartney ha deciso così di escludere pelle e pellicce dalle sue collezioni, come comunica nel video girato per informare correttamente e sensibilizzare i consumatori, quasi sempre all’oscuro del crudeli maltrattamenti riservati agli animali. (Rossella Pascariello IC)

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Speciale 8 marzo - Giornata mondiale delle donne

Essere donna...



Clicca sull'immagine e visualizza lo speciale.....

L'otto marzo, non è semplicemente la giornata in cui si fanno gli auguri alle donne e l’aria profuma di mimosa, la giornata mondiale è la celebrazione dell’esser donna, in tutte le sue forme. Che abbia nove anni o novanta, ogni donna ha in sé un dono speciale da poter regalare al mondo. Celebrare la donna vuol dire parlare delle sue paure, dei suoi bisogni, ma soprattutto della forza che da sempre la caratterizza: la forza di combattere per i propri diritti, la famiglia e il lavoro. Il quesito che tutte le donne si pongono nella propria vita, non è un bivio imprescindibile, ne sono la prova centinaia di donne che conciliano l’esser donne lavoratrici e brave madri. (Marika Del Zotti IIID)

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Lo sfruttamento minorile nel mondo

Le denunce non bastano, bisogna agire

 

Tanti sono i casi di sfruttamento minorile oggi. Prostituzione minorile. Bambini sfruttati all’interno di fabbriche e miniere. Bambini costretti a fare l’elemosina. Bambini soldato. E si potrebbero fare altri mille esempi.

In India lo sfruttamento minorile è all’ordine nel giorno, ormai considerato qualcosa di naturale. I bambini, già a partire dai tre o quattro anni, vengono usati per i lavori più pesanti a causa della povertà in famiglia e dell’avidità degli imprenditori. Ma non c’è bisogno di arrivare in India per trovare questi casi: già nel nostro paese ci sono uomini spregiudicati che promettono la cittadinanza italiana a ragazzine straniere, facendole così entrare nel circolo vizioso della prostituzione. I giornali ne parlano poco però. In tv non viene mai mandato in onda un solo servizio su questa tematica e, se lo fanno, accade di rado.

Ogni giorno muoiono i cosiddetti bambini soldato in Africa, Afghanistan, Iran, e in tantissime altre parti del mondo. Bambini costretti a drogarsi e fare la guerra e a morire vittime di una società che non li merita.

Assistiamo ogni giorno al supermercato, davanti alla fermata del bus, alla stazione, ai semafori a fenomeni di sfruttamento di bambini che chiedono l’elemosina, vendono fazzoletti o giocattoli o si improvvisano lavavetri, semplicemente usati per impietosire la gente. C’è chi fa finta di non vedere, c’è chi per pietà lascia qualche moneta, c’è chi ride, e c’è chi dimentica. Ma come si può dimenticare? Queste sono cose da ricordare ogni giorno, perché la situazione possa cambiare in qualche modo, con la volontà dei governi, e con l’umanità da parte di ognuno. Nessuno è schiavo per natura e tutti hanno diritto a pari opportunità! Molti scrittori denunciano questa realtà. Tra loro è molto conosciuto Anosh Irani, che con “Il bambino con i petali in tasca” racconta una storia commovente di forza, amicizia e coraggio. Vi invito a leggerlo! (Giulia Livieri IVD)

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UNHRD: partono da Brindisi gli aiuti umanitari per l’Ucraina

Il freddo devasta il popolo ucraino, WFP risponde

 

BRINDISI - Partono oggi dalla base operativa di Brindisi, gli aiuti umanitari per l’Ucraina che in questi giorni è stata messa in ginocchio dalle impervie condizioni meteorologiche. Ad organizzare gli aiuti, il personale di UNHRD di Brindisi per conto di OCHA (Office for the Coordination of Humanitarian Affairs) e dell’IRISH AID (il programma di aiuti umanitari del governo irlandese).

Nel pomeriggio, un aereo contenente 15 tonnellate di aiuti, distribuiti tra tende e stufe pari ad un valore di 120 mila dollari, è in partenza dalla base aerea di Brindisi alla volta di Boryspil in Ucraina dove saranno consegnati e distribuiti a cura del Ministero dell’emergenza locale. Gli attuali 15°C sotto zero (la scorsa settimana si è arrivati a -30 ndr) hanno paralizzato il paese e a pagarne maggiormente le conseguenze sono sempre i più poveri. Le 105 stufe e le 192 tende provvederanno, infatti, a “salvare” coloro che, in questo periodo di freddo intenso, non hanno dove ripararsi.


Proprio per questo, WFP-UNHRD sito a Brindisi ha risposto alle richieste di OCHA-Norway e di IRISH AID ed ha approntato un Antonov 12 pronto a partire in poche ore.

Accanto agli uomini di UNRHD, in questa mattinata soleggiata e ventilata, la squadra di Pallavolo “SSD Volley San Vito” che milita in serie A partner del Comitato Italiano WFP. La squadra, che durante le partite indossa la maglia con il logo del WFP, continua nella missione di propagandare lo slogan: “Combattere la fame è una sfida, vinciamola insieme”; approfittando della partenza dell’aereo, ha offerto il proprio aiuto che, attraverso un video, servirà a sensibilizzare e far conoscere a tutti lo splendido e duro lavoro che WFP-UNRHD compie ogni giorno per debellare il grande cancro del mondo: la fame.

WFP (World Food Programme) e il suo braccio operativo (UNRHD) si occupano anche della gestione delle situazioni d’emergenza. La base di Brindisi, come sede centrale di un network mondiale, ha il compito di smistare gli aiuti richiesti nelle zone più bisognose. Ogni ora muoiono centinaia di persone: l’obiettivo è salvarle e il nemico più grande è il tempo. Lavorare per il WFP significa toccare con mano, ogni giorno cosa vuol dire povertà, fame, bisogno. Questa consapevolezza, insita in tutto il personale, manca purtroppo in questa società fatta di affari, tecnologia, politica.

Brindisi & Italia News e i suoi collaboratori lavorano assiduamente accanto al WFP e al Comitato Italiano perché ciò cambi, perché si crei la coscienza che queste realtà non sono lontane da noi, ma ci sono accanto e si possono modificare positivamente. (Marika Del Zotti - Brindisi 22 febbraio 2012 ore 15.00)

Visualizza la pagina dedicata alla presenza delle Nazioni Unite a Brindisi

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Razzismo e xenofobia, i mali da estirpare

Gli uomini sono tutti uguali, anche nella diversità

 

Tutti sappiamo come il fenomeno del razzismo abbia condizionato, ucciso, stravolto le vite altrui in passato e continua tuttora. Il 27 gennaio scorso in tutto il mondo si è commemorata la Giornata della memoria e non possiamo dimenticare che sono passati 67 anni dall’immane tragedia dell’Olocausto, provocata dalla follia di Hitler. La sua “missione” era quella di creare la razza “ariana”, la razza “pura” ovvero la sua, composta da tedeschi “perfetti” alti, magri, biondi, occhi azzurri, intelligenti senza nemmeno un pizzico di moralità. Il Fhurer aveva una mente diabolica, deportò tutti gli ebrei nei campi di concentramento perché costituivano un ostacolo per l’espandersi del suo potere in quanto mercanti e banchieri molto più abili dei tedeschi. Quindi fece deportare nei campi di concentramento gli ebrei, gli omosessuali, tutti coloro che secondo la sua mentalità perversa erano DIVERSI. Chi aveva un fisico adatto, lavorava nei campi, nelle miniere, fino a quando sarebbe stato produttivo.. dopo veniva ucciso; chi non poteva lavorare, veniva eliminato subito. Morirono tante persone, tante vite innocenti furono strappate da questa Terra, donne, bambini, uomini, anziani. Il 27 gennaio 1945, finalmente, furono aperti i cancelli di Auschwitz e sembrò la fine di un incubo che non si sarebbe dovuto ripetere. Oggi siamo una società globalizzata, con una mentalità aperta all’interculturalità, tecnologicamente avanzata, ma.. IL RAZZISMO ESISTE ANCORA. (Foto Giorgio Esposito, museo di Auschwitz)

Ogni giorno basta accendere la tv per verificarlo. Titoli come “Scomparsa una ragazza, sospettato un albanese” ci fanno capire come gli stranieri siano sempre i più facilmente sospettabili.. perché? La nostra domanda trova risposta in due termini: “stereotipo” e “xenofobia”. Il primo termine è proprio l’anticamera del pregiudizio, ovvero un qualcosa che spinge la gente a classificare le persone in base a comportamenti, modi di fare, vestirsi o relazionarsi. Spesso lo stereotipo è inconscio: la persona “immagazzina” quello che vede per poi esternarlo sotto forma di “pregiudizio”.

La xenofobia invece, (dal greco xenophobia, ossia "paura del diverso"; composto da xenos, "estraneo, insolito" e phobia, "paura") è appunto la paura dello straniero, di colui che è “diverso” per cultura, religione, lingua, colore della pelle e insomma, per tutto quello che ci si può INVENTARE. Ma una persona non può essere considerata diversa da un’altra se parla il russo invece dell’arabo o perché crede in Dio piuttosto che in Buddha o perché è nero piuttosto che bianco. Vi sarà capitato credo, di camminare per le vie della vostra città e di incrociare lo sguardo di un uomo di colore: qual è stata la vostra reazione? Avete avuto paura, oppure no? E se la risposta è sì, riflettete sul perché. Tutti noi abbiamo la paura dell’ignoto, però nel momento in cui avessimo la possibilità di conoscere queste persone ci renderemmo conto che la nostra paura non ha senso di esistere. Gli uomini sono tutti uguali nella diversità ed è giusto che essa venga rispettata in quanto grande patrimonio dell’umanità. (Giulia Livieri IVD)

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Vivisezione e ricerca scientifica, un difficile binomio

In Italia uno dei maggiori allevamenti per vivisezione canina

 

MONTICHIARI (Brescia) - Non era noto a molti, ancora oggi la sua esistenza è sconosciuta a troppa gente, ed è questo che gli ha permesso di andare avanti. L’azienda si trova a Montichiari (Brescia) ed è uno dei più grandi allevamenti di "cani beagle" destinati alla vivisezione. Ogni mese più di 250 cani vengono inviati ai laboratori. Sono rinchiusi in cinque capanni, senza spazi all’aperto, senza aria, senza luce; abbandonati in gabbie illuminate solo dalla fioca luce artificiale e con la condanna della sofferenza sulle spalle. Sembrava essere tutto finito, ma il realtà erano solo false voci: Green Hill continua ad inviare i cani ai laboratori, senza mostrare intenzione di smettere. Le proteste continuano, ma gli ostacoli sono troppi e diventa sempre più difficile: nel 2010 è stata introdotta una legge che permette di sperimentare sui cani randagi, senza anestesia; il canile è supportato da veterinari, aziende, clienti italiani, clienti esteri, che non permettono la fine di quest’orrore.

I cani vogliono solo la libertà. Vogliono vivere senza dover poi finire in un luogo di terribile tortura; non possono vivere in questi capannoni, essere costretti ad ingerire sostanze chimiche e al digiuno, essere sottoposti a chirurgia, operazioni al cervello, ustionati, mutilati, colpiti da scariche elettriche, paura, dolore fino alla morte. Una fine orrenda supportata da gente senza cuore.

Oggi si pensa alla vivisezione solo come il “sezionamento da vivo di un essere animale”; è più corretto, però, a detta anche dei vivisettori, definire con questo termine ogni tipo di ricerca effettuata sugli animali. In realtà è una vera e propria forma di tortura subita da esseri che provano dolore, paura, emozioni che proviamo anche noi essere umani; anche se l’animale non viene “vivisezionato” prova dolore, una sofferenza inimmaginabile. Tutti i moderni prodotti chimici, farmaci, cosmetici, pesticidi, prodotti per l’igiene della casa, sono testati per legge sugli animali prima di essere venduti. I prodotti sono fatti respirare o ingerire dagli animali; i cani devono resistere alla sua applicazione sulla pelle nuda, negli occhi, per permettere ai vivisettori di analizzarne le bruciature, le infezioni, gli avvelenamenti. Circa un milione di animali ogni anno, quasi tremila al giorno, vengono intossicati da ciò che ci sarà sugli scaffali dei nostri supermercati. Le specie su cui si sperimenta sono moltissime: topi, ratti, cani, gatti, porcellini d’India, mucche, suini, cavalli, pecore, capre, piccioni, rettili, furetti, pesci, uccelli. Alcuni provengono da catture nell’ambiente naturale, vengono cacciati e poi importati nei laboratori di tutto il mondo, ma la maggior parte di loro viene proprio allevata in aziende come Green Hill. Sugli animali sottoposti alla vivisezione non è utilizzata l’anestesia e nessun antidolorifico, perché potrebbero interferire con i risultati dell’esperimento o perché hanno un costo economico troppo elevato. E non è tutto: se l’animale disturba con le grida e i lamenti, gli vengono tagliate le corde vocali. Esattamente come succede a Green Hill. L’unica giustificazione che danno i vivisettori è che nessuno avrebbe il coraggio di sperimentare sull’uomo un farmaco di cui non si conoscono le reazioni. Ma ogni essere vivente merita di vivere dignitosamente. Inoltre, come detto anche da moltissimi ricercatori, la vivisezione non è corretta dal punto di vista scientifico. Gli animali hanno reazioni diverse rispetto a quelle umane, a livello fisiologico, anatomico, biologico, genetico.

La vivisezione va combattuta e abolita. La vivisezione è una forma di tortura. “Green Hill” è un vero e proprio lager, che non deve e non può avere spazio nella società. (Luisa Simone IVC)

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“Porto di Brindisi, Porta di pace”

Dalla città capoluogo, solidarietà internazionale

 

E per pace intendiamo quel filo sottile che lega chi dà a chi riceve, un filo che fa percepire il bisogno dell’altro anche dall’altro capo del mondo, un filo che si chiama Solidarietà internazionale.

“Brindisi è valorizzata più a New York che dai brindisini stessi”. Sono parole pronunciate da Giorgio Esposito direttore editoriale di Brindisi & Italia News, in una conferenza fortemente voluta dal preside Antonio Tamburrano: “L’organizzazione delle Nazioni Unite e il territorio di Brindisi” (www.brindisinews.com – Istituzioni). Il suo discorso è stato molto apprezzato dagli studenti, prima delle quarte, poi delle quinte ginnasiali del Liceo Classico Benedetto Marzolla di Brindisi.

Sono parole che dovrebbero far riflettere noi brindisini con l’auspicio che parallelamente si aprano anche le menti su quanto Brindisi è disposta a dare.

Brindisi ospita un sito delle Nazioni Unite che comprende a sua volta due elementi: UNLB (Base Logistica per operazioni di pace - peacekeeping) che monitora le esigenze logistiche delle 16 missioni dei caschi blu distribuite nelle aree di conflitti mondiali) e il WFP (World Food Programme) che con il braccio operativo UNHRD (Humanitarian Respons Depot) gestisce ed invia gli aiuti di prima necessità in qualsiasi parte del mondo. Altra importante presenza all’interno della stessa struttura organizzativa di Unhrd, appare quella della Cooperazione Italiana del Ministero degli Esteri italiano. Il WFP è stato costituito nel 1963 da una costola della FAO ed ha il proprio Quartier generale a Roma nella cui sede si studiano le strategie di intervento planetario per la ottimizzazione delle risorse da rintracciare e distribuire ai circa 100 milioni di individui che ogni giorno hanno necessità di cibarsi.

Gli aiuti che dalla base di Brindisi partono, in particolare servono a fronteggiare grandi disastri ed emergenze. Un esempio può essere proprio la recente partenza di un aereo cargo per il Congo per consegnare 13 tonnellate di medicinali con kit anti-malaria, malattia che ancora oggi affligge la popolazione. Le merci stipate si diversificano molto e sono frutto di donazioni spontanee, di altri Paesi, aziende, privati.

Ancora una volta emerge la centralità di Brindisi, con il suo storico porto e la sua gente.

"Mi piace pensare che il mito di Brento, figlio di Ercole, salvato dai delfini e deposto sul litorale brindisino non sia solo un mito che spiega l’origine della città, ma anche la sua disponibilità ad aprirsi come porto di emergenza e di aiuto verso popolazioni del mondo intero".
(Marianna Ballarini 4B - Brindisi 13 dicembre 2011)

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La missione di padre Zanotelli: umanizzare il mondo

Giorno dopo giorno Alex Zanotelli lotta contro le ingiustizie per lasciarci un posto migliore
in cui vivere - A colloquio con i giovani ginnasiali del Liceo Classico Marzolla

 

Padre Alex Zanotelli

“Teach me again, please” - Questo volevo dire a Padre Alex Zanotelli, stringendogli la mano alla fine dell’incontro con noi studenti del liceo classico Benedetto Marzolla, rubando le parole al testo della canzone che Elisa e Tina Turner hanno dedicato all’ Unicef.

Insegnaci ancora, insegnaci a curare questo mondo che le generazioni passate hanno reso malato, insegnaci a capire come imparare dagli errori delle generazioni passate, a cicatrizzare le ferite della Terra. Padre Alex, padre comboniano che ha vissuto per tanti anni in Kenya nella baraccopoli di Korogocho, tra i più esclusi dagli esclusi, è questo che è venuto a dirci: curare e salvare il pianeta a favore nostro e del prossimo. È infatti inutile parlare agli adulti, ci ha rivelato, perché essi hanno commesso un grande crimine: hanno saccheggiato, danneggiato e sfruttato il pianeta e l’ aspetto ecologico è il più grave che investe tutto il sistema in cui viviamo.

Un sistema in cui l’ 1% della popolazione mondiale controlla il 50% delle ricchezze del pianeta. Su sette miliardi di abitanti un miliardo consuma da solo l’ 83% delle risorse ad una velocità incalzante. Una colnseguenza drammatica è l’ inquinamento atmosferico: l’ anidride carbonica, come puntualizza Zanotelli, sta creando una coperta attorno alla terra trattenendo il calore e surriscaldando la Terra. È un problema mondiale, ma non se ne parla. La conseguenza di questo devastante silenzio, come dice Padre Alex, è la morte; perché egli è convinto, che la sua generazione è la più maledetta dalla comparsa dell’ uomo sulla Terra, e io sono sicura che la chiave di tutto questo è prima di tutto l’ informazione, perché la nostra cecità, volontaria per alcuni e involontaria per altri, ci è fatale. “Siamo drogati” - dice il Padre comboniano - “e non ce ne accorgiamo. Siamo drogati di consumismo e di spreco, di sfruttamento, di bazzecole”.

Noi ragazzi che siamo il futuro di questo mondo che sta morendo, dobbiamo informarci, dobbiamo liberarci di questa cecità e abbracciare la cultura; dobbiamo leggere, scovare documenti, foto, usare la moderna tecnologia per sapere, per superare l’ ignoranza della massa e trovare una soluzione, per noi, per tutti, per il pianeta. Non dobbiamo aspettare aiuti da coloro che stanno ricoprendo la nostra Terra di vergogna e miseria, ma dobbiamo dire a noi stessi “io devo fare qualcosa”. La nostra generazione, noi, che guardiamo al futuro, deve collaborare, perché questo sistema ci sta rendendo atomi, ognuno per sé, ed è proprio per questo che ci stiamo inabissando. Un esempio è la vittoria del referendum sull’acqua, una vittoria contro il potere economico e finanziario del nostro Paese, contro i media che hanno boicottato l’ opportunità di scelta dei cittadini non informando. L’acqua è un bene prezioso, Padre Alex la considera equivalente all’ oro, ma proprio per questo visto come una fonte di guadagno. L’ acqua è un diritto e per tanto tempo è stata privatizzata, imbottigliata e venduta a caro prezzo, da una parte con un ricco guadagno per le grandi aziende, dall’ altra con un ulteriore peso sulle spalle di chi fa i salti mortali per poter mandare avanti la famiglia.

Padre Alex, tornando in Italia, ha trovato questo Paese più ricco, ma sempre più infelice, perché la frenetica vita porta via tempo alle relazioni umane, perché si corre per fare soldi e per mantenere una famiglia con il proprio stile di vita. Ma se si riuscisse a reinventare la vita, riscopriremmo la sobrietà e le relazioni fra le persone si salderebbero, portandoci a una maggiore felicità. Padre Alex ha ritenuto questo incontro con noi studenti molto prezioso. Infatti per lui è stato importante essere nell’ auditorium della nostra scuola “non perché voi mi avete ascoltato, ma perché io ho incontrato voi. Gli incontri cambiano le persone, quando uscirò da qui sarò un uomo diverso da quello che ero prima di incontrarvi, e attenzione, perché niente è affidato al caso”.

In risposta a una domanda riguardo la sua esperienza e ciò che ha voluto insegnare a Nairobi egli ha risposto che in quella città ci sono circa duecento baraccopoli, e per lui è stata dura vedere tanta miseria racchiusa in case fatte con fango e lamiere.

La cosa più importante che ritiene di aver insegnato a loro è il rispetto del proprio corpo. Infatti il tempio di Dio, egli annuncia, è il corpo di ogni uomo e di ogni donna, e bisogna rispettare esso e la sua dignità. Ma soprattutto egli insegna in qualunque luogo, in qualsiasi situazione, che bisogna prendere coscienza di ciò che sta accadendo. Proprio in questo dobbiamo impegnarci: non dobbiamo lasciare che altri lo facciano per noi, perché le conseguenze sarebbero pari, se non peggiori, a ciò che sta accadendo ora. (Marianna Ballarini 4B)


Preside, docenti e studenti all'incontro con padre Alex

Le quarte ginnasiali incontrano padre Alex


Incontro tra "Stampa" e padre Alex

Padre Alessandro Zanotelli, noto con il nome di Alex Zanotelli nasce a Livo il 26 agosto del 1938. Da subito inizia il suo percorso: entrato giovanissimo in seminario viene mandato dai Padri Comboniani a completare gli studi di Teleologia in America a Cincinnati. Nel 1964 viene poi ordinato sacerdote nell’ordine dei Missionari Comboniani del Cuore di Gesù. Dal 1965 al 1973 la sua prima missione in Sudan, straziata ormai dalla guerra civile. Le forti prediche di Zanotelli contro le ingiustizie e la corruzione che dilaniavano il paese scatenarono la reazione del governo che nel 1973 gli negò il permesso di tornare. Dal 1978 Alex assunse la direzione del giornale Nigrizia, testata di punta dei comboniani che con lui divenne il punto di riferimento per la diffusione dei diritti dei popoli. Nel periodo successivo (1985-1987) le sue numerose denunce, spesso rivolte a esponenti politici da Andreotti a Craxi, furono causa di serie accuse nei suoi confronti.

A questo periodo risale anche la fondazione dei "Beati i Costruttori di pace", movimento mirato a costruire la pace basandosi sulla giustizia. Dopo aver lasciato, nel 1987, la direzione di Nigrizia su richieste delle autorità ecclesiastiche, divenne direttore responsabile della rivista Mosaico di pace. Nel 1989, tornò in missione in Kenya nella baraccopoli di Korogocho (che significa caos). Lì si scontrò con i grandi problemi di Nairobi quali AIDS, fame, prostituzione, droga e violenza. Per arginare questi problemi iniziò a fondare piccole comunità cristiane e istituì l’Udada, una comunità di ex prostitute che aiuta le donne che vogliono rompere la catena di violenza. Zanotelli rimase a Nairobi fino al 2001, quando si traferirà a Napoli nel rione Sanità uno dei maggiori simboli di degrado dell’Italia. Il suo obiettivo in Italia? “Aiutare la gente a rialzarsi e riconquistare la fiducia”. Dopo il ritorno nel paese diventa punto di riferimento del movimento no global e della Rete Lilliput che lancia durante gli anni ’95-’96. Zanotelli, religioso, presbitero, missionario italiano è un uomo semplice che dedica la sua vita a lottare per un mondo migliore. Si batte, lotta, prega per le donne che hanno subito violenza, per i poveri, per i tossicodipendenti, per l’ambiente per cambiare quell’eredità che la passata generazione ha contribuito a creare. “Ho sessantacinque anni e spesso mi domando chi sono io. Io sono le persone che ho incontrato. Sembra tutto un caso, ma poi scopri che nulla è un caso” (Marika Del Zotti 3D)

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A Brindisi la celebrazione della giornata mondiale dell'alimentazione 2011

Discussi i temi della fame che nel terzo millennio affligge centinaia di milioni di esseri umani

A Brindisi, nella splendida sede di Palazzo Granafei Nervegna, oggi 21 ottobre si è svolta la manifestazione celebrativa che il Comitato Italiano WFP e Università del Salento hanno programmato con un significativo titolo "il costo della (in)sicurezza alimentare." Presenti, per l'occasione, autorità istituzionali, ecclesiastiche e tantissimi studenti tra cui, un gruppo di studenti redattori de l'Argonauta del Liceo Classico "Marzolla" di Brindisi.

(In)Sicuri di sopravvivere, certi di sperare. Giornata mondiale dell’alimentazione. - Affamati, speranza, aiutare, cambiare: queste le parole più ripetute non solo durante il convegno tenutosi presso Palazzo “Granafei-Nervegna” questa mattina, ma nel corso di circa tutto il secolo che abbiamo alle spalle, scosso dalla consapevolezza della violenza e dell’inarrestabilità dei danni della denutrizione. Fame nel mondo: la questione irrisolvibile per antonomasia, il cruccio a cui porre rimedio per le grandi potenze occidentali, la morte per chi ha la sfortuna di nascere in un Paese sottosviluppato. La coscienza di ciascuno conduce a soffermarcisi la maggior parte delle volte che si vedono coi propri occhi immagini di bambini di 4-5 anni ridotti a uno scheletro, fotografie che provocano brivido e dati sconcertanti forniti dai telegiornali; eppure, ben pochi sono quelli che trasformano in atto le proprie riflessioni. Non a caso, “sensibilizzare” è la parola d’ordine di giornate come quella odierna, che ha visto come protagonisti non solo personaggi illustri della provincia brindisina ma anche numerosi studenti tra cui quelli del Liceo Classico “Marzolla” di Brindisi. “Avremmo voluto incontrarci non per parlare delle soluzioni e delle principali informazioni riguardo questo problema, ma per dirci di averlo risolto” è intervenuto il professor Antonio Miceli dell’Università del Salento, subito prima di illuminare la platea con un’esposizione sul concetto di “insicurezza alimentare”, ovvero sull’incertezza di poter continuare a sfamare una popolazione demograficamente in crescita attraverso risorse naturali sfiancate dalla mano dell’uomo. Infatti, più la popolazione aumenta, maggiore è l’allarme per i Paesi del terzo mondo: proprio per questo, il lavoro di persone come Vincenzo Pirato, presidente regionale del Comitato Italiano World Food Programme (Programma Alimentare Mondiale) e di Stefano Peveri, manager della base di Pronto Intervento Umanitario (UNHRD) di Brindisi, entrambi relatori del convegno, è instancabile, incessante e fondamentale. Infatti, fortunatamente c’è ancora chi crede che la speranza di poter arginare un problema di simili proporzioni non è solo un miraggio, ma può tradursi in fatti, specialmente per chi fa della fame mondiale un problema culturale ed economico, come i presenti alla conferenza professor Carmelo Pasimei dell’Università del Salento, e Stefano Pratesi, giovane professore de “La Sapienza” di Roma e consulente del WFP. A far morire di denutrizione sarebbero infatti la maldistribuzione, le politiche economiche occidentali, gli sprechi, ma soprattutto la mancanza di una reale forza di volontà e un concreto coinvolgimento nel problema. “Ogni volta siamo sobbarcati da numeri di morti, ma i numeri confondono. Proviamo a pensare non a tanti bambini che si spengono, ma all’ultimo vagito di un solo bambino prima di morire. Proviamo a trasformare anche i nostri pensieri in voci” ha esortato Pratesi. A fare appello alla sensibilità di ciascuno è stato invece l’Arcivescovo della Diocesi di Brindisi-Ostuni Rocco Talucci, che a conclusione della giornata ha invitato a “guardare le cose con il cuore”, perché non si possa mai pensare di aver aiutato abbastanza o di poter aiutare troppo poco. E perché non smettiamo mai di nutrire la nostra speranza. (Francesca Tammone 3A)

Fame nel mondo: parlarne ancora oggi è follia? - Il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) è la più grande organizzazione umanitaria al mondo che nutre un mondo affamato con oltre 10.000 dipendenti, navi, aerei, camion costantemente attivi e determinati a vincere quel nemico che da sempre tormenta e prosciuga vite; statisticamente parlando sono circa 1 miliardo, ma i numeri confondono. Chi sono le vittime? Hanno un nome, un cognome, un luogo di provenienza, non bisogna limitarsi al calcolo: sono 1 miliardo di urla, di corpi di malati, anziani, donne e bambini cui è stato strappato via l’ultimo soffio vitale. Lo spettro della fame non ha pietà per nessuno. La giornata mondiale dell’alimentazione, annualmente celebrata a livello nazionale, si augura di vedere sempre più sforzi per l’incremento finanziario a favore delle regioni più svantaggiate, ma la solidarietà è prioritaria. La città di Brindisi, in cui ha sede la base del WFP-UNHRD delle Nazioni Unite, non solo ha la possibilità di manifestare l’attenzione a un problema di tale portata, ma in particolar modo di meditare, affinché questo convegno sia veicolo d’informazione e sollecitazione. Di fronte all’emergenza nel Corno d’Africa, la più grave crisi alimentare del nostro secolo, lo studio si focalizza sulle cause, riconoscendole nell’incremento e nella volatilità dei prezzi. La scienza sta cercando di capire se si produce bene e in che quantità, arrivando a una conclusione paradossale: si produce troppo cibo e ci sono ancor più affamati. Un’ulteriore aggravante è caratterizzato dalla speculazione che i Paesi ricchi e sviluppati rivolgono sui beni alimentari, creando la cosiddetta “fame artificiale”. Così facendo, il cibo è percepito come una qualsiasi merce. Una siccità, un’alluvione dilungata in qualsiasi zona terrestre, muta in un’alta probabilità di guadagno a vantaggio di un’altra parte del mondo, di una ben diversa realtà. È opportuno interrogarsi per arginare il fenomeno e stringersi contro l’imbarazzante problema degli sprechi: un terzo del cibo prodotto mondiale, che equivale a circa 3 miliardi di tonnellate, dovrebbero essere equamente distribuiti tra i vari Paesi. Tuttavia in Italia, proprio a causa degli sprechi, secondo i rapporti della Caritas ben 37 miliardi di euro, sono persi ogni anno. È l’uomo a rappresentare la chiave di volta al problema nella sua globalità, ma ne incarna anche la soluzione. Diviene una battaglia culturale quella contro la fame, in cui emergono due principi: uno riguardante la ricchezza che persuade a produrre ossessivamente sempre di più per toccare l’apice del potere, l’altro è proprio quello della potenza che non si fa alcuno scrupolo nell’utilizzo di strategie finanziare ed economiche a carattere speculativo. Due concetti che sarebbe meglio rimuovere al più presto e preoccuparsi più di raggiungere la distribuzione delle ricchezze tra i popoli. La solidarietà non può durare solo una giornata, anche se questa è molto importante, ma deve corrispondere a uno stile di vita. Ecco perché è definita culturale: lo scopo è la prospettiva di un futuro migliore, attraverso una nuova concezione di fame e di diversità nella società globale, che porti a compiere il salto dalla sensibilità ai progetti concreti. Base di questi progetti non possono essere altro che i giovani, portatori di utopie sì, ma i sogni spesso sono il primo passo verso grandi opere, in un tortuoso cammino di follie. (Sara De Virgilio 2B)

Giornata Mondiale dell’Alimentazione: il potere di cambiare le cose. WFP lotta ogni giorno per eliminare la fame nel mondo. “Prezzi alimentari - dalla crisi alla stabilità” è il punto centrale della Giornata Mondiale dell’Alimentazione di quest’anno e il World Food Programme è sempre in prima linea nella battaglia all’assistenza alimentare e per il sostegno delle comunità colpite dal rialzo dei prezzi. Un problema, questo, nato alla fine del 1870 quando si presentò quella crisi di sovrapproduzione che negli anni si è aggravata sempre di più. Paradossalmente “viviamo in un mondo dove si produce più cibo che mai e dove c’è il maggior numero di affamati” dice Antonio Miceli, docente dell’Università del Salento. Il WFP, si preoccupa proprio di trasportare quel cibo dai paesi che ne hanno in sovrapproduzione a quelli che ne soffrono una accentuata sottoproduzione e, in caso di emergenza, quattro basi sparse per il mondo (Network UNHRD) si occupano proprio di questo e Brindisi ne è la base veterana. Dalla città infatti, partono gli aerei e le navi per il trasporto di merci che in caso di necessità umanitarie raggiungono in breve, grazie all’altissima professionalità degli uomini di UNHRD, qualsiasi luogo del pianeta. Il tutto, naturalmente, non basterebbe se il personale preposto alla gestione delle crisi non fosse continuamente addestrato con specifici training ed esercitazioni. Training come quello che si è appena concluso (LRT) e che ha visto 22 internazionali delle Nazioni Unite essere addestrati “alla gestione delle emergenze umanitarie” sotto la supervisione di un team di esperti proveniente dal quartier generale del WFP di Roma. Naturalmente, per lo sviluppo dei training si rende essenziale l’ausilio che WFP di Brindisi fornisce al team e ai frequentatori in supporto logistico e relazioni con il territorio. Di questo, si occupano Stefano Peveri Manager UNHRD e Giampiero Criscuolo responsabile della cooperazione italiana del Ministero degli affari esteri italiano. Altro tema d’interesse di cui si è discusso nel convegno, lo sviluppo di nuovi progetti d’intervento tra i quali quello della “Nutrizione”, ossia dei programmi di partnership con i governi e privati per produrre cibo ad alto valore nutritivo direttamente nei luoghi interessati (il progetto è stato già realizzato in Pakistan e in Etiopia). Con il “sostegno ai piccoli contadini” si permetterà, in questo modo, ai paesi in via di sviluppo di migliorare la qualità e la quantità dei prodotti. Infine, attraverso il “Contante e vouchers”, il WFP sta cercando di aumentare gli interventi concessi alle famiglie che non possiedono risorse, per acquistare cibo poiché spesso il problema non sta tanto nell’assenza quanto nell’accesso ad esso. “Circa un miliardo di persone soffre la fame e questo non è solo un numero, sono persone e per la maggior parte bambini” - dice il Presidente Regionale del Comitato Italiano WFP Vincenzo Pirato - I dati dei morti, dei poveri e degli ammalati è sconcertante e non possiamo vivere nell’indifferenza. E Pirato continua: “Dobbiamo essere noi a contribuire affinché queste giornate non siano più celebrazioni ma festeggiamenti”. Per arrivare a festeggiare, dobbiamo vincere. Vincere la fame, vincere la disuguaglianza di risorse nei vari stati, vincere l’impotenza; ma per fare questo, dobbiamo vincere il pensiero di non poter cambiare le cose. Siamo noi ad avere nelle mani il potere di cambiare tutto questo, perché non provarci? (Marika Del Zotti 3D)

Per approfondimenti: visita la pagina dedicata alla presenza delle Nazioni Unite a Brindisi

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Fisica, scoperta epocale tra Ginevra e Italia

Forse vicini alla fonte di energia pulita

 

Dopo la Supernova 1987A che esplose all’interno della nostra galassia circa 168.000 anni fa, oggi si parla di neutrino super veloce: una particella infinitamente piccola in grado di superare di un nanosecondo la velocità della luce.

A dimostrarlo uno studio del Cern. Un fascio di neutrini è stato lanciato dal Cern di Ginevra verso i Laboratori del Gran Sasso dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e si è potuto constatare che le particelle hanno coperto i 730 chilometri che separano i due laboratori a una velocità più alta di quella della luce. E’ necessario tener presente che ogni volta che si esegue una misura, il risultato risentirà di una certa imprecisione.

Nonostante sia tutto da confermare, la scoperta spopola sul web e il panico serpeggia tra i fisici. Se si trattasse di una reale scoperta rivoluzionaria, andrebbero in crisi le leggi che da sempre governano e coordinano i fenomeni della natura. Certamente la vita rimarrebbe immutata, ma cambierebbe tutta la chiave di lettura dell’universo che fino ai nostri giorni è stata interpretata grazie alla famosa formula di Einstein. Tutto questo, conferma che gli scienziati non sempre sono stati coerenti. Una ventina d’anni fa circolava in giro una voce che dava per possibile la creazione di energia pulita illimitata che avrebbe risolto per sempre il problema degli approvvigionamenti. Di conseguenza, il mondo intero, grazie alla cosiddetta fusione a freddo, (procedura che permette di trarre “potenza” da poche quantità d’atomi d’idrogeno trasformati in atomi d’elio ndr) non avrebbe più patito bisogni di cercare alternative energetiche.

Ritornando al possibile sviluppo del “neutrino super veloce”, i risultati saranno presentati a Ginevra in un seminario che verrà ritrasmesso via web all'indirizzo http://webcast.cern.ch. Il responsabile del rivelatore Opera, il fisico italiano Antonio Ereditato dell'università di Berna, ha affermato: “Questo risultato è una completa sorpres”'. Aggiungendo: “Dopo molti mesi di studi e di controlli incrociati non abbiamo trovato nessun effetto dovuto alla strumentazione in grado di spiegare il risultato della misura. Continueremo i nostri studi e attendiamo misure indipendenti per valutare pienamente la natura di queste osservazion'. Il fisico ha poi spiegato che il potenziale impatto sulla scienza è troppo grande per trarre conclusioni immediate o tentare interpretazioni e ha detto: “La mia prima reazione è che il neutrino ci sorprende ancora una volta con i suoi misteri”. (Sara De Virgilio - Brindisi 27 settembre 2011 ore 18.00)

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Il Liceo "Marzolla" partecipa ai progetti umanitari del WFP delle Nazioni Unite

I loghi dell'istituto a bordo della barca "Amer Sport Too" alla regata Brindisi - Corfù

La Regata Internazionale "Brindisi - Corfù" si arricchirà, come nelle precedenti edizioni, della presenza della barca che veleggerà con i loghi delle organizzazioni che curano tematiche umanitarie. "Amer Sport Too", sarà, infatti, l'imbarcazione ambasciatrice: dei progetti del WFP e del Comitato Italiano per il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite, della Cooperazione Italiana del Ministero degli Affari Esteri, del Rotary International.

Significativi, in questa edizione 2011, i vessilli che a bordo identificano gli enti che patrocinano i progetti umanitari del WFP delle Nazioni Unite tra cui spiccano, quelli dell'Europarlamento, della Camera dei deputati, dell'Unesco e del Liceo Classico “Marzolla” di Brindisi.

Il Guinness delle regata internazionale racconta che la barca "con le vele WFP" si è aggiudicata la vittoria nel 2008 con Idrusa e 2010 con Idea, mentre nel 2009 è arrivata seconda con Amer Sport Too.

Anche quest'anno, Brindisi & Italia News è partner esclusivo della barca e schiererà un proprio team per la gestione mediatica dell'evento internazionale: Francesca Tammone - Media Team Leader of Race, insieme a Marika Del Zotti e Naomi Greco, redattrici della testata e studentesse del Liceo Classico "Marzolla" di Brindisi. (Giorgio Esposito, direttore editoriale)

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