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Noi Giovani

 

 

I giovani e la moda

L'arte dell'apparire

 

La moda, le tendenze, i costumi del momento si presentano come una vera e propria “droga” tra i giovani. Seguire la moda è di vitale importanza ormai, altrimenti sei “out”! Prima la moda era limitata al vestiario, ora, invece sconfina in altri campi: c’è la moda delle attività a cui dedicarsi, quella del tipo di musica da ascoltare, la moda che contrassegna il modo di parlare o di scrivere, quella ancora dei luoghi e punti d’incontro da visitare o frequentare.

La gioventù appare quasi indistinguibile e i cosiddetti “disinteressati” sono esclusi e giudicati “anormali”, creando mode alternative tra loro, un altro gran sottoinsieme dell’universo di massa, prediligendo scarpe bombate, maglie larghe con teschi, pantaloni con cavallo al ginocchio, ecc. Avere personalità sembra essere diventato un difetto: la moda incoraggia a mettere da parte la fantasia e a far soffrire chi non può permettersi proprio ogni cosa. Molti adolescenti soffrono perché sanno di non poter “competere” con altri che sono più fortunati, più popolari, più abbienti di loro. Nelle scuole forse, occorrerebbe mettere le uniformi come all’estero! Sicuramente ci sarebbero meno ritardatari, meno stress, meno sguardi indesiderati, meno invidie, meno chiacchiere. Siamo nell’era dell’apparire e non dell’essere: non è quello che indossiamo che dice chi siamo, a cosa ispiriamo, che ci fa apprezzare o alienare dal resto del mondo, si sa!

Certo che si sa… Eppure credetemi, conosco tanta gente che inevitabilmente non può fare a meno che cadere in questa sorta di superficialità esistenziale. Io sono dell’idea che bisogna “inventarsi”, cercare di creare abbinamenti sempre diversi pur con gli stessi indumenti, scambiarsi di tanto in tanto qualche vestito con le amiche e mantenere quella sana e genuina semplicità che colorava i volti dei nostri genitori o perché no…dei nostri nonni! Proprio così…si possedeva di meno, ma si era più felici! Oggi si vuole e si pretende di continuo, anche in tempi di crisi economica, perché il prezzo da pagare è la solitudine. Basta con gli stereotipi e iniziamo a condividere di più. (Sara De Virgilio IIB)

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I giovani e le loro passioni

Francesca Poci, la fotografia: ispirazione di vita

 

Francesca Poci è una ragazza di 14 anni che frequenta il primo anno del Liceo Marzolla e ha una spiccata passione per la fotografia. E' piuttosto esperta in questo campo ed è per questo che oggi ne parleremo con lei.

Da quando hai questa passione? "La mia passione per la fotografia è nata sicuramente da quando mi è stata regalata una macchina fotografica, di quelle per bambini con il rullino, all'età di otto anni. All'inizio era solo un gioco ma pian piano mi sono sempre più appassionata a questo mondo.
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Perché ti piace la fotografia? "Ho sempre sentito la necessità di 'catturare' i momenti, le emozioni; forse perché non mi basta pensare ad alcuni eventi, ho bisogno di "accompagnare" con le immagini i miei ricordi, in modo che non possano scomparire e si possano rivivere più facilmente le emozioni."

Che macchina fotografica usi? "Da circa due anni ho una reflex Nikon D5000 che ho scelto io ma che condivido con mio padre."


Perché questa macchina fotografica? "È in grado di produrre istantanee ad alta definizione con una qualità che solo poche macchine fotografiche hanno. La trovo piuttosto semplice da usare e ci sono affezionata."

Usi qualche obbiettivo particolare? "Uso uno zoom ottico manuale professionale."

Chi te l'ha regalata? Ed è stato lui a trasmetterti questa passione? "Mio padre. Si,è stato lui a contagiarmi: lui me l'ha trasmessa fin da subito. Ero molto incuriosita quando riguardavo le mie foto da piccola (tutte suoi scatti) e gli ho sempre chiesto se mi avesse insegnato a farle, prima o poi."

E lo ha fatto? O ti puoi considerare autodidatta? "Lui mi ha dato dei consigli, mi ha spiegato come funziona una macchina fotografica ma la curiosità mi ha spinta a fare da sola, a creare dei miei 'stili' e dei miei modi di fotografare."

Che cosa preferisci immortalare? "Preferisco fotografare gli elementi naturali come i fiori e i paesaggi, ma mi piace anche cogliere gli eventi quotidiani, i volti dei miei amici e dei miei familiari, i posti in cui viaggio..."

La fotografia influenzerà il tuo lavoro futuro? "Mi piacerebbe davvero tanto poter intraprendere una carriera come fotografa, ma indipendentemente da quello che farò, continuerò a coltivare la mia passione."

Al giorno d'oggi molti ragazzi posseggono una macchina fotografica professionale, magari solo per moda. Che ne pensi? "Credo sia uno spreco. Molti posseggono una reflex ma senza saperla usare, limitandosi ad utilizzarla per modificare l'immagine del profilo di Facebook. Penso che quella delle fotografia sia una passione che va coltivata più per se stessi che per altri, anche se mostrare al mondo le proprio foto, e magari, ricevere giudizi positivi è una sensazione bellissima. Personalmente amo questo campo e sarei rimasta interessata al mondo delle foto anche se non avessi avuto la mia macchina fotografica." (Maria Sofia Barile IVB)

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Famiglia: il dialogo, quello che manca

Parola d'ordine: ascoltare le esigenze e i bisogni dei figli

 

Spesso si ha a che fare con ragazzi che, durante il periodo dell’adolescenza, hanno problemi psicologici. I genitori si chiedono il perché di quelle porte sbattute, di quelle cuffie perennemente nelle orecchie, di quei pomeriggi in camera “perché i compiti sono troppi”, di quelle inspiegabili volte in cui “no papà, non esco con voi oggi”. “Com’è complicato questo ragazzo” dicono, ma... andiamo alla base del problema: quante ore passa la maggior parte dei genitori a discutere con i propri figli delle loro sensazioni? Poco. Molti ragazzi si sentono estranei a casa propria, con i loro genitori e, sentendosi esclusi, cercano conforto in qualcos’altro. Magari in una compagnia sbagliata, magari nel cibo. Come possiamo vedere, problemi come la bulimia, l’anoressia, l’alcol, la droga, il fumo hanno delle cause ed è tutto riconducibile ad una sola parola: comunicazione. Dialogo. Proprio quello che manca. Proprio quello che la maggior parte di quei ragazzi in difficoltà cerca.

Un po’ più di attenzioni per evitare che una ragazza abbia il bisogno di sostituire un affetto che non ha con il cibo, per evitare che un ragazzo si sfoghi sui più deboli compiendo atti di bullismo. Questo è un invito ai genitori ad ascoltare i propri figli e a condividere le loro scelte purché giuste. Nel momento in cui esse non lo sono, il genitore deve intervenire non in maniera autoritaria, ma facendo capire al figlio in modo comprensivo che sta sbagliando. Se i ragazzi si sentono apprezzati dai genitori e da chi gli sta intorno, non hanno più bisogno di rifugiarsi altrove. Più dialogo, per una società migliore. E ricordate: non è importante quanto tempo trascorrete con i figli, ma come. (Giulia Livieri 4D)

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"Adolescenza: età o stato d'animo?"

Un tempo che va vissuto con grande senso di responsabilità

 

L'adolescenza è un periodo molto delicato della vita. Cambiano i punti di riferimento, l'adolescente è incuriosito da ciò che incontra fuori casa, cambia atteggiamento verso i genitori e gli altri adulti.

Una delle caratteristiche dell'essere giovani è la fretta di crescere, la fretta di arrivare, saltando le tappe intermedie: "il volere tutto e subito". L'adolescenza è anche il periodo della vita in cui si allarga l'orizzonte, si struttura la nuova personalità, si impara a comunicare con un universo di persone sempre più ampio, si creano nuovi interessi, si scopre l'amicizia, ci si apre all'amore. L'umore cambia continuamente e in modo imprevedibile. Gli adolescenti sono molto fragili. Si accorgono di aver perso le certezze e i punti di riferimento dell'infanzia.

Sentono che i genitori non rappresentano più tutto il loro mondo, ma non è facile incontrare altre persone con cui parlare e confidarsi, infatti hanno spesso paura di esporsi. Così la solitudine cresce, cresce anche l'isolamento fino a quando gli amici, che non sono più compagni di giochi, diventano confidenti e persone con cui confrontarsi. L'adolescenza è un tempo che va accettato e vissuto con grande senso di responsabilità anche se l'avventura diventa un binomio fondamentale con l'adrenalina. La trasgressione è una caratteristica tipica dell'adolescenza, età in cui il rapporto con le regole educative viene rivisto e di norma messo in discussione. Ma fino a che punto la trasgressione può essere considerata espressione di un desiderio di crescita e quando, invece, è segnale di disagio individuale, familiare o sociale? Che valore viene dato al gruppo? E alla vita? A volte si è spinti da un egocentrismo irrefrenabile che mette a grave rischio la crescita di ciascuno e forse quell'eroe, che come una maschera ci identifica davanti ai pregiudizi, è solo l'antagonista ammaliatore di un'età ai limiti della follia. (Giuseppe Conte ID)

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I rapporti fra i giovani

Gli adolescenti di oggi sono compagni fedeli tra di loro?

 

Sicuramente, sarà capitato a noi adolescenti di sentire spesso i genitori dirci che ai loro tempi i rapporti con i compagni di scuola, di giochi o di svago erano ben diversi dai nostri. Non si pensava a cose superficiali, ma si costruivano rapporti veri e leali.

In passato i nostri genitori trascorrevano il tempo semplicemente a chiacchierare con gli amici, perlopiù sulla scuola e sulle proprie passioni. A loro non interessava l’aspetto esteriore delle persone, vestivano semplicemente con jeans e T-shirt, il tempo passava tranquillamente senza troppa ansia e la preoccupazione era costruirsi un futuro. Non navigavano su Internet, non avevano vestiti alla moda e cellulari di ultima generazione. Non avevano distrazioni, per loro era molto importante lo studio e l’impegno, sia a scuola che a casa.

Perché allora non prendere esempio dai nostri genitori? Purtroppo alcuni dei nostri nonni erano più severi con i propri figli rispetto a quanto loro sono con noi. Non credete che sia l’ora di ricambiarli con un gesto di bontà impegnandoci sulle nostre passioni e ambizioni in modo concreto? L’adolescenza è un passo importante per il raggiungimento della maturità. Alla nostra età bisogna mettersi d’impegno e allenarsi giorno per giorno per coltivare le proprie aspirazioni.

A cosa vi serve navigare ore ed ore su Facebook? Dobbiamo coltivare le amicizie con rapporti reali e non virtuali; dovremmo utilizzare Internet solo come un mezzo più veloce o più efficace per arricchire il nostro studio. E’ anche poco salutare stare seduti per tanto tempo con gli occhi puntati allo schermo! Diamo più valore alla nostra età, perché quando saremo adulti ci ricorderemo degli anni che hanno cambiato il nostro modo di pensare e di agire. Questi anni ci cambieranno la vita, giorno per giorno; ogni cosa che farete avrà una conseguenza sul nostro futuro. Quindi, diamo il giusto peso ai rapporti personali e, se ci crediamo sul serio, coltiviamo l’amicizia con onestà. (Mattia Caputo IVD)

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Angeli o demoni

Il preoccupante fenomeno dei social network

 

Il social network è un luogo di incontro virtuale finalizzato a condividere idee e progetti, lavorare insieme da luoghi differenti, trovare nuovi amici o ritrovare vecchie conoscenze, insomma, per molti è un mezzo per comunicare.

Ma se comunicare vuol dire trasmettere, partecipare, diffondere notizie, sentimenti, fatti a qualcuno, c’è vera comunicazione se non si è l’uno di fronte all’altro, in modo da cogliere impercettibili cambiamenti nell’inflessione della voce, nel movimento delle mani, nella mimica facciale? O forse stanno cambiando anche le forme della comunicazione, visto che noi ragazzi comunichiamo ricorrendo a nuovi codici grammaticali e linguistici, basati sulla dilatazione dello spazio della comunicazione, sull’azzeramento dei tempi degli scambi, su una lingua sintetica, l’uso di un linguaggio multimediale, che ricorre a più codici espressivi, con maggiore facilità nell’aprirsi e nel vincere timidezza o barriere?

Zecchi ha parlato di una nuova lingua, definita “dolce stil web”. Ma è veramente tanto dolce il suono di espressioni quali “ttt ok gg”, “cmq”, “IETTMSIC”, “elmnaveli”, “xn”, “Fai cisti: un maraglio vuole zigarti la ponza”?

Sono moltissime le persone che incorrono in veri e propri problemi come l’ “ego surfing”, la voglia di raccontarsi ed esibirsi in ogni occasione, e la dipendenza dal web. Questo fenomeno consiste nel vivere in funzione di ciò che si legge sulle pagine virtuali ed è talmente diffuso che in Italia si è ritenuta necessaria l’apertura di ambulatori appositi per la “disintossicazione” da Internet. Un ricercatore di psichiatria, Federico Tonioni, afferma: <<I nostri pazienti hanno difficoltà nella comunicazione non verbale, non reggono un rossore. Hanno difficoltà a guardarti negli occhi. Con Internet hai delle sensazioni, ma non ti puoi emozionare e puoi nascondere il linguaggio del corpo attraverso uno schermo. […] Queste persone tendono a rifugiarsi nel web, dove per definizione tutti i rapporti sono controllabili>>. E’ poi molto facile, navigando per un tempo sempre maggiore, provocare danni permanenti al cervello, in quanto si riduce la capacità di concentrazione e di attenzione favorendo la superficialità e limitando la creatività. Quanti di voi hanno centinaia di amicizie su facebook, twitter o un qualsiasi altro social network? Ma lo sapete che il nostro cervello non riesce a sostenerne più di centocinquanta? E quante di quelle “amicizie” si sono rivelate vere e forti?

I più coinvolti in questo fenomeno sono i ragazzi, che spesso si iscrivono ad un social network solo perché “ce l’hanno tutti”, anche se più piccoli del limite di età consentito. E’ importante ricordare, però, che non è l’oggetto in sé ad essere nocivo, è l’uso che se ne fa a renderlo tale. E’ questo il caso delle numerosissime truffe per mezzo dei social network, che “spillano”soldi a gente ignara; o la sostituzione di persona, cioè entrare in un profilo che non sia il proprio e utilizzarlo; o ancora la diffamazione, in parole povere sparlare di qualcuno e farlo in Internet è una pesante aggravante. Il 16% degli utenti Internet ha subito almeno una volta la violazione dell’accesso ai vari servizi Internet subendone nel 35% dei casi un danno. Certo possiamo demonizzare Internet, facebook, i social network in genere, perché possono “provocare danni” se non usati nel modo opportuno, ma il demone può diventare un angelo se si usa “consapevolmente” e con criterio.

I social network permettono a gente sola di poter trovare una voce amica, una compagnia, un’ancora di salvezza. Permette di ritrovare amici persi da tempo, di vedere parenti lontani. I nonni possono seguire la crescita e i progressi dei nipotini attraverso un computer e una webcam.

I social network permettono anche di lavorare da casa o in ufficio senza dover viaggiare e assentarsi per parecchio tempo; essi offrono anche la possibilità di conoscere in tempo reale cosa accade ovunque nel mondo. Ma è più piacevole conversare tramite computer o chiacchierare con le amiche passeggiando per le vie della città, magari mangiando insieme un gelato? (Giada Cantanna 4D)

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I giovani e il conformismo

Uniformarsi agli altri è simbolo di debolezza

 

Sicuramente vi capita ogni giorno di osservare le tendenze che hanno molti ragazzi ad uniformarsi agli altri. Un particolare vestito, una determinata borsa, quello che ci vuole per “sembrare come loro”. Ma “loro” chi sono? Possono essere i membri di un gruppo, celebrità, semplici conoscenze oppure persone delle quali si ha soggezione.

Questa tendenza ad uniformarsi a pareri, comportamenti e abitudini prevalenti si chiama conformismo e il conformista è colui che, ignorando la propria volontà, si adegua in tutto e per tutto agli altri. Ma quale vantaggio ricava? Nessuno. Sacrifica la sua libera espressione soggettiva, negando la sua personalità! Questo succede ai ragazzi più remissivi, disorientati, insicuri che trovano sicurezza nei modelli di comportamento altrui e, imitandoli, credono di riuscire a fare propria quella sicurezza che non hanno.

Molti giovani sono caduti nel giro della droga e dell’alcol proprio per il desiderio di conformarsi agli altri. E’ stato sempre così: il conformismo risiede nella natura animale dell’uomo che attinge le sue paure alla solitudine fuori dal branco. Il conformismo è dunque una forma di debolezza. Il giudizio degli altri, invece, non dovrebbe influire sulle decisioni del singolo individuo perché ognuno ha diritto a fare ciò che vuole, agire come meglio crede, vestirsi come vuole e scegliere l’istruzione più adatta alle proprie capacità.

Riflettete: in passato, come nella civiltà greca, si combatteva per degli ideali quali l’onore, la gloria, l’importanza della famiglia ecc.. Nella cosiddetta “civiltà della vergogna” gli uomini arrivavano addirittura ad uccidere chi faceva un torto ad un membro della sua famiglia! Ma adesso.. per quali valori vale la pena combattere? Si sono persi tutti i valori fondamentali come la famiglia, l’amore, l’amicizia, la lealtà e non resta più nulla! La nostra è una società vuota, ammettiamolo, fatta delle ceneri di quella che è stata una società con i sani principi in cui la famiglia era il punto di riferimento dei ragazzi affinché potessero essere “ben costruiti” dentro.

Solo i ragazzi che sono amati e sostenuti dalla famiglia, con un progetto di vita da realizzare e le idee ben chiare possono, infatti, andare avanti in questa società evitando di essere vittime del conformismo, che è una forma di debolezza. (Giulia Livieri 4D)

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“Marzolla” in concerto di Natale: tante emozioni

Frutto della fantasia e creatività degli studenti

 

BRINDISI - Teatro Impero - Luci, musica, atmosfera natalizia e tutto il bello della diretta rendono magico ancora una volta il momento più atteso dell’anno marcato Marzolla: presentato dall’insuperabile simpatia di Pierfrancesco Rampino e dall’ironia acuta di Erica Montanaro, anche quest'anno il concerto di Natale non delude studenti e professori, regalando sorrisi, spensieratezza e tanta allegria.

Aprono la scena personaggi scoppiettanti e meravigliosamente buffi, tutto frutto di una stimatissima fantasia, a seguire grandi talenti nel canto, nuovi e veterani, che hanno contribuito alla magia di questa piacevole mattinata.

E ancora coreografie spumose e altre più sensuali, Anfitrione, Ulisse, Socrate, Alceo, Campanella prendono vita negli esuberanti sketch che hanno animato e suscitato grandi risate in tutto il teatro.

Una bellissima sorpresa è stato il tortuoso viaggio di Dante, in compagnia del suo orsacchiotto e della guida Virgilio, verso l’inferno: uno sketch indiretto ma egualmente d’effetto!

Sensazioni più piccanti a suon di rock’n’roll primeggiano sul palco con chitarre, batteria e tastiera, alternando diversi generi come il blues, il rock, il funky e musica leggera sulle note di Lucio Battisti e Ligabue.

Il concerto di Natale è tutto nostro, un’occasione per stare bene con compagni e professori, dimenticando per un attimo le rispettive posizioni di ruolo e lasciarsi trasportare dalla tanto attesa atmosfera di festa.

Uno spettacolo che ha reso orgoglioso il Preside Antonio Tamburrano, tutto frutto della fantasia e creatività dei suoi studenti! (Sara De Virgilio II B - Brindisi 20 dicembre 2011)

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Playlist Playschool


Le note piacevoli della scuola

Settembre è ormai giunto al termine e, da settimane, in tutta Italia, le scuole hanno riaperto i battenti: così anche per me, studentessa del liceo classico da quattro anni, è ricominciato l’usuale tram-tram mattutino sveglia – colazione –pullman– lezioni e via discorrendo, assieme a tutti i miei coetanei. L’angosciante quesito che attanaglia le menti della maggior parte di noi intrepidi scolari è il seguente: come sopravvivere ad altri 180 giorni di interrogazioni & test a sorpresa, quantità inaudite di compiti, autobus troppo in anticipo o troppo in ritardo, compagni poco simpatici, macchinette del caffè non funzionanti e tanto altro? Purtroppo non ho risposta … ma visto che il rimedio a cui ricorro più spesso per darmi la carica – indipendentemente da ciò che mi accingo ad affrontare –è, casualmente, la musica, anche stavolta non farò eccezion. Vi propongo quindi una piccola playlist, composta dalle 10 canzoni “scolastiche” che meglio di tutte le altre mi fanno compagnia alle 7 di mattina. Alcune sono straconosciute, altre un po’ meno … quel che le accomuna è il tema della scuola. Enjoy! (Erica Montanaro 2A)


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