“Le
prigioni della mente araba” di Tarek Heggy.
Intellettuale liberale egiziano, è l'autore de
'Le prigioni della mente araba', una raccolta di saggi
e articoli curato da Valentina Colombo, arabista e autrice
di studi sulla cultura musulmana. Un libro che denuncia
senza ambiguità né timori, i difetti della
società egiziana e, più in generale, di
quella araba, individuando le “prigioni mentali”
che ne ostacolano lo sviluppo economico e culturale, come
ad esempio la tendenza a vedere il mondo reale come una
continua minaccia contro le idee islamiche, una perpetua
invasione occidentale. Un libro che, nonostante racconti
i lati più oscuri della politica e del pensiero
arabo, è un inno alla speranza; la speranza di
un progresso, la speranza di una liberazione dal rifiuto
culturale e filosofico della modernità, la speranza
di superare la corrente arcaica che contraddistingue gran
parte del mondo arabo, affinchè non si possa più
parlare di una cultura retriva. E' apprezzabile la scelta
dell'autore di dipingersi come un commentatore amaro,
ma mai rassegnato, che propone assiduamente suggerimenti
per liberare il suo popolo dai pregiudizi contro l’occidente,
dalla corruzione connessa ai regimi autocratici, dai valori
tribali e dall'oppressione politica. Nel capitolo 'Il
re e la spada' è possibile notare tali aspetti;
l'autore racconta del re dell'Arabia Saudita, il quale
presentandosi al Papa in occasione di una visita ufficiale
in Vaticano, gli porge in dono una spada, un simbolo di
guerra, “proprio nel momento in cui è
terribilmente necessario allontanare il nome dell'islam
e l'immagine dei musulmani dalle connotazioni violente
e dal simbolismo della spada” e in quest'occasione
Tarek Heggy spiega come anziché una spada bisognerebbe
proporre al prospetto papale un discorso che enunci il
vero significato della parola “islam” che
in arabo è l’anagramma della parola “pace”,
un discorso che è richiesta di aiuto nei confronti
di chi potrebbe col suo potere smuovere la situazione.
Tarek Heggy scrive di una classe dirigente che utilizza
la religione per fini politici, senza scrupolo né
rimorsi, che col tempo ha ucciso la cosiddetta mobilità
sociale, la meritocrazia. Tarek Heggy scrive “Per
instillare nella mente egiziana (soprattutto nella mente
dei giovani), che se si vuole fermamente qualcosa c'è
di sicuro un modo per ottenerlo e che, armati di una solida
formazione e di determinazione, si può raggiungere
qualsiasi obiettivo. Il futuro non esiste in quanto tale,
bensì è il prodotto che creiamo oggi.”
(Luana Fedele ID) |